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PUBLIO OVIDIO NASONE

FASTI



LIBRO PRIMO


Apertura programmatica: canterò, dice il Poeta, i tempi, le cause e i segni delle festività dell'anno latino, dove i tempi sono le date, le cause sono gli eventi che nelle festività si celebrano e i segni sono quelli astrologici che scandiscono il calendario.
L'opera è dedicata a Giulio Cesare Germanico, figlio di Druso, uno dei protagonisti degli eventi militari dell'epoca, al quale Ovidio promette di cantare anche le glorie familiari.
Dopo la premessa dedicatoria, l'autore da inizio alla sua esposizione parlando del primo calendario romano, quello istituito da Romolo che considerava l'anno di dieci mesi.
Il primo mese era dedicato a Marte, il secondo a Venere (probabilmente derivando Aprile da Aphrodites), il terzo mese (maius) era dedicato agli anziani (maiores) e il quarto (iunius) ai giovani (iuniores), i rimanenti prendevano il nome dalla numerazione (quintilis, sextilis, ecc.)
Numa antepose a questi mesi altri due, il primo dedicato a Giano ed il secondo ai defunti.
I giorni dell'anno erano distinti in fasti (nei quali si poteva esercitare l'attività giudiziaria) e nefasti nei quali i tribunali non potevano operare.
Nell'arco di ogni mese cadevano le Calende sacre a Giunone, le Idi sacre a Giove e le None prive di tutela. A ciascuna di queste tre ricorrenze seguiva una "giorno nero" nel quale si ricordavano tristi eventi causati dall'avversione di Marte.
Mentre il Poeta riflette sull'inizio dell'anno nel mese sacro a Giano il dio bifronte gli appare miracolosamente e gli spiega che il suo aspetto è un ricordo di quando in tempi antichissimi egli non aveva figura e corrispondeva al Caos, quando i quattro elementi erano uniti in un'unica massa informe. Inoltre egli presiede a tutti gli inizi e a tutte le fini, governa tutte le porte e, portinaio della sede degli dei, vede contemporaneamente ciò che vi è dentro e ciò che vi è fuori.
Incoraggiato dall'atteggiamento benevolo del dio, Ovidio chiede perché l'anno inizia in inverno e non in primavera.
Giano spiega che in questo modo l'inizio dell'anno coincide con quello del "sole nuovo" (solstizio di inverno).
La conversazione fra il poeta ed il dio prosegue e se ne evince che il 1° gennaio segnava formalmente l'inizio dell'anno giudiziario e rappresentava in genere l'auspicio di un anno propizio per tutte le attività.
A proposito dello scambio tradizionale dei doni Giano spiega che datteri e fichi servono per augurare un dolce anno ma a questo valgono ancora di più i doni in denaro perché da quando Roma è diventata così potente nulla è più dolce per gli uomini della ricchezza e, per paragone, il dio ricorda la semplicità dei tempi arcaici con allusioni a Cincinnato e a Fabrizio Luscino.
Giano parla dell'arrivo di Saturno che risalì il Tevere su un'imbarcazione e della sua sede sul colle che in suo onore fu detto Gianicolo.
Le porte del tempio di Giano venivano aperte durante le guerre per facilitare il rientro dei soldati e chiuse in tempo di pace perché essa non possa uscirne.
Il colloquio con Giano si conclude con un'invocazione al dio per la pace e per i Cesari che l'hanno raggiunta.
Quattro giorni dopo le calende di Gennaio cadono le none in cui si celebrano i riti agonali per propiziare Giano. Il nome di questi riti derivava dal verbo ago (agisco) con riferimento al sacerdote che offriva sacrifici o al termine greco agonia riferito alla morte delle vittime. Ma nei tempi antichi le cerimonie erano incruente, venivano offerti farro, sale e ghirlande di fiori.
Successivamente invalse l'uso di sacrificare a Cerere una scrofa (perché rovina i germogli del grano), a Bacco un caprone che bruca la vite.
Il sacrificio bovino risale al mito di Aristeo che aveva involontariamente provocato la morte di Euridice ed era stato punito dalle ninfe con lo sterminio delle sue api. Interrogando Proteo apprese che uccidendo un bue e seppellendolo le api sarebbero rinate dalle sue carni.
Ancora: si uccidono pecore per punire quella che brucò le verbene (il mito di riferimento non è noto), si offre in Persia un cavallo al veloce Iperione perché non abbia una vittima più lenta di lui, con la morte di una cerva si ricorda l'episodio di Ifigenia salvata da Diana.
I Sapei (popolazione della Tracia) offrivano viscere di cane.
A Priapo si sacrifica un asino in ricordo di un antico convito di divinità campestri quando l'asino di Sileno svegliò con i suoi ragli la ninfa Lotis che stava per essere violentata nel sonno da Priapo.
Anche gli uccelli vengono immolati, le colombe a Venere, le oche a Iside, il gallo alla dea Notte.
L'11 gennaio si celebravano i riti Carmentali dedicati a Carmenta madre di Evandro, colonizzatore arcaico del Lazio. Nello stesso giorno si festeggiava anche Giuturna, sorella di Turno, alla quale erano dedicati un tempio nel Campo Marzio e la Fonte Giuturna.
Carmenta ed Evandro furono esiliati dall'Arcadia. La dea profetica consolò il figlio ricordandogli che non aveva colpe e che subiva lo stesso destino toccato a Cadmo, a Tideo, a Giasone.
Giunti alle rive laziali risalirono il Tevere fin quando Carmenta ordinò al timoniere di fermare la nave e colta da delirio profetico predisse la grandezza della città che sarebbe sorta in quei luoghi e, ovviamente, la gloria di Augusto e della sua famiglia.
Evandro e la sua gente cominciarono quindi a costruire le loro case in quel sito e non molto tempo più tardi vi giunse Ercole conducendo il bestiame preso a Gerione. Mentre Ercole era ospite di Evandro, il feroce Caco rubò due suoi tori e li nascose spingendoli in un antro all'indietro per confondere le orme.
Caco viene descritto di orribile aspetto e di corpo immane, figlio di Vulcano, viveva in una spelonca ingombra di ossa umane delle sue vittime.
Ercole udì i muggiti dei suoi bovini e rovesciato l'enorme masso con il quale Caco aveva chiuso l'entrata dell'antro affrontò l'orrido ladro. Come il padre, Caco aveva la capacità di emettere fiamme dalla bocca ma non gli servì contro la forza sovrumana di Ercole che lo uccise con pochi colpi di clava.
Dopo la vittoria l'eroe sacrificò a Giove uno dei tori recuperati e costruì l'Ara Massima nel luogo dove sarebbe sorto il Foro Boario.
Alle Idi di Gennaio si ricordava la remissione del potere al senato e al popolo da parte di Ottaviano e il conseguente conferimento del titolo di Augusto, il più importante e nobile dei cognomina attribuiti agli uomini politici romani.
Il 15 gennaio si completava la celebrazione dei riti carmentali. Le matrone venivano trasportate in carri detti carpenti e quando questo onore fu loro tolto abortirono in massa per protestare.
Venivano festeggiate anche le dee Porrima e Postverta, sempre associate a Carmenta, divinità profetiche (l'una conosce il passato, l'altra il futuro) e protettrici del parto.
Il 16 gennaio era consacrato alla Concordia che aveva un tempio nel Foro, tradizionalmente dedicato da Marco Furio Camillo in occasione della riconciliazione fra patrizi e plebei (Leggi Licinie-Sestie del 367 a.C. )
Ovidio parla anche della ricostruzione del tempio della Concordia iniziata per volontà di Tiberio (7 a.C.) per celebrare la sua campagna in Germania.
Diversamente dalle feste fin qui citate quella della seminagione non aveva una data fissa ma era una festa mobile in funzione del clima della stagione.
Il 27 gennaio era la ricorrenza della ricostruzione del tempio dei Dioscuri presso la Fonte Giuturna voluta da Tiberio e Druso nel 6 d.C.
Il 30 gennaio si ricordava la consacrazione dell'Ara Pacis (9 a.C.)
Il primo libro dell'opera si conclude con una breve invocazione alla Pace ed una lode alla casa di Augusto che della pace era fautrice.

LIBRO SECONDO

Invocazione del favore di Augusto verso l'opera.
Etimologia di Febbraio. Erano dette Februe le cerimonie di purificazione, in particolare quelle relative agli oggetti usati nei sacrifici. Il nome sarebbe stato assegnato al mese perchè in febbraio si svolgevano i Lupercali che erano considerati anche un rito di purificazione; i Luperci infatti purificavano i passanti battendoli con le corregge ricavate dalla pelle degli animali sacrificati.
Esempi mitologici di purificazione: Patroclo, Peleo, Egeo, Alcmeone: tutti purificati con acque fluviali, anche esse dette Februe.
Nell'antichità febbraio era l'ultimo mese dell'anno (gennaio era il primo) ed il 23 febbraio si celebravano i Terminali, dedicati al dio Termine. Gennaio e Febbraio furono uniti dai decemviri.

1 Febbraio.
Il primo giorno del mese era considerato anniversario della fondazione di un antico tempio a Giunone Sospita (fondatrice), poi distrutto dal tempo.
Lode ad Augusto, rifondatore di templi.
Nella stessa data si festeggiava Elerno (nume non altrimenti noto) al quale era sacro un boschetto presso la foce del Tevere, e si offrivano sacrifici nell'atrio del tempio di Vesta dove si credeva situata la tomba di Numa Pompilio.

2, 3 Febbraio.
Riferimenti astronomici: tramonto totale della costellazione della Lira e parziale di quella del Leone.

4 Febbraio.
Tramonto della costellazione del Delfino.
Favola di Arione di Lesbo salvato da un delfino.

5 Febbraio.
Data in cui era stato attribuito ad Augusto il titolo di Padre della Patria. Grandi adulazioni da parte di Ovidio.
Comparazione fra Romolo ed Augusto, Augusto ingrandì a dismisura il dominio di Roma ed emise leggi giuste, ecc.ecc.
L'entrata in Acquario prelude alla primavera.

6, 7, 8, 9, 10 Febbraio.
Inizio della primavera ma rimangono ancora giorni freddi.

11, 12 Febbraio.
Favola dell'Orsa Maggiore. La ninfa Callisto, sedotta da Giove partorisce Arcade e viene tramutata in orsa dalla gelosia di Giunone. Ripara nella foresta e quindici anni dopo sta per essere trafitta dal figlio quando entrambi sono rapiti in cielo a formare la costellazione dell'Orsa.

13 Febbraio.
Festa di Fauno, mitico re del Lazio al quale era dedicato un tempio sull'Isola Tiberina.
Nella stessa data si commemorava la strage dei Fabii, ad opera dei Veienti, sul fiume Cremera.
I trecentosei Fabii uscirono dalla Porta Carmentale, poi ritenuta di cattivo augurio, per presidiare Roma contro i Veienti.
Dopo una prima vittoria furono attirati in un agguato e trucidati (strage del Cremera); della famiglia si salvò solo un fanciullo, rimasto a casa perchè troppo giovane, che continuò la stirpe dei Fabii.

14 Febbraio.
Origine delle costellazioni del Corvo, del Cratere e del Serpente.
Incaricato da Apollo di portare acqua per un rito il corvo volò via con un cratere ma indugiò a lungo attendendo che i fichi di un albero maturassero. Saziatosi tornò con un serpente al quale dette la colpa del suo ritardo. Apollo comprese che mentiva e lo punì.

15 Febbraio.
I Lupercali, in onore di Fauno. Ovidio fa risalire le origini del rito all'Arcadia mitica (e confonde Fauno con il greco Pan).
Evandro avrebbe portato il culto di Pan nel Lazio.
Scene pastorali degli abitanti del Lazio preromano. La nudità arcaica di quei pastori ricordata nel rito dei Lupercali. Una favola satirica: Fauno si sarebbe innamorato di Onfale, compagna di Ercole ed introdottosi di notte nella dimora dei due cerca nel buio la donna per unirsi a lei ma Ercole vestiva da donna com'è noto in compagnia di Onfale e l'ardore di Fauno sbaglia obiettivo con conseguente figuraccia del dio. Da quella volta Fauno odiò gli indumenti e pretese che i suoi fedeli svolgessero nudi i riti a lui dedicati. Un accenno alla vicenda di Romolo e Remo: durante i Lupercali, mentre si esercitavano nudi con l'arco e con altri sport sono chiamati a catturare dei ladri di bestiame. Corrono immediatamente nudi come sono dietro ai ladri ed il primo a raggiungerli è Remo con i suoi compagni, vincendo come trofeo la vittima dei Lupercali (una capra).
In pratica un'altra possibile motivazione, per Ovidio, della nudità dei Lupercali è il ricordo di questo episodio.
Per spiegare il nome dei Lupercali Ovidio riprende dal principio la leggenda dei gemelli narrandola in forma poetica.
Il nome dei Lupercali deriverebbe dalla Lupa nutrice dei gemelli.
Altra possibile derivazione, più complessa, dell'appellativo greco Liceo di Pan (corrispondente a Fauno): Lycos in greco significa lupo.
L'usanza dei Lupercali di sferzare le passanti per propiziare la fecondità risalirebbe ad un analogo rito miracoloso voluto da Giunone Lucina ai tempi di Romolo. Per ordine della dea un augure sferzò la schiena delle donne romane che soffrivano di sterilità con corregge ricavate dalla pelle di un caprone sacrificato.
Riferimenti astronomici: il sole entra nella costellazione dei Pesci. L'origine leggendaria dei Pesci: un giorno Venere fuggiva con il piccolo figlio Cupido il gigante Tifone; giunta alle sponde dell'Eufrate si tuffò nel fiume venendo subito soccorsa da due pesci gemelli. I pesci furono premiati con la loro trasformazione in stelle.

16, 17 Febbraio.
Il 16 Febbraio non è festivo.
Il 17 Febbraio è consacrato a Quirino, divinazione di Romolo.
Ovidio cerca l'etimologia di Quirino nella città di Curi o nel nome arcaico di un'arma (curis).
In quel giorno si commemorava l'apoteosi di Romolo, improvvisamente assunto in cielo dagli dei mentre dettava leggi nella Palude della Capra. Anche Ovidio riprende la tradizione per cui i Senatori furono sospettati di averlo eliminato finchè Giulio Proculo non raccontò la sua visione di Romolo divinizzato che ordinava ai suoi concittadini di far grande la città.
Lo stesso giorno era detto anche festa degli sciocchi (altrove dei ritardati) perchè era il limite ultimo per celebrare la festa mobile dei Fornacali, dedicata alla dea Fornace che presiedeva alla tostatura dei cereali.

18, 19, 20, 21 Febbraio.
Le cerimonie Ferali e in particolare le Parentali (13 - 21 Febbraio) dedicate alle anime dei morti (Lemuri): le buone erano dette Lari o Mani e adorate come divinità domestiche; le cattive dette Larve si credeva vagassero come spettri.
Il rito dedicato ai morti era semplice, con offerte di pane, vino, viole, grano e sale e con preghiere e versi.
L'origine di quelle feste è attribuita a Enea che dedicava un pietoso rito alla memoria del padre Anchise.
Quando le guerre avevano distolto l'attenzione dei Romani da queste commemorazioni si erano avuti prodigi nefasti ed apparizioni di spettri.
E' comunque sconsigliato sposarsi in questi giorni, si chiudono i templi e non si offre incenso alle are.
Si celebra un rito in onore della dea Tacita, o Muta, madre dei Lari.
Il rito è strano e la spiegazione un pò complicata: il rito è celebrato da una vecchia che senza parlare prepara e beve un intruglio a base di vino, fave, pesce ed altro. L'origine risale al mito di Giuturna, sorella di Turno, ninfa italica, poi dea delle fonti. Invaghitosi di lei Giove convinse le sorelle ad aiutarlo a catturarla ma la pettegola Lara, sorella di Giuturna, non mantenendo il segreto svelò il piano preparato. Giove la punì privandola della lingua e condannandola a vivere nell'Ade. Inoltre Mercurio mentre la accompagnava al suo destino la violentò: ne nacquero due gemelli, i Lari dei crocicchi che vegliano su Roma.

22 Febbraio.
Le Caristie: dopo le Parentali i parenti ed i congiunti si riunivano in banchetto cessando le discordie nel ricordo dei morti.
Giornata dedicata alla concordia ed all'allegria.

23 Febbraio.
Le Feste Terminali, dedicate alla divinità romana Termine, dio dei confini e delle pietre terminali.
I proprietari dei campi confinanti si raccoglievano a sacrificare intorno al sasso terminale. Si accenna alla sesta pietra miliare sulla via Laurentina con cui terminava l'antico territorio di Roma.

24 Febbraio.
Commemorazione della fuga di Tarquinio il Superbo (Regifugium).
Tarquinio il Superbo era uomo iniquo ma militarmente valoroso, aveva conquistato alcune città fra cui Gabii, presa a tradimento. Sesto figlio di Tarquinio si insinuò fra gli abitanti di Gabii fingendosi scacciato dal padre, accolto benevolmente riuscì a guadagnare prestigio nella città, infine ne fece uccidere i capi. Qualche tempo dopo, come racconta anche Livio, violentò Lucrezia, moglie di Collatino che si uccise per il disonore. La vendetta di Collatino e di Bruto gli fu fatale ed i Tarquini vengono cacciati da Roma.

25, 26 Febbraio.
Le rondini ritornano con la primavera.
27, 28 Febbraio.
Le feste Equirie, istituite da Romolo in onore di Marte.
Con queste termina il mese ed il secondo libro dei Fasti.

LIBRO TERZO

Il mese di Marzo prende il nome dal dio Marte, del quale Ovidio in apertura chiede la benevolenza per la sua opera.
Riprende il mito di Rea Silvia amata nel sonno da Marte. L'incontro avviene mentre la vestale si recava al fiume a prendere acqua per purificare l'altare. C'è la stessa immagine in Properzio a proposito di Tarpea. La brezza la induce al sonno mentre riposa e Marte la vede e se ne invaghisce. Al risveglio Rea Silvia ha sognato due palme, una maggiore dell'altra, cariche di frutti, contro le quali Amulio sguainava la spada. Le palme erano difese da una lupa e da un picchio.
Condanna dei gemelli da parte di Amulio. La Lupa ed il Picchio. Larenzia e Faustolo. Giovinezza dei gemelli. Romolo uccide Amulio e ripristina il regno di Numitore.
Fondazione di Roma, morte di Remo.
Romolo dedica a Marte il primo mese dell'anno romano.
L'anno romano era di dieci mesi.
Creazione delle tre Tribù: Ramni, Tiziensi e Luceri.
Ai tempi di Ovidio rimanevano segni tradizionali del vecchio calendario (nel quale l'anno iniziava da Marzo): il primo Marzo i Flamini rinnovavano le fronde di alloro che adornavano le loro case; altrettanto avveniva per i serti dei templi. Si rinnovava il fuoco nel tempio di Vesta.
Numa Pompilio fu il primo ad accorgersi di due mesi mancanti ma solo Giulio Cesare riformò esattamente il calendario.

1 Marzo.
Colloquio immaginario di Ovidio con Marte.
Ovidio gli chiede perchè un nome così virile sia onorato dalle matrone (nelle feste matronali).
Marte racconta la vicenda del ratto delle Sabine. Anche qui la festa preparata da Romolo è in onore di Conso. Marte ricorda l'intervento delle Sabine rapite per fermare la guerra fra i Romani ed i Sabini, a questo intervento si fa risalire l'origine delle feste matronali, celebrate appunto alle calende di Marzo (mese sacro a Marte).
Apostrofe a Egeria, moglie di Numa, che dopo la morte del marito fu mutata in fonte, nel bosco sacro di Diana. Un bosco nella valle aricina, evoca Ovidio, dove scorre la fonte sacra. Spesso vi si recano in pellegrinaggio donne esaudite nei voti.
Ricordo dei tempi di Numa e dei consigli di Egeria. Le leggi del secondo re tese a moderare la belligeranza dei Romani ed a promuovere la religione.
La leggenda dell'ancile: durante il regno di Numa Giove si adirò e cominciarono a cadere fulmini dal cielo. Egeria consigliò a Numa di chiedere aiuto ai numi silvestri Fauno e Pico per placare l'ira di Giove, tuttavia il re avrebbe potuto ottenere il loro aiuto solo catturandoli. Numa si apposta nel bosco dove vagano i due numi e li attrae con offerte di vino per poi catturarli addormentati dopo le libagioni. Ottiene da Fauno e Pico che recitino un rituale misterioso che ha il potere di far scendere Giove sulla terra, al loro cospetto. Giove chiede a Numa un sacrificio umano ma il re cerca astutamente di eludere la richiesta finchè Giove divertito non placa la propria ira. Inoltre promette a Numa un segno certo di comando. Il mattino seguente cade l'ancile dal cielo. Per evitare il furto della reliquia Numa ne fa fare undici copie da un artefice di nome Mamurio che chiede come sola ricompensa di essere ricordato nel rito dei sacerdoti Salii.

2, 3, 4 Marzo.
Tramonto di uno dei Pesci.

5 Marzo.
Tramonto della stella Astofilace o Boote.
Leggenda della stella del Vendemmiatore. Bacco invaghitosi del giovinetto Ampelo lo trasse in cielo quando cadde mentre vendemmiava.

6 Marzo.
Le Vestali offrono un sacrificio per commemorare l'anniversario del restauro del tempio di Vesta voluto da Augusto.
Apoteosi di Augusto.

7 Marzo.
Consacrazione del tempio di Veiove (dio della vendetta).
Sorge la costellazione di Pegaso, la cui origine leggendaria risale al noto cavallo alato di Bellerofonte.

8 Marzo.
Sorge la Corona, di cui si narra l'origine.
Arianna figlia di Minosse re di Creta aiutò Teseo nell'impresa del Labirinto. Abbandonata da Teseo fu sposata da Bacco che la tradì a sua volta. Impietosito dal pianto di Arianna il dio la portò in cielo con il nome di Libera e ne mutò la Corona (dono nuziale di Venere) in una costellazione.

9, 10, 11, 12, 13, 14 Marzo.
Celebrazione delle nuove Equirie nel Campo Marzio.
Istituite da Romolo si tenevano il 27 Febbraio e il 14 Marzo.

15 Marzo.
Festa di Anna Perenna, celebrata non lontano dal Tevere, grande baldoria all'aperto, con vino a fiumi.
Anna Perenna era la sorella della regina Didone. Alla morte di Didone il re numida Iarba, che era stato pretendente respinto dalla regina invade Cartagine ed Anna Perenna viene esiliata. Ripara presso Batto, re dell'isola di Malta, ma deve fuggire dopo tre anni perchè perseguitata da Pigmalione, re di Tiro. Naufraga sulle rive del Lazio dove incontra Enea che ha sposato Lavinia e regna sulla nuova città di Lavinio. Enea la ospita in nome del suo passato amore per la sorella ma Lavinia è gelosa e trama di eliminarla. Avvertita in sogno dall'ombra di Didone del pericolo Anna fugge di nuovo ma cade nel fiume Numicio. Il nume del fiume la rende una ninfa e la tiene con se.
In altre versioni del mito citate da Ovidio Anna Perenna è identificata con la luna, con Temi dea della giustizia, con Io amata da Giove e tramutata in vacca da Giunone o con la figlia di Atlante. Infine una versione in cui Anna era una vecchietta benefattrice dei poveri alla quale il popolo aveva dedicato una statua.
A questa vecchia si riferisce anche una favola in cui Marte cerca il suo aiuto per ottenere le grazie di Minerva. La vecchia cerca di evitare il mandato ed infine dichiara di aver compiuto l'incarico ma ad aspettarlo nel letto Marte trova la stessa vispa vecchietta. Fu deriso per questo da Venere e da Minerva. Da allora questo scherzo è ricordato in versi osceni cantati dalle fanciulle nella festa di Anna Perenna. Si accenna all'uccisione di Cesare avvenuta il 15 Marzo del 44 a.C. ed alla vendetta tratta a Filippi da Augusto sui cesaricidi.

16 Marzo.
Sorge lo Scorpione.

17 Marzo.
La festa dei Liberalia, in onore di Bacco, detto Libero.
Si accenna al mito di Semele, madre di Bacco morta per aver voluto contemplare gli attributi divini del suo amante Giove.
Bacco venne al mondo dalla coscia del padre, dove Giove si era fatto cucire il feto estratto dal corpo di Semele. Si accenna ai mitici re Penteo e Licurgo, nemici di Bacco. Dalla favola di Sileno, compagno di Bacco che viene aggredito dai calabroni mentre cerca di rubare il miele da un favo, Ovidio deriva l'usanza di mangiare in questa occasione focacce con il miele.
In questo giorno indossavano la toga virile i sedicenni.
Origine della costellazione dello Sparviero: durante la lotta fra gli dei e i Titani esisteva un mostro, metà toro e metà serpe: il destino voleva che chi ne avesse bruciate le viscere avrebbe vinto la guerra. Il mostro viene ucciso dal gigante centimane Briareo ma Giove invia uno sparviero e sottrae le viscere quindi premia il rapace mutandolo in costellazione.

18, 19, 20, 21, 22 Marzo.
Cinque giorni consecutivi di feste in onore di Minerva, le Quinquatrie. Nel primo giorno erano proibiti i giochi violenti, nei quattro successivi si svolgevano gare nell'arena. I giovani pregavano la dea per ottenere la sapienza. Era onorata dalle filatrici, dai tintori e dagli artigiani del cuoio.

23 Marzo.
Il sole nella costellazione dell'Ariete. L'origine mitica della costellazione è nella leggenda del montone di Frisso e di Elle.
Frisso ed Elle erano figli di Atamante e della dea Nefele (la nuvola). Ino moglie di Atamante ordisce un inganno perchè i due giovani vengano sacrificati ma la madre Nefele interviene mandando in loro aiuto un montone volante dal vello d'oro. Durante il volo Elle precipitò nel mare cui diede il nome di Ellesponto mentre Frisso giunse sulle rive della Colchide dove il montone si trasformò in astro.

24, 25, 26 Marzo.
Equinozio di primavera.

27, 28, 29, 30 Marzo.
Festa di Giano, della Concordia, della salute romana e della pace.
31 Marzo.
Festa della Luna, con cui termina il mese.


LIBRO QUARTO


Proemio.
Dialogo con Venere, alla quale è sacro il mese di Aprile. Esaltazione di Cesare, discendente da Venere.
Romolo discendeva da Venere in quanto suo nonno Numitore, attraverso la serie dei re albani discendeva da Enea, figlio della dea.
Serie dei re albani: Enea, Iulo, Postumo, detto Silvio, Latino, Alba, Epito, Capi, Tiberino, Agrippa, Remolo, Aventino, Proca, Numitore, Lauso.
Qui il figlio di Numitore si chiamava Lauso e viene ucciso da Amulio.
Ovidio divaga sulle molte connessioni fra gli eroi greci e l'Italia: Evandro, Ercole, Ulisse, Telegono, Aleso, Antenore, Diomede, Solimo (fondatore di Sulmona).
Inno a Venere, dea dell'amore.

1 Aprile.
Festa di Venere Verticordia e della Fortuna virile. Qui Venere è vista come protettrice delle fanciulle e del loro pudore. Tramonto dello Scorpione.

2 Aprile.
Tramonto delle Pleiadi.
Se ne vedono sei su sette, o perchè Merope si cela per la vergogna di essersi unita col mortale Sisifo, o perchè Elettra si nasconde per non vedere la rovina di Troia che fu fondata da suo figlio Dardano.

3, 4 Aprile.
Le feste Megalesi in onore di Cibele, duravano fino al 10 Aprile.
La festa comprendeva un rito molto rumoroso: i sacerdoti della dea, gli eunuchi detti Galli, facevano grande strepito con timpani e bronzi. La tradizione risale al mito di Saturno che mangiava i figli, Cibele sua moglie (era infatti identificata con Rea) per nascondere l'ultimo nato Giove lo nasconde presso il Monte Ida, i cui fragori vulcanici coprivano i vagiti. Altri sacerdoti, detti Coribanti, danzavano come invasati.
I sacerdoti eunuchi derivano invece dal mito di Atti, un giovane favorito della dea che ne contravvenne agli ordini accoppiandosi con una ninfa, pentito si punì da solo, privandosi degli attributi virili. Il culto di Cibele è originario della Frigia, secondo Ovidio la sua statua fu portata a Roma da Pergamo cinquecento anni dopo la fondazione, su ordine di un oracolo. Ovidio riporta l'episodio, citato anche da Svetonio, di Claudia Quinta, che quando la nave che porta la statua si incaglia nel Tevere prega la dea di seguirla se la sua castità è degna di lei e da sola e senza sforzo traina la nave.

5 Aprile.
Dedicazione di un tempio della fortuna pubblica sul Quirinale.

6, 7, 8, 9 Aprile.
Il 6 Aprile, terzo giorno delle Megalesi si celebravano i ludi, rappresentazioni sceniche e corse nel circo. Nello stesso giorno ricorreva l'anniversario della vittoria di Cesare sui pompeiani, a Tapso, nell'Africa, che egli però celebrava come vittoria su Giuba, re di Numidia ed alleato dei pompeiani.

10 Aprile.
Ultimo giorno delle Megalesi, corse dei cocchi.

11, 12 Aprile.
Le feste Ceriali in onore di Cerere, dea dell'agricoltura.
Si attribuiva a Cerere l'aver insegnato agli uomini a coltivare la terra. La Sicilia è sacra alla dea, perchè luogo del ratto di Proserpina (figlia di Cerere) ad opera di Plutone. Ovidio racconta, intrecciandoli, il mito di Proserpina e quello di Trittolemo. Durante un banchetto degli dei, in Sicilia, Proserpina si allontana per cogliere fiori e viene rapita da Plutone. Cerere la cerca per tutta la Sicilia e, giunta la notte sosta ad Eleusi con sembianze di vecchia. Qui incontra Celeo, padre di Trittolemo, che la vuole ospitare nella sua casa.
Trittolemo, bambino, è malato e moribondo, ma basta un bacio di Cerere per salvarlo. Durante la notte Cerere, grata per l'ospitalità, decide di far dono al bimbo dell'immortalità, ed inizia uno strano rito, alla fine del quale pone il bimbo sul fuoco, ma Metanira, madre di Trittolemo, spaventata, interrompe il rito, privando involontariamente il figlio del dono divino.
Cerere allora commuta il dono e dispone che Trittolemo sia il primo ad arare e a seminare la terra. Quindi riprende la ricerca finchè il Sole non le rivela il destino della figlia. Cerere allora si reca da Giove (padre di Proserpina) per ottenere aiuto. Giove scusa con la passione l'atto di Plutone e le dice che infondo si tratta di un ottimo partito. Tuttavia se Cerere vuole riaverla Giove tenterà purchè, durante il tempo trascorso negli inferi, Proserpina sia rimasta digiuna.
Giove invia Mercurio a controllare, ma la fanciulla ha rotto il digiuno con tre acini di melograno. Giove allora dispone che Proserpina rimanga sposa di Plutone, ma trascorra sei mesi l'anno nel cielo insieme alla madre.

14 Aprile.
Anniversario della vittoria di Augusto su Lucio Antonio, fratello di Marco, presso Castelfranco, durante la guerra di Modena.

15, 16 Aprile.
Altra festa delle Curie cittadine e sacrifici di vacche gravide nel tempio di Giove sul Campidoglio.
L'usanza sarebbe stata istituita da Numa Pompilio che con simili sacrifici richiestigli da Pan aveva scongiurato una carestia.
Il 16 Aprile ricorreva l'assegnazione del titolo di Imperator perenne ad Augusto.

17, 18 Aprile.
Tramonto delle Iadi.
Ultimo giorno delle Ceriali, con corse di cavalli nel circo e caccia alle volpi, con fiaccole accese attaccate alla coda.
Ovidio racconta una storiella tradizionale di Carsoli: un ragazzino, catturata una volpe le aveva legato della paglia alla coda dandole fuoco. Fuggendo la bestia aveva incendiato i campi.

20 Aprile.
Il Sole esce dall'Ariete ed entra nella costellazione del Toro.
21 Aprile.
La festa di Pale, dea della pastorizia. Era usanza saltare dei fuochi e spruzzarsi d'acqua. Fuoco ed acqua sono certamente riferiti alla purificazione ma l'origine esatta di questo rito sembra sfuggire anche ad Ovidio. Fra le molte ipotesi Ovidio sceglie quella che meglio si riallaccia al natale di Roma. I pastori che si trasferivano nella nuova città distruggevano con il fuoco i loro " rustici tetti ".
Ovidio riprende qui la narrazione della fondazione leggendaria dal punto in cui i due gemelli traggono auspici dal volo degli uccelli, Romolo sul Palatino e Remo sull'Aventino. Si scava la fossa del " mundus " e si compiono sacrifici.
Qui Remo, quando salta le mura criticandone le dimensioni è ucciso da Celere, luogotenente di Romolo, da questi incaricato di uccidere chiunque le avesse saltate.
Cordoglio di Romolo.

22, 23 Aprile.
Feste Vinali. In questa occasione si assaggiava il vino nuovo dedicandolo a Giove. Ovidio fa risalire l'usanza al duello fra il re etrusco Mezenzio ed Enea. Mezenzio aveva accettato di combattere per i Rutuli a patto di dividere il loro mosto dell'annata. Enea, saputolo, promette a Giove il mosto delle viti latine e vince il duello.

24, 25 Aprile.
Tramonto dell'Ariete e levata del Cane. Sacrifici contro la ruggine del grano.

26, 27, 28, 29, 30 Aprile.
Principio delle feste Florali in onore di Flora, dea della fioritura.

LIBRO QUINTO


Proemio.
Ipotesi sull'etimologia del nome di Maggio.
- Dalla maestà degli dei, con vari riferimenti alla teogonia.
- In onore degli anziani, i padri senatori. Probabilmente stabilito da Romolo.
- Da Maia, una delle Pleiadi, amata da Giove e madre di Mercurio.

1 Maggio.
Sorge la costellazione della Capra. Crono (Saturno) divorava i figli man mano che nascevano. Rea salvò Giove nascondendolo presso il Monte Ida dove venne allevato con il latte della capra di Amaltea che poi fu mutata in costellazione.
Anniversario della dedicazione di un antico tempio ai Lari Tutelari.
Nelle calende di Maggio era stato dedicato anche un tempio alla Bona Dea, protettrice della fecondità e della castità, proibito agli uomini. Più tardi però era divenuto luogo delle dissolutezze di dame impudiche. Il tempio era stato dedicato dalla famosa Claudia Quinta, poi rifatto da Livia, moglie di Augusto.

2 Maggio.
Sorgono le Iadi. Erano sette ninfe che divennero altrettante costellazioni che brillano nella parte anteriore della costellazione del Toro. Si riprende a parlare delle feste Florali. Flora era una ninfa. Zefiro la rapì e la fece sua sposa. Con il tocco di un suo fiore misterioso aiutò Giunone (adirata perchè Giove aveva da solo concepito Minerva) a concepire Marte senza l'intervento maschile.
Origine dei giochi Florali: Marco Publicio Malleolo e il fratello Lucio Publicio Malleolo, edili, multarono chi abusava dei pascoli comuni. Con il ricavato delle multe offrivano un tempio ed i giochi a Flora. I Floralia divennero annuali con i consoli Marco Popilio Lena e Lucio Postumio Albino nel 173 a.C.

3, 4 Maggio.
Sorge la costellazione del Centauro. Il centauro Chirone, saggio educatore di Achille, ospita Ercole e si ferisce accidentalmente con le sue frecce avvelenate. Muore rimpianto da Achille e viene mutato nella costellazione.

5 Maggio.
Sorge la costellazione della Lira.

6 Maggio.
Tramonto dello Scorpione.

7, 8, 9 Maggio.
Festa dei Lemuri, o Mani, che erano le ombre dei morti. Si credeva si aggirassero per le case dei congiunti e dovevano essere placati con solenni espiazioni.
Usi e supestizioni: si balzava dal letto di notte facendo schioccare le dita per allontanare le ombre dei morti, si gettavano delle fave alle spalle per offrirle alle ombre e si recitava una preghiera per nove volte consecutive.
Origine del nome e della festa dei Lemuri: Faustolo ed Acca Larenzia, dopo i funerali di Remo ne videro l'ombra che si lamentava per la sua fine e chiedeva a Romolo di dedicare un giorno alla sua memoria. Romolo, informato della richiesta, acconsentì dando alla ricorrenza il nome di Remuria che col tempo mutò in Lemuria. (Ricordare che in Plutarco invece Faustolo muore nella stessa rissa in cui muore Remo).

10, 11 Maggio.
Tramonto di Orione. La sua leggenda: in Beozia il vecchio Irieo ospita tre viandanti che si rivelano essere Giove, Nettuno e Mercurio. Grati per l'ospitalità offrono un premio al vecchio il quale chiede di poter avere un figlio senza interrompere la propria vedovanza. I tre dei spargono il proprio seme sulla pelle di un bue e ne nasce Urione, il cui nome col tempo mutò in Orione.
Orione diventa un grande cacciatore ma la sua superbia offende gli dei che, per punirlo, creano lo Scorpione la cui puntura uccide Orione.

12 Maggio.
Anniversario della dedicazione del tempio di Marte vendicatore, fondato da Augusto in adempimento di un voto fatto a Filippi.

13 Maggio.
Sorgono le Pleiadi ed inizia l'estate.

14 Maggio.
Sorge la costellazione del Toro. Sua leggenda: Giove innamoratosi di Europa prese le sembianze di un toro per rapirla. Traversa il mare con la fanciulla sulla groppa ed approdato a Creta riacquista il proprio aspetto ed eleva il Toro a costellazione.
In quel giorno si svolgeva l'antico rito del sacrificio degli Argei che vedeva le Vestali immolare fantocci di giunco rappresentanti dei vecchi. Pare che l'origine del mito fosse perduta ai tempi di Ovidio ma l'autore tenta un'ipotesi. Gli antichi Greci venuti ai tempi di Evandro e di Eracle nel Lazio avevano spesso nostalgia della patria e chiedevano, in punto di morte di essere gettati nel Tevere perchè il fiume e poi il mare ne riportassero le spoglie sulla spiaggia di Argo, ma i superstiti preferivano dare loro regolare sepoltura ed adempiere alla richiesta dei morti gettando nel Tevere dei simbolici fantocci.

15, 16, 17, 18, 19 Maggio.
Il 15 Maggio si celebrava l'anniversario della dedicazione di un tempio di Mercurio.
Mercurio che, secondo il mito, da bambino aveva rubato i buoi di Apollo nell'isola di Ortigia, era pregato da mercanti e truffatori che si purificavano con l'acqua di una fonte presso Porta Capena, sacra al dio.

20 Maggio.
Il Sole entra nei Gemelli. Origine della costellazione.
Castore e Polluce, figli di Tindaro re di Sparta e nipoti di Ebalo avendo rapita Febe e Ilaira, figlie di Leucippo, si azzuffarono con Ida e Linceo, figli di Afareo ai quali erano state promesse: nella lotta Castore fu ferito da Linceo e Linceo da Polluce. Ida fu fulminato da Giove che era il vero padre dei Tindaridi. Castore è mortale e Polluce no. Polluce chiede a Giove, ed ottiene, di poter spartire la propria immortalità con il fratello.

21 Maggio.
Terza ricorrenza delle feste agonali.
22 Maggio.
La notte seguente spunta il cane di Erigone, che è la canicola.
23 Maggio.
Festa dei Tubilustria, sacra a Vulcano, in cui si purificavano le trombe.

24 Maggio.
Il giorno era contraddistinto dalle lettere Q R C F che si interpretano " Quando Rex Comitiavit Fas ", cioè quando al re era lecito entrare nei Comizi, oppure " Quando Rex Comitio Fugit ", cioè quando il re (dei sacrifici) fugge dal Comizio.

25, 26, 27, 28, 29, 30, 31 Maggio.
Anniversario della dedicazione di un tempio alla Fortuna Publica Populi Romani.
Sorge la costellazione dell'Aquila, il " fulvo uccello di Giove ".
Tramonto di Boote e levata della costellazione di Iante.


LIBRO SESTO



Apparizione al poeta di tre dee, Giunone, Ebe e Concordia che forniscono ad Ovidio tre versioni dell'origine del nome del mese di Giugno:
- Giunone lo attribuisce a se stessa.
- Ebe, figlia di Giunone e moglie di Ercole, vuole il mese dedicato ai giovani (iunius est iuvenum), così come si è detto in precedenza che Maggio poteva essere il mese degli anziani.
- Secondo la Concordia il nome di Giugno ricorderebbe l'unione, cioè la pace, fra i Sabinie i Romani (iunius a iungendo).
Ovidio non osa dar torto a nessuna delle tre dee e lascia la questione irrisolta.

1 Giugno.
Festa di Carna, dea che serbava sana la carne del corpo umano, qui confusa o fusa con quella di Cardea, dea dei Cardini, protettrice della vita domestica.
Cardia - Cardea è ancora identificata con Crane, ninfa amata da Giano e da questa dotata del potere di proteggere le soglie domestiche. Con questo potere Crane salvò Proca (re di Alba ed antenato di Numitore), che neonato era stato aggredito da uccelli rapaci.
Anniversario della dedicazione del tempio di Giunone Moneta, ad opera di Furio Camillo.
Nello stesso giorno fu consacrato a Marte un tempio fuori Porta Capena, presso il porticato detto via Coperta.

2 Giugno.
Le Iadi stanno come corna in fronte al Toro.

3 Giugno.
Anniversario della dedicazione del tempio di Bellona, dea della guerra. Il tempio fu dedicato durante la guerra con gli Etruschi da Appio Claudio il Cieco, che in vecchiaia si fece portare in lettiga in Senato per evitare che si facesse la pace con Pirro finchè questi non avesse lasciato l'Italia.

4 Giugno.
Anniversario della consacrazione ad Ercole custode di un tempio.
Menzione della " colonna bellica " dalla quale il feziale lanciava l'asta per dichiarare aperta una guerra.

5 Giugno.
Anniversario della consacrazione del tempio di Sanco o Fidio o Semone, da cui discesero i Sabini.

6 Giugno.
Nozze di cattivo augurio prima delle none di Giugno e di buon augurio dopo. Ovidio parla della figlia Perilla, da lui molto amata.

7 Giugno.
Tramonto di Boote. Giochi di pescatori nel Campo Marzio in onore del dio Tebro, il Tevere.

8 Giugno.
Anniversario della consacrazione di un tempio a Mente, dea dell'intelligenza, che avvenne dopo la sconfitta al lago Trasimeno durante la seconda guerra punica.

9 Giugno.
Festa in onore di Vesta.
Il tempio di Vesta è rotondo per ricordare la forma della Terra che, come il tempio stesso, custodisce un fuoco perenne. La dea è vergine (come il fuoco dal quale non può nascere nessun essere) e pretende di essere servita solo da sacerdotesse vergini. Varie usanze e sacrifici di cibi al tempio di Vesta. Favola di Vesta dormiente dopo un banchetto che sta per essere aggredita da Priapo quando viene svegliata dal raglio del somaro di Sileno.
Il rituale dedicato in quel giorno a " Giove Fornaio " deriva dal racconto tradizionale di un fatto che sarebbe accaduto nel 390 a.C., quando i Romani erano assediati sul Campidoglio dai Galli. Ispirati da Giove i Romani avrebbero preparato più pane possibile e lo avrebbero lanciato sui nemici dalle mura. I Galli disperando di poter prendere Roma per fame abbandonarono l'assedio.
Ovidio incontra una matrona che cammina scalza: l'usanza ricordava i tempi in cui il lago Curzio e la palude del Velabro non erano ancora stati prosciugati.

10 Giugno.
Sorge la costellazione del Delfino, la notte seguente la festa di Vesta.

11 Giugno.
Feste Matrali che le "buone madri" dedicano alla Mater Matuta identificata con la greca Ino o Leucotea, figlia del tebano Cadmo. Si racconta che Servio Tullio dedicasse un tempio alla Mater Matuta nel Foro Boario.
Figlio di Matuta - Leucotea era Portuno (greco Palemone) dio dei parti.
Si ricorda la morte del console Publio Rutilio che perì in quel giorno, durante la guerra sociale.

12, 13 Giugno.
Anniversario della fondazione del tempio di Giove Invitto.
Inizio delle Quinquatrie minori, feste in onore di Minerva dei suonatori di flauto che correvano e suonavano travestiti da donna, verso il tempio di Minerva Capta, loro protettrice. Si credeva che il flauto fosse stato inventato da Minerva; il noto episodio di Marsia.

14, 15 Giugno.
Sorgono le Iadi, fra le quali Dodonia Tione che brilla in fronte al Toro.
16 Giugno.
Venti favorevoli ai naviganti.
17, 18 Giugno.
Sorge Orione. Si ricorda la vittoria del dittatore Aulo Postumio Tuberto, su Equi e Volsci sul monte Algido.
19 Giugno.
Il Sole entra nel Cancro.
20 Giugno.
Anniversario della fondazione del tempio di Summano, dio incerto anche per i Romani.
Sorge il Serpentario, che rappresenta Esculapio, figlio di Apollo e della ninfa Coronide, che Giove fulminò per aver ridato la vita ad Ippolito e poi portò in cielo per far cosa gradita ad Apollo.
Anniversario della sconfitta romana sul Trasimeno, quindi giorno infausto.
24 Giugno.
Anniversario della fondazione del tempio della Fortuna Felice costruito da Servio Tullio.
25, 26 Giugno.
Solstizio Estivo.
27, 28, 29, 30 Giugno.
Anniversario della fondazione del tempio ai Lari Pubblici e del tempio di Giove Statore, dedicato da Romolo a Giove che arrestò i Romani che fuggivano nella battaglia contro i Sabini.
Anniversario della fondazione del tempio di Quirino sul Quirinale.
Anniversario della fondazione del tempio di Ercole Musagete.