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Josè Saramago

Memoriale del Convento

Il 22 ottobre 1730 veniva consacrato, con un'imponente cerimonia, il grande convento di Mafra, straordinario edificio alla cui costruzione si era lavorato per diciotto anni. Con questa offerta al Padreterno il re Giovanni V di Portogallo scioglieva il voto che aveva fatto per ottenere la grazia della nascita di un erede.
L'arco di tempo che va dalla promessa pronunciata dal re al giorno della sua consacrazione, costituisce il periodo storico in cui Josè Saramago ambienta il suo Memoriale del Convento. Si tratta, per il Portogallo, di un periodo di pace, sotto il governo di un monarca assolitista e vanitoso, circondato da astuti consiglieri e preoccupato di eternare in ambiziose architetture la gloria e la memoria del proprio regno. Di questo periodo Saramago traccia una sapiente rappresentazione proponendo al lettore un vivace contrasto di umori e costumi che serve da sfondo alle vicende, normali o straordinarie, dei personaggi del suo romanzo.
Troppi e troppo ben definiti sono gli attori della narrazione di Saramago perché si possa fra loro individuare il primato di un protagonista, Memoriale del Convento è infatti tessuto complesso di storie numerose ed autonome che solo episodicamente si intrecciano fra loro, come infondo avviene nella vita reale, ma su questi episodi torneremo più avanti. Un romanzo, dunque, privo di protagonisti o, più correttamente, ricco di protagonisti. Nondimeno una storia fra le altre è scelta come filo conduttore del racconto: si tratta della storia di Baltasar, detto il Sette Soli, e della sua compagna Blimunda.
Baltasar è un reduce della guerra contro gli Spagnoli, ha perso una mano combattendo a Jerez de Los Caballeros. Giunto a Lisbona incontra Blimunda, figlia di una veggente che 'Inquisizione ha esiliato in Angola. Blimunda ha un dono singolare, quando è a digiuno i suoi occhi riescono a vedere attraverso le cose e questo le permette a volte di ritrovare oggetti perduti ma anche di radiografare le persone esplorandone l'intimità. A Baltasar Blimunda promette di non usare mai il suo potere su di lui e per tutta la durata del loro lungo amore non poserà mai lo sguardo, al mattino, sul corpo dell'uomo senza aver prima rotto il digiuno con un pezzo di pane.
Ancora a Lisbona Baltasar e Blimunda conoscono un bizzarro personaggio: il gesuita Bartolomeu Lourenço de Gusmão, detto "il Volatore". Questo ingegnoso sacerdote brasiliano visse realmente in Portogallo negli anni della nostra storia e fu inventore di un aerostato collaudato nel 1709, con molti decenni di anticipo sugli esperimenti dei fratelli Montgolfier.
Nel romanzo Baltasar diviene aiutante di Padre Bartolomeu Lourenço e, insieme a Blimunda, lavora a lungo alla costruzione della macchina per volare. Infine Baltasar e Blimunda volano sulla macchina insieme al gesuita, è un evento quasi magico che si conclude con un fortunoso atterraggio nella foresta. Da qui Padre Bartolomeu Lourenço si allontana per non tornare più ed in effetti la storia insegna che, sospettato dall'Inquisizione riparò in Spagna dove morì qualche anno dopo. Baltasar e Blimunda nascondono la  macchina mimetizzandola nella vegetazione e raggiungono Mafra. Qui Baltasar troverà lavoro, come tanti, nella costruzione del convento.
Saramago dedica alcuni capitoli a descrivere il procedere dell'immane opera componendo, con mirabile tecnica narrativa, un mosaico di fatti storici e vicende immaginarie e tratteggiando numerosi personaggi destinati a rimanere lungamente impressi nella memoria del lettore. Un episodio particolarmente drammatico è quello del trasporto di un enorme blocco di pietra destinato a costituire la loggia sul portico della chiesa. Per trasportare il macigno occorrono centinaia di uomini e duecento coppie di buoi. Saramago descrive le sofferenze di questa grande fatica, gli incidenti, la morte di un operaio travolto dal carro che trasporta la pietra.
Mentre la costruzione del convento procede, Baltasar torna di tanto in tanto a visitare la macchina volante, a riparare i danni prodotti dal tempo e a controllare che la cortina di vegetazione nasconda sempre alla vista lo strano velivolo.
Proprio nei giorni dell'inaugurazione del convento egli decide di compiere una di queste ispezioni ma mentre lavora all'interno della macchina questa, per caso o per magia, riprende improvvisamente a volare.
L'ultima parte del libro è dedicata alla ricerca di Baltasar che Blimunda, disperata, conduce per nove anni riducendosi a vivere come una mendicante che alcuni considerano pericolosa e che i più ritengono pazza.
Alla fine Blimunda ritrova Baltasar, ma lo trova sul rogo dell'Inquisizione ad espiare la condanna che follia e morte avevano risparmiato a Bartolomeu Lourenço de Gusmão. Con l'immagine del rogo e quella di Blimunda che tranquillamente richiama a se l'anima di Baltasar morente si chiude questo romanzo di impressionante spessore intellettuale.