4/vgF0McT6WBi1RPOKg40mK96lk1bJq1dTncfbVzjMYsVgdkLfU3L2ZoQ

Sunelweb
    
Guida rapida
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W Y Z  

ANONIMO VALESIANO



LA STORIA DI TEODORICO< /h3>

Traduzione parziale



7) Durante il regno di Zenone Augusto a Costantinopoli il patrizio Nepote giunse al porto della città di Roma e depose Glicerio, il quale divenne vescovo, mentre lo stesso Nepote diveniva imperatore a Roma.
Successivamente Nepote andò a Ravenna inseguito al patrizio Oreste con un esercito; temendo il suo attivo Nepote si imbarcò su una nave e fuggì a Salona dove rimase per cinque anni prima di essere ucciso dai suoi stessi uomini.
Appena Nepote lasciò Roma, Augustolo fu nominato imperatore e governò per dieci anni (errore dell'autore, il periodo corretto è di dieci mesi).
8) Augustolo, che prima di salire al trono era stato chiamato Romolo dai suoi genitori, fu fatto imperatore dal padre Oreste. Poi sopravvenne Odoacre con truppe di Sciti e uccise Oreste a Piacenza e suo fratello Paolo nella "Pineta fuori Classe" di Ravenna.
Entrato a Ravenna depose Augustolo ma, impietosito per la sua età, gli risparmiò lavita e, colpito dalla sua bellezza gli conferì anche una rendita di seimila solidi e lo mandò in Campania a vivere in libertà con i suoi parenti.
Il padre Oreste era originario della Pannonia ed entrò nel seguito di Attila quando questi venne in Italia divenendo suo segretario, così era pervenuto alla dignità di patrizio.
Quindi Zenone fu fatto imperatore da suo figlio Leone che era nato dalla figlia di Leone il Grande di noma Ariagne. Regnò per un anno con il figlio e per merito di Leone conservò il potere. Dopo aver condiviso il potere con il figlio per un anno, Zenone governò ancora per quattordici anni. Era un Isaurico di alto rango, esperto nelle armi e degno di sposare la figlia di un imperatore.
Si diceva di lui che fosse veloce nella corsa oltre i limiti umani perché le sue rotule erano mobili e non vincolate alle ginocchia.
Nell'amministrazione statale fu accorto ma tendeva a favorire i suoi parenti.
Basilisco, anche egli senatore di alto rango, organizzò un complotto contro di lui. Appena lo venne a sapere Zenone prese parte delle sue ricchezze e andò in Isauria, ma subito dopo la sua partenza Basilisco che, come di è detto, complottava contro di lui, si appropriò dell'impero.
Basilisco regnòOdoacre per due anni. Zenone rafforzò gli Isaurici nelle province, quindi mandò a chiamare Teodorico, generale dei Goti e figlio di Walamerico (?) che si trovava nella città di Nova, invitandolo a prestargli aiuto contro Basilisco, quindi tornò a Costantinopoli dopo due anni con una forza d'attacco e strinse d'assedio la città. Poiché il senato e il popolo temevano Zenone, per evitare che la città patisse altre disgrazie abbandonarono Basilisco ed aprirono le porte, arrendendosi. Basilisco fuggì in chiesa e si rifugiò nel battistero con la moglie e i figli.
Quando Zenone ebbe giurato di non versare sangue, Basilisco uscì e fu rinchiuso con la moglie e i figli in una cisterna dove morirono di freddo.
Zenone fu ricordato per l'affezione che gli mostravano il senato e il popolo e in effetti fu così generoso da ottenere la gratitudine di tutti. Era così stimato al senato e dal popolo che le sue statue vennero erette in vari luoghi della città. I suoi furono tempi pacifici.
Odoacre, menzionato sopra, deposto Augustolo dall'impero, si fece re e rimase al potere tredici anni.
Suo padre di chiamava Edicone e Odoacre è menzionato anche nel libro sulla "Vita di San Severino", un monaco della Pannonia che aveva predetto il suo regno. In questo luogo si trovano le seguenti parole: Quando certi barbari attraversarono l'Italia, tornarono indietro e andarono da Severino desiderando la sua benedizione: fra loro era anche Odoacre che in seguito regnò in Italia, un giovane di alta statura ma vestito miseramente e quando chinò la testa per non toccare il tetto dell'umile cella seppe dall'uomo di Dio che avrebbe ottenuto la gloria. E quando Odoacre gli disse addio, Severino disse: "Vai in Italia, tu che ora sei vestito di una vilissima pelle ma che presto sarai in grado di elargire grandi doni." Infatti, come il servo di Dio gli aveva predetto, appena Odoacre giunse in Italia ottenne il potere regale.
Divenuto re, Odoacre ricordò la profezia del sant'uomo e gli inviò una lettera amichevole nella quale lo pregava rispettosamente di esprimere un desiderio che egli avrebbe senz'altro esaudito. L'uomo di Dio, incoraggiato da una lettera così cordiale del re, gli chiese il perdono per un certo Ambrogio che si trovava in esilio e Odoacre accolse volentieri la richiesta.
Successivamente il re Odoacre fece guerra contro i Rugi, che in una seconda campagna definitivamente sconfisse.
Poiché era un uomo di buoni propositi e favoriva la setta ariana, accadde che una volta, quando in presenza del senato molti nobili. come spesso accade, stavano lodando ed adulando il re, egli chiese quale re considerassero degno di tanta ammirazione. E quando quelli risposero "Odoacre", egli disse "Odoacre sarà salvo fino [a un giorno] tra il tredicesimo e il quattordicesimo anno" riferendosi, ovviamente, alla durata del suo regno.
Zenone, dunque, ricompensò Teodorico per il suo aiuto facendolo patrizio e console, gli donò molto denaro e lo inviò in Italia. Teodorico pattuì con Zenone che se avesse vinto Odoacre, per ricompensa avrebbe regnato al suo posto fino all'arrivo dell'imperatore.
Perciò quando Teodorico arrivò dalla città di Nava con i Goti, fu mandato all'imperatore dell'Oriente Zenone a difendere l'Italia.
Ooacre incontrò Teodorico sul fiume Isonzo e combattè contro di lui, vinto riparò a Verona e stabilì il suo campo poco lontano dalla città il 27 settembre.
Teodorico lo seguì e ingaggiò battaglia, molti caddero da entrambe le parti: Odoacre tuttavia fu sopraffatto ed il 30 settembre fuggì a Ravenna.
Il patrizio Teodorico andò a Milano e gran parte dell'esercito di Odoacre gli si arrese, compreso Tufa, il magister militum al quale Odoacre aveva dato appuntamento, assieme agli altri suoi ottimati, per il primo di aprile. In quello stesso anno il generale Tufa fu inviato da Teodorico a Ravenna contro Odoacre. Tufa giunse a Faventia e con l'esercito con il quale era stato inviato assediò Odoacre. Questi lasciò Ravenna e andò a Favenna dove Tufa gli consegnò gli altri ufficiali di Teodorico che furono messi ai ferri e portati a Ravenna.
Durante il consolato di Fausto e Longino, il re Odoacre uscì da Cremona e si portò a Milano.
Allora arrivarono i Visigoti in aiuto a Teodorico e fu combattuta una battaglia l'11 agosto sulle sponde del fiume Adda nella quale caddero in molti da ambo le parti; Piero, capo dei domestici, fu ucciso e Odoacre fuggì a Ravenna. Il patrizio Teodorico lo seguì immediatamente, arrivò alla pineta e vi stabilì un campo, quindi tenne Odoacre in stato d'assedio per tre anni a Ravenna, dove il valore di un moggio di grano arrivò a sei soldi.
Teodorico inviò Festo, il capo del senato, come suo rappresentante dall'imperatore Zenone, sperando di essere insignito delle insegne regali.
Sotto il consolato di Olybrio, vir clarissimus, Odoacre uscì nottetempo da Ravenna, entrò nella Pineta con gli Eruli ed attaccò il campo fortificato del patrizio Teodorico. Le perdite furono ingenti da ambo le parte e Levile, comandante in capo di Odoacre, perse la vita nel fiume Bedente mentre fuggiva. Odoacre fu sconfitto e fuggì a Ravenna il 15 luglio.
Odoacre fu costretto a dare suo figlio Thela in ostaggio a Teodorico dopo aver ricevuto assicurazioni che il suo sangue sarebbe stato risparmiato. Così Teodorico entrò in Ravenna e dopo diversi giorni Odoacre gli tese una trappola: ma Teodorico lo anticipò e provatolo delle armi lo uccise di sua mano con la spada mentre si recava nel bosco di Laurentum.
Nello stesso giorno, per ordine di Teodorico, furono uccisi con le famiglie tutti i soldati di Odoacre che fu possibile trovare.
Nello stesso anno a Costantinopoli morì l'imperatore Zenone e fu fatto imperatore Anastasio. Teodorico aveva mandato Fausto Nigro in ambasceria presso Zenone, ma quando giunse la notizia della sua morte (di Zenone) prima del ritorno del legato, i Goti proclamarono Teodorico loro re senza attendere i comandi del nuovo imperatore.
Uomo bellicosissimo e forte, figlio naturale di Walamir (Teodomiro) che fu chiamato re dei Goti. La madre si chiamava in gotico Ereriliva, ma essendo cattolica fu battezzata con il nome di Eusebia. Dunque Teodorico fu uomo di grande prestigio e di buona volontà verso tutti, regnò per trentatre anni.
Ai suoi tempi l'Italia godette per trent'anni di così buona fortuna che anche i suoi successori ereditarono la pace. Tutto quello che fece fu buono. Egli governò contemporaneamente due razze, Romani e Goti, benchè egli stesso appartenesse alla setta ariana non fece mai nulla contro la religione cattolica; offrì giochi al circo e nell'anfiteatro così che fu spesso chiamato dai Romani un Traiano e on Valentiniano, i cui tempi egli prese a modello, e dai Goti per i suoi editti che garantivano la giustizia fu giudicato pari ai più grandi re.
Organizzò le milizie romane come ai tempi degli imperatori. Fece generosi donativi ed elargizioni di grano, tuttavia il tesoro pubblico fu reso cospicuo dalle sue opere.