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QUINTO SMIRNEO DETTO CALABRO



POSTHOMERICA



Libro Primo


Dopo la morte di Ettore i Troiani, timorosi di Achille, non osavano uscire dalla città. In quei giorni giunse a Troia la bella Pentesilea esule dal suo paese per aver involontariamente ucciso la sorella Ippolita. Erano con lei dodici compagne che, sebbene di alto lignaggio, le facevano da ancelle. Erano Clonia, Polemusa, Evandra, Derione, Antandra, Bremusa, Ippotoe, Armatoe, Alcibia, Derimachia, Antbrote, Termodusa.
I Troiani accolsero le Amazzoni stupiti della loro aspetto che infondeva coraggio. Anche Priamo, benché dolente per la perdita di tanti figli, fu lieto per l'arrivo di Pentesilea e l'accolse come una figlia offrendole ricchi doni. Pentesilea intendeva tentare un'impresa mai riuscita prima: sconfiggere Achille, distruggere l'esercito dei Greci e incendiare le loro navi.
Andromaca, ascoltando le parole dell'amazzone, la compianse prevedendo che Achille l'avrebbe sconfitta.
Caduti nella battaglia del libro primo
CADUTI GRECI
  • Persinoo, Molone, Glisso, Antiteo, Ippalmo,Lerno, Ermonide, Elasippo, Podarce uccisi da Pentesilea
  • Laogono ucciso da Derione
  • Menippo da Filaca ucciso da Clonia
  • Evenore ucciso da Paride AMAZZONI CADUTE
  • Clonia uccisa da Podarce
  • Bremusa uccisa da Idomeneo
  • Evandra e Termodusa uccise da Medione
  • Derione uccisa da Aiace d'Oileo
  • Alcibia e Derimachia uccise da Diomede
  • Antandra, Polemusa, Antibrote, Ippotoe, Armotoe, Pentesilea uccise da Achille CADUTI TROIANI
  • Cabiro ucciso da Stenelo
  • Agelao e Itimoneo uccisi da Mege
  • Deico, Illo, Enieo, Eurinomo uccisi da Aiace Telamonio
  • Durante la notte, Atena inviò a Pentesilea un sogno falso ma lusinghiero che prometteva vittoria. Sul far del giorno l'amazzone, felice per l'ingannevole visione, vestì le sue armi dono di Ares e corse fuori a chiamare i Troiani che, incoraggiati dal suo fiero aspetto, furono pronti a seguirla.
    Priamo pregò Zeus per la salvezza di Pentesilea ma vide un'aquila volare con iuna colomba tra gli artigli, presagio sicuramente funesto.
    Segue la descrizione della battaglia che consiste in un elenco di uccisori e uccisi (vedi riquadro laterale). L'autore fa ampio uso di similitudini descrivendo la forza e il coraggio di Pentesilea che travolge i nemici, dotata di inesuribile energia ma ignara del destino che sta per colpirla per mano di Achille.
    Le donne troiane seguivano dall'alto delle mura le gesta di Pentesielea e una di loro, Ippodamia, propose alle compagne di scendere in campo armate per aiutare i loro uomini. Le fermò l'anziana Teano che con sagge parole le fece riflettere sulla preparazione militare delle Amazzoni e dulla forza di Pentesilea figlia di Ares.
    Quando i Troiani stavano raggiungendo le navi nemiche per incendiarle, Aiace e Achille, che si erano allontanati per onorare la tomba di Patroclo, udirono il clamore della battaglia e si affrettarono ad intervenire con grande sollievo dei Greci.
    I due eroi avevano già ucciso molti avversari quando Pentesilea li sfidò con audaci parole e scagliò contro di loro i suoi giavellotti senza riuscire a ferirli. Aiace si diresse contro altri nemici e Achille, raccogliendo la sfida, colpì con la sua lancia Pentesilea nel petto, ferendola gravemente. Nonostante il suo coraggio, Pentesilea pensò di supplicare Achille per aver salva la vita, ma gli dei mutarono i suoi pensieri e l'amazzone sguainò la spada per tentare un nuovo assalto e questa volta Achille la finì.
    I Troiani che la videro cadere si affrettarono a rientrare in città mentre Achille toglieva l'elmo alla sua vittima. La vista del bellissimo viso turbò Achille che desiderò non averla uccisa ma aver fatto di lei la propria sposa.
    Marte, padre di Pentesilea, prese a scendere rapidamente dall'Olimpo per vendicare la figlia ma Giove lo fermò proibendogli di intervenire per non alterare il corso del destino.
    Mentre Achille contemplava il viso di Pentesilea, lo apostrofò Tersite deplorando il suo atteggiamento e il suo compiangere una nemica che ha arrecato tanto danno ai Greci. Acceso d'ira, Achille reagì e Tersite cadde morto al primo colpo con soddisfazione dei Greci che non sopportavano la sua arroganza. Il solo a dolersi della morte di Tersite fu Diomede che era suo parente e che avrebbe duellato con Achille se gli altri Greci non si fossero intromessi per placare l'ira dei due eroi. I Greci accordarono ai Troiani le spoglie di Pentesilea e delle altre amazzoni cadfute che ebbero solenni esequie. Anche i Greci seppellirono i loro caduti e, in disparte, i resti di Tersite.
    Intanto la notte ricopriva la terra, Achille e gli altri capi greci si riunirono per banchettare nella tenda di Agamennone.

    Libro Secono


    Il mattino seguente, mentre i Greci lieti per la vittoria omaggiavano Achille, a Troia regnavano il lutto e la paura. Il vecchio Timete parlando ai Troiani negò ogni speranza di vittoria contro Achille e propose di fuggire abbandonando la città. Priamo, invece, esortò a resistere parlando dell'arrivo ormai imminente di Memnone con un esercito di Etiopi. Anche Polidamante si espresse in favore della fuga e, inoltre, propose di restituire ai Greci Elena e le sue ricchezze. Ne nacque una lite con Paride che mai avrebbe rinunciato a Elena.
    Giunse Memnone con gli Etiopi. Fu grande la letizia dei Troiani e soprattutto di Priamo che molta fiducia riponeva nei nuovi arrivati. Si tenne un grande banchetto e Priamo offrì a Memnone una coppa d'oro fabbricata da Vulcano e tramandata dai suoi antenati per generazioni, coppa che avrebbe donato a Ettore se il fato l'avesse concesso.
    Al mattino Memnone scese in campo con grande coraggio e subito gli Argivi si schierarono con Achille in testa. Segue un'altra battaglia descritta in stile omerico con molti duelli e molti illustri caduti. Memnone, forte della prodigiosa protezione della madre Aurora, fece strage dei nemici.
    Tra i Greci uccisi da Memnone fu anche Antiloco figlio di Nestore. Quest'ultimo, nonostante l'età avanzata, impugnò le armi per difendere il corpo del figlio ma Memnone rifiutò di battersi con lui. Nestore allora si rivolse a Achille che di Antilco era molto amico, e Achille affrontò il campione etiope. Dopo una schermaglia verbale, Achille e Memnone iniziarono un durissimo duello che si concluse con la morte di Memnone. Il corpo di Memnone fu raccolto dai venti che lo trasportarono presso il fiume Esepo insieme al seguito di Etiopi.
    L'Aurora discese dal cielo accompagnata dalle Ore e dalle Pleiadi e pianse a lungo sul cadavere del figlio rifiutando di compiere il suo corso al termine della notte. Adirato per questo rifiuto, Giove fece tremare la terra con i suoi tuoni, terrorizzando la dea. Dal rogo dell'etiope nacquero gli uccelli Memnonidi che ogni anno tornano a combattere sulla tomba dell'eroe.