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LUCIANO DI SAMOSATA

DIALOGHI MARINI


1 - Doride e Galatea

La nereide Doride deride la sorella Galatea per la corte che questa riceve dal ciclope Polifemo innamorato di lei.
Pur dichiarando di non ricambiarne i sentimenti, Galatea difende Polifemo dalle malignità di Doride, anzi l'accusa di essere invidiosa della situazione.
Il quadretto si ispira all'Idillio n. XI di Teocrito, che Luciano reinterpreta con la sua consueta ironia.
Particolarmente caustiche sono alcune frasi di Doride: Polifemo viene messo in ridicolo descrivendo una sua stonata serenata, cantata accompagnandosi con una cetra scordata ricavata dal teschio di un cervo; quanto al fascino che Galatea esercita nei confronti del ciclope, dice Doride, tutto si spiega con il candore della sua pelle, colore certamente caro e familiare al rozzo capraio.

2 - Ciclope e Posidone

Accecato da Ulisse (qui Luciano riprende il famoso episodio omerico), Polifemo si lamenta con il padre Posidone narrando i particolari della vicenda.
Nel dialogo emerge una sorta di primitiva ingenuità da parte del ciclope che ingannato e mutilato dallo scaltro Ulisse ha subito l'estremo oltraggio quando i fratelli lo hanno creduto pazzo perchè diceva di essere stato aggredito da "Nessuno". Da parte sua Posidone dimostra una velata ironia nei confronti del figlio al quale promette comunque vendetta.

3 - Posidone e Alfeo

Qui Luciano riprende una favola antica e delicata, quella del fiume d'Arcadia Alfeo che per amore riesce ad attraversare il mare senza che le sue acque si disperdano e riesce a raggiungere la Sicilia dove si congiunge con la fonte Aretusa.

4 - Menelao e Proteo

Questo dialogo è una sorta di "nota a margine" su un altro episodio dell'Odissea. Ne sono protagonisti Menelao (di ritorno da Troia) e la divinità marina Proteo, capace di strabilianti trasformazioni.
Menelao ha appena assistito alle esibizioni di Proteo ma non riesce a credere che un dio del mare possa diventare un essere di fuoco.

5 - Posidone e i delfini

Una leggenda narrava che Arione di Metimna, poeta e musico vissuto nel VII secolo a.C., fu rapito dai pirati i quali, dopo averlo spogliato di ogni avere, volevano ucciderlo. Arione chiese ed ottenne di morire gettandosi in mare mentre cantava ma la sua musica attirò i delfini che lo portarono in salvo.
Nel dialogo Posidone loda i delfini per questo atto di amicizia verso gli uomini e i delfini, riprendendo un altro mito, fanno presente la loro origine umana. Si diceva infatti che quando i pirati tirreni rapirono Dioniso questi, mutatosi in leone, ne uccise il capo e li trasformò, appunto, in delfini.

6 - Posidone e Nereidi

Elle, figlia di Atamante e di Nefele, è appena precipitata in mare mentre lo sorvolava sulla groppa del montone dal vello d'oro con il fratello Frisso.
Si tratta dell'antefatto del mito di Argonauti e degli Argonauti la cui avventura consiterà nel recupero del Vello.
Elle e Frisso cercavano di sfuggire all'odio della matrigna Ino con l'aiuto del magico montone inviato da Nefele. Posidone nel dialogo decide che il braccio di mare in cui è caduta Elle prenda da lei il nome di Ellesponto ed ordina alla nereide Anfitrite, sua sposa, di curare la sepoltura della giovane in Troade.
Anfitrite non vuole accettare la pietosa morte di Elle sapendo che la maligna Ino cadrà a sua volta in mare ma sarà salvata (diverrà la dea Leucotea) perché cara a Dioniso del quale, secondo una versione del mito, era stata nutrice.
Posidone non accoglie le obiezioni di Anfitrite e conclude affermando che anche Nefele non ha potuto salvare la figlia di fronte alla potenza delle Moire.

7 - Panope e Galene

Panope e Galene sono due Nereidi. La prima racconta che Eris, dea della discordia, offesa per non essere stata invitata ad un pranzo degli dei era riuscita ad introdurre nella sala un pomo aureo con la scritta "Mi prenda la bella".
Il pomo aveva suscitato la rivalità delle dee più belle; Era, Afrodite ed Atena. Dal canto suo Zeus aveva declinato la richiesta di fare da giudice ed aveva stabilito che a giudicare fosse il giovane Paride, figlio di Priamo. Il dialogo costituisce così l'antefatto del "giudizio delle dee" .

8 - Tritone e Posidone

Posidone, con l'aiuto del figlio Tritone, rapisce la danaide Amimone, intenta a prendere acqua alla fonte Lerna.

9 - Iride e Posidone

Iride reca a Posidone un ordine di Zeus: deve deve fermare ed ancorare l'isola errante Ortigia perché accolga Leto prossima a partorire.

Quell'isola, infatti, invisibile perché sempre al di sotto della superficie marina, è l'unica terra che ha potuto evitare di giurare ad Era di non accogliere Leto.
Amata da Zeus (di qui la vendicativa gelosia di Era), Leto sta per dare alla luce Apollo ed Artemide.
10 - Xanto e Mare

Il fiume Xanto (o Scamandro) ha tentato di sommergere Achille che faceva strage di Troiani (Iliade, 21) ed è stato punito da Efesto che lo ha colpito con il fuoco facendo ribollire le sue acque ed incendiando la vegetazione sulle rive.
Xanto ha agito per amore dei Troiani, abitanti delle sue sponde, Efesto per compassione di Teti, madre di Achille.

11 - Xanto e Mare

I venti Noto e Zefiro hanno ricevuto da Zeus l'ordine di non turbare le acque mentre Io, trasformata da Era in vacca, custodita da Argo e liberata da Ermes, naviga verso l'Egitto. In poche battute si racconta questo mito con chiari riferimenti all'identificazione di Io con Iside, del figlio Epafo con Api e di Ermes con Anubi, il dio sciacallo egiziano.
12 - Doride e Teti

Le due Nereidi parlano di Danae e di suo figlio, il neonato Perseo, gettati in mare in una cassa per ordine del padre di lei Acrisio.
Danae era stata fecondata da Zeus sceso su di lei in forma di pioggia d'oro. Il vecchio Acrisio, dal canto suo, aveva saputo da un oracolo che se Danae avesse avuto un figlio questo lo avrebbe ucciso.
Mosse a compassione dalla gioventù di Danae e dalla bellezza del bimbo, Doride e Teti decidono di salvarli spingendo la cassa nella rete dei pescatori.

13 - Enipeo e Posidone

Il fiume della Tessaglia Enipeo si lamenta con Posidone che, spacciandosi per lo stesso Enipeo, ha violato Tiro, figlia di Salmoneo re dell'Elide.
Dal canto suo Posidone rimprovera Enipeo di non aver colto l'occasione per godere delle grazie che la giovane innamorata gli offriva.

14 - Tritone e Nereidi

Cassiopea moglie di Cefeo re degli Etiopi si era vantata di essere più bella delle Nereidi. Offeso, Posidone aveva scatenato contro il paese un'inondazione ed un mostro marino.
Consultato un oracolo, Cefeo aveva appreso che solo sacrificando la figlia Andromeda al mostro avrebbe posto fine alla devastazione.
Nel frattempo Perseo, per ordine del re Polidette, aveva ucciso la Gorgone con l'aiuto di Atena che lo aveva munito di ali. Giunto in vista della roccia sulla costa etiope dove Andromeda era stata incatenata, Perseo rimase abbagliato dalla procace bellezza della giovane, se ne innamorò ed uccise il mostro pietrificandolo con la testa della Gorgone.
Questo il racconto di Tritone alle Nereidi le quali, accantonato il rancore verso Cassiopea, si rallegrano delle nozze imminenti fra Perseo ed Andromeda.

15 - Zefiro e Noto

Zefiro racconta a Noto di aver assistito ad un singolare corteo marino: Zeus in forma di toro aveva rapito Europa e nuotava dalla Fenicia a Creta scortato da Posidone, Anfitrite e tutte le divinità marine mentre Afrodite spargeva fiori sulla giovane preda.
Giunti a Creta, Zeus aveva ripreso il suo aspetto ed aveva recato per mano Europa nell'antro sacro del monte Ditte.


DIALOGHI DEGLI DEI


1 - Ares e Ermes

Ermes vuole discutere con Ares delle minacce e delle vanterie di Zeus il quale si è dichiarato infinitamente più forte di tutti gli altri dei. Ermes avanza dubbi in proposito ma Ares, più cauto, gli intima di tacere: "è pericoloso per te parlare così e per me starti a sentire".
E' un riferimento ad un passo omerico ripreso da Luciano anche in altre sue opere.

2 - Pan e Ermes

In questo dialogo Luciano riprende una rara versione del mito secondo la quale Pan sarebbe nato dall'unione di Ermes con Penelope (non è chiaro se si tratti della moglie di Ulisse o di un'omonima).
Pan incontra Ermes e lo saluta come padre ma Ermes stenta a credere che la creatura dall'aspetto ferino possa essere suo figlio. Pan, allora, gli parla di Penelope e di come lo stesso Ermes per conservare il riserbo sui loro convegni solesse presentarsi alla giovane in forma di caprone.
Ermes infine ricorda ed ammette ma, nonostante Pan gli descriva i propri meriti ed i propri successi galanti, Ermes lo prega di evitare di chiamarlo padre in presenza altrui.

3 - Apollo e Dioniso

I due dei chiacchierano tra loro di quanto siano diversi i tre figli di Afrodite: Eros, Ermafrodito e Priapo.
Scherzando Dioniso racconta che Priapo, dopo aver banchettato insieme, ha tentato di approfittare di lui. Non se ne stupisce Apollo, data la bellezza di Dioniso, e a sua volta Dioniso considera che anche Apollo, divinamente bello, potrebbe provocare il desiderio di Priapo... ma Apollo confida nel suo arco.

4 - Ermes e Maia

Ermes si lamenta con la madre del troppo lavoro che gli spetta in qualità di messagero di Zeus, coppiere divino addetto all'ambrosia, patrono delle palestre e dell'oratoria, nonché accompagnatore dei defunti alla loro ultima dimora.

5 - Prometeo e Zeus

Prometeo sconta la famosa pena sul Caucaso e per recuperare la libertà rivela a Zeus che la nereide Teti, con la quale Zeus ha intenzione di unirsi, dovrà generara - per volere del fato - un figlio più forte del padre.
Zeus rinuncia a sedurre Teti ed ordina la liberazione di Prometeo.

6 - Eros e Zeus

Zeus si lamenta con Eros dei suoi amori "complicati", costretto come è ad assumere le forme più stravaganti per sedurre le donne.
Eros gli consiglia di rinunciare, se vuole essere amato, alle terrifiche insegne della sua condizione, ma Zeus non ascolta e pretende da Eros maggior fortuna nelle sue future avventure galanti.

7 - Zeus e Ermes

Zeus ordina a Ermes di uccidere Argo, liberare Io e portarla in Egitto.

8 - Era e Zeus

Scenata di gelosia di Era per le attenzioni di Zeus verso Ganimede, il giovane figlio di Troo che Zeus ha portato in cielo per farne il proprio amasio ed il coppiere degli dei.

9 - Era e Zeus

Issione re del Lapiti aveva ucciso il suocero Deioneo e nessuno aveva voluto compiere per lui i riti di purificazione.
Impietosito Zeus lo aveva accolto alla mensa degli dei. Ora Era si lamenta con Zeus per le continue advances di Issione e Zeus, comprensivo verso chi è innamorato e galante lo perdona e decide di consolarlo plasmando con una nuvola le fattezze di Era. Issione si unirà alla nuvola credendo di avere fra le braccia Era.
Alla dea la soluzione non piace, teme che tornato sulla terra Issione si vanti di averla amata e fatta innamorare. In questo caso - promette Zeus - sconterà una pena eterna legato ad una ruota che girerà vorticosamente.

10 - Zeus e Ganimede

Zeus ha appena rapito Ganimede trasformandosi in aquila, torna al suo vero aspetto ma il ragazzo non lo riconosce. Per lui l'unico vero dio è Pan, non quello a cui suo padre ha offerto sacrifici ottenendo in cambio solo pioggia e grandine.
Il giovane vorrebbe tornare a casa temendo la punizione del padre per aver abbandonato il gregge ma Zeus gli spiega che rimarrà sull'Olimpo, sarà immortale e servirà il nettare agli dei. Eros sarà suo compagno di giochi.
Con grande ingenuità Ganimede si stupisce quando Zeus afferma che dormirà con lui e lo avverte che rigirandosi nel letto lo terrà sveglio. Infine Zeus affida Ganimede ad Ermes perché gli faccia "bere un sorso di immortalità" e gli insegni a servire il nettare.

11 - Efesto e Apollo

Efesto si compiace della bellezza e della grazia del bambino di Maia appena nato, ma Apollo lo mette in guardia: il piccolo Ermes è già un ladro ed ha rubato oggetti a molti dei. Parlandone Efesto si accorge di non avere più le tenaglie ... Comunque, continua Apollo. è veramente un bel bambino ed è molto portato per la musica, ha costruito una lira con un guscio di tartaruga e la suona con grande abilità. Maia ha raccontato che Ermes va ovunque, anche nell'Ade dove accompagna le anime dei morti con una verga che Efesto gli ha regalato, come giocattolo.

12 - Posidone e Ermes

Posidone vorrebbe far visita a Zeus ma Ermes glielo impedisce perché il re degli dei ha appena partorito ed è sfinito dalle doglie.
Di fronte allo stupore di Posidone, Ermes spiega che Zeus si è lasciato convincere da Era ad andare a trovare la sua amata Semele ornato di tutti i suoi attributi, ma il fulmine ha incendiato il tetto e Semele è morta fra le fiamme.
Ermes ha recuperato il feto dal grembo di Semele e lo ha cucito in una coscia di Zeus. Ora il tempo della gestazione è trascorso ed il bambino è nato. E' stato chiamato Dioniso.

13 - Efesto e Zeus

Zeus ordina a Efesto di spaccargli la testa con la scure perché possa "partorire" Atena. Efesto esita comicamente, poi esegue e non appena vede la dea in armi con gli occhi cerulei se ne innamora e chiede a Zeus di fargliela sposare come compenso per la sua opera di "levatrice", ma Zeus sa che Atena vorrà rimanere eternamente vergine e che i progetti di Efesto sono senza speranza di riuscita.

14 - Ermes e Elios

Ermes porta a Elios l'ordine di Zeus di riposare e non attraversare il cielo con il suo carro portatore di luce. Zeus vuole che la notte sia tre volte più lunga mentre lui giace con Alcmena dalla quale nascerà Eracle.
Elios si rassegna ad obbedire ma ricorda i tempi di Crono, che non si sarebbe mai unito ad una donna mortale.
Ermes lo avverte che criticare Zeus è molto pericoloso e lo saluta per andare ad ordinare a Selene di procedere lentamente e al Sonno di non lasciare gli uomini perché non si rendano conto della lunghezza della notte.

15 - Zeus, Asclepio e Eracle

Asclepio ed Eracle litigano contendendo il privilegio di sedere per primo alla tavola degli dei. Mentre Zeus cerca di farli smettere, Eracle accusa Asclepio di essere solo un erborista e di non aver mai compiuto un'azione di valore; Asclepio rinfaccia ad Eracle di avergli guarito le ustioni quando è arrivato in cielo con il corpo doppiamente straziato dal veleno e dal rogo.
Quando Asclepio parla dell'attacco di follia che ha spinto Eracle ad uccidere moglie e figli, Eracle minaccia di scaraventarlo giù dal cielo.

16 - Ermes e Apollo

Confidandosi con Ermes, Apollo piange la morte di Giacinto. Stava giocando con Giacinto al lancio del disco quando il vento Zefiro, innamorato non corrisposto del giovanetto, ha respinto il disco lanciato da Apollo colpendo a morte il ragazzo.
Apollo ha voluto che dal suo sangue nascesse il più soave dei fiori.

17 - Ermes e Apollo

Ermes e Apollo sono invidiosi di Efesto che, nonostante il suo aspetto sgradevole, ha sposato due fra le dee più belle, Carite ed Afrodite.
Si diceva che incontrasse la prima nell'isola di Lemno, la seconda in cielo. Afrodite non era gelosa perché innamorata di Ares, ma Efesto minacciava di fabbricare reti e catene con cui catturarli nel letto.

18 - Era e Leto

Era, spinta dalla gelosia, critica Artemide ed Apollo parlandone con la madre Leto. Definisce Artemide una selvaggia montanara che è andata a vivere in Scizia dove uccide i viaggiatori per cibarsi delle loro carni. Apollo sarebbe solo un falso indovino che ha aperto "botteghe di mantica" (Delfi e gli altri santuarii) per imbrogliare i fedeli.
Leto incassa le offese ma prevede che Zeus, con le sue avventure galanti farà di nuovo soffrire Era.

19 - Afrodite e Selene

Selene confida ad Afrodite il suo amore per il cacciatore Endimione e come spesso durante la notte si fermi e scenda sulla terra per guardarlo dormire, senza svegliarlo.
La colpa è di Eros che senza rispetto per nessuno costringe gli dei e gli esseri umani a compiere follie per amore.

20 - Afrodite e Eros

Afrodite rimprovera Eros per le licenze che si concede con gli dei, ha fatto impazzire la vecchia Rea che ora, innamorata di Attis, vaga di notte sul Monte Ida con i Coribanti che fanno un tremendo frastuono. La dea teme che Rea torni in se e faccia gettare Eros in pasto ai leoni. Ma la prospettiva non preoccupa Eros che dice di aver fatto amicizia con i leoni e di giocare spesso con loro. Rifiuta ogni responsabilità e sostiene di limitarsi ad indicare la bellezza, il resto lo fanno le sue vittime lasciandosi prendere dalla passione.

21 - Apollo e Ermes

Ermes racconta ridendo ad Apollo che Efesto ha catturato Ares ed Afrodite mentre amoreggiavano nudi nel letto, usando delle catene invisibili.
Ora i due amanti sono esposti nudi ed incatenati alla derisione di tutti gli dei, ma Ermes, vedendo il corpo di Afrodite, invidia Ares nonostante tutto.

22 - Era e Zeus

Era biasima Dioniso, figlio di Zeus, per i suoi modi effeminati e per i piaceri e le danze ai quali si dedica continuamente ma Zeus le ricorda che Dioniso, nonostante le apparenze, ha conquistato la Lidia e sottomesso gli Indiani compiendo imprese di grande valore.
Era accusa Dioniso anche per aver fatto conoscere il vino agli uomini inducendoli all'ubriachezza ed alla violenza, come dimostra la vicenda di Icario che fu ucciso dai suoi stessi compagni di baldoria. Ma secondo Zeus la colpa non è di Dioniso o del vino ma di chi beve senza misura, del resto - nota Zeus - Era parla così perché è ancora gelosa di Semele.

23 - Afrodite ed Eros

Afrodite chiede ad Eros perché non colpisca mai con le sue frecce Atena, le Muse ed Artemide.
Eros risponde che ha paura di Atena e dell'immagine della Gorgone che porta sul petto, soggezione delle Muse sempre impegnate con le loro arti e che Artemide ha già un amore, quello per la caccia.

24 - Zeus e Elios

Zeus rimprovera duramente Elios per aver lasciato guidare il carro del sole al figlio Fetonte. Il ragazzo si è lasciato prendere la mano dai cavalli e quelli hanno deviato dal loro percorso portando il fuoco distruttore sulla terra. Zeus ha dovuto abbattere Fetonte con la folgore per evitare che sterminasse l'umanità.
Elios si scusa parlando del suo amore per il figlio e del suo attuale dolore. Zeus lo perdona e dispone che le sorelle di Fetonte lo seppelliscano presso il fiume Eridano dove è caduto, piangano lacrime d'ambra e si trasformino in salici per il dolore.

24 - Apollo ed Ermes

Ermes spiega ad Apollo come distinguere Castore da Polluce: quest'ultimo ha sul viso le cicatrici delle ferite ricevute durante il pugilato, in particolare contro Amico re dei Bebrici, mentre il viso di Castore è intatto.
Ermes spiega anche che i due fratelli, avendo il fato deciso che uno fosse mortale, hanno scelto di abitare gli inferi a periodi alterni condividendo così in due l'immortalità di uno solo. Hanno l'incarico di sorvegliare il mare e salvare i marinai in pericolo.



IL GIUDIZIO DELLE DEE


Zeus decide che sia Paride a giudicare chi sia la più bella fra Era, Atena ed Afrodite, assegnando alla vincitrice il pomo di Eris (la discordia). Ermes viene incaricato di accompagnare le tre dee sul Monte Ida dove Paride, pastore, si sta occupando del bestiame.
Durante il viaggio Ermes racconta che Paride ha una compagna (la ninfa Enone) di accettabile bellezza ma molto rozza. Giunti sul Monte Ida, Ermes riconosce il luogo dove Zeus si trasformò in aquila e rapì Ganimede per farlo diventare il suo amasio ed il coppiere degli dei.
Paride è sgomento nel trovarsi di fronte a quattro divinità ma Ermes lo tranquillizza e gli spiega l'incarico affidatogli da Zeus i cui ordini non possono in alcun caso essere disattesi.
Superata l'iniziale soggezione, Paride accetta di fare da giudice, anzi per poter valutare più attentamente chiede alle tre dee di spogliarsi e di lasciarsi esaminare una alla volta.
Rimasta sola con Paride, Era gli promette di farlo diventare signore dell'Asia se sarà lei la prescelta, ma Paride non si mostra particolarmente interessato al potere.
Quando viene il turno di Atena questa promette al pastore di trasformarlo in un invincibile guerriero, ma anche in questo caso Paride non rivela entusiasmo ed afferma di preferire la pace.
Infine è la volta di Afrodite che gli promette di fargli sposare la bellissima Elena, la donna più desiderabile e desiderata della Grecia. Che si tratti di una donna sposata non costituisce un problema: Afrodite sarà aiutata dai suoi figli Amore e Desiderio. Il primo farà innamorare Elena, il secondo renderà Paride tremendamente affascinante e a questo punto certamente la conturbante Spartana fuggirà con lui.
Questa promessa convince Paride che assegna il pomo alla dea dell'amore.


DIALOGHI DELLE CORTIGIANE

1 - Glicera e Taide

Glicera si lamenta con Taide per aver perduto un amante, un militare acarnano che le è stato portato via da una rivale.
Taide la consola: sono cose che capitano fra le cortigiane, piuttosto si stupisce che l'uomo abbia potuto preferire a Glicera una donna certamente meno bella. Ma Glicera le spiega che la rivale avrà certamente utilizzato un filtro magico preparato dalla madre, notoriamente dedita alla stregoneria.

2 - Mirtio, Panfilo e Doride

La cortigiana Mirtio è incinta da otto mesi quando viene a sapere che il suo amante Panfilo sta per sposare la figlia di un ricco armatore. Panfilo nega tutto e vuole sapere come Mirtio abbia avuto questo sospetto. E' stata Doride, una schiava di Mirtio che, informata da un'altra cortigiana, ha portato la brutta notizia alla sua padrona. Doride stessa ha visto le decorazioni nuziali nella via dove abita Panfilo. A questo punto Panfilo comprende ogni cosa: a sposarsi non sarà lui ma un suo vicino di casa e la malalingua che ha informato Doride ha sbagliato persona. Così l'equivoco viene chiarito con grande sollievo di Mirtio.

3 - Fillina e la madre

Filinna viene rimproverata dalla madre perché si è comportata male con il suo uomo civettando con un altro durante un banchetto e poi rifiutando di entrare nel suo letto, anzi tormentandolo con il canto tutta la notte.
Filinna si giustifica spiegando che Difilo, il suo amante, l'aveva provocata corteggiando e baciando l'amica Taide, ma la madre, con molto senso pratico, le ricorda che sono due poverette e che senza l'aiuto di Difilo avrebbero passato un terribile inverno.

4 - Melitta e Bacchide

Melitta è stata lasciata dal suo amante Carino a causa di una scritta lungo il muro del Ceramico che l'accusava di amare un altro uomo. Si trattava certamente di uno scherzo ma Carino, gelosissimo, non ha voluto sentir ragioni.
Per farlo tornare l'amica Bacchide propone gli incantesimi di una vecchia, già da lei sperimentati con successo in una situazione simile.

5 - Clonario e Leena

Clonario è curiosa di sapere cosa ci sia di vero nelle dicerie a proposito di Leena e dei suoi rapporti omosessuali con la ricca Megilla di Lesbo. Leena le confida che è tutto vero e le racconta che Megilla ed una sua amica di nome Demonassa l'hanno circuita durante una festa e l'hanno convinta a provare una nuova esperienza. Clonario vorrebbe conoscere i particolari, ma Leena arrossisce e rifiuta di dire di più.

6 - Crobile e Corinna

La vedova Crobile è soddisfatta per il primo "cliente" della figlia Corinna. Dopo aver ricordato i sacrifici che ha dovuto fare per vivere dalla morte del marito in poi, esorta la figlia a diventare una cortigiana per vivere entrambe agiatamente. Elargisce consigli ed indica a Corinna l'esempio di altre cortigiane che, vendendo con eleganza il proprio corpo, sono diventate ricche dopo aver vissuto nella miseria.

7 - Musario e la madre

Musario è una cortigiana ma ha un solo amante, Cherea, che pur essendo figlio di un uomo molto ricco, non dispone di denaro e non può quindi pagare le prestazioni di lei, anzi di tanto in tanto è lui a chiedere a lei di che pagarsi da bere con gli amici. La madre rimprovera severamente Musario per questa situazione ma la giovane è innamorata e si ostina a credere a Cherea quando le promette che un giorno sarà ricco e la sposerà.

8 - Ampelide e Criside

La giovane cortigiana Ampelide si lamenta perché il suo amante la picchia e le fa continue scenate di gelosia. L'amica Criside, molto più matura ed esperta, le spiega che questo è il tipo d'amore che si deve cercare, quello fatto solo di baci e carezze è un amore tiepido che non dura mai a lungo.
Criside racconta che una volta un ricco usuraio la trovò occupata con un altro cliente e divenne pazzo di gelosia. Dopo una terribile scenata le pagò una grossa somma per averla solo per se. E' dunque la gelosia l'unico filtro d'amore veramente efficace.

9 - Dorcade, Pannichide, Filostrato e Polemone

La schiava Dorcade, molto affannata, avverte la cortigiana Pannichide che il suo amante Polemone è tornato dalla guerra carico di bottino e che presto verrà a trovarla. Il problema è che Pannichide ha trovato un altro uomo, Filostrato, che le ha dato molto denaro per stare con lei.
I due amanti arrivano contemporaneamente e mentre Pannichide non sa come comportarsi, Polemone si infuria e con toni farsescamente militari giura vendetta e minaccia di attaccare Filostrato con i suoi cinquemila soldati. Filostrato non si lascia impressionare e minaccia a sua volta di prendere a sassate il rivale.

10 - Chelidonio e Droside

Il giovane Clinia non va più a trovare l'amante Droside perché il padre lo ha mandato a scuola dal filosofo Aristeneto che insegna che la virtù è più importante del piacere e gli vieta severamente di incontrare una cortigiana.
Aristeneto controlla continuamente Clinia che a stento è riuscito a far avere a Droside un biglietto per spiegarle la situazione ed il motivo della sua assenza.
Droside si confida con l'amica Chelidonio che le risponde che Aristeneto è un noto pederasta che circuisce i bei giovani con il pretesto della filosofia. Promette a Droside di andare di notte a scrivere sul muro del Ceramico "Aristeneto corrompe Clinia".

11 - Trifena e Carmide

Carmide ha pagato Trifena per stare con lei ma poi non si è lasciato avvicinare ed ha continuato a piangere per tutta la notte. Alle insistenti domande di Trifena spiega che è innamorato, senza speranza, della cortigiana Filemasio, detta la Trappola.
Trifena le spiega che, nonostante l'aspetto dovuto al trucco molto laborioso e ad una parrucca, Filemasio è una donna di quarantacinque anni. In effetti Carmide ammette che nonostante lui le abbia dato molto denaro Filemasio non si è mai lasciata vedere nuda da lui, e si rende conto che si è comportata così perché spogliandosi avrebbe svelato la sua età.
Trifena si offende quando Carmide confessa di essere andato da lei per ingelosire Filemasio, ma Carmide è ormai convinto e, già dimenticando la matura meretrice, attira nell'alcova la bella e giovane Trifena.

12 - Ioessa, Piziade e Lisia

Ioessa litiga con Lisia: lei cortigiana non si è mai fatta pagare da lui e ha lasciato andare tutti gli altri amanti perché sinceramente innamorata di Lisia. E come viene ricambiata? Lisia ormai la ignora ed amoreggia sfacciatamente con altre donne davanti a lei per farla soffrire.
Lisia ribatte di essere stato tradito. Introdottosi di notte nella casa di Ioessa l'ha trovata addormentata accanto ad un ragazzo imberbe e profumato, completamente rasato.
Ioessa e la sua amica Piziade che assiste alla lite scoppiano a ridere: era Piziade nel letto di Ioessa, dormiva con lei per farle compagnia e se Lisia toccando ha sentito il capo rasato ... anche questo è facile da spiegare. Piziade si toglie la parrucca e confida a Lisia di essersi dovuta rasare a causa di una malattia. I due amanti fanno pace ed invitano Piziade a bere con loro.

13 - Leontico, Chenida e Innide

Con evidente esagerazione Leontico si vanta delle sue imprese guerresche con la cortigiana Innide e l'amico Chenida lo aiuta confermando i suoi improbabili racconti.
Leontico parla di accaniti duelli, di teste spaccate, di laghi di sangue, sperando di sedurre Innide ma la ragazza lo chiama assassino e fugge inorridita.
Leontico, interdetto, rimane solo con Chenida e lo prega di seguire la ragazza e riportarla da lui. Chenida lo avverte che per riuscirci dovrà confessarle che si trattava di bugie. Leontico esita preoccupato dalla figuraccia ma alla fine, fra la gloria e Innide, sceglie Innide.

14 - Dorione e Mirtale

La cortigiana Mirtale è stata l'amante del marinaio Dorione ma ora lo ha lasciato per un altro uomo anziano e brutto ma molto ricco.
Dorione le ricorda pateticamente i doni che le ha fatto durante le loro relazione: cipolle, un cacio, un paio di sandali, qualche moneta ... tutto ciò che la sua misera condizione di marinaio gli permetteva.
Ben altri sono i doni che Mirtale riceve dal nuovo amante...

15 - Coclide e Partenide

La flautista Partenide piange e si lamenta con la cortigiana Coclide. Era stata ingaggiata per allietare con la sua musica l'incontro della cortigiana Crocale con un nuovo cliente, il contadino Gorgo. Quando tutti si stavano divertendo aveva fatto irruzione nella casa un altro amante di Crocale, il militare Dinomaco accompagnato da otto giovinastri. Gorgo era stato duramente malmenato, Crocale era fuggita e la povera Partenide era stata schiaffeggiata da Dinomaco che le aveva anche spezzato i flauti.
Il dialogo e l'intera opera si concludono con una morale pronunciata da Coclide: meglio preferire la gente semplice come contadini e marinai ai militari vanitosi, con le loro smargiassate e la loro arroganza.