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ARRIANO DI NICOMEDIA

LA SPEDIZIONE DI ALESSANDRO



Libro Primo

Proemio


L'Autore indica le sue fonti principali su Alessandro: Tolomeo e Aristobulo che fra quanti hanno scritto sull'argomento ritiene i più fededegni in quanto testimoni oculari degli avvenimenti. Per quanto riguarda i biografi afferma di aver utilizzato soltanto il materiale che gli è sembrato più realistico e verosimile ma indicandone la minore affidabilità.
Quando Filippo morì, Alessandro ereditò il regno di Macedonia e si recò nel Peloponneso per chiedere il comando supremo contro i Persiani a tutti i popoli greci, tutti assentirono tranne gli Spartani.
Alessandro tornò in Macedonia e preparò la spedizione ma prima di partire decise di pacificare i Traci, i Triballi e gli Illiri fra i quali si erano verificate delle insurrezioni. Per entrare in Tracia era necessario superare un valico del monte Euro presidiato dai ribelli. Questi lasciarono scendere i loro carri senza guida lungo il pendio contro i Macedoni ma la falange di Alessandro era preparata all'evenienza e serrando gli scudi sopra il capo i soldati formarono una superficie piana che i carri olrepassarono senza recare danno. Superato questo pericolo i Macedoni vinsero facilmente e i Traci fuggirono.
Alessandro proseguì la marcia preceduto dalla notizia del suo arrivo e Sirmo re dei Triballi mise in salvo la famiglia e se stesso. Anche molti altri Triballi cercarono riparo nei boschi ma i Macedoni li accerchiarono e li spinsero all'aperto, quindi la cavalleria comandata da Filota, Eraclide e Sopoli ne fece strage. Perirono tremila Triballi mentre, secondo Tolomeo, Alessandro perse undici cavalieri e quaranta fanti.
Tre giorni dopo Alessandro raggiunse il Danubio che sulla riva opposta era presidiato da un grosso schieramento di Geti. Alessandro ordinò di continuare la marcia risalendo il fiume ma la notte, utilizzando delle semplici imbarcazioni scavate in un tronco disponibili in grandi quantità in quei luoghi, superò il fiume più a monte e attaccò i Geti di sorpresa.
I Geti tentarono di riparare nella città più vicina ma rendendosi conto che non offriva adeguate difese fuggirono molto lontano mentre i Macedoni saccheggiavano e distruggevano la città.
Considerate le vicende dei Geti, diversi popoli celtici che vivevano lungo il Danubio inviarono ambasciatori a chiedere amicizia ad Alessandro e la ottennero.
Il re fu informato di nuove ribellioni fra le tribù illiriche fra cui quella degli Autariati contro i quali intervenne il suo alleato Langaro re degli Agriani.
Langaro, che domò rapidamente la rivolta (335 a.C.) ottenne molti doni e la promessa di sposare Cinane sorella di Alessandro ma poco dopo si ammalò e morì.
Intanto Clito (re dei Dardani) alleatosi con Glaucia re dei Taulanti, si era sollevato contro la Macedonia ed aveva occupato Pelio, dove attendeva l'arrivo di Glaucia e del suo esercito.
Alessandro arrivò prima di Glaucia e costrinse tutti i soldati di Clito a chiudersi in città. L'indomani arrivarono i Taulanti e circondarono Filota che, con una scorta di cavalieri, si era allontanato in cerca di foraggio, ma l'intervento immediato di Alessandro permise a Filota e ai suoi di mettersi in salvo.
Pellio era una città fortezza difficile da espugnare, il terreno era sfavorevole e i Macedoni erano in minoranza, ma Alessandro fece schierare e marciare in silenzio la falange e la cavalleria con manovre che gli Illiri non avevano mai visto.
Questo espediente permise ad Alessandro di conquistare una posizione più favorevole sulla collinetta e di piazzare le macchine da guerra con le quali coprirono il passaggio del fiume dell'esercito, mentre i soldati di Glaucia non osavano avvicinarsi a causa dei colpi lanciati dalle macchine e dagli arcieri.
Alessandro lasciò passare tre giorni per far credere a Glaucia e Clito di essersi ritirato per paura, quando vide che il campo degli Illiri era mal sorvegliato e male organizzato per la scarsa disciplina, attaccò a sorpresa durante la notte e fece strage dei nemici. Clito incendiò Pellio per non lasciarlo ai Macedoni e fuggì con Glaucia nel paese dei Taulanti.
Alessandro non li inseguì perché giunse voce che in Beozia alcuni esuli erano rientrati a Tebe e diffondendo la falsa notizia della sua morte in Illiria istigavano la popolazione alla rivolta.
Marciando a tappe forzate, Alessandro giunse in sette giorni a Pellene, entrò in Beozia e rapidamente raggiunse Onchesto con tutto l'esercito. Il giorno seguente era sotto Tebe. I Macedoni attesero qui eventuali ambasciatori dei Tebani, uscì invece dalla città la cavalleria che si scontrò con l'avanguardia macedone. Alessandro mandò avanti dei soldati leggeri che frenarono facilmente la sortita dei Tebani. Il giorno dopo Alessandro circondò la città con l'intera armata bloccando tutte le porte ma non attaccò perché sperava ancora in una composizione amichevole. In città molti Tebani volevano cercare un accordo con Alessandro, ma gli esuli e quanti li avevano richiamati, non potendo sperare nella clemenza di Alessandro, incitavano il popolo alla resistenza.
Improvvisamente Perdicca attaccò con le sue milizie i Tebani di guardia alle porte, subito imitato da Aminta figlio di Andromeno. Per non lasciarli soli Alessandro mosse a sua volta con il resto dell'esercito. I Tebani ripararono in città inseguiti dai nemici. Alessandro piombò su di loro con la falange, entrò in città efece strage degli abitanti inseguendoli fin dentro le loro case. Anche chi cercava rifugio nei templi venne trucidato e non si ebbe pietà neanche per le donne e i bambini.
La presa di Tebe così cruenta e improvvisa destò stupore e timore in tutta la Grecia. I Macedoni e i loro alleati decisero di spianare la città e di dividere tra di loro le terre non consacrate. Donne e bambini furono resi schiavi ad eccezione di quelli di ordine sacerdotale e di quanti avevano vincoli di solidarietà con la casa di Alessandro. Per espressa volontà di Alessandro la casa di Pindaro venne risparmiata.
Gli Ateniesi mandarono ambasciatori a congratularsi con Alessandro per le sue imprese conto Illirici e Triballi e per la presa di Troia. Alessandro rispose cortesemente ma pretese la consegna di Demostene, Licurgo ed altri personaggi tebani responsabili delle sciagure di Atene in Cheronea e della rivolta di Tebe. Gli Ateniesi non consegnarono le persone richieste e implorarono Alessandro per il loro perdono. Alessandro, che non voleva lasciarsi alle spalle pretesti di rivolta, concesse il suo perdono. Tornò in Macedonia, offrì sacrifici e si tennero giochi e festeggiamenti.
All'inizio della primavera, Alessandro affidò ad Antipatro il governo della Macedonia e della Grecia e si mise in marcia con trentamila soldati e cinquemila cavalieri. Superati Anfipoli, il fiume Strimone, Abdera e Maronea ed altre località giunse nel ventesimo giorno a Sesto. Offrì sacrifici sulla tomba di Protesilao augurandosi di aver miglior fortuna di lui.
Con centinaia di imbarcazioni attraversò l'Ellesponto da Sesto a Abido. Sbarcato in Asia compì varie offerte rituali agli dei e agli eroi di quella terra dove si era combattuta la guerra di Troia.
Intanto i Persiani, preoccupati per l'avvicinarsi delle schiere macedoni , si consultavano sulla strategia da adottare. Memnone di Rodi consigliava di non affrontare direttamente i Macedoni ma di incendiare i campi e fare terra bruciata davanti agli invasori. Gli si oppose Arsite, satrapo persiano della Frigia Ellespontica, ed alla fine i Persiani seguirono il suo parere perché sospettavano che Memnone volesse temporeggiare per ottenere maggiori onori.
Giunto al fiume Granico, Alessandro fu avvertito dagli esploratori che aveva mandato avanti che un esercito persiano era schierato sulla riva opposta. Schierò il suo esercito affidando l'ala sinistra a Parmenione e prendendo il comando dell'ala destra. I Persiani avevano ventimila uomini a cavallo e altrettanti a piedi. I primi macedoni che tentarono di attraversare il fiume furono uccisi dai Persiani che, dall'alto della sponda opposta, scagliavano nugoli di frecce, ma presto, grazie alla loro maggiore capacità di combattimento, Alessandro e i suoi raggiunsero l'argine occupato dai nemici e diedero inizia a una battaglia che Arriano descrive in stile epico soffermandosi su diversi duelli.
La cavalleria persiana, non sopportando l'attacco nemico si diede alla fuga subendo relativamente poche perdite perché i Macedoni non inseguirono i fuggitivi preferendo massacrare delle truppe mercenarie nemiche. Tra quanti si salvarono con la fuga fu Arsite che, tuttavia, giunto in Frigia si uccise perché ritenuto responsabile della disfatta persiana.
Dopo la battaglia Alessandro ordinò di dare sepoltura ai caduti (anche nemici) e di curare i feriti. Mandò in Macedonia tutti i prigionieri ed inviò ad Atene trecento armature tolte ai nemici come dono votivo per il tempio di Atena. Mandò liberi alle loro case coloro che si arrendevano senza aver combattuto. Il generale Calas (o Calante) fu nominato satrapo della Frigia al posto di Arsite.
Compiuto tutto ciò, Alessandro riprese la marcia alla volta di Sardi.
A settanta stadi da Sardi gli venne incontro Mitrene governatore della città con i cittadini più illustri per consegnargli la cittadella e il tesoro che vi si trovava. Alessandro prese con se Mitrene che fu molto onorato e congedò gli altri Sardiani. Un improvviso temporale sulla fortezza di Sardi indicò ad Alessandro il luogo in cui costruire un tempio di Zeus. La fortezza di Sardi fu affidata a Pausania, l'amministrazione delle imposte a Nicia e la satrapia di Lidia a Asandro figlio di Filota.
A Efeso Alessandro rovesciò il regime oligarchico e instaurò un governo popolare. Inviò Parmenione e Alcimalo con forze adeguate a fare altrettanto in altre città eoliche e ioniche ancora sottoposte ai Persiani. Il giorno seguente marciò verso Mileto e, giuntovi, si accampò nei pressi della città e usò le macchine per abbattere tratti delle mura mentre la flotta macedone comandata da Nicanore bloccava il porto per impedire ai Persiani di soccorrere Mileto. Presa la città, Alessandro mandò alcune navi ad attaccare dei mercenari che si trovavano nella vicina isola di Lade ma, vedendoli coraggiosi, preferì accordare loro la pace a patto che militassero per lui. Lasciò liberi anche i superstiti Milesi.
La flotta persiana che stava navigando verso la Grecia sostò a Micale dove Alessandro mandò Filota con cavalieri e soldati per impedire ai nemici di sbarcare. Le navi persiane si portarono quindi a Samo e, caricati i rifornimenti, tornarono a schierarsi di fronte al porto di Mileto sfidando i Macedoni. Bastò una rapida azione delle navi macedoni per catturare una nave persiana ed indurre le altre a lasciare Mileto.
Alessandro decise comunque di sciogliere la sua flotta perché la riteneva inferiore a quella persiana e, del resto, controllando la costa poteva impedire alle navi nemiche di fare rifornimenti e di imbarcare nuovi rematori.
Informato di una concentrazione di soldati e mercenari nemici ad Alicarnasso, Alessandro si mise in marcia verso quella città conquistando tutte le località che incontrava lungo il cammino. Alicarnasso fu assediata dai Macedoni che tentarono, ma senza successo, di espugnare anche la vicina città di Mindo.
L'assedio di Alicarnasso, che era difesa da Memnone, fu difficile e cruento. Memnone e gli altri comandanti degli assediati decisero di appiccare durante la notte un incendio alle case e alle strutture vicine alle mura. I Macedoni entrarono nella città ma al mattino, vedendola gravemente danneggiata dal fuoco, spianavano quanto restava e si allontanarono senza combattere oltre. Alessandro lasciò un presidio comandato da Tolomeo a guardia della regione e stabilì che la satrapia di Caria andasse a Ada figlia di Ecatomno e moglie di Idrieo.
Ada aveva sposato il proprio fratello Idrieo e alla morte di questi regnava sulla Caria la cui costituzione ammetteva che il trono andasse alle donne, ma era stata deposta da Pissodaro e le era rimasta la sola città di Alinda. Alessandro accettò di aiutarla e dopo la conquista di Alicarnasso restituì l'intera Caria a Ada perché la governasse.
Alessandro concesse di trascorrere l'inverno in Macedonia a quanti nel suo esercito si erano sposati recentemente, mandò Cleandro nel Peloponneso per reclutare nuove milizie, nominò capo della cavalleria alleata Parmenione e lo mandò in Frigia passando da Sardi mentre egli stesso andò ad occupare le coste della Lidia e della Cilicia per evitare attacchi dal mare. Conquistò Iparna e ricevette per dedizione Telmisso, Pinara, Zanto, Patiara, Faselide.
Alessandro figlio di Aieropa, nominato da Alessandro comandante della cavalleria tessala, prese accordi con il re Dario per eliminare Alessandro in cambio della corona di Macedonia. Un messaggero di Dario catturato da Parmenione svelò l'intrigo e Alessandro di Aieropa fu incarcerato.
Uscendo da Faselide, Alessandro accolse la spontanea dedizione della città di Aspendo che aveva inviato ambasciatori ad incontrarlo. Entrò nella città di Side e vi lasciò un presidio ma dovette tornare ad Aspendo che si era ribellata. Quando videro l'esercito di Alessandro circondare la loro città gli Aspendii si arresero senza combattere e Alessandro accettò di rinnovare gli accordi ma inasprendo le condizioni.
Analogamente represse un tentativo di rivolta di Telmisso e conquistò la città di Sagalasso in Pisidia. Entrò in Frigia e giunse alla città fortificata di Celene dove lasciò un presidio. Marciò verso Gordio dove si riunì ai soldati che avevano goduto della licenza matrimoniale e a nuove milizie reclutate dai suoi incaricati.

Libro Secondo


Memnone, comandante supremo della marina persiana, intendeva portare la guerra in Macedonia e in Grecia. Con questo obiettivo conquistò l'isola di Scio e assediò la città di Mitilene nell'isola di Lesbo ma qui si ammalò e morì. Provvisoriamente assunsero il comando Autodafrate e Farnabazo. Costoro conclusero un accordo con Mitilene riportandola all'obbedienza ai Persiani, quindi passarono a sottomettere Tenedo e le isole delle Cicladi che erano passate a Alessandro.
Protea di Andronico, per ordine di Antipatro, aveva riunito navi dell'Eubea e del Peloponneso per difendere le isole e la Grecia. Con quindici di queste navi aggredì di notte il persiano Datame che operava tra le isole e gli prese otto navi su dieci. Datame, con le due navi superstiti, riparò presso il resto della flotta.
Gordio era un antico re della Frigia ma era povero e doveva lavorare personalmente la sua terra. Un giorno, mentre arava con due buoi, vide un aquila posarsi sul giogo e rimanervi a lungo. Per farsi spiegare il prodigio, Gordio si recò a Telmisso, città nota per le virtù profetiche degli abitanti. Vi incontrò una giovane indovina che lo esortò a compiere sacrifici. Gordio e l'indovina si sposarono ed ebbero un figlio che chiamarono Mida. Entrando nella città di Gordio su un carro con i genitori, Mida fu accolto dagli abitanti che lo proclamarono re di Frigia come ordinato da un miracolo. Mida espose nella fortezza il carro del padre per rendere grazie a Giove per l'aquila del prodigio. Si diceva che chi fosse riuscito a sciogliere il nodo del giogo del carro sarebbe divenuto re dell'Asia. Alessandro esaminò il nodo e vedendolo inestricabile lo tagliò con la spada, ma secondo alcuni lo sciolse sfilando il perno che univa il giogo al timone intorno al quale il nodo era stretto. Comunque siano andate le cose, si considerò avverato l'oracolo e Alessandro sacrificò agli dei.
Ripreso il cammino, Alessandro incontrò gli ambasciatori della Paflagonia che gli offrirono obbedienza, Alessandro accettò e ordinò loro di ubbidire a Calante satrapo della Frigia. Conquistò quindi la Cappadocia e ne nominò satrapo Sabitta.
Trovò un presidio militare alla gola che dava accesso alla Cilicia e lo attaccò di notte, i soldati di guardia fuggirono abbandonando la gola che dava accesso alla Cilicia e lo attaccò di notte, i soldati di guardia fuggirono abbandonando la gola e all'alba del giorno seguente i Macedoni entrarono in Cilicia.
Alessandro si ammalò forse per la stanchezza come dicono alcuni, o per essersi bagnato nelle acque gelide del fiume Tarso. Il medico Filippo, suo amico, preparò un farmaco ma mentre stava per bere ricevette una lettera di Parmenione che lo informava su sospetti di tradimento da parte di Filippo. Alessandro consegnò la lettera a Filippo e bevve la pozione mentre Filippo leggeva, dimostrando quanto si fidasse dell'amico.
Alessandro passò da Tarso a Anchialo in Assiria, città tradizionalmente fondata da Sardanapalo, e da qui alla città di Solo alla quale concesse la libertà popolare, a Megarso e Mallo dove rese onori funebri ad Amfiloco.
Fu avvertito che Dario si trovava non lontano con il suo esercito.
Dario aveva atteso in un'ampia pianura dell'Assiria molto favorevole per le sue truppe e per la sua cavalleria, ma poiché Alessandro tardava (per la sua malattia o per altre cause), Dario credette che il nemico avesse cambiato progetti. Aminta disertore macedone gli consigliò con insistenza di mantenere la posizione, ma Dario non volle dargli ascolto e portò l'esercito nei pressi di Isso trovandosi senza accorgersene alle spalle di Alessandro.
A Isso i Persiani trovarono in un campo i Macedoni rimasti indietro perché malati o feriti e ne fecero strage. Quando seppe dove si trovava Dario e lo ebbe verificato tramite esploratori, Alessandro si preparò ad affrontarlo su un terreno inaspettatamente propizio alla falange.
All'alba Alessandro schierò l'esercito in assetto di battaglia di fronte al nemico lungo il fiume Pinaro. Da parte sua Dario dispose le sue grandi schiere ma non riuscì a porle tutte in posizione da battaglia perché non aveva spazio sufficiente.
Arriano descrive in dettaglio la disposizione dei due schieramenti e le fasi della battaglia. Quando Dario vide che l'ala sinistra del suo esercito era in rotta fuggì col suo carro ma quando giunse su terreno disagevole abbandonò sul carro armi e ornamenti per continuare la fuga a cavallo. La notte permise a Dario di allontanarsi e i Macedoni persero il suo carro come trofeo. Raggiunti gli alloggiamenti nemici i Macedoni catturarono i familiari di Dario e le consorti degli ufficiali persiani. Il bottino fu modesto perché i Persiani avevano mandato denaro e preziosi a Damasco, ma qui era già pronto Parmenione che Alessandro aveva previdentemente mandato avanti prima della battaglia.
Il giorno successivo i caduti furono sepolti da Alessandro che elargì premi ed encomi ai soldati. Nominò satrapo di Cilicia Balacro di Nicanore, scelse Menite di Dionigi per la sua guardia del corpo e affidò a Poliperconte le truppe che Tolomeo di Seleuco, caduto in battaglia, aveva comandate.
Fece informare le donne della famiglia di Dario che questi era ancora vivo e riservò loro un trattamento adeguato per la loro dignità.
Dario riunì i superstiti della battaglia e il giorno dopo si affrettò a raggiungere la città di Tapsaco oltre l'Eufrate.
Un gruppo di Macedoni (Aminta di Antioco, Timode di Mentore, Aristomede di Fereo e Bianore Acarnano) disertò con ottomila soldati e fuggì in Egitto dove Aminta venne ucciso. Farnabazo e Autofradate incontrarono Agide re di Sparta che chiese loro denaro e rinforzi.
Alessandro ricevette ambasciatori persiani che recavano la richiesta di Dario di riavere i suoi familiari. Rispose a Dario di presentarsi personalmente a rendergli omaggio per ottenere quanto chiedeva.
Liberò alcuni prigionieri greci catturati mentre militavano per i Persiani.
Biblo e Sidone si arresero a Alessanro, Tiro gli mandò ambasciatori per consegnarsi spontaneamente. Decise di andare a Tiro per sacrificare nell'antico tempio di Ercole dedicato a una divinità più antica dell'Ercole argivo. Arriano ritiene che questo Ercole fenicio sia lo stesso venerato in Tartesso presso le Colonne d'Ercole e divaga su Gerione che in realtà sarebbe stato re di Ambracia.
Gli abitanti di Tiro rifiutarono di ricevere nella loro città tanto i Persiani quanto i Macedoni per mantenersi neutrali. Alessandro non gradì questa decisione e, convocati i capi dell'esercito, spiegò che prendendo Tiro avrebbero indotto i marinai e i rematori a passare ai Macedoni con grande incremento della loro potenza e con sicuri successi in Egitto e Babilonia.
Alessandro ordinò la costruzione di un terrapieno per unire alla costa la piccola isola su cui sorgeva Tiro. Vedendo che i Macedoni riuscivano a progredire con il lavoro nonostante la pioggia di proiettili dalle mura, i Tirii mandarono contro il terrapieno un'imbarcazione incendiaria piena di materiale combustibile. Alessandro ordinò di continuare a costruire macchine da guerra e si portò a Sidone dove radunò una flotta richiamando navi da Arado, Biblo, Rodi, Cipro e da altri luoghi ormai sottomessi. I Tirii aspettavano di combattere sul mare ma quando videro la quantità di navi di cui il nemico disponeva, quantità molto superiore al previsto, si chiusero in città bloccando con le triremi l'entrata dei loro porti.
Alessandro portò le navi vicine al terrapieno e organizzò la difesa di quanti lavoravano, L'assedio proseguì, una sortita di navi di Tiro fu respinta e dopo alcuni giorni Alessandro concentrò tutte le risorse disponibili, riuscì ad abbattere parte delle mura e a forzare i porti, penetrando in città. Seguì la strage di ottomila Tirii contro la perdita di trecento macedoni.
Alessandro lasciò andare liberi quanti si erano rifugiati nel tempio di Ercole e fece prigionieri tutti gli altri. Offrì il sacrificio nel tempio e si tennero giochi per festeggiare la vittoria. Era il mese di giugno essendo Aniceto arconte di Atene.
Giunsero messaggeri di Dario che offriva diecimila talenti per riscattare i familiari e tutto il territorio dall'Eufrate al mare di Grecia per concludere la guerra.
Si dice che Parmenione osservò che se fosse stato Alessandro avrebbe accettato e Alessandro rispose che avrebbe accettato anche lui se fosse stato Parmenione, ma essendo Alessandro rimandò gli ambasciatori con il consiglio, per Dario, di presentarsi di persona. Udita questa risposta, Dario avviò i preparativi per una nuova guerra, mentre Alessandro decideva di conquitare l'Egitto.
L'eunuco Batide, governatore di Gaza, ancora resisteva, aveva ammassato provviste in città e si preparava a un lungo assedio. Gaza era situata in alto su un colle ed era protetta da fortissime mura. Era l'ultima città che incotrava chi muoveva dalla Fenicia in Egitto.
Mentre sacrificava solennemente prima di attaccare la città, un uccello rapace fece cadere un sasso sul capo di Alessandro e un indovino, interpretando il prodigio, disse che la città sarebbe caduta ma con personale pericolo di Alessandro, infattidurante l'assedio il re fu ferito a un omero. Anche a Gaza fu costruito un terrapieno e furono impiegate macchine da guerra. Gli abitanti resistettero a tre attacchi, ma il quarto aprì una breccia nelle mura. I primi Macedoni che superarono le mura aprirono le porte e l'intero esercito irruppe in città. Gli abitanti continuarono a combattere tenacemente finché non furono tutti morti. Alessandro fece schiavi i figli e le mogli ma ripopolò la città con genti della regione e in seguito se ne servì come di un presidio.