Google+
Guida rapida
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W Y Z  

PLUTARCO Di CHERONEA


VIRTU' DELLE DONNE



In un breve brano introduttivo Plutarco dedica questo opuscolo a Clea, dedicataria anche di Iside e Osiride, probabilmente come consolazione per la perdita della madre. Dichiara il suo intento di esporre le virtù di alcune donne paragonandole con quelle di uommini eccellenti e di dimostrare quanto sia giusta la legge dei Romani che prevede di dedicare pubblici elogi funebri non solo agli uomini ma anche alle donne.

Troiane
Dopo la caduta di Troiai superstiti vagarono a lungo in mare finché giunsero alla foce del Tevere. Mentre gli uomini esploravano il luogo le donne, su consiglio di una di loro di nome Roma, incendiarono le navi per evitare di ripartire ritenendo giusto e necessario trovare finalmente una nuova patria.
Al ritorno degli uomini ne placarono l'ira con il loro affetto e i loro baci finché quelli riconobbero che fermarsi nel Lazio sarebbe stata la soluzione migliore.

Focesi
I Focesi avevano eliminato tutti i tiranni che i Tessali avevano posto al potere nella loro città, per rappresaglia i Tessali avevano massacrato duecentoinquanta ostaggi focesi.
Quando i Tessali invasero la Focide il focese Daifanto propose di affrontarli e di riunire donne e bambini in un bosco circondati da cataste di legna con sentinelle che, in caso di sconfitta dei Focesi, avrebbero dovuto accendere un rogo. Furono consultati in merito le donne e i bambini che decisero di approvare la proposta di Deifanto affrontando coraggiosamente il loro destino.
I Focesi sconfissero i Tessali in una località detta Cleone di Iampoli e il sacrificio non fu necessario. Ancora ai tempi di Plutarco si tenevano a Iampoli cerimonie per commemorare la vittoria e lo scampato pericolo.

Chie
Durante una festa nuziale a Chio il re Ippolco saltò sul carro della sposa per uno scherzo ma gli invitati fraintesero le sue intenzioni e lo uccisero. Di fronte alla collera divina tutti i Chii si dichiararono colpevoli e Apollo di condannò a migrare nella vicina isola di Leuconia dove fondarono una nuova città.
Quando Leuconia fu espugnata dagli abitanti di Eritre agli uomini fu imposta l'umiliante condizione di uscire dalle mura disarmati ma le donne li spronarono a resistere e infine gli assedianti li lasciarono andare con le loro armi. Più tardi le stesse donne difesero la città contro l'assedio di Filippo figlio di Demetrio che aveva minacciato di renderle concubine dei loro stessi schiavi.

Argive
Il re di Sparta Cleomene affrontò in battaglia gli Argivi e li sterminò, passò quindi ad attaccare la città di Argo ma la trovò difesa dalle donne comandate dalla poetessa Telesilla.
Le donne argiva combatterono con grande valore e liberarono la città dagli Spartani. Più tardi fu necessario selezionare i migliori cittadini delle città vicine per sposarli e ripopolare Argo.

Celte
Prima di valicare le Alpi e introdursi in Italia i Celti ebbero una tremenda guerra civile, ma le donne presero in pugno la situazione e facendosi mediatrici fra le parti riuscirono a risolvere tutte le contese e a riportare la pace, tanto che in seguito divenne usanza consigliarsi con le donne sulle decisioni riguardanti la guerra e la pace. Anche Annibale, nel trattare con i Celti, accettò che fossero rappresentati dalle loro donne in caso di dissensi.

Melie
Gli abitanti dell'isola di Melos partirono in cerca di teree più fertili ma naufragarono sulle coste della Caria dove furono ben accolti dalla gente della città di Criassa.
Più tardi, tuttavia, i Criassei invidiarono i successi dei Meliie li invitarono a un banchetto con l'intenzione di ucciderli ma la giovane Cafena di Criassa, innamorata di Ninfeo capo dei coloni di Melos, lo avvertì del tranello.
Le Melie si recarono al banchetto con i loro mariti nascondendo tutte un pugnale senza che neanche una per paura o turbamento svelasse lo stratagemma. I Melii fecero strage dei Criassei e si impadronirono di tutto il loro territorio, Ninfeo sposò Cafena che fu adeguatamente onorata.

Tirrenidi
I Tirrenidi occuparono Lemno e Imbro e rapirono alcune donne ateniesi dalle quali ebbero figli. Cacciati da Atene passarono a Sparta dove furono accolti bene per l'aiuto che fornirono nella guerra contro gli Iloti.
Quando sembrò che tramassero qualcosa, tuttavia, furono imprigionati. Le loro donne in visita alle prigioni scambiarono gli indumenti con i mariti permettendo loro di uscire.
I Tirrenidi occuparono il Taigeto e ottennero la restituzione delle donne e le navi necessarie per trasferirsi altrove. Guidati da tre di loro (Polli, Adelfo e Crateida) raggiunsero l'isola di Melo dove una parte di fermò, gli altri si recarono a Creta su indicazione di un'oracolo e abitarono nella città di Litto.

Licie
Si narrava che Bellerofonte liberò una città della Licia dai pirati e dalle Amazzoni ma non ottenne alcuna ricompensa. Sdegnato invocò l'ira di Poseidone e i campi vennero sommersi. Insensibile alle preghiere dei nemici si lasciò convincere solo dalle donne a ritirare la maledizione.

Salmatidi
Annibale espugnò la città di Salmatica (Salamanca in Spagna) e concesse agli abitanti di uscirne indenni con un solo abito. Le donne nascosero i pugnali e mentre i soldati di Annibale saccheggiavano la città li consegnarono ai mariti che uccisero le guardie e fuggirono con le loro donne.

Milesie
Una volta le giovani milesie furono prese da una furia suicida che ne indusse molte ad impiccarsi.
Non trovandosi una cura per questa forma di follia, un cittadino propose che per legge le suicide fossero esposte nude in pubblico. Il senso del pudore fu più forte della pazzia e la strana epidemia ebbe termine.

Cie
Le ragazze di Cio (città della Frigia fondata dai Milesi) avevano la tradizione di trattenersi al tempio per scherzare e ballare fino a sera, quindi andavano ciascuna a servire i genitori di un'altra.
I loro innamorati le ammiravano nel tempio ma era amore onesto e nella città non si ebbero mai adulteri e violenze.

Focesi
Quando i tiranni della Focide occuparono Delfi scoppiò con i Tebani la Guerra Sacra.
Una notte le baccanti vagando in delirio penetrarono nella città di Amfissa dove, esauste, si addormentarono in una piazza. Le donne della città per proteggerle dai soldati dei tiranni, le circondarono senza svegliarle. In seguito si presero cura di loro finché non furono rimesse e le accompagnarono al confine.

Valeria e Clelia
La gentildonna romana Lucrezia fu violata dal figlio del re Tarquinio e confidato l'oltraggio subito a parenti e amici si uccise in loro presenza.
Tarquinio, cacciato dal regno, persuase il re etrusco Porsenna ad aiutarlo assediando Roma ma infine Porsenna si fece mediatore di un accordo componendo pacificamente le ostilità. A garanzia dell'accordo i Romani consegnarono degli ostaggi fra cui Valria figlia del console Pubblicola.
Le ragazze in ostaggio, incitate da una di loro di nome Clelia, riuscirono a rientrare a Roma traversando il Tevere a nuoto ma i Romani, per non mancare alla parola data, le rimandarono indietro. Durante il percorso furono aggredite dagli uomini di Tarquinio, Valeria fuggì nel campo degli Etruschi, le altre furono portate in salvo da Arunte figlio di Porsenna. Il re etrusco volle sapere quale delle ragazze avevva avuto l'iniziativa di attraversare il fiume e Clelia si fece coraggiosamente avanti, ammirato Porsenna le donò un cavallo e liberò tutti gli ostaggi.

Micca e Megisto
Aristotimo tiranno di Elea era crudele e si serviva per la sua guardia di brutali mercenari stranieri. Un certo Lucio capitano dei mercenari decise di fare violenza alla giovane Micca ma la trovò nella sua casa che invocava la protezione dei genitori e si lasciò andare a un eccesso di furore fino ad uccidere la ragazza.
Perfino Aristotimo si commosse per l'episodio e bandì i mercenari, poi tornò alla consueta crudeltà e ordinò la strage delle loro donne e dei loro bambini, incarcerando le sopravvissute. Il vecchio Ellanico, un cittadino di Elea al quale il tiranno aveva ucciso due figli, organizzò una congiura e contemporaneamente i mercenari banditi occuparono Amimone preparandosi ad attaccare Aristotimo.
Questi tentò di convincere le prigioniere a scrivere ai mariti pregandoli di allontanarsi per salvare le loro vite ma una di loro di nome Megisto alla quale le altre riconoscevano una certa autorità, gli oppose un secco rifiuto e non cambiò decisione neanche quando il tiranno minacciò di uccidergli il figlio.
Un giorno mentre Aristotimo riposava un'aquila fece cadere una grossa pietra sul tetto della sua stanza. Un indovino disse che era un segno della protezione di Zeus, ma confidò ai suoi amici che la vendetta divina stava per colpire.
L'indomani mentre Aristotimo si trovava nella piazza senza scorta, Ellanico incitò i suoi compagni di congiura ad agire e dopo un rapido combattimento il tiranno venne ucciso. La moglie fu trovata impiccata nel suo appartamente e le due figlie, in età da marito, stavano per ricevere una morte atroce dal popolo infuriato ma intervenne Megisto che con il suo carisma riuscì a calmare i rivoltosi e alle due giovani fu concesso di darsi con le proprie mani una morte dignitosa.

Pieria
La componente ionica della popolazione di Mileto venne in contrasto con quella discendente dal fondatore Nileo e si trasferì a Miunte aprendo le ostilità. In occasione di una festa di Artemide al bella Pieria di Miunte si recò con la famiglia a Mileto, qui il potente Frigio figlio di Nileo che era innamorato di lei le chiese in cosa potesse servirla e la giovane gli chiese di fare in modo di lasciarla venire spesso a Mileto con le sue compagne.
Compreso il senso della richiesta, Frigio, per amore di Pieria, concluse la pace con Miunte.
Policrita
La milesia Neera tradì il marito Ipsicreonte con Promedonte che la condusse a casa sua a Nasso provocando la guerra fra Nasso e Mileto.
Un certo Diogneto comandante degli Eritresi alleati di Mileto attaccò Nasso e fece molti prigionieri, fra questi era Policrita della quale si innamorò e decise di tenerla come moglie.
Durante una festa dei Milesi, mentre tutti bevevano e banchettavano, Policrita pregò Diognete di mandare del cibo ai suoi fratelli a Nasso e nel cibo nascose un messaggio per avvertire i suoi concittadini che attaccando quella notte il campo nemico avrebbero trovato i soldati ubriachi.
I Nassi attaccarono e sconfissero facilmente gli assedianti, salvarono Diogneto per intercessione di Policrita ma quando la giovane vide l'accoglienza e gli onori che i concittadini le tributavano non resse all'emozione e morì per la gioia.

Lampsaca
Vivevano a Focea i due fratelli Fobo e Blepso. Fobo aiutò Mandrone re dei Bebrici in una guerra contro popolazioni vicine e fu ricompensato con un territorio nel quale si stabilì con la sua gente.
Mandrone era uomo onesto e leale ma i Bebrici in sua assenza tramarono per eliminare i Focesi dei quali erano gelosi. Lampsaca, figlia di Mandrone, tentò di dissuaderli e non riuscendovi avvertì i Greci.
I Focesi organizzarono un attacco ed uccisero molti Bebrici conquistando la città di Pitoessa, quindi chiamarono Mandrone per offrirgli il comando ma Mandrone rifiutò ed ottenne di portar via senza pericolo le mogli e i figli dei morti.
Lampsaca morì di malattia e i Greci in suo onore rinominarono la città in Lampsaco.

Aretafila
Nicocrate tiranno di Cirene uccise Menalippo sacerdote di Apollo per attribuirsene la dignità e Fedimo marito di Aretafila per prenderla come moglie contro la sua volontà.
Governava con efferatezza commettendo ogni tipo di crudeltà e Aretafila decise di eliminarlo con il veleno. Scoperta mentre preparava la pozione letale, si giustificò dicendo che si trattava di un antitodo contro eventuali veleni che donne invidiose avrebbero potuto somministrarle.
Incitato dalla madre Calbia, Nicocrate sottopose la moglie alla tortura. Con grande coraggio Aretafila resistette al dolore e convinse Nicocrate della propria innocenza. Desiderosa di vendetta avvicinò Leandro fratello del marito con il pretesto di farle sposare sua figlia e lo convinse a uccidere il tiranno, tuttavia Leandro si dimostrò crudele quanto Nicostrato pur riconoscendo a Aretafila una certa autorità.
Aretafila persuase il principe libico Anabo a far guerra a Cirene, poi si offrì di fare da mediatrice e organizzò un convegno che in realtà era una trappola per Leandro che venne catturato dai soldati di Anabo.
Il popolo di Cirene festeggiò entusiasticamente la recuperata libertà, Calbia venne bruciata viva e Leandro gettato in mare chiuso in un sacco e a Aretafila fu offerta la corona ma lei, che aveva ormai raggiunto il suo scopo, preferì ritirarsi a vita privata.

Camma
Sinato e Sinorige erano principi della Galazia. Sinato aveva sposato Camma, bella e virtuosa, sacerdotessa di Artemide.
Sinorige si innamorò di lei e, ucciso segretamente Sinato, la chiese in moglie. Camma rifiutò ma con l'andar del tempo si mostrò più disponibile alla corte di Sinorige e alla fine lo mandò a chiamare per il contratto matrimoniale.
Di fronte all'altare della dea, Camma offrì a Sinorige una bevanda avvelenata dopo averne bevuta lei stessa. quindi chiamò la dea a testimoniare la sua vendetta. Sinorige morì durante la notte, Camma attese la notizia della morte del nemico fino al mattino e quando l'ebbe avuta spirò.

Stratonice
Stratonice moglie di Deiotaro sapeva di essere sterile. Convinse il marito a fare figli con una schiava e li allevò con grande amore come se fossero stati i suoi.

Chiomara
Durante la guerra dei Galati contro i Romani (vinta nel 189 a.C. da Gneo Manlio Vulsone) la nobile Chiomara fu fatta prigioniera e violentata da un centurione che poi mandò un altro prigioniero a chiedere un riscatto.
Quando incontrò i suoi connazionali che portavano al centurione il denaro del riscatto la donna fece loro segno di decapitarlo, quindi raccolse la testa e la portò al marito affermando che preferiva che vivesse un solo uomo che aveva avuto rapporti intimi con lei.

Una donna di Pergamo
Mitridate ricevette in Pergamo e trattò con modi offensivi una delegazione di sessanta Galati che decisero di ucciderlo ma la loro congiura fu scoperta e furono tutti condannati a morte salvo un giovanetto che Mitridate risparmiò per la sua grande bellezza.
Toredorace, il capo dei congiurati, fu fatto a pezzi e nessuno osava coprire e seppellire i suoi resti, lo fece una giovane e semplice donna di Pergamo che fu arrestata e portata di fronte al re. Mitridate si impietosì davanti al coraggio e alla buona fede della donna e ordinò che la si lasciasse completare la sepoltura di Toredorace.

Timoclea
Teagene tebano cadde nella battaglia di Cheronea combattendo eroicamente. Vinti i Tebani, Alessandro alloggiò nella casa di Timoclea sorella di Teagene un suo ufficiale che dopo averla violentata volle sapere se la donna possedeva oro e gioielli e dove li teneva.
Timoclea ammise di aver nascosto molti oggetti preziosi nel pozzo secco che si trovava nell'orto e il macedone volle scendervi subito ma quando fu sul fondo Timoclea e le sue serve scagliarono grosse pietre fino a far del pozzo la sua tomba.
Poiché Alessandro aveva ordinato di non uccidere più i Tebani, quando i Macedoni seppero dell'accaduto recarono Timoclea di fronte al re. Interrogata da Alessandro la donna affermò fieramente di essere la sorella di Teagene che aveva combattuto ed era morto per la libertà della Grecia e disse che preferiva morire piuttosto che trascorrere un'altra notte come quella appena passata.
Colpito dal coraggio e dalla dignità della donna, Alessandro la lasciò libera di andare insieme ai suoi congiunti.

Erixo
Arcesilao figlio di Batto re di Cirene non aveva le doti del padre e quando ereditò il trono si comportò da tiranno ma il suo consigliere Learco lo eliminò con il veleno dopo aver bandito o ucciso molti avversari dandone la colpa a Arcesilao.
Learco prese il regno con il pretesto di fare da tutore al piccolo Batto figlio di Arcesilao e chiese in moglie Erixo vedova di Arcesilao che godeva dell'appoggio della cittadinanza.
Erixo affidò la decisione ai fratelli che volutamente la rimandavano, la donna quindi invitò il pretendente ad un incontro notturno e Learco, caduto nel tranello, fu ucciso dai fratelli di lei. Il giovane Batto fu pubblicamente dichiarato re e vennero ripristinate le leggi di Cirene.
Il re egiziano Amasis alleato di Learco ne fu indignato e minacciò guerra a Cirene ma Erixo si recòò da lui con il fratello maggiore e con l'anziana suocera per chiarire la situazione. Amasis lodò la prudenza e la forza di Erixo e li rimandò a Cirene con molti doni.

Senocrita
Aristodemo di Cuma si era distinto da giovaneper le sue capacità militari, avevva quindi conquistato la fiducia del senato per esiliare i potenziali avversari e aveva preso il potere.
Divenuto tiranno di Cuma aveva scelto Senocrita come sua concubina. Senocrita si velava il volto in pubblico solo in presenza di Aristodemo e quando le chiedevano la ragione rispondeva che Aristodemo era l'unico vero uomo della città. La risposta ferì l'orgoglio di molti cittadini che si sollevarono e uccisero il tiranno.
Senocrita rifiutò gli onori che le venivano offerti e fu nominata sacerdotessa di Demetra.

La moglie di Pite
Pite (re di Celene in Frigia) trovò delle miniere d'oro e si lasciò prendere dalla smania di ricchezza al punto di non occuparsi più di altro e di pretendere che l'intera popolazione trascurasse ogni occupazione per estrarre il prezioso metallo.
Pregata dalle donne del regno, la moglie di Pite decise di intervenire e fece fabbricare una quantità di cibi finti realizzati in oro con i quali imbandì la tavola del marito dimostrandogli che di solo oro non si può vivere. Pite continuò le attività estrattive ma ridimensionandole a livelli ragionevoli.
Quando Serse conquistò il paese Pite gli chiese la grazia di lasciargli uno solo dei suoi molti figli ma Serse fece trucidare proprio il giovane che Pite gli chiedeva e portò via tutti gli altri che morirono in guerra. Distrutto dal dolore Pite fece preparare il suo sepolcro circondato dalle acque di un fiume, vi entrò da vivo chiedendo alla moglie di fargli avere i pasti e trascorse così il resto della vita lasciando alla moglie il governo del paese.