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LUDOVICO ANTONIO MURATORI

ANNALI D'ITALIA DAL PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE


Il testo completo dell'opera è disponibile su Google Books. Per le nostre pagine abbiamo estratto, anno per anno, i principali eventi ed i personaggi citati.
Consideriamo storia romana la parte dell'opera riguardante gli anni dal 1 d.C. al 475 d.C.; consideriamo storia italiana la parte che ha inizio con l'anno 476 d.C.

STORIA ROMANA


Anno 1 d.C.
Consoli: Gaio Cesare e Marco Emilio Paolo
Imperatore: Ottaviano Augusto
Antefatti :
* Dittatura di Cesare
* Ottaviano istituisce l'impero
* Marco Vipsanio Agrippa, genero e collaboratore di Ottaviano
* Mecenate, consigliere di Ottaviano
* Ottaviano distingue le province fra imperiali e senatoriali
* Ottaviano ottiene il titolo di imperatore (capo supremo dell'esercito) e la tribunizia potestà a vita

Altri personaggi citati:
* Marcella, prima moglie di Agrippa
* Giulia, figlia di Ottaviano e seconda moglie di Agrippa
* Livia Drusilla, moglie di Ottaviano
* Gaio Cesare
* Lucio Cesare
* Dionigi il Piccolo
* Beda il Venerabile
* Erode


Anno 2 d.C.
Consoli: Publio Alfeno Varo e Publio Vinicio
Imperatore: Ottaviano Augusto

* Spedizione in Siria di Gaio Cesare
* Missione in Spagna di Lucio Cesare, malattia, morte
* Sul matrimonio di Tiberio e Giulia
* Ritiro di Tiberio a Rodi

Altri personaggi citati:
* Velleio Patercolo
* Fraate IV
* Marco Lollio
* Livio Druso Claudiano
* Claudio Druso Nerone
* Scribonia
* Agrippina, prima moglie di Tiberio

3 d.C.
Consoli: Lucio Elio Lamia e Marco Servilio
Imperatore: Ottaviano Augusto
* Missione di Gaio Cesare in Armenia

Altri personaggi citati:
* Publio Sulpicio Quirinio
* Ariobarzane
* Addo

Argomenti collegati:
* Armenia
* Re di Armenia

4 d.C.
Consoli: Sesto Elio Catone e Gaio Senzio Saturnino
Imperatore: Ottaviano Augusto
* Saturnino era stato governatore della Siria
* Datazione della nascita di Cristo
* Gravemente ferito Gaio Cesare chiede di poter vivere da privato
* Gaio Cesare muore in Licia il 21 febbraio, durante il viaggio di ritorno
* Augusto conferma a Tiberio la podestà tribunizia e lo adotta
* Tiberio adotta Agrippa Postumo (figlio di Agrippa e di Giulia) e Germanico
* Congiura di Gneo Cornelio Cinna, nipote di Pompeo

Altri personaggi citati:
* Velleio Patercolo * Tertulliano
* Publio Sulpicio Quirinio
* Quintilio Varo
* Marcello
* Ottavia
* Giulia Maggiore
* Giulia Minore
* Claudio Druso
* Nerone Druso

Anno 5 d.C.
Consoli: Gneo Cornelio Cinna Magno e Lucio Valerio Messalla Voluso (o Voleso)
Imperatore: Ottaviano Augusto
* Guerra in Germania. Tiberio, adottato da Augusto l'anno precedente, viene inviato in Germania, lo accompagna Velleio Patercolo. Soggioga Cannefati, Attuari, Brutteri, Cherusci e Longobardi
* Ambasciatori dei Parti a Roma per chiedere un re ad Augusto. Fraate era stato ucciso da un figlio, gli altri figli erano ostaggi a Roma. Ottengono Orode ma lo uccidono, hanno quindi Vonone che viene ucciso alcuni anni dopo.
* Riforme di Augusto, aumento della paga dei soldati

Altri personaggi citati:
* Dione Cassio

Anno 6 d.C.
Consoli: Marco Emilio Lepido e Lucio Arruntio
Imperatore: Ottaviano Augusto
* Secondo alcuni i consoli sarebbero stati sostituiti nel corso dell'anno da Gaio Ateio Capitone e Gaio Vibio Capitone
* Aggravio fiscale per compensare l'aumento delle spese militari
* Carestia
* Istituzione di un corpo di vigili del fuoco
* In Boemia il re dei Marcomanni Maroboduo prepara un'offensiva. Tiberio tratta la pace con Maroboduo per fronteggiare una grande rivolta in Pannonia
* Tiberio sconfigge i Pannoni e cattura il loro capo Batone
* Azioni militari contro i Dalmati ed il loro capo Batone (diverso dal precedente)
* Viaggio a Roma di Archelao figlio di Erode il Grande (morto nel 4 a.C.) che aveva ottenuto da Augusto il titolo di Etnarca di Giudea, Idumea e Samaria. Viene convocato a Roma e deposto per i suoi metodi tirannici, è esiliato a Vienna e subisce la confisca dei beni. Giudea, Idumea e Samaria vengono unite alla provincia romana di Siria. Fine del regno di Giuda

Altri personaggi citati:
* Velleio Patercolo
* Dione Cassio

Anno 7 d.C.
Consoli: Quinto Cecilio Metello Cretico Silano e Aulo Licinio Nerva Silano
Imperatore: Ottaviano Augusto
* Alle calende di Luglio i consoli vengono sostituiti da Publio Cornelio Lentulo Scipione e Tito Quinzio Crispino Valeriano
* Augusto manda a Tiberio in Pannonia rinforzi comandati da Germanico figlio di Claudio Druso
* Agrippa Postumo esiliato a Pianosa
* Publio Sulpicio Quirino (console del 12 d.C.) governatore della Siria. Si tratta del Quirino (Cirino) del censimento di cui parla il Vangelo di San Luca

Altri personaggi citati:
* Giulia
* San Luca
* Erode il Grande

Anno 8 d.C.
Consoli: Marco Furio Camillo e Sestio Nonio Quintiliano
Imperatore: Ottaviano Augusto
* Alle calende di Luglio i consoli vengono sostituiti da Lucio Apronio e Aulo Vibio Abito
* In Pannonia Batone tratta la pace con Tiberio e denuncia gli abusi dei governatori romani. Fine della rivolta in Pannonia.

Altri personaggi citati:
* Ottaviano Augusto
* Svetonio

Anno 9 d.C.
Consoli: Gaio Pompeo Sabino e Quinto Sulpicio Camerino.
* Alle calende di luglio i consoli sono stati sostituiti da Marco Papio Mutilo e Quinto Pompeo Secondo.
* Rientro di Tiberio a Roma.
* Misure di Augusto per scoraggiare il celibato.
* Nuove rivolte in Pannonia. Attaccati da Tiberio e Germanico i ribelli si arrendono. Trionfo di Tiberio.
* Disfatta di Varo. Arminio. Lutto di Augusto.
* Ovidio esiliato a Tomi.

Altri personaggi citati:
Dione Cassio
Sosimero
Segimero
Tacito
Publio Asprenate
Apollinare Sidonio
Giulia
Giulia Minore


Anno 10 d.C.
Consoli: Publio Cornelio Dolabella e Gaio Giunio Silano.
* Alle calende di luglio uno dei consoli viene sostituito da Servio Cornelio Lentulo Maluginese.
* Spedizione di Tiberio e Germanico in Gallia.

Altri personaggi citati:
Salomè sorella di Erode
Livia
Augusto
Arminio
Dione
Velleio

Anno 11 d.C.
Consoli: Marco Emilio Lepido e Tito Statilio Tauro
* Il console Emilio Lepido viene sostituito alle calende di luglio da Lucio Cassio Longino.
* Incursioni di Tiberio e Germanico in Germania.
* Misure di Augusto contro gli astrologi.
* Augusto associa Tiberio al governo.

Altri personaggi citati:
Svetonio
Velleio Patercolo
Augusto
Tacito

Anno 12 d.C.
Consoli: Germanico, Gaio Fonteio Capitone
* Germanico ottiene il consolato e gli ornamenti trionfali.
* Nelle calende di Luglio Capitone è sostituito da Gaio Visellio Varrone.
* Rientro di Tiberio a Roma, celebra il trionfo e dedica il Tempio della Concordia.
* Misure di Augusto contro il lusso eccessivo.
* Malferma salute di Augusto.
* Nascita di Caligola, figlio di Germanico e di Agrippina (31 agosto).

Altri personaggi citati:
Batone
Rufo Festo
Dione
Gaio Cesare
Lucio Cesare
Agrippa
Giulia


Anno 13 d.C.
Consoli: Gaio Silio e Lucio Munazio Planco
* Formale conferma decennale dei poteri di Augusto.
* Dibattito sugli aggravi fiscali degli anni precedenti.

Altri personaggi citati:
Tiberio
Germanico
Druso


Anno 14 d.C.
Consoli: Sesto Pompeo e Sesto Apuleio.
* Censimento
* Augusto scrive un compendio delle sue gesta
* Morte di Augusto a Nola il 19 agosto. Sospetti su Livia perché Augusto aveva fatto visita ad Agrippa Postumo.
* Considerazioni di Muratori sulla figura e sull'operato di Augusto.
* Livia e Tiberio fanno uccidere Agrippa Postumo prima di divulgare la notizia della morte di Augusto.
* Esequie di Augusto
* Nomina di Tiberio
* Panegirico di Velleio
* Le legioni romane in Pannonia si ribellano al loro comandante Giulio Bleso, rivolta sedata da Druso.
* Ammutinamenti delle legioni in Gallia che intendono proclamare imperatore Germanico, che rifiuta.
* Odio di Tiberio per Germanico.
* Giulia lasciata morire di fame.
* Ucciso anche Sempronio Gracco, ex amante di Giulia in esilio.

Altri personaggi citati:
Eusebio
Svetonio
Dione
Germanico
Tiberio
Ottavio
Druso figlio di Tiberio
Numerio Attico
Elio Seiano
Agrippina


Anno 15 d.C.
Consoli: Druso Cesare e Gaio Norbano Flacco
* Moderazione di Tiberio nei primi tempi del suo regno, rifiuta il titolo di Padre della Patria ed usa raramente gli altri titoli ereditati da Augusto.
* Gira con poco seguito e senza ostentazione. Nulle riunioni del senato non pretende di prevalere.
* Moderazione e giustizia anche nel governare.
* Contiene l'autorità e l'influenza della madre Livia.
* Deliberato il trionfo di Germanico che sarà celebrato l'anno successivo.
* Arminio in lite con Segeste, un altro capo al quale ha rapito una figlia.
* Guerra contro i Catti.
* I Romani catturano la moglie di Arminio, insorgono i Cherusci di Ingoiumero, zio di Arminio.
* Coraggiosa azione di Agrippina che impedisce si tagli un ponte sul Reno. Tiberio non gradisce la notizia e parla in senato contro di lei, fomentato da Seiano.
* Tiberio prende la carica di Pontefice Massimo.

Altri personaggi citati:
Augusto
Segimondo
Publio Vitellio


Anno 16 d.C.
Consoli: Tito Statilio Sisenna Tauro, Lucio Scribonio Libone.
* Libone viene sostituito alla calende di Luglio da Publio Pomponio Grecino.
* Due scontri in Germania con esito favorevole per i Romani.
* Germanico avrebbe concluso la guerra se Tiberio, per gelosia, non lo avesse richiamato a Roma con il pretesto del trionfo.
* Tiberio comincia a permettere processi basati su delazioni non provate.
* Misure contro l'astrologia e contro il lusso.
Altri personaggi citati:
Arminio
Gaio Silio
Lucio Scribonio Libone (diverso dal console)
Ennio
Plauto
Marcello


Anno 17 d.C.
Consoli: Gaio Cecilio Rufo, Lucio Pomponio Flacco Grecino
* Problemi in oriente. I Parti detronizzano Vonone ed incoronano Artabano.
* Vonone rifugia in Armenia e ne diviene re, ma si ritira ad Antiochia con un tesoro.
* Viene ben accolto dal governatore Cretico Silano interessavo al tesoro, ma strettamente sorvegliato.
* Con un pretesto Tiberio convoca a Roma Archelao re di Cappadocia che non gli aveva reso onore durante il suo periodo a Rodi. Archelao muore a Roma per cause non note e la Cappadocia viene ridotta a provincia.
* Morte di Antioco di Commagene e Filopatore di Cilicia, i disordini che seguono sono occasione per Tiberio di allontanare Germanico.
* Tiberio sostituisce il governatore della Siria Cretico Silano con Gneo Calpurnio Pisone.
* Druso figlio di Tiberio inviato nell'Illirico, ma deve intervenire in Germania a causa dell'ostilità fra Arminio e Maroboduo.
* Un terremoto devasta dodici città in Asia fra le quali Efeso e Sardi.
* Sollevazione di Tacfarinas in Africa.
* Morte di Ovidio.
* Morte di Tito Livio.

Altri personaggi citati:
Plancina
Livia Augusta
Agrippina
Furio Camillo proconsole in Africa


Anno 18 d.C.
Consoli: Claudio Tiberio Nerone e Germanico Cesare.
* Dopo pochi giorni Tiberio viene sostituito da Lucio Seio Tuberone, alle calende di Luglio Germanico da Gaio Rubellio.
* Germanico visita la Grecia, a Lesbo Agrippina partorisce Giulia Livilla.
* In Armenia Germanico depone Orode e affida il trono a Zenone figlio del re del Ponto Palemone.
* Germanico nomina governatori per Cappadocia e Commagene.
Altri personaggi citati:
Plancina


Anno 19 d.C.
Consoli: Marco Giunio Silano e Lucio Norbano Balbo.
* Viaggio in Egitto di Germanico
* Malattia di Germanico, si sospetta che Pisone e Plancina lo abbiano avvelenato.
* Germanico muore a trentaquattro anni.
* Figli di Germanico e di Agrippina: Nerone, Druso, Gaio Caligola, Agrippina, Drusilla, Livilla.
* Pisone sostituito da Gneo Senzio Saturnino, si oppone ma viene respinto.
* Maroboduo si rivolge a Tiberio e viene relegato a Ravenna (dove morirà nel 35 d.C.).
* Arminio ucciso dai suoi a trentasette anni.
* Banditi da Roma i culti egiziani ed ebraici.
* Vonone ucciso da un soldato di Vibio Frontone.

Altri personaggi citati:
Tiberio
Nerone
Agrippa
Giulia
Augusto
Livia
Paolina
Decio Mondo
Fulvia


Anno 20 d.C.
Consoli: Marco Valerio Messalla, Marco Aurelio Cotta.
* Roma rende onore alle ceneri di Germanico che vengono riposte nel mausoleo di Augusto.
* Pisone e Plancina accusati per la morte di Germanico. Per evitare il processo Pisone si suicida.
Nuovi scontri con Tacfarinas (Lucio Apronio).
* Nerone figlio di Germanico sposa Giulia figlia di Druso.
* Una figlia di Seiano promessa sposa a Druso figlio di Claudio (futuro imperatore), ma Druso muore soffocato da un frutto.

Altri personaggi citati:
Agrippina
Livia
Marco Pisone (figlio)
Svetonio


Anno 21 d.C.
Consoli: Tiberio e Druso suo figlio
* Tiberio si trasferisce temporaneamente in Campania.
* Giunio Bleso inviato contro Tacfarinas.
* Ribellione in Tracia sedata da Publio Velleio (forse lo storico).
* Ribellione in Gallia: Giulio Floro e Giulio Sacroviro. Sconfitti da Visellio Varrone e Gaio Silio si uccidono entrambi.

Altri personaggi citati:
Svetonio
Dione
Seiano
Severo Cecina
Gaio Lutazio Prisco
Germanico


Anno 22 d.C.
Consoli: Quinto Aterio Agrippa e Gaio Sulpicio Galba
* Alle calende di Luglio i consoli vengono sostituiti da Marco Cocceio Nerva e Gaio Vibio Ruffino.
* Tiberio chiede la potestà tribunizia per suo figlio Druso.
* Malattia di Livia
* Tacfarinas avanza pretese minacciando la guerra. Tiberio ordina di catturarlo ma Giunio Bleso non riesce ad eseguire l'ordine.
Altri personaggi citati:
Galba imperatore
Nerva imperatore
Tacito
Vespasiano
Asinio Solonino
Asinio Gallo
Vipsania


Anno 23 d.C.
Consoli: Gaio Asinio Pollione e Lucio Antistio Vetere.
* Alle calende di Luglio Asinio Pollione è sostituito da Quinto Giunio Bleso.
* Morte di Druso, forse avvelenato da Seiano.
* Trame di Seiano: relazione con Giulia Livilla, moglie di Druso e sorella di Germanico.
* Seiano istiga Tiberio contro i figli di Germanico e Livia contro Agrippina.
* Tiberio caccia da Roma i commedianti.

Altri personaggi citati:
Tacito
Dione
Liddo
Apicata
Plinio


Anno 24 d.C.
Consoli: Servio Cornelio Cetego e Lucio Vitellio Varrone.
* Publio Dolabella sconfigge e uccide Tacfarinas.
* Persecuzione dei nobili che avevano pianto Germanico
* Valerio Grato governatore della Giudea sostituito da Ponzio Pilato.

Altri personaggi citati:
Nerone e Druso figli di Germanico.
Tolomeo figlio di Giuba
Curzio Lupo


Anno 25 d.C.
Consoli: Marco Asinio Agrippa, Cosso Cornelio Lentulo.
* Cremuzio Cordio, autore di una storia delle guerre civili, sotto accusa per aver lodato Bruto e Cassio, si lascia morire di fame.
* Seiano chiede in moglie Giulia Livilla vedova di Gaio Cesare e di Druso.
* Secondo il Vangelo di Luca in questo anno Giovanni Battista inizia a predicare.

Altri personaggi citati:
Seiano
Giulio Cesare
Augusto
Marcia
Tacito


Anno 26 d.C.
Consoli: Gaio Calvisio Sabino, Gneo Cornelio Lentulo Getulico
* Alle calende di Luglio i consoli sono sostituiti da Quinto Marcio Berea e Tuto Rustio Nummio Gallo.
* Insurrezione in Tracia contro il re Remetalce, debellata da Poppeo Sabino.
* Condanna di Claudia Pulcra cugina di Agrippina.
* Tiberio si ritira in Campania.
* Libidine di Tiberio. Morbo Gallico.
* Fra i pochi cortigiani che Tiberio porta con se sono Seiano e Cocceio Nerva.

Anno 27 d.C.
Consoli: Marco Licinio Crasso, Lucio Calpurnio Pisone.
* Tiberio si stabilisce a Capri.
* Seiano cospira contro Agrippina e suo figlio Nerone.
* Crollo dell'anfiteatro di legno di Fidene costruito dal liberto Atilio.
* Incendio sul Celio.
* Liberalità di Tiberio in favore delle vittime.

Anno 28 d.C.
Consoli: Appio Giunio Silano e Silio Nerva.
* Latinio Laziare, uomo di Seiano, induce Tizio Sabino a lamentarsi della situazione per poterlo tradire. Tizio viene arrestato e giustiziato.
* Morte di Giulia, figlia di Giulia, in esilio da venti anni.
* Ribellione in Frisia, i ribelli sconfiggono Lucio Apronio che perde oltre mille uomini.
* Per volontà di Tiberio Agrippina Minore sposa Gneo Domizio Enobarbo, da questa unione nascerà Nerone.


Anno 29 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Tiberio
Consoli: Lucio Rubellio Gemino, Gaio Rufio Gemino.
* Secondo alcuni letterati è questo l'anno della Passione di Cristo, lo confermano Tertulliano, Lattanzio, Girolamo, Agostino, Severo Sulpicio e il Crisostomo.
* Morte di Livia Drusilla.
* Tiberio limita gli onori decretati dal senato per la defunta.
* Lettera di Tiberio al senato contro Agrippina e Nerone. Agitazione della plebe.
* Tiberio manda Agrippina in esilio a Pandataria. Il figlio Nerone relegato a Ponza, il figlio Druso detenuto nei sotterranei del palazzo imperiale.


Anno 30 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Tiberio
Consoli: Lucio Cassio Longino e Marco Vinicio.
* Nelle calende di Luglio i consoli sono sostituiti da Gaio Cassio Longino e Lucio Nevio Sardino.
* Il caso di Asinio Gallo che aveva sposato Vipsania prima moglie di Tiberio. Tiberio fa in modo che il senato ordini il suo arresto e lo lascia languire sotto custodia fino alla morte.
* Velleio Patercolo scrive le sue storie.


Anno 31 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Tiberio
Consoli: Tiberio imperatore, Lucio Elio Seiano.
* Il 9 maggio i consoli vengono sostituiti da Fausto Cornelio Silla e Sestidio Catullino che a loro volta, nel corso dello stesso anno, sono sostituiti da Lucio Fulcino Trione e Publio Mummio Regolo.
* Tiberio si rende conto delle mire e delle macchinazioni di Seiano ma come sempre decide di agire con prudenza anche perché il ruolo di prefetto del pretorio assicura a Seiano l'appoggio molto pericoloso dei pretoriani.
* Tiberio revoca la carica a Seiano passandola a Nevio Sertorio Macrone, e manda Seiano a Roma allontanandolo da se e rendendo palese che sta perdendo il suo favore.
Seiano che riceve un consolato, il pontificato e solide speranze di ottenere la potestà tribunizia, non nutre sospetti e conta di sposare Giulia Livilla imparentandosi con la famiglia regnante.
Intanto muore in esilio a Ponza Nerone figlio di Germanico, forse per fame, forse ucciso da un sicario di Tiberio.
Il 18 ottobre Macrone assume il comando dei pretoriani e dopo aver letto in senato una lunga accusa di Tiberio fa arrestare Seiano.
Nello stesso giorno Seiano viene condannato a morte e decapitato. La plebe fa scempio del cadavere e lo getta a Tevere.
Vengono uccisi anche i figli di Seiano. La moglie si suicida dopo aver denunciato con una lettera l'adulterio commesso con Seiano da Livilla moglie di Druso.
Alla fine di Seiano segue una persecuzione dei suoi sostenitori, molti dei quali muoiono giustiziati o suicidi.

Anno 32 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Tiberio
Consoli: Consoli Gneo Domizio Enobarbo, Marco Furio Camillo Scriboniano.
* Il console Domizio Enobarbo è il marito di Agrippina Minore e padre di Nerone.
* Camillo Scriboniano muore durante l'anno e viene sostituito da Aulo Vitellio.
* Tiberio incrudelisce nelle persecuzioni. Cresce l'adulazione dei senatori.
* Tiberio lascia Capri ed arriva nei pressi di Roma ma non entra in città e poco dopo torna sull'isola.
* Licenziosità ed immoralità dei piaceri di Tiberio.
* Muore il prefetto di Roma Lucio Pisone e viene sostituito da Lucio Elio Lamia. Muore anche l'oratore Cassio Severo in esilio a Serifo.

Anno 33 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Tiberio
Consoli: Lucio Sulpicio Galba e Lucio Cornelio.
* Il console Galba è il futuro imperatore il cui prenome, a seconda delle iscrizioni, è Lucio o Servio.
* Alle calende di Luglio Galba viene sostituito da Lucio Salvio Otone, padre del futuro imperatore Otone.
* Tiberio fa morire di fame Druso figlio di Germanico, muore di fame anche Agrippina, non è chiaro se volontariamente.
* L'unico figlio superstite di Germanico, Gaio Caligola, sa farsi benvolere da Tiberio e lo ha accompagnato a Capri.
* In quest'anno Caligola sposa Claudilla figlia di Marco Silano.
* Tiberio fa morire Sesto Mario e la figlia accusandoli di incesto.
* Muore il prefetto Elio Lamia e viene sostituito da Cosso.
* Il giureconsulto Marco Cocceio Nerva si lascia morire di fame.


Anno 34 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Tiberio
Consoli: Paolo Fabio Persico e Lucio Vitellio.
* Lucio Vitellio è il padre di Aulo Vitellio, futuro imperatore. Dopo il consolato otterrà il governo della Siria.
* Continuano condanne a morte ed abusi operati anche da Macrone.
* Pomponio Labeone, accusato di corruzione, si suicida. Si suicida anche Mamerco Emilio Scauro autore di una tragedia che stava portandolo in tribunale per allusioni critiche a Tiberio.
* Secondo Tacito in quest'anno viene avvistata la Fenice in Egitto.


Anno 35 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Tiberio
Consoli: Gaio Cestio Gallo, Marco Sevilio Moniano.
* Caligola sposa Claudilla.
* Fulcinio Trione, accusato di essere stato amico di Seiano, si uccide. Altrettanto fa Poppeo Sabino.
* I Parti, all'insaputa di Artabano, mandano ambascerie a chiedere la sostituzione del re con Fraate (figlio di Fraate IV). Tiberio invia Fraate ma questi muore poco dopo. Invia allora Lucio Vitellio contro Artabano che minaccia l'Armenia e la Cappadocia. A Vitellio si uniscono gli Iberi ed i Sarmati.
* Artabano invia contro il re degli Iberi Farasmane il proprio figlio Orode che viene sconfitto ed ucciso mentre Mitridate, fratello di Farasmane, si insedia sul trono d'Armenia.
* Sapendo dell'imminente arrivo delle legioni di Vitellio, Artabano si ritira.


Anno 36 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Tiberio
Consoli: Sesto Papinio Allenio, Quinto Plauto
* Quando Vitellio passa l'Eufrate, Artabano fugge ed i Romani insediano Tiridate sul regno dei Parti.
* Una fazione di nobili parti è tuttavia favorevole ad Artabano, lo richiama e lo sostiene militarmente contro Tiridate.
* A Roma un'alluvione ed un incendio provocano molte vittime, Tiberio soccorre generosamente la popolazione.
* Erode Agrippa, residente in Roma, diventa amico di Caligola. Un giorno parlando con Caligola Agrippa si lascia sfuggire parole irriverenti sul conto di Tiberio, denunciato dal suo liberto Eutico viene messo in carcere e vi resterà fino alla morte dell'imperatore.


Anno 37 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Caligola
Consoli: Gneo Acerronio Proculo, Gaio Petronio Ponzio Nigrino.
* Macrone macchina altre persecuzioni, ne rimane vittima fra gli altri il consolare Lucio Arrunzio che si uccide.
* Tiberio, dopo essersi trattenuto per alcuni mesi nei dintorni di Roma senza mai entrarvi, torna a Capri.
* Durante il viaggio Tiberio si ammala e deve fermarsi al castello di Lucullo. Informatone, Macrone comincia ad organizzare le cose per far succedere Caligola a Tiberio.
* I tre possibili successori sono Caligola, Tiberio Gemello nipote di Tiberio e Tiberio Claudio fratello di Germanico. Caligola si adopera per procurarsi l'appoggio di Macrone e della moglie di lui Ennia Nevia.
* Il 16 marzo Tiberio ha un grave malore e viene creduto morto ma si riprende. Secondo alcuni viene quindi soffocato da Macrone, comunque muore in quello stesso giorno.
* Le esequie sono sobrie perché Tiberio era troppo odiato.
* Ignorando i suoi vizi il popoplo ama Caligola in quanto figlio di Germanico. Viene subito confermato imperatore.
* Eseguendo i legati di Tiberio, Caligola elargisce al popolo ed ai soldati i lasciti del defunto ed aggiunge somme di tasca sua.
* Si mostra rispettoso del senato, richiama gli esuli e libera i prigionieri. Alle calende di Luglio Caligola e lo zio Claudio sostituiscono i consoli.
* Caligola recupera a Ponza le ceneri della madre Agrippina e del fratello Nerone per tumularle nel mausoleo di Augusto.
* Libera Erode Agrippa e lo nomina tetrarca di Giudea.
* Restituisce la Commagene ad Antioco.
* Conclude la pace con Artabano re dei Parti.


Anno 38 d.C.
Papa: Pietro. - Imperatore: Caligola
Consoli: Marco Aquinio Giuliano e Publio Nonio Asprenate.
* Presto l'atteggiamento di Caligola muta e si abbandona a crapule, conviti ed altre dissolutezze. Nel mese di ottobre si ammala gravemente. Guarito si dimostra irrazionale e crudele. Fa uccidere Tiberio Gemello.
* Caligola ripristina alcuni sovrani orientali: Soemo in Arabia, Cotys in Armenia, Remetalce in Tracia, Palemone nel Ponto.
* Irritato dai consigli di Macrone decide di farlo morire. Macrone lo previene uccidendosi insieme alla moglie Ennia Nevia.
* Ripudia Claudilla ed induce il suocero Marco Giunio Silano al suicidio. Incarica di accusare Giunio Silano il senatore Giunio Grecino e poiché questo si scusa dell'iniquità alla quale è costretto deve morire a sua volta.
* Commette incesto con le tre sorelle Drusilla, Agrippina e Livilla.
* Toglie Drusilla al marito Lucio Cassio Longino e la tiene come sua consorte. Drusilla muore in quest'anno e riceve onori divini.
* Come impazzito, Caligola fa un rapido viaggio fino a Siracusa e torna a Roma dove manda a morte molte persone con l'accusa di non aver rispettato il lutto per Drusilla.
* Invitato alle nozze di Gaio Calpurnio Pisone con Livia Orestilla, si invaghisce della sposa e la pretende per poi ripudiarla dopo pochi giorni. Due anni dopo, venendo a sapere che Orestilla è tornata con Pisone condanna entrambi all'esilio.
* Sposa Lollia Paolina e poco dopo la ripudia ordinandole di non unirsi mai più ad una altro uomo.
* Sposa Cesonia Milonia che partorisce il giorno stesso delle nozze una bambina, Giulia Drusilla, che Caligola riconosce per sua. * Amante dei giochi gladiatori e di altri spettacoli violenti, costringe spesso i nobili a prendervi parte.
In quest'anno si verifica una violenta rivolta in Giudea ed in Egitto.





Anno 274
Papa: Felice
Imperatore: Aureliano
Consoli: Aureliano e Gaio Giulio Capitolino
Aureliano torna a Roma dalle Gallie e celebra un grande trionfo con tre carri, cervi, elefanti ed altre fiere, innumerevoli prigionieri di diverse etnie.
Fra i prigionieri sono Tetrico con il figlio e Zenobia, ornata di gioielli e legata con una catena d'oro. Nei giorni seguenti si tengono giochi, spettacoli e combattimenti di gladiatori.
Aureliano perdona Zenobia, le assegna una decorosa rendita ed un'abitazione a Tivoli e fa sposare le sue figlie con membri della nobiltà romana.
Anche nei confronti di Tetrico Aureliano si comporta con grande liberalità assegnandogli il governo delle province italiane.
A favore del popolo elargisce donativi e proclama l'amnistia e la cancellazione dei debiti verso il fisco.
Un'inchiesta sui ministri della zecca accusati di frode provoca la loro ribellione e conseguenti gravi disordini con migliaia di vittime.
L'imperatore inaugura un tempio del Dio Sole costruito ed adornato con grande ricchezza e dona a tutti i templi di Roma cimeli riportati dalle sue campagne.
Dopo essere stato a lungo tollerante verso i cristiani, Aureliano cambia atteggiamento ed apre una persecuzione che non avrà lunga durata a causa della morte dell'imperatore.
In quest'anno muore papa Felice ma a causa della persecuzione in corso il successore viene eletto solo l'anno successivo.

Anno 275
Papa: Eutichiano
Imperatore: Tacito
Consoli: Lucio Domizio Aureliano (III) e Tito Nonio Marcellino
All'inizio dell'anno viene eletto papa Eutichiano.
Aureliano si reca nell'Illirico e constatata la difficoltà esistente nel tenere sotto controllo la Dacia, decide di rinunciare a quella provincia e trasferisce le famiglie romane che vi abitano in Mesia, al di qua del Danubio.
In queste regioni Aureliano trascorre l'inverno preparando una campagna contro i Persiani con il pretesto che avevano aiutato Zenobia.
L'imperatore aveva minacciato il suo segretario Mnesteo (o Eros) per qualche fallo commesso e Mnesteo per salvarsi la vita organizza una congiura facendo credere a molti ufficiali, tramite documenti falsificati, che l'imperatore intenda eliminare anche loro. Il piano riesce ed Aureliano viene ucciso dai congiurati nel mese di gennaio; più tardi l'inganno di Mnesteo viene scoperto ed il segretario viene giustiziato, gli altri congiurati sono uccisi dai soldati o dai successori di Aureliano.
Si celebrano solenni esequie ed il senato decreta per il defunto gli onori divini.
Aureliano fu un grande imperatore che riuscì in breve tempo a liberare lo stato da nemici interni ed esterni, ripristinare l'ordine e regolare i costumi. Era amato dal popolo ma temuto dai senatori per la sua rigorosa severità, e proprio la sua mancanza di clemenza provocò la sua morte.
Le legioni non proclamano imperatore uno dei loro generali, forse perché tutti gli ufficiali sono sospettati di aver preso parte alla congiura, ma affidano la decisione ai senatori che per loro volta esitano per timore di venire in contrasto con i militari.
Così Roma rimane senza imperatore per sei mesi ma poi una minaccia di invasione da parte dei Germani spinge il senato a prendere una decisione.
Il 25 settembre i senatori scelgono Marco Claudio Tacito, non accettano le sue resistenze dovute all'età avanzata e lo convincono ad accettare la massima carica dello stato.
Tacito, che sostiene di discendere dal famoso storico Cornelio Tacito, è stato console ed ha numerosi figli. La sua nomina è gradita al popolo ed ai pretoriani.

Anno 276
Papa: Eutichiano
Imperatore: Tacito
Consoli: Marco Claudio Tacito Augusto e Emiliano
Il nuovo imperatore bandisce da Roma i postriboli, proibisce di aprire i bagni di notte e vieta l'uso di abiti di seta. Assegna donativi ai templi e delibera alcune opere pubbliche.
Mantiene da imperatore le stesse abitudini di sobrietà che adottava da privato.
Inizia il suo mandato punendo gli uccisori di Aureliano. Nonostante l'età, Tacito decide di guidare personalmente l'esercito nelle province orientali per fermare le incursioni degli Sciti. Porta con se il fratello Marco Annio Flaviano, prefetto del pretorio.
Tacito porta a termine la missione ma muore in oriente in aprile, dopo soli sei mesi di regno.
Non sono chiare le cause della morte, alcuni autori la attribuiscono ai congiurati uccisori di Aureliano che sono ancora in vita.
Flaviano, fratello di Tacito, si fa proclamare imperatore dalle sue truppe, ma le armate romane in Siria proclamano Probo che viene riconosciuto anche in Palestina, Fenicia ed Egitto mentre il resto dell'impero riconosce Flaviano.
Flaviano muove contro Probo in Cilicia ma molti suoi soldati si ammalano a causa del clima torrido e lo abbandonano.
Secondo Aurelio Vittore, Flaviano si suicida, altri ritengono che venga ucciso dai soldati, comunque Probo rimane unico imperatore e scrive al senato ottenendo l'approvazione della nomina.

Anno 277
Papa: Eutichiano
Imperatore: Probo
Consoli: Probo e Marco Aurelio Paolino
Marco Aurelio Probo era nativo di Sirmio in Pannonia, di modesta famiglia. Aveva militato sotto Valeriano divenendo tribuno, con le sue imprese militari si era guadagnato la stima di Gallieno, di Aureliano e di Tacito.
Era molto amato dai soldati che trattava con umanità e solidarietà. Usava tenerli in esercizio anche quando non si combatteva ed in questo modo aveva costruito ponti e canali in Egitto.
Anche Probo fa giustiziare gli uccisori dei predecessori, secondo Zosimo attirandoli in un tranello e facendoli fare a pezzi dalle guardie. Secondo Vopisco con maggior moderazione. Perdona invece i sostenitori di Flaviano.
Intanto i Germani hanno passato il Reno ed occupato molte città della Gallia. Probo quindi rimanda il suo arrivo a Roma e portatosi nella Gallia fa strage degli invasori in ripetuti combattimenti.
A proposito di questa campagna, Zosimo racconta lo strano episodio, probabilmente favoloso, di una miracolosa pioggia di grano che avrebbe soccorso le truppe di Probo a corto di viveri.
Probo combatte contro Franchi, Vandali e Burgundi cacciandoli dalle Gallie quindi stipula con loro trattati di pace punendo quanti non rispettano i patti.

Anno 278
Papa: Eutichiano
Imperatore: Probo
Consoli: Probo e Furio Lupo
Furio o Virio Lupo, collega in quest'anno di Probo nel consolato, è anche prefetto di Roma e lo sarà fino al 280.
Pacificate le Gallie e la Rezia, Probo passa nell'Illirico per liberare la regione dai Sarmati ma questi, consapevoli dei recenti successi dell'imperatore, si ritirano quasi senza combattere.
Prosegue quindi in Tracia dove caccia i Goti e li sottomette con trattati di pace.
Svolge quindi con successo una spedizione contro i ribelli Isauri resa molto difficile dalla natura impervia dei luoghi.

Anno 279
Papa: Eutichiano
Imperatore: Probo
Consoli: Probo e Nonio Marcello
Probo si dirige verso l'Egitto per combattere un'invasione di Blemmi. L'imperatore progetta probabilmente di attaccare i Persiani ma poiché questi inviano ripetutamente missioni diplomatiche con ricchi doni finisce per concludere un trattato di pace.
Anno 280
Papa: Eutichiano
Imperatore: Probo
Consoli: Messala e Grato
Probo torna in Europa, durante il viaggio concede territori in Tracia ai Bastarni che offrono in cambio di servire fedelmente, impegno che manterranno con grande lealtà.
Anche i Gepidi ed altre popolazioni affini concludono analoghe trattative ma successivamente non si dimostreranno altrettanto fedeli.
In quest'anno i Franchi fanno irruzione nel Mediterraneo con saccheggi in Grecia, Sicilia ed Africa.
Si verifica la ribellione di un Saturnino diverso da quello ricordato ai tempi di Galieno. Questo si chiama Sesto Giulio Saturnino mentre l'altro si chiamava Publio Petronio Saturnino. Generale, si era segnalato in varie imprese sotto Aureliano ed era molto stimato anche da Probo.
Proclamato augusto in Egitto per non accettare era fuggito in Palestina ma qui si era lasciato convincere ad indossare la porpora imperiale. Per timore di essere ingannato Saturnino non accetta la pace proposta da Probo e viene ucciso dall'esercito imperiale.
Nello stesso periodo avvengono le ribellioni di Procolo e Bonoso.
Tito Flavio Procolo, nativo di Albenga, con precedenti di pirateria, era entrato nell'esercito e riportando alcuni clamorosi successi militari era divenuto tribuno.
Si proclama imperatore a Lione, forse istigato dalla moglie, ed ottiene il riconoscimento della Gallia Narbonese e della Britannia.
Quando Probo invia l'esercito contro di lui, Procolo cerca l'aiuto dei Franchi ma questi lo tradiscono e viene giustiziato.
Bonoso era un ufficiale di origine spagnola comandante delle truppe di stanza sul Reno. Per sua negligenza i Germani erano riusciti ad incendiare le navi romane e Bonoso, per sfuggire alla punizione, si era proclamato imperatore. La sua resistenza alle forze di Probo è più valida ma alla fine viene sconfitto ed impiccato.

Anno 281
Papa: Eutichiano
Imperatore: Probo
Consoli: Probo e Tiberiano
Probo rientra a Roma e celebra il trionfo. Seguono spettacoli, una strage di bestie feroci e giochi di gladiatori.
Restituendo molta autorità ai senatori Probo se ne procura il favore. Nel periodo di pace che segue cura opere pubbliche in molte città dell'impero.

Anno 282
Papa: Eutichiano
Imperatore: Probo e Caro
Consoli: Probo e Vittorino
Per motivi a noi non noti, Probo decide di muovere contro i Persiani ma giunto nell'Illirico viene ucciso dai suoi soldati.
Pare che la causa della ribellione sia stato l'ordine di Probo di scavare una fossa per bonificare una palude nei pressi di Sirmio.
Il giudizio di Muratori su Probo, pacificatore dell'impero e restauratore della grandezza romana, è molto positivo.
A Roma vengono tributati grandi onori al defunto ed istituiti giochi in sua memori.
Marco Aurelio Caro, prefetto del pretorio molto amato dall'esercito vene proclamato imperatore e poco dopo nomina cesari i due figli Marco Aurelio Carino e Marco Aurelio Numeriano. Affida a Carino il governo delle province orientali perché è determinato a dedicarsi alla guerra contro i Persiani.
Caro è consapevole di quanto Carino sia corrotto e vizioso, ma Numeriano è ancora troppo giovane per governare.

Anno 283
Papa: Gaio
Imperatore: Caro, Carino e Numeriano
Consoli: Caro e Carino
Approfittando della morte di Probo i Sarmati si preparano ad invadere l'Illirico e la Tracia ma vengono duramente sconfitti da Caro.
Caro si porta quindi in Mesopotamia recuperando le regioni invase dai Persiani ma giunto nei pressi del fiume Tigri muore in circostanze non chiare, forse di malattia verso la fine dell'anno.
L'impero passa a Carino che si trova in Gallia e a Numeriano che aveva seguito il padre al fronte persiano.
Muore anche papa Eutichiano e viene eletto Gaio.
Anno 284
Papa: Gaio
Imperatore: Carino, Numeriano, Diocleziano
Consoli: Carino e Numeriano
I due fratelli vengono riconosciuti dal senato ma è improbabile che si siano recati a Roma.
Numeriano viene ucciso in Tracia dal suocero Arrio Apro che aspira alla nomina imperiale.
Le truppe di Carino si riuniscono immediatamente in assemblea per scegliere un successore di Numeriano capace di vendicarlo e scelgono Diocleziano, capitano della guardia a cavallo.
La prima azione di Diocleziano è l'uccisione di Arrio Apro, commessa al cospetto della stessa assemblea.
Segue una guerra civile fra i sostenitori di Diocleziano e quelli di Carino nella quale si intromette anche Giuliano Valente, "correttore della Venezia" che tenta a sua volta di farsi proclamare imperatore.
A Roma si celebra la deificazione di Numeriano e si continua a riconoscere come solo imperatore Carino non considerando Diocleziano e Valente.

Anno 285
Papa: Gaio
Imperatore: Carino e Diocleziano
Consoli: Carino e Aristobolo -- In Oriente Diocleziano
Alla rovina di Carino contribuisce la pessima reputazione dovuta ai suoi vizi. Lussurioso e sregolato, aveva preso nove mogli abbandonandole una dopo l'altra, si circondava di pessimi consiglieri suoi compagni negli eccessi.
Irrispettoso verso il senato ed i consoli, detestato anche dal padre.
Informato della morte di Numeriano e delle proclamazioni di Diocleziano e Valente, Carino si prepara a combattere, attacca Valente nell'Illirico riuscendo a sconfiggerlo e ad ucciderlo.
Giunto in Mesia sconfigge Diocleziano ma viene ucciso dai suoi soldati istigati da offerte segrete di Diocleziano.
Rimasto unico imperatore Diocleziano perdona i sostenitori di Carino e premia con il consolato il prefetto del pretorio Aristobolo passato dalla sua parte.
La guerra civile termina così senza condanne, con grande soddisfazione della popolazione.
Non è certo che in questo periodo Diocleziano visiti Roma, forse sosta in Pannonia con l'intenzione di riprendere la guerra contro i Persiani.

Anno 286
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Marco Giunio Massimo e Vettio Aquilino
Diocleziano, originario della città di Dioclea in Dalmazia, prima della nomina si chiamava Diocle, era di condizioni modeste, forse liberto o figlio di un liberto.
Era stato comandante delle milizie in Mesia e capitano della guardia a cavallo, console surrogato nel 283.
E' accorto, di mente vivace, capace di simulare, di prevedere e di provvedere.
Molto avaro ma anche amante del lusso, in particolare in merito al proprio abbigliamento, vanitoso e superbo. Ma la stessa durata del suo regno dimostra che sapeva governare un vasto impero e mantenere la disciplina dei soldati.
Non avendo figli maschi dalla moglie Prisca e desiderando chi lo aiuti nel governo, sceglie Marco Aurelio Valerio Massimiano e lo nomina augusto e suo collega.
Diocleziano era nato intorno al 245, Massimiano intorno al 250 in Pannonia.
Anche le origini di Massimiano sono umili, ha fatto carriera nell'esercito segnalandosi in varie occasioni ed è intimo amico di Diocleziano.
Morto Carino nelle Gallie si sollevano due "capi di masnadieri", Lucio Eliano e Gneo Servio Amando, che alla testa di folte schiere saccheggiano la popolazione. Diocleziano invia contro di loro Massimiano che li debella rapidamente.
I due augusti governano in armonia e Diocleziano, che usa mostrarsi mite e ragionevole, sa ben sfruttare la natura più violenta ed impulsiva del collega quando è necessario.
Massimiano ama mostrarsi liberale ma se ha bisogno di denaro non esita a procurarselo confiscando i beni dei senatori dopo averli portati alla rovina con false accuse. E' inoltre estremamente lussurioso.

Anno 287
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Diocleziano e Massimiano
Il prefetto di Roma quest'anno è Marco Giunio Massimo, console nel 286. Da alcune medaglie risulta che i due augusti celebrano il trionfo (o almeno esso viene decretato dal senato), probabilmente per le vittorie di Massimiano in Gallia.
Anche quest'anno Massimiano combatte contro Franchi e Sassoni che tentano di invadere territori imperiali. Affida il comando navale a Carausio il quale, invece di concludere rapidamente le operazioni le prolunga per arricchirsi con i bottini tolti ai nemici e Massimiano lo condanna a morte.
Carausio fugge con la flotta in Britannia e convince le truppe romane di stanza nell'isola a proclamarlo imperatore.
Diocleziano intanto marcia contro i Persiani, che dopo la morte di Caro hanno ripreso la Mesopotamia e minacciano la Siria, respingendoli oltre il Tigri prima di concludere la pace.

Anno 288
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Massimiano e Pomponio Januario
Diocleziano rientra da una missione contro i Franchi. Massimiano continua le sua azioni nelle Gallie mentre si prepara ad attaccare la Britannia per abbattere Carausio.
I Franchi chiedono la pace offrendo alleanza e amicizia.

Anno 289
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Basso e Quinziano
I due imperatori si incontrano per dibattere questioni di governo.
Massimiano vara la flotta preparata contro Carausio ma subisce qualche sconfitta a causa della migliore preparazione marittima dell'avversario.
Diocleziano combatte contro Sarmati e Quadi riportando qualche vittoria ed ottenendo il titolo di Sarmatico.

Anno 290
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Diocleziano e Massimiano
Carausio consolida il suo potere in Britannia e gode di una sorta di accordo raggiunto dopo aver sconfitto Massimiano.
In Africa si solleva un certo Quinto Trebonio Giuliano proclamandosi augusto. Analoga iniziativa prende in Egitto Lucio Epidio Achilleo.

Anno 291
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Gaio Giunio Tiberiano e Dione
Dalla Siria Diocleziano passa in Pannonia quindi in Italia ed incontra Massimiano a Milano.
Nell'impero regnano pace e prosperità nonostante le varie ribellioni in corso mentre molte popolazioni barbariche sono in guerra fra loro in Africa come in Europa ed anche fra i Persiani è in corso una guerra civile.

Anno 292
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Annibaliano e Asclepiodoto
Diocleziano e Massimiano decidono di scegliere due generali ed associarli all'impero con il titolo di cesare.
Vengono scelti Costanzo Cloro e Galerio Massimo che sono adottati agli augusti e costretti a sposarne le figlie ripudiando le loro mogli.
Costanzo sposa Teodora figliastra di Massimiano e Galerio sposa Valeria figlia di Diocleziano. A Costanzo Cloro sono assegnate Gallia, Spagna, Mauretania e Britannia. A Massimiano l'Italia ed il resto dell'Africa. A Galerio la Tracia, l'Illirico, la Macedonia, la Pannonia e la Grecia. A Diocleziano la Siria e tutte le province orientali da Bisanzio all'Egitto.
Un primo effetto di questa spartizione è l'aumento delle tasse per finanziare l'apparato statale e militare più complesso.
Costanzo, soprannominato Cloro per il pallore del viso, era figlio di Eutropio e di una nipote dell'imperatore Claudio il Gotico. Le condizioni della famiglia sono modeste e Costanzo, dopo un breve periodo di studi, aveva intrapreso la carriera militare iniziando dai gradi più bassi. Era entrato poi nella guardia del corpo dell'imperatore, divenendo successivamente tribuno quindi governatore della Dalmazia.
E' padre di Costantino, nato nel 274.
Galerio è nato nelle campagne della Dacia da famiglia pagana ed anche lui viene dalla carriera militare. I quattro principi governeranno per molti anni in un'armonia sostenuta particolarmente dall'abilità politica di Diocleziano.
In quest'anno Massimiano elimina in Africa l'usurpatore Giuliano.
Nelle Gallie una guarnigione di Carausio ha occupato il porto di Gesoriaco (Boulogne-sur-mer, sulla costa continentale della Manica. Costanzo costringe quei soldati ad arrendersi e a passare nelle sue truppe, quindi inizia i preparativi per attaccare Carausio nella sua isola.

Anno 293
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Diocleziano e Massimiano
Carausio viene assassinato dal suo ministro Aletto o Alesto che prende il titolo di augusto.
Costanzo rimanda l'attacco in Britannia per combattere contro Cauchi e Frisoni nella regione della Schelda (Paesi Bassi).

Anno 294
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Costanzo Cloro e Galerio
Costanzo prosegue nella sua opera di pacificazione della Gallia domando popolazioni ribelli, disarmandole ed assegnando loro territori da coltivare.
Diocleziano e Massimiano sconfiggono Carpi, Bastarni e Sarmati.

Anno 295
Papa: Gaio
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Tosco e Anullino
I Carpi sconfitti vengono deportati in Pannonia.
Massimiano fa bonificare un vasto territorio della Pannonia e lo chiama Pannonia Valeria. Nello stesso anno doma una ribellione in Mauretania.

Anno 296
Papa: Marcellino
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Diocleziano e Costanzo.
Muore papa Gaio e viene eletto Marcellino.
Prima di muovere contro la Britannia, Costanzo chiede a Massimiano di venire a presidiare la Gallia durante la sua assenza e Massimiano acconsente.
Costanzo parte con due flotte assumendo il comando della prima ed affidando la seconda a Asclepiodoto prefetto del pretorio.
Con il favore della nebbia, Asclepiodoto approda in Britannia senza che i nemici lo notino, quindi incendia le navi per evitare che Aletto se ne impadronisca. Nel combattimento che segue Aletto viene sconfitto ed ucciso.
Intanto la flotta di Costanzo, imboccato il Tamigi, giunge a Londra dove vengono massacrati gli uomini di A superstiti che stavano per saccheggiare la città.
Ristabilita la pace, Costanzo perdona tutti e fa restituire agli abitanti quanto è stato loro tolto.
Diocleziano assedia in Alessandria l'usurpatore Achilleo ed espugna la città dopo otto mesi, fa giustiziare Achilleo e consente ai soldati il saccheggio. In generale le fonti concordano sulla crudeltà mostrata da Diocleziano in questa occasione.
A questa impresa partecipano anche Galerio e Costantino figlio di Costanzo.
Visitando l'Egitto Diocleziano stipula con i Nubiani un accordo che prevede di cedere loro un territorio di confine in cambio della vigilanza sulle popolazioni barbariche che molestavano l'Egitto.

Anno 297
Papa: Marcellino
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Massimiano e Galerio
E' prefetto di Roma Afranio Annibaliano.
I Persiani, che hanno già conquistato l'Armenia, continuano ad avanzare ai danni dell'impero. Contro di loro interviene Galerio che ottiene alcune vittorie ma viene infine gravemente sconfitto.
Galerio prende la sua rivincita in Armenia organizzando con accortezza un assalto al campo nemico nel quale fa strage di Persiani.
Il re di Persia Narsete riesce a fuggire ma la sua famiglia viene catturata insieme a molti nobili. Galerio ordina di trattare con rispetto la moglie e le figlie del re.
Messosi in salvo, Narsete invia a Galerio ambasciatori per trattare la pace. Galerio concorda con Diocleziano le condizioni di pace da imporre agli sconfitti e Narsete le accetta rinunciando ad ogni pretesa sulla Mesopotamia. La pace sottoscritta durerà per oltre quarant'anni, fino agli ultimi tempi del regno di Costantino.
Sembra che a seguito di questa vittoria Galerio divenga più ambizioso, preoccupando Diocleziano.

Anno 298
Papa: Marcellino
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Anicio Fausto e Virio Gallio
Costanzo Cloro combatte contro gli Alemanni che tentano di invadere le Gallie e li sconfigge in una violenta battaglia presso Langres, rimanendo ferito.

Anno 299
Papa: Marcellino
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Diocleziano e Massimiano
Diocleziano decide grandi opere di abbellimento di Antiochia, costruisce un palazzo, le terme, i granai pubblici, lo stadio ed alcuni templi. Altre opere vengono eseguite ad Edessa e Damasco, vengono costruiti o restaurati abitati e fortezze in varie località delle province orientali.
Anno 300
Papa: Marcellino
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Costanzo e Galerio
Inizia la costruzione delle Terme di Diocleziano a Roma, poi completate da Costantino.
Massimiano decreta la costruzione di altre terme a Cartagine.

Anno 301
Papa: Marcellino
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Tiziano e Nepoziano
Un terremoto devasta Sidone e Tiro.
Costanzo conduce una nuova campagna nelle Gallie contro varie popolazioni germaniche.

Anno 302
Papa: Marcellino
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Costanzo e Galerio
Carestia in Oriente. Il calmiere sul grano imposto da Diocleziano non basta a risolvere il problema.
Una riforma varata dai due augusti abolisce i Frumentari, ispettori che visitano le province per rilevare eventuali problemi ma che in realtà sono divenuti da tempo spie e ricattatori.
Altre opere pubbliche varate a Roma, Cartagine, Nicomedia, Milano.

Anno 303
Papa: Marcellino
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Diocleziano e Massimiano
Stando a Lattanzio da anni le pratiche divinatorie non danno responsi comprensibili, gli aruspici ne incolpano i cristiani.
Diocleziano ordina che tutte le persone di corte e tutti i militari che si professano cristiani sacrifichino agli dei, pena la flagellazione e l'esilio. Più avanti, su iniziativa di Galerio, si apre una tragica persecuzione inizialmente moderata dalla volontà di Diocleziano.
La persecuzione ha inizio, scrive ancora Lattanzio, il 23 febbraio con la profanazione della chiesa di Nicomedia che viene demolita e con un editto pubblicato il giorno successivo che ordina la distruzione di tutte le chiese e di tutti i libri cristiani.
D'ora in avanti si verificheranno episodi di sangue contro i cristiani che rifiutino di offrire sacrifici agli dei pagani.
Un certo Eugenio, capitano dei soldati in Seleucia, è indotto ad usurpare la porpora imperiale ed arriva ad occupare Antiochia ma viene trucidato dalla cittadinanza con tutti i suoi seguaci.
Diocleziano reagisce inaspettatamente punendo gli Antiochiesi con numerose condanne a morte e si procura l'odio di tutta la Siria.
In autunno Diocleziano si reca a Roma per festeggiare il ventennale del suo regno e celebra un trionfo al quale partecipa anche Massimiano, in novembre si ritira a Ravenna.
La persecuzione continua a colpire i cristiani in tutto l'impero, ad eccezione delle province governate da Costanzo.

Anno 304
Papa: Marcellino
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Diocleziano e Massimiano
Diocleziano, reduce da una malattia invernale, lascia Ravenna in estate per la Tracia. Le sue condizioni di salute peggiorano ed in dicembre si sparge la voce che sia morto a Nicomedia.
Muore papa Marcellino, forse aartire. A causa delle persecuzioni la nomina del successore ritarderà tre anni.

Anno 305
Sede pontificia vacante
Imperatore: Diocleziano e Massimiano
Consoli: Costanzo e Galerio
Diocleziano, ancora malato, da segni di squilibrio mentale e Galerio cerca di convincerlo a dimettersi (come ha già fatto con Massimiano). Dopo aver tentato con la persuasione, Galerio passa alle minacce ed infine Diocleziano si da per vinto.
Diocleziano e Massimiano accettano dunque di dimettersi per lasciare la carica di augusti a Galerio e Costanzo. Quanto ai nuovi cesari Diocleziano propone Costantino figlio di Costanzo e Massenzio figlio di Massimiano ma Galerio impone Severo e Massimino Daia.
Il primo maggio Diocleziano annuncia pubblicamente le proprie dimissioni e le nuove nomine, la scelta dei cesari lascia perplessi i presenti.
Ripreso il nome di Diocle, Diocleziano si ritira a Salona.
Nello stesso giorno Massimiano si dimette a Milano e dichiara Costanzo augusto e Severo cesare per poi ritirarsi in Lucania.
I quattro principi ridistribuiscono le province: a Costanzo Gallia, Italia, Africa, Spagna e Britannia, a Galerio le province asiatiche, l'Egitto, la Tracia e l'Illirico. Costanzo assegna a Severo Italia e Africa; Massimino rimane agli ordini di Galerio governando la Siria e l'Egitto.
Massimino è uomo di umilissime origini, dedito al vino ed alla lussuria, sfogherà la propria crudeltà contro i cristiani e vesserà le province con gravami fiscali insopportabili.
Costanzo, ormai in precarie condizioni di salute, richiama Costantino da Nicomedia ma Galerio non vuole lasciarlo andare. Galerio spera nella morte di Costanzo per diventare unico imperatore e vede Costantino come un pericoloso ostacolo ma non osa sopprimerlo sapendolo amato dai soldati. Gli affida quindi pericolose missioni dalle quali, tuttavia, Costantino torna sempre vincitore ed illeso.

Anno 306
Sede pontificia vacante
Imperatore: Galerio, Severo, Massenzio e Massimino
Consoli: Costanzo e Massimino
Per non entrare apertamente in contatto con Costanzo, Galerio lascia andare Costantino dal padre ma ne ritarda la partenza per dare tempo a Severo di preparare un tranello, ma Costantino parte segretamente durante la notte ed arriva rapidamente nei territori di Costanzo.
Costantino trova Costanzo a Gesoriaco in partenza con una flotta per la Britannia per combattere contro Pitti e Caledoni e si unisce a lui in questa missione.
La guerra si svolge in Scozia e Costanzo riporta una vittoria ma muore di malattia in Britannia il 25 luglio.
Costanzo discendeva dalla famiglia di Claudio il Gotico, militando nell'Elvezia aveva conosciuto Elena che era divenuta sua moglie o sua concubina e che fu madre di Costantino.
Sulla condizione di Elena come concubina o legittima moglie le fonti antiche non sono concordi, comunque nel 292 Costanzo la ripudiò per sposare Teodora figlia di Massimiano.
Tutti gli autori invece riconoscono in Costanzo un governante capace, giusto, clemente ed amato dai suoi sudditi. Tollerante verso i cristiani pur essendo pagano, a causa delle persecuzioni indette da Galerio e Diocleziano nel 303 non potè evitare di demolire le chiese ma vietò che si nuocesse alle persone.
Da Flavia Massimiana Teodora Costanzo aveva avuto tre figli maschi: Dalmacio, Giulio Costanzo e Annibaliano, e tre femmine: Costanza, Anastasia e Eutropia.
Prima di morire stabilisce che solo Costantino possa succedergli al potere.
Il giorno stesso della morte di Costanzo i soldati proclamano augusto Costantino. Galerio accetta perché i suoi consiglieri sostengono che altrimenti i soldati passerebbero a Costantino, ma scrive a quest'ultimo di accontentarsi del titolo di cesare.
La morte improvvisa di Costanzo e la nomina di Costantino sconvolge i piani di Galerio che poco dopo nomina Severo augusto per precludere la carica a Costantino.
Galerio governa con dispotismo e crudeltà comminando continuamente condanne a morte e compiacendosi di assistere alle esecuzioni.
Tenta di sopprimere i privilegi fiscali del popolo di Roma ma in città si crea una forte tensione della quale approfitta Massenzio figlio di Massimiano che nel mese di luglio si fa proclamare imperatore dai pretoriano.
Massimiano lascia il suo ritiro in Lucania e torna a Roma dal figlio, Massenzio, consapevole del maggior prestigio del padre, lo reintegra nella porpora e lo dichiara suo collega.
La situazione vede a questo punto quattro augusti (Massenzio, Massimiano, Galerio e Severo) e un cesare (Costantino).
Nelle Gallie Costantino restituisce la libertà di culto ai cristiani e muove contro i Franchi che stanno penetrando nella provincia. Dopo averli sconfitti oltrepassa il Reno per attaccare i Brutteri. In queste occasioni Costantino (che secondo Muratori non era ancora convertito al Cristianesimo) si dimostra crudele mandando molti prigionieri a morire dilaniati dalle belve.
Fa costruire un ponte sul Reno per attaccare rapidamente le popolazioni germaniche di confine in caso di bisogno e questa minaccia evita per molto tempo ulteriori incursioni e garantisce alle Gallie un periodo di serenità.

Anno 307
Sede pontificia vacante
Imperatore: Galerio, Severo, Massenzio e Massimino
Consoli: Massimiano e Costantino
Massimiano scrive a Diocleziano esortandolo a riprendere la porpora ma Diocleziano rifiuta.
Galerio, non particolarmente preoccupato per la ribellione di Massenzio che sa debole e corrotto, gli manda contro Severo il quale viene in Italia con un'armata in cui militano molti veterani di Massimiano che alle porte di Roma si lasciano facilmente convincere a cambiare bandiera.
Severo fugge a Ravenna e Massimiano lo assedia ma poi lo convince a deporre la porpora e tornare con lui a Roma dove lo fa strangolare a tradimento. Severo lascia un figlio di nome Severiano che sarà ucciso nel 313 per ordine di Licinio.
Dopo aver tentato di nuovo inutilmente di coinvolgere Diocleziano, Massimiano, consapevole che Galerio cercherà di vendicare Severo, cerca l'alleanza di Costantino al quale conferisce il titolo di augusto facendogli sposare la figlia Flavia Massimiana Fausta (la prima moglie di Costantino, Minervina, è già morta).
Galerio scende in Italia ma quando giunge nei pressi di Roma si rende conto che la sua armata non è in grado di assediare una città tanto grande, si stabilisce quindi a Terni e invia ambasciatori a Massenzio per invitarlo a trattare.
Massenzio rifiuta e molti soldati di Galerio cambiano partito rifiutando di combattere contro Roma. Galerio è costretto a tornare in Pannonia con grande vergogna e durante il viaggio permette che i soldati rimasti con lui saccheggino liberamente le città che incontrano.
Massimiano si stabilisce a Roma per governare insieme a Massenzio ma è invidioso del potere del figlio ed entra in contrasto con lui fino ad accusarlo pubblicamente di incapacità. Questo comportamento lo rende odioso ai soldati ed in breve Massimiano è costretto a fuggire da Roma.
In novembre Licinio è creato augusto per volontà di Galerio.
Licinio era nativo della Dacia, di famiglia contadina aveva intrapreso il servizio militare ed era stato commilitone di Galerio diventandone amico.
Insieme alla nomina assume l'incarico di sconfiggere Massenzio.

Anno 308
Papa: Marcello I
Imperatore: Galerio, Massenzio, Costantino, Licinio, Massimino Consoli: Massimiano e Galerio
Marcello viene eletto papa tre anni dopo la morte del predecessore.
La nomina di Licinio indigna Massimino Daia che si vede sorpassato. Dopo aver inutilmente protestato presso Galerio, Massimino assume il titolo di augusto di sua iniziativa e scrive a Galerio attribuendo il fatto alla volontà delle sue truppe.
Secondo Lattanzio ed Eusebio, Massimino grassava la popolazione a lui sottoposta per arricchire i soldati e perseguitava i cristiani.
Massimiano fa visita al genero Costantino nelle Gallie e viene accolto con i massimi onori. Per dissimulare le proprie ambizioni depone la porpora ma quando si verificano incidenti consiglia a Costantino di intervenire con minime risorse militari sperando di vederlo cadere sul campo per prendere il controllo delle sue legioni, quindi si sposta ad Arles con il grosso dell'esercito e qui riprende la porpora impossessandosi del palazzo imperiale.
Tuttavia Costantino, che prudentemente aveva lasciato suoi informatori a controllare il suocero, avvisato del tradimento mosse immediatamente verso Arles, Massimiano fuggì a Marsiglia dove fu raggiunto e catturato dal genero. Costantino non punì in alcun modo Massimiano, limitandosi a spogliarlo dell'abito imperiale, e permise che continuasse a vivere alla sua corte.
Massenzio domò ribellioni in Africa riducendo all'ubbidienza la provincia di Cartagine. Diffidando del prefetto in Africa Alessandro, Massenzio gli chiese i figli in ostaggio e quando Alessandro rifiutò ordinò di ucciderlo. Il prefetto reagì facendosi proclamare imperatore dalle sue truppe.

Anno 309
Papa: Marcello I
Imperatore: Galerio, Massenzio, Costantino, Licinio, Massimino Consoli: Massenzio e Romolo Cesare
Il cesare di nome Romolo che ebbe il consolato era figlio di Massenzio e sembra che in questo stesso anno morì affogando nel Tevere, ma la notizia non è certa.
Massimiano, ancora ospite onorato di Costantino nonostante il tradimento dell'anno precedente, tentò di convincere la figlia Fausta a lasciare aperta la camera maritale durante la notte, ma Fausta avvertì il marito che fece dormire nel suo letto un eunuco.
Massimiano durante la notte trucidò l'eunuco e quando scoprì che Costantino era ancora vivo non seppe giustificarsi e venne giustiziato.

Anno 310
Papa: Eusebio - Melchiade
Imperatore: Galerio, Massenzio, Costantino, Licinio, Massimino Consoli: Massenzio senza collega
Galerio soggiornava in Dacia dove aveva promosso importanti opere di bonifica. Accumulava risorse finanziarie da utilizzare per attaccare Massenzio esasperando il prelievo fiscale nelle su province e prelevando le imposte con violenza tramite l'esercito.
In quest'anno Galerio si ammalò di un orribile cancrena contro la quale i medici si rivelarono del tutto inefficaci. Dal canto suo Costantino si trovò ad affrontare una lega delle popolazioni germaniche, sulla quale riportò una grande vittoria, per poi passare a domare una rivolta in Bretagna.
Morì papa Marcello I, mandato in esilio da Massenzio, ed ebbe successore Eusebio che morì dopo soli quattro mesi. Fu quindi eletto Melchiade.

Anno 311
Papa: Melchiade
Imperatore: Galerio, Massenzio, Costantino, Licinio, Massimino Consoli: Galerio senza collega
Galerio, benché costretto a letto dalla malattia, assunse il suo ottavo ed ultimo consolato.
In quest'anno Galerio emanò un editto che concedeva ai cristiani libertà di culto ritrattando le precedenti disposizioni. Morì nel mese di aprile.
Le province governate da Galerio (Illirico, Macedonia, Grecia, Bitinia e Tracia) passarono a Licinio, ma Massimino si oppose contendendo a Licinio la Bitinia che invase immediatamente senza lasciare al rivale il tempo di intervenire.
Licinio preferì evitare la guerra e lasciò la Bitinia a Massimino. Valeria, vedova di Galerio e figlia di Diocleziano e Prisca, per non essere insidiata da Licinio si trasferì con la madre ed il figlio Candidiano nei territori di Massimino. Questi le propose il matrimonio e, ottenuto un rifiuto, la mandò in esilio, confiscò i suoi beni e perseguitò le persone del suo seguito.
Poiché Massimino minacciava di vendicare la morte del padre Massimiano, Costantino si affrettò a concludere la pace nelle Gallie per prepararsi ad affrontarlo adeguatamente.
Massenzio inviò il prefetto del pretorio Rufio Volusiano in Africa contro l'usurpatore Alessandro che fu catturato e strangolato, quindi ordinò il sacco di Cartagine e perseguitò i cittadini più ricchi della provincia con false accuse allo scopo di confiscare i loro beni.
Anno 312
Papa: Melchiade
Imperatore: Massenzio, Costantino, Licinio, Massimino Consoli: Costantino nelle Gallie e Licinio nell'Illirico
A causa del dispotismo e della ferocia di Massenzio molti cittadini romani scrivevano segretamente a Costantino pregandolo di liberare Roma dal tiranno, inoltre lo avvisarono che con il pretesto di vendicare il padre, Massenzio si preparava ad invadere le Gallie. Costantino tentò le vie diplomatiche ma senza alcun successo, quindi strinse accordi con Licinio al quale promise in moglie sua sorella Flavia Valeria Costanza. Ciò indusse Massimino a dare la sua disponibilità a Massenzio, eppure al momento dello scontro Licinio e Massimino non intervennero.
In primavera Costantino guidò un'armata in Italia valicando le Alpi e ne inviò un'altra via mare. A Susa debellò una guarnigione di Massenzio che doveva impedirgli di procedere.
Prima di giungere a Torino sconfisse altre forze nemiche, quindi entrò in città festosamente accolto dalla popolazione, analoga accoglienza ebbe a Milano mentre altre città della zona gli inviavano amichevoli ambasciate.
A Brescia Costantino incontrò un altro presidio di Massenzio che sbaragliò rapidamente. Le truppe di Massenzio erano concentrate a Verona dove aveva il comando Ruricio Pompeiano prefetto del pretorio. Costantino assediò Verona oltrepassando l'Adige ma la città era ben fortificata e difesa, Pompeiano uscì di nascosto dalle mura e radunate altre forze attaccò gli assedianti ma i soldati di Costantino ebbero la meglio, lo stesso Pompeiano morì in battaglia e poco dopo Verona si arrese.
Senza incontrare altri ostacoli, Costantino giunse a Roma dove Massenzio aveva preparato una grande armata ed ingenti scorte per resistere ad un eventuale assedio. Massenzio era certo di vincere ed i suoi progetti miravano a renderlo unico imperatore. Stando ad Eusebio di Cesarea fu in questo frangente che Costantino cominciò a rivolgere le sue preghiere al Dio dei cristiani e fu in quei giorni che ebbe la visione di una croce luminosa in cielo con le parole "Con questa va a vincere" ed un'apparizione di Gesù Cristo in sogno che lo rassicurava sull'esito della guerra. Costantino aggiunse la croce alle sue insegne ed abbracciò, primo fra gli imperatori, la religione cristiana.
Da parte sua Massenzio schierò le sue truppe fuori dalle mura, lungo il Tevere all'altezza di Ponte Milvio. Costantino si accampò lungo oltre il fiume cercando il modo di attraversare la corrente in quel momento molto forte ma Massenzio sicuro della superiorità delle sue forze, superò il Tevere cercando la battaglia campale e disponendo le truppe fra il nemico ed il fiume nella località detta dei Sassi Rossi.
Costantino fu lieto di affrontare il nemico in battaglia piuttosto che disporsi ad un assedio che sarebbe stato lungo e difficile. La battaglia fu molto cruenta. Dopo la rotta della cavalleria le truppe di Massenzio si trovarono prese fra quelle di Costantino ed il fiume e furono sterminare, quanti non venivano uccisi annegavano nel Tevere nel tentativo di attraversarlo. Il ponte di barche che Massenzio aveva preparato non resse al carico dei fuggitivi e sciogliendosi fece perire quanti vi si trovavano compreso lo stesso Massenzio.
Il giorno successivo il cadavere di Massenzio fu ritrovato e la sua testa esposta in città provocò esplosioni di gioia fra la popolazione.
Entrata in questa città in festa, Costantino si comportò con clemenza verso i nemici limitandosi a far morire soltanto i più stretti collaboratori di Massenzio. Fra le sue prime decisioni fu l'abolizione della milizia pretoriana, una decisione che gli procurò grande favore del popolo che odiava questo corpo scelto famoso per le sue prepotenze e i suoi abusi. Rimase in vigore, tuttavia, la carica di prefetto del pretorio che continuò ad essere molto prestigiosa anche sotto gli imperatori successivi.
L'imperatore rese omaggio al senato e richiamò tutte le persone esiliate da Massenzio restituendo loro i beni confiscati.

Anno 313
Papa: Melchiade
Imperatore: Costantino, Licinio, Massimino Consoli: Costantino e Licinio
Costantino si trattenne a Roma fino alle calende di gennaio per inaugurare il suo terzo consolato ed emanò disposizioni fiscali in favore dei meno abbienti.
In marzo era a Milano dove si celebrò il matrimonio fra Licinio e Costanza sorella di Costantino. Passò quindi nelle Gallie per respingere un tentativo di invasione da parte dei Franchi.
A Salona, dove si era ritirato dopo l'abdicazione, morì Diocleziano. Il giudizio degli storici antichi su Diocleziano è nel complesso positivo: saggio legislatore, accorto amministratore, capace difensore dell'impero. Gli si addebita tuttavia come errore l'aver diviso il potere imperiale, smembrando la monarchia e moltiplicando i costi della corte.
Era inoltre molto avaro ed esagerò con l'imposizione fiscale, come testimoniano Lattanzio ed Eusebio. Ma per gli autori cristiani la sua colpa più grave fu nelle persecuzioni. Gli ultimi anni della sua vita non furono felici: vide la moglie e la figlia maltrattate ed esiliate da Massimino e soffrì di una grave malattia che lo portò alla tomba nel mese di giugno di quest'anno.
In questo periodo fiorirono gli autori della Storia Augusta (Spaziano, Lampridio, Capitolino, Volcacio Gallicano e Trebellio Pollione) e il filosofo pagano Porfirio.
Costantino e Licinio emanarono congiuntamente un proclama in favore dei cristiani, Massimino mostrò di adeguarsi ma continuò segretamente a perseguire i cristiani.
Approfittando dell'assenza di Licinio che si trovava a Milano, Massimino attaccò i suoi territori penetrando in Bitinia, quindi in Tracia e proseguendo fino a Bisanzio, che assediò. I difensori capitolarono dopo undici giorni e Massimino passò ad assediare Eraclea ma intanto Licinio era stato informato e, radunate tutte le forze disponibili, marciava fino ad Adrianopoli.
I due eserciti si scontrarono il 30 aprile. Licinio, che prima del combattimento aveva fatto recitare ai suoi soldati una preghiera al Dio dei cristiani, ebbe subito il sopravvento e mise in fuga gli avversari, compreso Massimino. Questi riparò in Cappadocia con la famiglia, riunì le truppe superstiti e fece giustiziare i sacerdoti che gli avevano fornito previsioni errate.
Il 13 giugno a Nicomedia Licinio emanò un editto in favore dei cristiani annullando tutte le persecuzioni, quindi di dedicò ad inseguire Massimino che intanto aveva pubblicato un editto analogo.
Rendendosi conto di non poter difendersi da Licinio, Massimino si avvelenò ma il veleno non riuscì ad ucciderlo e gli procurò una grave malattia della quale più tardi morì con orrende sofferenze. Licinio eliminò i figli, la moglie ed i ministri di Massimino e si impossessò delle sue province.
Stabilitosi ad Antiochia, Licinio accolse Candidiano figlio di Galerio e Severiano figlio di Severo ma poi li uccise improvvisamente. Anche Valeria e Prisca, rispettivamente figlia e moglie di Diocleziano furono condannate. Fuggirono a Tessalonica dove nel 315 furono rintracciate ed uccise.
Fu giustiziato anche un certo Valerio Valente che prima della morte di Massimino aveva tentato di usurpare il trono d'Oriente.

Anno 314
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino, Licinio Consoli: Gaio Ceionio Rufio Volusiano e Anniano
Morì Melchiade e fu eletto Silvestro.
Costantino fece innalzare a Roma una sua statua che brandiva la Croce.
L'imperatore convocò un concilio di vescovi ad Arles per risolvere la questione dei donatisti africani.
Troppo diversi fra loro nella personalità e nelle scelte religiose, Costantino e Licinio vennero in contrasto. All'origine della guerra furono questioni territoriali, ma la responsabilità viene attribuita all'uno o all'altro augusto a seconda del credo delle fonti.
Intendendo nominare cesare per l'Italia il proprio cognato Bassiano, marito di Anastasia, Costantino chiese l'assenso di Licinio ma scoprì che questi cospirava per indurre alla rivolta Bassiano con il suo consigliere Senecione, fratello dello stesso Bassiano.
Verificato che il cognato aveva aderito alla congiura, Costantino lo fece eliminare, quindi chiese la consegna di Senecione a Licinio che rifiutò. Ne nacque la guerra. Costantino marciò verso la Pannonia con una modesta armata e sconfisse le forze molto superiori di Licinio, era l'8 ottobre.
Licinio fuggì a Sirmio seguito da molti dei suoi soldati, quindi proseguì fino ad arrivare in Tracia dove riorganizzò le sue forze.
Dopo una nuova battaglia priva di risultati si giunse alle trattative e Costantino accettò di concludere la pace a condizione che Licinio deponesse il suo ufficiale Valente dalla carica di cesare che gli aveva recentemente conferito. A seguito di questo accordo i domini di Licinio furono ridimensionati a favore di Costantino al quale passarono diverse province.

Anno 315
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino, Licinio Consoli: Costantino e Licinio
Costantino trascorse buona parte di quest'anno in Pannonia e nelle altre province acquisite dopo la guerra con Licinio. Una legge di Costantino emanata in quest'anno abrogava la pratica di marcare a fuoco quanti venivano condannati a combattere da gladiatori o a lavorare in miniera.
Un'altra norma istituita dall'imperatore in quest'anno prevedeva il mantenimento a carico dello stato dei bambini poveri per evitare che i genitori li uccidessero, vendessero o abbandonassero.
Alla fine dell'estate Costantino tornò a Roma.

Anno 316
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino, Licinio Consoli: Sabino e Rufino
Costantino concesse ai vescovi il diritto di convalidare le manomissioni degli schiavi.
I donatisti fecero appello all'imperatore contro il giudizio del Concilio di Arles che li aveva condannati e Costantino, che soggiornava per l'ultima volta in Gallia, si portò a Milano per ridiscutere la questione, ma di nuovo il giudizio fu contrario ai donatisti e favorevoli al loro avversario Ceciliano.
Il 7 di agosto, in Arles, Fausta moglie di Costantino partorì Costantino Juniore.

Anno 317
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino, Licinio Consoli: Ovinio Gallicano e Settimio Basso
Il console Settimio Basso dal 15 maggio ricoprì anche la carica di prefetto di Roma.
Costantino e Licinio trattarono per nominare cesari i figli. Crispo, figlio di Costantino e Minervina, era nato prima del 300 ed aveva studiato con Lattanzio Firmiano.
Crispo e Costantino Juniore, noto l'anno precedente, furono entrambi nominati cesari. Valerio Liciniano Licinio, figlio di Licinio, aveva circa vent'anni ed anche egli ricevette la carica.
Il 13 agosto Fausta partorì Costanzo.
Anno 318
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino, Licinio Consoli: Licinio Augusto e Crispo
Costantino soggiornava a Sirmio. Sotto il suo regno il Cristianesimo si diffondeva in piena serenità, mentre l'imperatore finanziava la costruzione di varie chiese.
Anche Licinio, pur essendo pagano, per paura di Costantino evitava di molestare i cristiani.

Anno 319
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino, Licinio Consoli: Costantino e Licinio Cesare
Costantino si tratteneva nelle sue province orientali forse per vigilare sui Sarmati.
Risalgono a quest'anno alcune leggi emanate da Costantino per controllare l'attività egli auguri ed evitare che frodassero chi a loro si rivolgeva.

Anno 320
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino, Licinio Consoli: Costantino e Costantino Juniore
Leggi di Costantino per regolare l'esazione dei debiti, pignoramenti, ecc.
Abrogazione delle pene contro il celibato. Varie disposizioni per la moralizzazione dei costumi e in materia giudiziaria.

Anno 321
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino, Licinio Consoli: Crispo e Costantino Juniore
Panegirico di Nazario per il quinquennio della carica di cesare di Crispo e Costantino Juniore.
Costantino si trova nell'Illirico e pubblica leggi sulle pene giudiziarie, concede il permesso di continuare a consultare gli aruspici.
Un editto del 7 marzo ordina di festeggiare la domenica, altri editti di luglio concedono vari privilegi ai cristiani. Una legge del 22 giugno condanna le pratiche magiche.

Anno 322
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino, Licinio Consoli: Petronio Probiano e Anicio Giuliano
Costantino, ancora nell'Illirico, combatte contro i Sarmati, Carpi e Goti che vengono più volte sconfitti sul Danubio. Nei combattimenti muore anche Rausimondo re dei Sarmati. Per festeggiare la vittoria vengono istituiti i "Giochi Sarmatici".
Costantino manda a Roma il figlio Crispo e la madre Elena ed in loro onore concede un'amnistia.

Anno 323
Papa: Silvestro
Imperatori: Costantino e Licinio
Consoli: Acilio Severo e Vettio Rufino
Il console Gaio Vettio Cossinio Rufino aveva esercitato la prefettura urbana nel 315.
All'inizio dell'anno Costantino si trova a Tessalonica per costruire un porto.
L'augusto interviene contro i Goti penetrati in Tracia e Media, territori di Licinio, probabilmente per fermarli prima che irrompano nei suoi domini, ma Licinio solleva una polemica, Costantino tenta l'accordo ma infine si viene alla guerra.
Libidinoso, avaro, avido e crudele, Licinio era odiato dai sudditi ed i suoi rapporti con Costantino si erano deteriorati da tempo.
A Costantino spiacevano in modo particolare le persecuzioni che il collega attuava più o meno apertamente contro i cristiani. Aveva cacciato tutti i cristiani dalla corte, proibito i concili ed ordinato che il culto cristiano fosse celebrato solo all'aperto e non nella chiesa. Inoltre tramava insidie e calunnie per mandare in rovina chi si professava cristiano.
La spedizione di Costantino contro i Goti nei territori di Licinio è dunque soltanto un pretesto. Le armate dei due augusti si portano nei pressi di Adrianopoli e si fronteggiano per qualche giorno separate dal fiume Ebro.
Individuato un guado nascosto dalla vegetazione, Costantino oltrepassa improvvisamente il fiume e si viene alla battaglia campale (3 luglio).
Le fonti parlano di trentaquattromila caduti, lo stesso Costantino rimane lievemente ferito e Licinio, sconfitto, fugge a Bisanzio dove si prepara a sostenere un assedio.
Costantino lo insegue ed intanto affida a Crispo il comando della flotta con il compito di impedire alle navi nemiche di soccorrere Licinio.
Anche in mare le forze di Licinio vengono sconfitte grazie alla migliore organizzazione dell'equipaggio di Crispo e ad un vento furioso che, nello stretto di Gallipoli, spinge le navi di Licinio contro gli scogli della costa.
Licinio ripara con il tesoro a Calcedonia ed invia il suo luogotenente Martiniano a Lampsaco per bloccare la flotta nemica. Per guadagnare tempo finge di voler avviare trattative di pace ma intanto cerca un'alleanza con i Goti contro Costantino ma questi non si lascia ingannare ed il 18 settembre si combatte di nuovo a Crisopoli, non lontano da Calcedonia.
Di nuovo sconfitto, Licinio si ritira a Nicomedia e manda la moglie Costanza, sorella di Costantino, a trattare. Costanza ottiene clemenza per il marito che viene confinato a Tessalonica.
Secondo alcuni autori Martiniano viene giustiziato ma secondo l'Anonimo Valesiano lo si risparmia per ucciderlo più tardi in Cappadocia.
Il giovane Licinio, figlio di Costanza, sarà ucciso tre anni dopo, molti ministri e ufficiali di Licinio vengono decapitati.
Così l'impero è di nuovo riunito sotto un solo imperatore. Fra i primi atti di Costantino si ricorda la liberazione dei cristiani fatti imprigionare da Licinio ed il reintegro nelle cariche di quanti ne erano stati privati per motivi religiosi.
Ormisda, figlio del re di Persia Ormisda II, chiede la protezione di Costantino contro i nobili che lo perseguono dalla morte del padre sostenendo suo fratello minore Sapore. Costantino lo accoglie ma non vuole intervenire nella questione.
A Costanzo, figlio di Costantino e Fausta, che ha circa sette anni, viene conferita la dignità di Cesare.

Anno 324
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino
Consoli: Flavio Giulio Crispo Cesare e Flavio Valerio Costantino Cesare
Secondo molte fonti muore in quest'anno Licinio, esule a Tessalonica, forse strangolato per ordine di Costantino.
Sembra che Licinio cospirasse per riprendere il potere. Dopo la sua morte vengono cassati tutti i suoi decreti.
La falsa donazione di Costantino alla Chiesa fu datata in quest'anno. Da Nicomedia Costantino invia Osio vescovo di Cordova ad Alessandria per comporre la disputa fra il vescovo Alessandro e l'eretico Ario che in questo periodo a iniziato a diffondere la sua dottrina.
Constatando la difficoltà e l'importanza di questa controversia nell'anno successivo l'imperatore convocherà il Concilio di Nicea.
Costantino si dedica a riordinare le province orientali e a promuovere la diffusione del Cristianesimo. Fa ricostruire le chiese distrutte e ne fabbrica di nuove.

Anno 325
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino
Consoli: Paolino e Giuliano
Si tiene il Concilio di Nicea con la partecipazione di trecentodiciotto vescovi che condannano la dottrina di Artio. Costantino partecipa personalmente ed alla fine esilia Eusebio vescovo di Nicomedia e Teognide vescovo di Nicea che continuano a sostenere l'arianesimo.
Un editto imperiale vieta i giochi gladiatorii, un altro pone un calmiere sugli interessi degli usurai.

Anno 326
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino
Consoli: Flavio Valerio Costantino Augusto e Flavio Giulio Costanzo Cesare
In estate Costantino torna a Roma per festeggiare il ventennale della sua nomina ad augusto.
Evitando la visita tradizionale al tempio di Giove provoca proteste e disordini fra la popolazione pagana ma non applica alcuna forma di repressione.
In quest'anno Costantino fa uccidere il figlio Crispo, le fonti non tramandano con chiarezza le ragioni di questa decisione ma avanzano ipotesi. Secondo Zosimo Crispo aveva una relazione con la matrigna Fausta Augusta, oppure questa lo aveva calunniato presso il marito accusandolo di averla insidiata.
Altri ritengono che comunque l'imperatore fu indotto alla decisione dalla moglie che voleva eliminare un rivale nella successione per i suoi figli.
Forse per aver scoperto l'inganno o forse perché viene informato delle infedeltà coniugali della moglie, Costantino ordina di far morire anche Fausta annegandola in un bagno bollente.
Ancora per ignoti motivi l'imperatore fa uccidere anche il nipote Licinio figlio di sua sorella Costanza e del defunto Licinio.

Anno 327
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino
Consoli: Flavio Valerio Costantino e Massimo
Probabilmente in quest'anno Elena madre di Costantino si reca in Terra Santa dove scopre il Sepolcro di Cristo e la Vera Croce. Costantino fa costruire un tempio sul luogo della scoperta ed altre chiese.
Alla madre, che muore ottantenne in quest'anno o nel successivo, Costantino dedica monete d'oro ed altri onori dopo aver finanziato munificamente le sue opere di carità. Ordina inoltre che il suo corpo venga trasportato a Roma e deposto in un magnifico sepolcro.
Le dedica anche Elenopoli, città fondata in Bitinia dall'imperatore e dalla stessa Elena.

Anno 328
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino
Consoli: Januario e Giusto
Costantino soggiorna in Bitinia e in Mesia. Fa costruire un ponte di pietra sul Danubio e probabilmente combatte contro i Goti oltre il fiume.
Consigliato da Eusebio vescovo di Nicomedia, Costantino richiama Ario e altri esuli.

Anno 329
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino
Consoli: Flavio Valerio Costantino Augusto e Flavio Valerio Costantino Cesare
Costantino soggiorna in oriente ed inizia a progettare Costantinopoli e a costruire la Basilica aurea.

Anno 330
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino
Consoli: Gallicano e Simmaco
Desideroso di gloria, Costantino decide di dare il proprio nome ad una nuova capitale nella quale vivere. Inizia i lavori in un sito vicino all'antica Troia ma quando nota la posizione di Bisanzio li abbandona e trasferisce il cantiere.
Nel vasto spazio intorno alle nuove mura costruisce il palazzo imperiale, strade, case, piazze, circoli, fontane, portici mai inferiori agli equivalenti romani.
Bandita ogni forma di culto pagano, costruisce chiese ed oratori. Con benefici, donativi e privilegi attira cittadini di altre città a vivere a Costantinopoli e dona ville e palazzi ai senatori disposti a trasferirsi da Roma.
Secondo molti autori la città viene inaugurata l'11 maggio, anche se i lavori continueranno ancora per anni.
Costantino conferisce alla Nuova Roma tutti i privilegi di cui godeva la vecchia, vi istituisce un senato e varie magistrature.

Anno 331
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino
Consoli: Annio Basso e Ablavio
Costantino risiede a Costantinopoli e legifera in materia giudiziaria. Riduce le imposte ed ordina una revisione del catasto dei terreni.
Porta a quattro il numero dei prefetti: dell'Italia, dell'Oriente, dell'Illirico e delle Gallie.

Anno 332
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino
Consoli: Pacaziano e Ilariano
Costantino Cesare, figlio dell'imperatore, combatte con il titolo di generale contro popolazioni barbariche (molte fonti parlano genericamente di Goti), alleandosi con i Sarmati.
Costantino abolisce i tributi annuali che si pagavano alle popolazioni confinanti, stipula trattati e prende molti barbari a militare nell'esercito imperiale.

Anno 333
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino Consoli: Flavio Delmazio e Zenofilo
Il console Delmazio è figlio di un fratello di Costantino e più tardi riceverà il titolo di cesare.
Publio Optaziano Porfirio, autore di un panegirico di Costantino, viene nominato prefetto di Roma ma dopo un mese è sostituito da Ceionio Giuliano Camenio.
Costante, figlio minore dell'imperatore, viene creato cesare.
Siria e Cilicia sono devastate dalla carestia ed anche a Costantinopoli si soffre per penuria di grano.
Stando ad Eusebio, Costantino si sforzava di mantenere la pace con tutti gli stati confinanti e all'interno dell'impero. In particolare mantenne a lungo buoni rapporti con Sapore re di Persia nel cui impero andava diffondendosi il Cristianesimo.

Anno 334
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino Consoli: Lucio Ranio Aconzio Optato e Anicio Paolino Juniore
Disposizioni di Costantino in materia giudiziaria in fevore degli orfani e delle vedove.
Nuova guerra fra Goti e Sarmati, questi ultimi arruolano gli schiavi che dopo aver sconfitto i nemici si rivolgono contro i padroni. I nobili Sarmati chiedono asilo a Costantino che offre loro rifugio nei suoi stati.

Anno 335
Papa: Silvestro
Imperatore: Costantino Consoli: Giulio Costanzo e Ceionio Rufio Albino
Giulio Costanzo, figlio di Costanzo e di Teodora figliastra di Massimiano Erculio, era fratellastro di Costantino. Oltre al consolato ebbe il titolo di patrizio e la facoltà di indossare la veste rossa. Fu padre di Gallo Cesare e di Giuliano l'Apostata.
Ceionio Rufio Albino era figlio di Rufio Volusiano e nello stesso anno ebbe la prefettura di Roma.
Costantino dedica la Chiesa della Resurrezione che ha fatto costruire in Gerusalemme.
Costantino indice i concilii di Tiro e di Gerusalemme per dirimere la questione ariana ma sottovaluta la forza degli Ariani che a Tiro depongono Atanasio vescovo di Alessandria e a Gerusalemme approvano la dottrina di Ario.
Fravio Giulio Delmazio viene proclamato Principe della Gioventù. Flavio Claudio Annibaliano, fratello di Delmazio, diventa re del Ponto, della Cappadocia e dell'Armenia Minore e sposa Costantina (o Costanziana) figlia dell'imperatore.
Muore papa Silvestro.
Anno 336
Papa: Marco
Imperatore: Costantino Consoli: Flavio Popilio Nepoziano e Facondo
Nepoziano era figlio di Eutropia sorella di Costantino.
Marco viene eletto papa. Il suo pontificato dura solo otto mesi e venti giorni, gli succederà Giulio I eletto nei primi mesi del 337.
Matrimonio di Costanzo Cesare, corse con la figlia di Giulio Costanzo (fratello di Costantino) e di Galla.
Costantino dispone per la sua successione dividendo l'impero fra figli e nipoti: Gallie, Spagna, Bretagna e Mauritania a Costantino; l'Oriente e l'Egitto a Costanzo; l'Italia, l'Africa e l'Illirico con la Tracia e Costantinopoli a Costante; la Dacia Inferiore a Delmazio; Ponto, Cappadocia e Armenia Minore erano già state assegnate ad Annibaliano l'anno precedente.
Anno 337
Papa: Marco
Imperatore: Costantino Juniore, Costanzo e Costante Consoli: Feliciano, Tiberio Fabio Tiziano
Dopo quarant'anni di pace scoppia la guerra fra la Persia e l'Impero Romano. Secondo le fonti più attendibili il conflitto è provocato dal re di Persia Sapore II che intende recuperare gli stati già appartenuti al suo impero, anche se altri lo attribuiscono alle trame di un ambasciatore di nome Metrodoro.
Costantino fa costruire il proprio sepolcro in Costantinopoli quindi, turbato dalla sua salute non più stabile, chiede di farsi battezzare e riceve il sacramento da Eusebio vescovo di Nicomedia.
L'imperatore richiama dall'Esilio Atanasio ed altri vescovi.
Costantino muore il 22 maggio a sessantatre anni. Il suo corpo viene esposto nella sala del palazzo fino all'arrivo del figlio Costanzo dalla Siria, per poi essere sepolto nel monumento appositamente preparato.
Nell'impero il lutto viene celebrato solennemente, i pagani proclamano la deificazione dell'imperatore, i Greci lo santificano.
Tuttavia anche Costantino ebbe i suoi difetti, spesso esagerati dagli scrittori pagani: l'ambizione, l'amore per il lucco, l'eccessiva clemenza che danneggiava l'ordine pubblico ed agevolava i ministri disonesti.
Costantino protesse le arti, le scienze e le lettere. Sotto di lui fiorirono gli autori della Storia Augusta come Sparziano, Lampridio e Capitolino, i panegiristi Eumene, Nazario e Optaziano, il filosofo Giamblico, i poeti Commodiano e Giuvenco, gli scrittori Arnobio, Giulio Firmico, Eusebio di Cesarea e i giuristi Gregorio e Ermogeniano.

Anno 338
Papa: Giulio I
Imperatore: Costantino Juniore, Costanzo e Costante
Consoli: Orso e Polemio
Costantino Juniore, Costanzo e Costante si riuniscono a Costantinopoli per le esequie di Costantino, tutti e tre ricevono dalle milizie il titolo di Augusto e si chiede al senato il consenso per nominarli imperatori.
I tre fratelli sollevano dalla carica il prefetto Ablavio e poco dopo mandano sicari ad ucciderlo.
Analogo destino toccò a Dalmazio, Annibaliano, Giulio Costanzo e altri parenti di Costantino, pare per iniziativa del solo Costanzo.
Nella spartizione dell'impero fra gli eredi nacquero discordie che furono poi composte in una riunione a Sirmio: Costantino Juniore ebbe Costantinopoli, la Tracia, il Ponto, la Mesia Inferiore, parte dell'Africa, l'Armenia e la Cappadocia andarono a Costanzo ma mancano notizie sul resto dell'accordo che comunque ebbe breve durata.
Sapore re di Persia alla notizia della morte di Costantino invase la Mesopotamia ed assediò Nisibi ma si ritirò dopo due mesi.

Anno 339
Papa: Giulio I
Imperatore: Costantino Juniore, Costanzo e Costante
Consoli: Costanzo e Costante
Nessun evento rilevante in quest'anno. Continua la guerra contro la Persia.

Anno 340
Papa: Giulio I
Imperatore: Costantino Juniore, Costanzo e Costante
Consoli: Acidino, Lucio Aradio Valerio Procolo
A proposito di Acidino, Muratori riporta un episodio narrato da Agostino. Fatto prigioniero un cittadino per debiti fiscali lo minacciò di morte. La moglie dell'uomo, per salvare il marito, si concesse ad un suo ricco ammiratore ma questi la truffò consegnandole un sacchetto di terra invece del compenso stabilito. La donna si rivolse ad Acidino che, rendendosi conto di aver esagerato nel minacciare il contribuente moroso, condannò il truffatore a pagare quanto dovuto al fisco e gli sequestrò il campo da cui aveva prelevato la terra per donarlo alla donna ingannata.
Degenera il disaccordo fra Costantino e Costante ed il primo muove in armi contro il secondo. Costante che si trova in Davia per combattere i Persiani, invia milizie in Italia contro il fratello.
La battaglia si svolge presso Aquileia e Costantino Juniore venne sconfitto ed ucciso.
Costanzo non tentò di ottenere parte dei domini di Costantino Juniore, quindi Costante si trovò ad essere imperatore dell'intero occidente.

Anno 341
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo e Costante
Console Antonio Marcellino Petronio Probino.
Costante combatte contro i Franchi nella Gallia.
Concilio degli Ariani in Antiochia.
Un terremoto devasta molte città orientali.
Costante emana una legge confermando gli editti del padre che proibivano i sacrifici pagani.
Protetti da Costanzo, gli Ariani occupano le sedi episcopali di Costantinopoli, Alessandria e Antiochia.
Ad Antiochia viene inaugurata la cattedrale iniziata da Costantino e completata da Costanzo.

Anno 342
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo e Costante
Consoli: Costanzo e Costante
Si conclude con un trattato di pace la guerra di Costante contro i Franchi.
Costanzo caccia da Costantinopoli il vescovo cattolico Paolo in favore dell'ariano Macedonio. La popolazione cattolica insorge ed uccide il generale Ermogene, esecutore materiale degli ordini di Costanzo.

Anno 343
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo e Costante
Consoli: Marco Memio Furio Baburio Ceciliano Procolo, Romolo.
Costante visita la Bretagna per prevenire eventuali insurrezioni.
Costanzo continua la guerra contro i Persiani riducendo la sedici anni l'età per la leva militare.

Anno 344
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo e Costante
Consoli: Leonzio e Sallustio
Costanzo concede esenzioni fiscali a architetti e altri professionisti impegnati nelle sue opere pubbliche.
I due imperatori sono in contrasto per questioni religiose.
Un terremoto distrugge la città di Neocesarea nel Ponto.

Anno 345
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo e Costante
Consoli: Amanzio e Albino
Terremoti a Durazzo, a Roma, in Campania, a Rodi.
Costanzo inizia la costruzione delle sue terme a Costantinopoli.

Anno 346
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo e Costante
Consoli: Costanzo e Costante
Viene costruito il porto di Seleucia in Siria.

Anno 347
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo e Costante
Consoli: Rufino e Eusebio
Su insistente richiesta di Costante al papa, Costanzo accetta di convocare un concilio a Sardica, Atanasio ed altri vescovi vengono dichiarati innocenti.

Anno 348
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo e Costante
Consoli Flavio Filippo, Flavio Salio
Con una lettera molto dura al fratello, Costante sollecita che Atanasio venga richiamato dall'esilio come stabilito dal concilio dell'anno precedente ed ottiene quanto richiesto.
Grande battaglia a Singara contro i Persiani che, guidati personalmente da Sapore, sono penetrati in Mesopotamia. Vittoria dell'esercito romano, Sapore viene ucciso ma poiché i soldati romani continuano ad inseguire i nemici dopo il tramonto molti di loro cadono vittima degli arcieri Persiani.
Le fonti sono discordanti sugli esiti della battaglia e secondo alcuni non fu Sapore a morire ma suo figlio.

Anno 349
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo e Costante
Consoli: Ulpio Limenio, Acone ossia Aconio Catulino Filomazio o Filoniano
Giuliano Apostata e Libarnio raccontano le gesta eroiche di Costanzo contro i Persiani ma secondo Muratori la loro testimonianza è distorta dall'adulazione.
In realtà i Persiani saccheggiarono e devastarono la Mesopotamia subendo in nove battaglie perdite minori di quelle dei Romani.

Anno 350
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo
Consoli: Sergio e Nigriniano
Nella città di Autumn in Gallia l'ufficiale Magno Magnenzio congiura con Marcellino, Cresto ed altri militari contro Costante, si fa proclamare imperatore e fa uccidere Costante durante una battuta di caccia (Zonara) o mentre fuggiva in Spagna (altre fonti).
Gli scrittori pagani come Eutropio, Aurelio Vittore e Zosimo accusano Costante di crudeltà, avarizia e libidine, mentre gli autori cristiani lo lodano specialmente per la sua attività contro l'Arianesimo e in particolare Libanio compose un elogio delle sue molte virtù.
Costante era fidanzato con Olimpiade figlia di Ablavio primo ministro di Costantino ma le nozze non ebbero luogo per la tenera età della sposa. Più tardi Olimpiade sposò Arsace re dell'Armenia.
Magnenzio rimase padrone delle Gallie, della Spagna e della Bretagna e in seguito acquisì anche Sicilia e Africa. Nominò cesare Decenzio, suo fratello o parente, e suo fratello Desiderio.
Magnenzio era di origine germanica, alto e robusto, disponeva di una buona cultura e di una certa eloquenza. E' descritto come crudele, avaro, empio e sleale.
In Pannonia il generale Vetranione, rude e barbarico militare analfabeta, si fa proclamare a sua volta imperatore ed occupa Pannonia, Grecia e Macedonia. Pare fosse appoggiato da Costantina Augusta, sorella di Costanzo e vedova di Annibaliano e che lo stesso Costanzo approvasse per opporre Vetranione a Magnenzio.
Flavio Popilio Nepoziano, figlio di Eutropia sorella di Costantino il Grande, già console nel 336, si fa proclamare imperatore a Roma. Un mese dopo viene attaccato dalle truppe di Magnenzio comandate da Marcellino ed ucciso. Viene uccisa anche Eutropia e Marcellino si accanisce contro il senato e il popolo.
Intanto in oriente Sapore tornava ad assediare Nisibi validamente difesa da Luciliano, suocero del futuro imperatore Gioviano.
Sapore tenta ogni metodo per espugnare la città: taglia il rifornimento idrico, tenta di allagarla deviando un fiume, ma è tutto inutile e dopo quattro mesi il re torna nel suo paese che nel frattempo è stato attaccato dai Messageti.
Scemato il pericolo persiano, Costanzo si prepara a attaccare Magnenzio quando riceve la notizia che Vetranione si è alleato con l'usurpatore d'occidente. Una delegazione inviata dai due usurpatori si presenta a Costanzo per proporre un accordo.
Costanzo rifiuta ogni trattativa (si diceva per ordine del padre apparsogli in sogno) e marcia verso Sardica capitale della Dacia, ma quando giunge a fronteggiare l'esercito di Vetranione trova un accordo con i soldati avversari e quando Vetranione si rende conto del pericolo si affretta a deporre la porpora. Costanzo si comporta con clemenza verso Vetranione che si ritira in Bitinia dove vivrà serenamente per il resto dei suoi giorni.

Anno 351
Papa: Giulio I
Imperatori: Costanzo
Consoli: Sergio e Nigriniano
Costanzo trascorre l'inverno a Sirmio in Pannonia preparandosi contro Magnenzio ma quando riceve notizie di nuove offensive persiane in Mesopotamia decide di nominare un collega che lo aiuti a combattere su due fronti. Sceglie il cugino Gallo, figlio di Giulio Costanzo fratello di Costantino.
Gallo e il fratello Giuliano (l'Apostata) avevano subito nel 337 la persecuzione di Costanzo come tutti i loro parenti ma poi Costanzo si era limitato a confinarli in Cappadocia.
Costanzo conferì a Gallo il titolo di cesare e gli fece sposare sua sorelle Costantina vedova di Annibaliano. Lo mandò quindi a combattere in oriente con il generale Luciliano.
Intanto Franchi, Sassoni e Alemanni tormentano la Gallia con le loro incursioni; secondo Libanio sono finanziati da Costanzo che spera così di indebolire Magnenzio.
Magnenzio muove contro Costanzo attraverso il Norico e ha la meglio nei primi scontir. Costanzo manda a parlamentare l'ufficiale Filippo. L'ambasciatore propone la pace e riesce quasi a convincere le truppe di Magnenzio ma questi rinvia la sua risposta e l'indomani arringa ai soldati ed ordina di procedere.
La popolazione della città di Sciscia attacca i soldati di Magnenzio uccidendone molti, si giunge ad una tregua. Questa volta è Costanzo a rifiutare la trattativa.
Silvano, comandante di cavalleria di Magnenzio, diserta e passa a Costanzo con tutti i suoi uomini. Temendo altre diserzioni Magnenzio passa subito all'azione attaccando Sciscia e conquistandola, quindi attacca Sirmio ma trovandola troppo ben difesa desiste, muove contro la città di Mursa sul fiume Dravo e l'assedia.
Il 28 settembre le sue armate si scontrano. Vincono le truppe di Costanzo e Magnenzio fugge ma la strage è immensa e le perdite gravissime per entrambi i contendenti.
Costanzo fa seppellire i morti e curare i feriti delle due armate e pubblica il perdono per chiunque abbia sostenuto Magnenzio.

Anno 352
Papa: Liberio
Imperatori: Costanzo
Consoli: Costanzo e Gallo
Il 12 aprile muore papa Giulio, il 21 giugno viene eletto Liberio.
Magnenzio, che si era rifugiato in Gallia, si porta con le truppe ad Aquileia per impedire a Costanzo di rientrare in Italia, ma si ritira quando Costanzo occupa senza difficoltà un castello delle Alpi Giulie ritenuto imprendibile.
Costanzo continua ad avanzare e Magnenzio, mentre molti suoi soldati disertano, finisce per ritirarsi nelle Gallie.
Costanzo si stabilisce a Roma ed annulla tutti i decreti di Magnenzio, Gallo governa l'oriente e scampa ad un attentato, forse di sicari di Magnenzio.
Insorgono i Giudei in Palestina ma vengono duramente repressi da Gallo.

Anno 353
Papa: Liberio
Imperatore: Costanzo
Consoli: Costanzo e Gallo
L'esercito di Costanzo entra in Gallia e sconfigge quello di Magnenzio già indebolito dai disordini. Furibondo Magnenzio ferisce il fratello Desiderio, uccide la madre e si suicida il 15 agosto. Anche il fratello Decenzio si uccide il 18 agosto. Le province già governate da Magnenzio si sottomettono spontaneamente a Costanzo.
Costanzo soggiorna in Gallia perseguitando quanti avevano sostenuto Magnenzio e colpendo la popolazione con esose misure fiscali.
Privo di figli e vedovo, Costanzo sposa Eusebia, donna bella e colta ma estremamente superba.
Il periodo non è tranquillo, popolazioni germaniche continuano le loro scorrerie in Gallia, gli Isauri nelle province orientali, disordini a Roma.

Anno 354
Papa: Liberio
Imperatore: Costanzo
Consoli: Costanzo e Gallo
In primavera Costanzo passa a Valenza per combattere Gundemoro e Vadomorio re degli Alemanni ma poichè questi si arrendono e si sottomettono l'impresa si conclude senza colpo ferire.
In oriente Gallo governa in modo tirannico e crudele anche per istigazione della moglie Costantina, come affermano tutte le fonti. Anche Giuliano, che era suo fratello, ammette che Gallo non era fatto per regnare.
Estremamente sospettoso, Gallo ascolta le calunnie dei numerosi delatori e spesso condanna senza processo. La sua indifferenza per i bisogni del popolo in occasione di una carestia in Antiochia provoca una sommossa e Teofilo governatore della Siria viene ucciso.
Informato della situazione, Costanzo nomina prefetto del pretorio d'oriente un certo Domiziano incaricandolo segretamente di attirare Gallo in Italia ma Domiziano non usa il tatto necessario, irrita Gallo che ordina di arrestarlo e alla fine lo fa uccidere.
Tutto questo spinge Costanzo a temere che il cesare d'oriente stia preparando un colpo di stato e l'imperatore, dopo aver richiamato il generale delle armate orientali Ursicino per evitare che aiuti Gallo, scrive a questi di venire in Italia con la moglie per una consultazione sulla situazione del fronte persiano.
I due coniugi ricevono la convocazione con grande apprensione e decidono che parta prima Costantina per quietare l'animo del fratello ma durante il viaggio la donna muore per una febbre maligna. Portato a Roma il suo corpo sarà sepolto nella chiesa di S. Agnese da lei fatta costruire.
Giunto a Petovione (Petau), Gallo viene arrestato, spogliato della porpora e condotto in una fortezza in Dalmazia dove dopo un processo sommario viene giustiziato.
In estate si reprime una ribellione in Germania. Alcuni cortigiani calunniano Silvano, generale nelle Gallie che era passato in precedenza da Magnenzio a Costanzo. Vedendosi in pericolo Silvano si fa proclamare augusto dalle milizie, proprio mentre a Roma si scopre l'inganno perpetrato ai suoi danni. Dopo soli ventotto giorni Silvano viene eliminato da Ursicino.

Anno 355
Papa: Liberio
Imperatore: Costanzo
Consoli: Flavio Arcezione, Quinto Flavio Mesio Egnazio Lolliano
Un consiglio riunitosi a Milano sotto il patrocinio di Costanzo depone il vescovo Atanasio. Papa Liberio rifiuta di sottoscrivere la decisione e viene esiliato. Il clero romano, costretto ad eleggere un nuovo pontefice, sceglie Felice.
Morto Silvano, Franchi, Alemanni e Sassoni prendono liberamente a saccheggiare la Gallia; Quadi e Sarmati fanno altrettanto in Sassonia.
Costanzo si lascia convincere dalla moglie Eusebia a richiamare Giuliano (che studiava in Atene) e a conferirgli il titolo di cesare affidandogli il governo della Gallia.
Giuliano sposa Elena, sorella di Costanzo, e si trasferisce nella sua provincia. Tuttavia il sospettoso e geloso Costanzo fa in modo di limitare la sua autonomia e gli affianca il generale Marcello al quale viene affidato il comando militare.

Anno 356
Papa: Liberio
Imperatore: Costanzo
Consoli: Costanzo e Giuliano.
Il vescovo di Alessandria Atanasio è di nuovo costretto ad abbandonare la sua sede. Anche Ilario vescovo di Poitiers subisce l'eislio.
Giuliano conduce una campagna nelle Gallie contro gli Alemanni liberando Colonia ed altre città assediate. A quanto pare la campagna ha successo nonostante Giuliano venga continuamente ostacolato, per segreto ordine di Costanzo, dai generali Marcello e Ursicino.

Anno 357
Papa: Liberio
Imperatore: Costanzo
Consoli: Costanzo e Giuliano
In primavera Costanzo visita Roma dove gli vengono tributati onori trionfali benché non abbia mai combattuto.
Ammirate le opere dei suoi predecessori, Costanzo per non essere da meno ordina che si trasporti dall'Egitto un obelisco per ornare il Circo Massimo (Obelisco Vaticano).
Trascorso un mese a Roma, Costanzo torna a Milano e da qui passa in Pannonia per risolvere i problemi con Quadi e Sarmati con mezzi diplomatici.
Giuliano, stabilitosi nella città di Sens con una modesta guarnigione, riesce a respingere un improvviso attacco nemico, quindi protesta presso Costanzo perché il generale Marcello, che si trovava poco distante, non è intervenuto in suo aiuto.
Marcello viene destituito e Giuliano ottiene il comando militare senza più mediatori.
In estate Giuliano inizia una nuova campagna e caccia gli Alemanni dalle rive del Reno.
Cnodomerio, re degli Alemanni, intima a Giuliano di abbandonare le regione affermando di averla ricevuta da Costanzo ai tempi di Magnenzio. Il suo ambasciatore viene trattenuto da Giuliano e Cnodomerio muove contro il nemico alla testa di trentacinquemila uomini.
Giuliano, pur disponendo di forze netttamente minori, riesce a mettere in fuga i nemici subendo piccole perdite, cattura Cnodomerio e lo invia prigioniero a Costanzo.
La vittoria è importante e gli Alemanni rimarranno a lungo fuori dalle Gallie. Giuliano rifiuta l'offerta delle sue truppe di proclamarlo Augusto, passa il Reno e devasta il Paese nemico.


Anno 468
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Leone
Imperatore d'Occidente: Antemio
Console Antemio Augusto senza collega.
Il prefetto delle Gallie Servando o Arvando fu accusato di tramare ai danni dell'impero d'accordo con i Visigoti. Rischiò la condanna a morte ma, graziato da Antemio, ebbe la pena commutata nell'esilio a vita in Oriente.
L'imperatore Leone organizzò una grande flotta per combattere i continui atti di pirateria di Genserico re dei Vandali. All'impresa contribuì con navi e mezzi finanziaria anche l'imperatore d'Occidente Antemio.
Fu nominato ammiraglio Basilisco, fratello della moglie di Leone Verina Augusta, già noto per le sue vittoriose campagne militari contro Sciti e Tartari. La flotta occidentale era comandata da Marcellino.
L'armata arrivò rapidamente in Africa ed avrebbe debellato i Vandali se Basilisco, lasciatosi corrompere da Genserico, non avesse condotto le cose in modo che la campagna risultasse non conclusiva.
I Vandali riuscirono quindi ad incendiare la flotta romana che tornò alle sue basi avendo subito forti perdite.
Basilisco si salvò dall'ira di Leone per intercessione di Verina Augusta ma fu mandato in esilio.
Quanto a Marcellino generale di Antemio morì durante la campagna contro i Vandali in Africa o in Sicilia.
Il 21 febbraio 468 morì papa Ilario, pochi giorni dopo fu eletto Simplicio, originario di Tivoli.

Anno 469
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Leone
Imperatore d'Occidente: Antemio
Consoli Marciano e Zenone.
Marciano era figlio di Antemio, Zenone era marito di Arianna figlia di Leone ed aveva il titolo di duca d'Oriente.
Leone nomina cesare Patricio figlio di Aspare e gli promette la mano della figlia Leonzia. E' costretto a prendere queste decisioni dalla grande potenza di Aspare, paragonabile a quella di Ricimero in Occidente.
La nomina di Patricio (ariano) solleva un tumulto nella comunità cattolica di Costantinopoli ed una delegazione guidata da San Marcello Archimandrita chiede a Leone che Patricio abiuri l'arianesimo o rinunci alla carica di cesare, ottenendo una promessa dell'imperatore.
Leone invia un esercito comandato dal genero Zenone contro gli Unni che infestano la Tracia. Zenone scampa ad un attentato organizzato da Aspare che lo vedeva come un rivale di suo figlio nelle aspirazioni all'Impero.
In questo stesso anno Leone emana una legge contro le pratiche simoniache di molti prelati.

Anno 470
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Leone
Imperatore d'Occidente: Antemio
Consoli Severo e Giordano.
Una nuova spedizione di Leone contro Genserico riesce vittoriosa e toglie ai Vandali Tripoli ed altre città africane.
Antemio fa giustiziare un certo Romano che tentava di usurpare il trono.
Leone, proponendosi di eliminare l'influenza di Aspare, richiama dall'esilio Basilisco.
Anno 471
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Leone
Imperatore d'Occidente: Antemio
Consoli Leone Augusto e Probiano.
Su ordine di Leone, Zenone ed i suoi soldati uccidono Aspare ed i suoi figli Ardaburio e Patricio che avevano per anni usato il potere della loro famiglia per controllare l'imperatore.
A questi eventi seguì una rivolta dei Goti e degli Ariani di Costantinopoli che fu rapidamente repressa dalla guardia imperiale ed il capo degli insorti, il conte Ostro, fuggì in Tracia.
Intanto in Occidente spadroneggiava il potente Ricimero che presto entrò in contrasto con l'imperatore Antemio, che era suo suocero, e si ritirò a Milano.
In un primo momento si tentò una riconciliazione tramite un'ambasciata a Roma guidata da S. Epifanio vescovo di Pavia.
Anno 472
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Leone
Imperatore d'Occidente: Olibrio
Consoli Festo e Marciano.
Nonostante gli accordi conclusi da S. Epifanio, Ricimero si portò nei pressi di Roma con un esercito ed assediò la città.
L'imperatore fu colto di sorpresa, inoltre Ricimero poteva contare sull'appoggio di una parte del popolo romano.
Il governatore delle Gallie Bilimero giunse in soccorso dell'imperatore con il suo esercito ma venne sconfitto ed ucciso.
Infine l'11 luglio Ricimero entrò in Roma e fece immediatamente giustiziare Antemio per poi lasciare che i suoi uomini saccheggiassero la città.
Ricimero non godette più a lungo del suo arbitrario potere perché il 18 agosto fu ucciso da una dolorosa malattia.
Si ricorda di lui che fece costruire in Roma la chiesa di S. Agata dove si professavano riti ariani.
Giunse dall'Oriente Olibrio che aspirava all'impero in quanto marito di Placidia, figlia di Valentiniano III. Olibrio prese il potere poco prima o poco dopo la morte di Ricimero con l'appoggio, sembra, dell'imperatore Leone, ma morì il 23 ottobre di morte naturale senza lasciare eredi maschi. Sua figlia Giuliana sposò Ariobindo, nipote dell'omonimo console del 434 .
In questo anno la cattolica Eudocia, sorella di Placidia e moglie di Unnerico figlio di Genserico, non più sopportando di avere un marito ariano, fuggì a Gerusalemme dove morì poco dopo.
Il Conte Marcellino ricorda in questo stesso anno una grande eruzione di cenere del Vesuvio.

Anno 473
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Leone
Imperatore d'Occidente: Glicerio
Consoli Flavio Leone Augusto senza collega.
Dopo alcuni mesi di vacanza del trono d'occidente, il 5 marzo 473 viene proclamato imperatore Glicerio, un personaggio di oscure origini che probabilmente si fece incoronare senza l'approvazione del senato e dell'imperatore d'Oriente. Su questo imperatore si hanno scarsissime notizie: Teofane lo definisce "uomo non cattivo", Ennodio racconta dell'intercessione di S. Epifanio presso Glicerio a favore dei cittadini di Pavia che avevano offeso la madre dell'imperatore.
Si sa inoltre che tratto con il capo ostrogoto Videmiro che era entrato in Italia con un'armata per indurlo a passare nelle Gallie.
Intanto Leone, sentendosi prossimo alla fine e non avendo figli maschi, operava per garantire la successione al genero Zenone.
Non avendo in questo l'approvazione del senato e del popolo risolse di associare al potere il nipote Leone figlio di Zenone e di Arianna.
Teodorico figlio di Triario pretendeva l'eredità di Aspare, comprendente il comando delle milizie straniere ed il diritto di abitare in Tracia con la sua gente. Vedendo insoddisfatte le sue richieste attaccò Filippi ed Arcadiopoli ottenendo infine un tributo annuale per gli Ostrogoti e la carica di generale di due corpi d'armata per se stesso.

Anno 474
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Zenone
Imperatore d'Occidente: Nepote
Consoli Flavio Leone juniore Augusto senza collega.
Leone morì di dissenteria nel mese di gennaio. L'impero passò a Leone juniore figlio di Zenone e di Arianna, ancora bambino secondo alcune fonti o diciassettenne secondo altre (Muratori propende per la prima ipotesi).
Zenone indusse il figlio ad associarlo al potere con l'assenso del senato.
Leone juniore morì nel mese di novembre (non mancarono i sospetti sul padre) e Zenone rimase solo a regnare.
Secondo gli storici Evagrio e Teofane appena creato imperatore si abbandonò a vizi e turpitudini di ogni genere.
Prima di morire Leone aveva mandato in Italia un esercito contro Glicerio che aveva preso il potere senza il suo consenso, lo comandava Giulio Nepote, figlio di Nepoziano, che venne nominato cesare.
Nepote sbarcò a Ravenna e passò a Roma dove Glicerio rinunciò senza combattere alla porpora imperiale. Nepote lo costrinse a farsi prete e gli procurò la sede vescovile di Salona in Dalmazia.
Nepote fu proclamato imperatore d'Occidente il 24 giugno.
Approfittando fi questa situazione il re visigoto Eurico assediò la città di Auvergne (Clermont) in territorio romana, difesa da Ecdicio, figlio dell'imperatore Avito.
Nepote conferì ad Ecdicio il titolo di generale d'armata ed inviò il questore Liciniano a trattare con Eurico. L'ambasciata non ebbe esito favorevole e Nepote decise di riprovare mandando Sant'Epifanio vescovo di Pavia. Questa volta la diplomazia ebbe successo ma Eurico pose come condizione la pacifica cessione della città assediata.
Anno 475
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Zenone
Imperatore d'Occidente: Romolo Augustolo
Consoli Flavio Zenone Augusto senza collega.
Euriuco era ariano ed osteggiò gravemente la Chiesa Cattolica proibendo le nuove nomine quando un vescovo o un parroco morivano.
Nepote chiamò a corte Ecdicio e lo sostituì nei suoi impegni militari con Oreste che per l'occasione fu nominato patrizio e generale.
Oreste era di origine latina, era stato segretario di Attila per il quale aveva svolto missioni diplomatiche a Costantinopoli.
Una volta ricevuto l'incarico si volse contro Nepote, lo assediò a Ravenna e lo costrinse a lasciare il potere fuggendo a sua volta a Salona dove si trovava il deposto Glicerio.
Oreste fece proclamare imperatore il 31 ottobre il giovane figlio Romolo che fu detto Augustolo a causa dell'età.
In questo anno gli Ostrogoti attaccarono l'impero d'Oriente invadendo la Mesia. Era loro re Teodomiro padre di Teodorico che successivamente divenne re d'Italia.
Teodomiro aveva in precedenza combattuto contro Alemanni e Svevi per conto dell'impero mentre il figlio cresceva alla corte di Costantinopoli dove era stato lasciato come ostaggio.
All'età di diciotto anni Teodorico aveva di sua iniziativa armato un esercito per combattere contro i Sarmati ed ora militava a fianco del padre nell'invasione della Mesia.
Giunti a Tessalonica i Goti trattarono la pace ottenendo ampi territori in Tracia. Teodomiro morì e Teodorico fu suo successore.
Intanto Zenone continuava a coltivare le sue abitudini depravate. Quando negò una grazia alla suocera Verina questa cospirò con il fratello Basilisco per deporlo e Zenone fuggì in Siria poi in Isauria con la moglie Arianna portando con se un'ingente somma di denaro.
Basilisco divenne imperatore ed associò al potere il figlio Marco.


STORIA ITALIANA



Anno 476 d.C.
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Consoli (orientali): Basilisco e Armato (Flavio Armazio)
Il patrizio Oreste, padre di Romolo Augustolo, conclude un'alleanza con il re dei Vandali Genserico
Odoacre figlio di Edicone, di stirpe gotica ma allevato in Italia, apparteneva alla tribù degli Eruli.
Odoacre cala in Italia dalla Pannonia alla testa di un esercito composto da Eruli, Rugi, Sciti ed altre genti. Durante la marcia incontra nel Norico San Severino che gli predice il trono.
Le fonti non sono concordi: secondo Teofane e Procopio Odoacre si trovava già in Italia e militava nella guardia imperiale. Causa prima della rivolta di Odoacre è il rifiuto di Oreste di concedere ai soldati di origine gota un terzo delle terre italiane.
Odoacre marcia verso Milano mentre Oreste lo attende presso Lodi, ma resosi conto della superiorità del nemico Oreste preferisce chiudersi a Pavia.
Odoacre espugna Pavia, devasta la città e cattura Oreste che viene deportato a Piacenza ed ivi ucciso il 28 agosto.
Odoacre procede su Ravenna dove il 4 settembre sconfigge ed uccide Paolo fratello di Oreste nella pineta di Classe.
Romolo Augustolo viene risparmiato e confinato nel Castello di Lucullo a Napoli con un vitalizio annuo di seimila soldi d'oro.
Odoacre prende possesso di molte città italiane, spesso pacificamente, a volte distruggendole ed uccidendone gli abitanti.
L'Anonimo Valesiano considera Odoacre re d'Italia dal 23 agosto 476, dopo la presa di Milano e Pavia.
Non chiede il titolo di Imperatore accontentandosi di quello di patrizio e anche se molti autori lo considerano re, egli non vestì mai le insegne reali. Non emanò costituzioni e non battè moneta ma continuò a dichiararsi suddito di Zenone.
Odoacre stabilì la propria residenza a Ravenna e distribuì ai suoi soldati un terzo delle terre italiche.
Trattò con Genserico per ottenere la Sicilia in cambio di un tributo annuale.
Ariano, si dimostrò indulgente verso i Cattolici.
Intanto Basilisco usurpa il trono d'Oriente costringendo Zenone alla fuga.
Muratori è perplesso sulla data dell'usurpazione che potrebbe essere avvenuta nel 475.
Nepote era fuggito in Dalmazia e quando venne a sapere della fine di Oreste e del ritorno sul trono d'Oriente di Zenone si rivolse a quest'ultimo per essere reintegrato nel potere imperiale.

Anno 477 d.C.
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Morte di Genserico re dei Vandali (24 gennaio), gli succede il figlio Unnerico.
Su preghiera di Simplicio, Zenone riordina le Chiese d'Oriente abrogando le nomine eretiche di Basilisco.
Terremoto a Costantinopoli.
Il re dei Goti Eurico estende il proprio dominio in Provenza occupando Arles e Marsiglia.

Anno 478 d.C.
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Console Illo senza collega.
Zenone nomina console in Oriente Illo che lo aveva aiutato contro Basilisco ma non nomina consoli in Occidente, neanche Odoacre osa farlo forse per non essere tacciato di abuso di autorità.
Eresia eutichiana in Oriente.
Il consiglio indetto da Acacio patriarca di Costantinopoli condanna Timoteo Eluro, Pietro Fullone ed altri.
Situazione: i Visigoti controllano tutta la Gallia Meridionale dalle Alpi Marittime ai Pirenei, la Catalogna, Aragona e Navarra fino a Siviglia. Gli Svevi la Galizia ed il Portogallo, i Borgognoni (Burgundi) la Savoia e la Borgogna

Anno 479 d.C.
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Teodorico Amalo, figlio del re degli Ostrogoti Teodemiro, muove guerra all'impero d'Oriente, devasta la Grecia e conquista Durazzo.
Il generale Sabiniano resiste a Teodemiro e lo convince a passare dalla parte di Zenone e combattere contro Teodorico figlio di Triario promettendogli ricompense ed onori a Costantinopoli.
Persecuzione dei Cattolici in Africa da parte dei Visigoti.
S. Epifanio cura la ricostruzione del Duomo di Pavia ed ottiene da Odoacre l'esenzione fiscale per cinque anni della città perché si riprenda dai danni subiti durante l'assedio.
Sedizione di Marciano figlio di Antemio contro Zenone. Marciano accampava i diritti della moglie Leonzia figlia di Leone Augusto e di Verina.
Marciano riesce ad entrare in Costantinopoli e vincere una battaglia ma durante la notte Illo corrompe i suoi soldati isolandolo. Al mattino Marciano si rifugia in chiesa, viene costretto a farsi prete e mandato in esilio in Cappadocia.

Anno 480 d.C.
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Console Basilio Juniore senza collega.
Pare che questo Basilio, diverso dal console del 463 (per distinguerlo dal quale è definito Juniore), fu prefetto del pretorio e patrizio. Fu nominato console da Odoacre che probabilmente intendeva liberarsi della sudditanza di Zenone.
Nepote viene ucciso nella sua villa presso Salona dai suoi ufficiali Viatore e Ovida (9 maggio).
Eugenio nominato vescovo di Cartagine.

Anno 481 d.C.
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Console Placido senza collega.
Odoacre passa in armi in Dalmazia e uccide Ovida, l'assassino di Nepote.
Teodorico di Triario fa irruzione in Tracia. Poco dopo muore per un incidente.
Muore il generale Sabiniano.
Muore Childerico re di Franchi, gli succede il figlio Clodoveo.

Anno 482 d.C.
Papa: Simplicio
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Consoli Trocondo (Oriente) e Severino (Occidente).
Trocondo era fratello di Illo, anche lui era passato da Basilisco a Zenone.
Teodorico Amalo muove di nuovo guerra a Zenone e saccheggia Macedonia e Tessaglia.
Zenone esilia la suocera Verina in Calcedonia mandandola a vivere con Marciano e Leonzia.
Arianna, altra figlia di Verina e moglie di Zenone, prega il marito di richiamare la madre e manda un sicario ad uccidere Illo ritenendolo l'artefice dell'esilio, ma il sicario fallisce.
Illo passa in Antiochia con i patrizi Leonzio e Pamprepio, Zenone lo nomina prefetto d'Oriente.
Zenone pubblica l'Enoticon, editto di conciliazione fra Eutichiani, Nestoriani e Cattolici, che in certa maniera rigetta il Concilio di Calcedonia. Autore dell'editto è Acacio, vescovo di Costantinopoli.
Papa Simplicio si oppone all'Enoticon.
L'Italia vive un periodo di tranquillità sotto il regno di Odoacre.

Anno 483 d.C.
Papa: Felice III
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Console Fausto.
Il 2 marzo muore papa Simplicio
Al conclave è presente un messo di Odoacre, il Basilio console del 480 d.C., il quale dovrebbe dare il proprio assenso all'elezione del nuovo pontefice per volontà del defunto Simplicio. Tuttavia questo dettato di Simplicio non si trova in alcun decreto e Muratori dubita della sua autenticità.
Elezione di Felice III, romano, parroco del titolo di Fesciola, che subito rigetta l'Enoticon e procede contro Acacio .
In Africa Unnerico perseguita i Cattolici negando loro ogni carica amministrativa e militare.
Zenone nomina generale Teodorico e lo designa console per l'anno seguente.
Secondo Giordane Teodorico viene adottato da Zenone per l'aiuto dato contro Basilisco.
Zenone voleva assicurarsi l'aiuto di Teodorico contro la rivolta che Illo andava preparando in Oriente.
Illo libera Verina, Marciano e Leonzia dal confino in Cappadocia, con l'intento di far proclamare imperatore da Verina il suo congiunto Leonzio.

Anno 484 d.C.
Papa: Felice III
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Consoli: Teodorico e Venanzio
Ribellione in Oriente. Verina proclama imperatore Leonzio e con una serie di lettere informa della nomina tutte le regioni dell'impero.
Entrato in Antiochia Leonzio nomina Liliano prefetto del pretorio.
Zenone invia un esercito comandato da Giovanni Scita e da Teodorico che sconfigge Leonzio ed Illo.
Morte di Verina Augusta vedova di Leone.
Esiliati in Africa trecentocinquanta vescovi, chiuse le chiese cattoliche.
Morte di Unnerico (dicembre), gli succede Gundamondo, figlio del fratello Gentone.
Felice III depone e scomunica Acacio .

Anno 485 d.C.
Papa: Felice III
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Console Simmaco Juniore (Occidente).
Quinto Aurelio Memmio Simmaco Juniore era genero del filosofo Boezio detto Juniore per distingurlo dal Simmaco console nel 446 .
Concilio a Roma indetto da Felice III. Scomunica di Acacio, Pietro Fullone e Pietro Mongo.
Zenone libera il fratello Longino che era stato imprigionato da Illo. Longino nominato Cesare.
Il poeta patrizio Pelazio critica la nomina di Longino parlando dei suoi vizi e viene fatto morire.

Anno 486 d.C.
Papa: Felice III
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Consoli: Decio e Longino.
Pace nel regno di Odoacre.
Guerra fra Clodoveo e Siagrio. Sconfitto Siagrio ripara presso il re goto Alarico ma viene consegnato ai Franchi e giustiziato.

Anno 487 d.C.
Papa: Felice III
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Console Boezio senza collega
Secondo Muratori Boezio console non è il filosofo.
Il 15 novembre Odoacre sconfigge e fa prigioniero Feva re dei Rugi, probabilmente all'origini di questa guerra erano state le frequenti scorrerie dei Rugi in territorio romano.
Odoacre devasta il paese dei Rugi e ne deporta gli abitanti. I Longobardi occupano quel territorio.
Federico figlio di Feva fugge e si unisce a Teodorico in Mesia.
Anno 488 d.C.
Papa: Felice III
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Consoli Dinamio e Sifidio
Morte del vescovo eretico Pietro Fullone, gli succede Palladio.
Illo e Leonzio, assediati nel castello di Papurio in Isauria si arrendono per fame e vengono giustiziati.
Teodorico chiede a Zenone di poter passare in Italia sottraendola a Odoacre, Zenone acconsente .
Secondo alcune fonti (Procopio, Evagrio, Teofane) fu Zenone a spingere Teodorico alla conquista dell'Italia.
I Goti muovono verso l'Italia con la famiglia portando con se viveri e masserizie.

Anno 489 d.C.
Papa: Felice III
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Consoli Probino e Eusebio
Muore Acacio vescovo di Costantinopoli, gli succede Flaviano che muore dopo tre mesi, quindi Eufemio che torna al Concilio di Calcedonia.
I Gepidi ostacolano la marcia di Teodorico.
I Bulgari devastano la Tracia.
Sapendo della migrazione dei Goti, Odoacre prepara le difese.
In aprile Odoacre porta la sua armata sul fiume Isonzo.
Lo scontro con Teodorico è sfavorevole a Odoacre che si ritira a Verona.
Teodorico sconfigge di nuovo Odoacre presso Verona ed entra in città.
Odoacre raggiunge Roma ma trova le porte serrate. Indignato devasta i dintorni quindi torna a Ravenna dove inizia a costruire fortificazioni.
Teodorico raggiunge Milano e riesce a far passare dalla sua parte le forze di Odoacre ivi stanziate, compreso il generale Tufa.
Pavia, con il suo vescovo S. Epifanio, si consegna spontaneamente a Teodorico.
Tufa convince Teodorico a fornirlo di truppe per attaccare Odoacre ma giunto nei pressi di Ravenna rivela di aver simulato e di essere ancora fedele a Odoacre al quale consegna gli ufficiali affidatigli da Teodorico. Sorpreso, Teodorico si ritira a Pavia.

Anno 490 d.C.
Papa: Felice III
Imperatore d'Oriente: Zenone
Re d'Italia: Odoacre
Consoli Flavio Fausto Juniore e Longino
Muore Mango vescovo di Alessandria, gli succede Atanasio II.
Odoacre passa a Cremona e da qui a Milano per assalire Teodorico.
Teodorico ottiene rinforzi dal re visigoto Alarico.
13 agosto. Battaglia sull'Adda fra Teodorico e Odoacre, rotta di Odoacre.
Odoacre assediato in Ravenna.
Il re dei Burgundi Gundebado cala in Lombardia e devasta Milano prendendo un gran numero di prigionieri.

Anno 491 d.C.
Papa: Felice III
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Odoacre
Console Olibrio Juniore senza collega (Oriente)
Il 9 aprile muore Zenone. Corse voce che fosse stato sepolto vivo dalla moglie mentre era ubriaco ma Muratori definisce questa diceria una "favola" ispirata alle nefandezze del personaggio.
Longino tenta di salire al trono ma l'influenza della vedova Arianna spinge il senato a nominare Anastasio, un funzionario isaurico di basso rango.
Eufemio vescovo di Costantinopoli si oppone alla scelta ma Anastasio lo convince ad incoronarlo promettendogli di sostenere le deliberazioni del Concilio di Calcedonia.
Prosegue l'assedio di Ravenna. Fallisce una sortita notturna di Odoacre nella pineta di Classe.
Con imbarcazioni sequestrate a Rimini, Teodorico blocca a Odoacre i rifornimenti via mare.

Anno 492 d.C.
Papa: Gelasio
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Odoacre
Consoli: Flavio Anastasio Augusto e Rufo
Muore il papa Felice III, gli succede Gelasio di origine africana.
Anastasio era molto religioso, spesso pregava in privato, digiunava e faceva molte elemosine.
Divenuto imperatore abolisce il tributo Crisargiro troppo gravoso sulla popolazione.
Rende gratuite le cariche statali che fino ad allora erano state concesse a titolo oneroso.
Vieta i combattimenti nell'anfiteatro fra belve e persone.
Manda in esilio ad Alessandria Longino costringendolo a farsi prete.
Una rivolta degli Isauri comandata da un altro Longino e dal governatore Ninilingi viene repressa violentemente dal generale Giovanni Scita.
Nessun evento particolare registrato in Italia, mentre continua l'assedio di Ravenna.

Anno 493 d.C.
Papa: Gelasio
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli: Eusebio e Albino
Eusebio console in Oriente è lo stesso che fu console nel 489 d.C., probabilmente il Magister Officiorum (maggiordomo) dell'imperatore.
Albino sarà processato nel 524 d.C. .
Insurrezione a Costantinopoli contro Anastasio e Arianna, citata dal solo Conte Marcellino.
Continua la guerra contro gli Isauri che assediano la città di Claudiopoli ma vengono respinti.
Dopo tre anni di assedio, a causa della fame che tormenta i Ravennati, Odoacre tratta la pace con Teodorico con la mediazione dell'arcivescovo di Ravenna.
Il 25 o il 27 febbraio si conclude la pace. Il 5 marzo vengono aperte le porte e Teodorico prende possesso della città e del porto di Classe.
Secondo Procopio, Teodorico accettò di associare Odoacre al governo mentre secondo l'Anonimo Valesiano si limitò a promettergli l'impunità.
Invitato Odoacre a un banchetto, Teodorico lo uccide a tradimento di propria mano e fa uccidere tutto il suo seguito.
I Rugi, guidati da Federico, occupano Pavia e compiono molte nefandezze ma il vescovo Epifanio riesce a contenere la loro ferocia. Più tardi, in data non precisabile, Federico sarà soppresso da Teodorico per essersi ribellato.
Teodorico manda ambasciatori in missione di pace presso Anastasio.
Teodorico stabilisce parentele con i regnanti di altri stati: sposa Audelfreda sorella di Clodoveo, sua sorella Amalafreda sposa Trasamondo re dei Vandali. La figlia Teodegota sposa il re dei Visigoti Alarico II, l'altra figlia Ostrogota sposa Sigismondo figlio del re dei Burgundi Gunbobaldo. La nipote Amalaberga, figlia di primo letto di Amalafreda, sposa il re di Turingia Ermenefredo.
Clodoveo sposa la principessa burgunda Clotilde che lo porterà a convertirsi al Cristianesimo.

Anno 494 d.C.
Papa: Gelasio
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli: Turcio Rufino Aproniano Asterio e Presidio.
Teodorico conferma i magistrati e spinge i Goti ad adottare l'abbigliamento romano.
Su richiesta di Epifanio vescovo di Pavia e di Lorenzo arcivescovo di Milano, Teodorico abroga i suoi editti punitivi nei confronti delle città che avevano sostenuto Odoacre.
Epifanio e Vittore vescovo di Torino inviati da Teodorico presso il re burgundo Gundobado per riscattare i prigionieri presi in Lombardia.
Continua la guerra in Oriente contro gli Isauri.
Discordia fra Anastasio ed il patriarca Eufemio.
Decreto di papa Gelasio sull'autenticità delle Sacre Scritture.
Cassiodoro entra al servizio di Teodorico.

Anno 495 d.C.
Papa: Gelasio
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Console Flavio Viatore senza collega.
Stanco di attendere l'approvazione di Anastasio, Teodorico assume il titolo di re.
Anastasio depone il patriarca Eufemio, lo manda in esilio e lo sostituisce con Macedonio.

Anno 496 d.C.
Papa: Anastasio II
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Console Paolo senza collega (Oriente).
Il console Paolo era fratello dell'imperatore Anastasio.
Il 19 novembre muore Gelasio, autore dell'opera De duabus in Christo Naturis e revisore del Messale Romano.
Viene eletto papa Anastasio II.
Il 21 gennaio muore il vescovo di Pavia Epifanio durante il ritorno da una missione presso Teodorico per chiedere sgravi fiscali in favore delle popolazioni lombarde.
Anche Teodorico, benché ariano, si comporta amichevolmente nei confronti della Chiesa Cattolica. Si racconta che quando seppe che un suo fedele ministro cattolico si era fatto ariano per compiacerlo lo fece giustiziare dicendo: "Se costui non è stato fedele a Dio come potrebbe esserlo a me?".
Muore Gundamondo re dei Vandali in Africa che si era dimostrato molto indulgente verso i Cattolici.
Gli succede Trasamondo che chiede ed ottiene la mano di Amalafreda sorella di Teodorico.
Clodoveo amplia il suo regno con nuove conquiste. Vincitore di una rischiosa guerra contro gli Alemanni si converte al Cristianesimo imitato da migliaia di sudditi.

Anno 497 d.C.
Papa: Anastasio II
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Console Flavio Anastasio Augusto senza collega.
Secondo3 il Conte Marcellino in quest'anno terminò la guerra fra Anastasio e gli Isauri. Giovanni Scita, generale bizantino, catturò e fece decapitare i capi egli insorti: Atenodoro e Longino, già ufficiale romano.
Molti Alemanni sconfitti da Clodoveo fuggirono in Italia dove furono ben accolti da Teodorico, lieto di ripopolare le campagne dopo le molte perdite subite nelle guerre precedenti.
Teodorico inoltre scrisse a Clodoveo consigliandolo di trattare i vinti con maggiore clemenza.
Il papa Anastasio II inviò un'ambasceria all'imperatore per chiedergli di radiare dai Dittici il nome di Acacio e di aiutare la chiesa alessandrina, con i legati pontifici andò il patrizio Festo inviato da Teodorico e questa missione migliorò i rapporti fra l'imperatore ed il nuovo re d'Italia.

Anno 498 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Console Giovanni Scita e Paolino.
Giovanni Scita viene compensato con il consolato in Oriente per i suoi successi nella guerra isaurica; Paolino viene nominato da Teodorico per l'Occidente.
Il 17 novembre muore il papa Anastasio II, il 22 viene eletto Simmaco, di origine sarda, ma una parte del clero nomina contro di lui Lorenzo, prete romano. La discordia riguarda anche nobili e senatori e durerà per tre anni provocando molti episodi di violenza.

Anno 499 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Console Giovanni il Gobbo senza collega.
Anche questo console è premiato per il suo operato nella guerra contro gli Isauri.
Viene chiesto a Teodorico di dirimere la questione dei due Papi. Teodorico conferma Simmaco in quanto nominato per primo e con più voti.
I Bulgari fanno irruzione in Tracia e contro di loro viene inviato il generale Aristo.

Anno 500 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli Ipazio e Patricio
Ipazio era figlio della sorella di Anastasio, Patrizio era un generale di origine frigia.
In quest'anno Teoorico visita Roma, vi entra trionfalmente e nonostante sia ariano si reca a San Pietro ad onorare il sepolcro del Santo.
Per dimostrare la propria munificenza assegna donazioni di grano al popolo e stanzia fondi per il restauro del palazzo imperiale.
Trattenutosi sei mesi a Roma torna a Ravenna dove fa sposare la nipote Amalaberga con Ermenefredo re di Turingia.
Simmaco convoca un nuovo sinodo e per misericordia crea vescovo il suo avversario Lorenzo, ma secondo alcuni la nomina era avvenuta in precedenza, subito dopo la conferma di Simmaco.
Nasce una discordia fra i due re fratelli dei Burgundi, Gundobado e Godisigelo. Quest'ultimo si accorda con Clodoveo perché attacchi il fratello. Gundobado fugge ad Avignone lasciando al fratello buona parte del regno, ma riprende le forze, attacca Vienna e uccide Godisigelo recuperando il potere.

Anno 501 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli Rufio Magno Fausto Avieno e Flavio Pompeo.
Gundobado emanò un codice di leggi per tutelare le minoranze romane residenti nel suo regno.
Su iniziativa di S. Avito vescovo di Vienna si tiene una conferenza per tentare, ma senza successo di convertire l'ariano Gundobado al Cattolicesimo.
A Costantinopoli si ebbero disordini durante i giochi teatrali nello staio, vi rimasero uccise oltre tremila persone. Evidentemente le fazioni di tifosi delle squadre di cavalieri avevano un significato politico che esulava dalla competizione sportiva.
Teodorico e Clodoveo si avverarono contro Gundobado. I Franchi sconfissero i Burgundi prima dell'arrivo dei Goti sul luogo delle battaglia, tuttavia Teodorico, dietro pagamento della somma prevista dai patti, ebbe la sua quota di territori conquistati annettendo al suo regno una parte della Gallia.
Secondo Muratori, tuttavia, questi eventi risalgono al 523 e la guerra non fu combattuta contro Gundobado ma contro suo figlio Sigismondo, contrariamente alla notizia di Procopio.

Anno 502 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli Flavio Avieno Juniore e Probo.
Il terzo concilio convocato da Simmaco annulla il decreto risalente ai tempi di Odoacre che subordinava all'approvazione del re l'elezione papale.
I Bulgari tornano a devastare la Tracia e l'Illirico.
I Persiani chiedono denaro all'imperatore Anastasio e non ottenendolo attaccano l'Armenia, passano in Mesopotamia ed espugnano la città di Amida.
Clodoveo sottomette la Bretagna.

Anno 503 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli Desicrate e Volusiano.
Un concilio detto Palmare tenutosi a Roma in questo anno dichiara definitivamente conclusa la contesa del soglio pontificio fra Simmaco e Lorenzo a vantaggio del primo.
Muratori cita il cronista Anastasio Bibliotecario che descriveva i disordini verificatisi negli anni della lotta fra papa ed antipapa durante i quali si ebbero numerose vittime fra sacerdoti e laici. A questa fonte, partigiana di Simmaco, l'autore confronta un testo detto Anonimo Veronese, opera di un ignoto sostenitore di Lorenzo.
Qui si legge che trascorso qualche tempo dall'arbitrato di Teodorico favorevole a Simmaco, i sostenitori di Lorenzo accusarono il rivale di comportamenti immorali. Simmaco si sarebbe rifiutato di presentarsi a Teodorico che lo aveva convocato e di partecipare ad un concilio indetto dallo stesso re.
L'anonimo omette però di parlare di episodi di violenza ed intimidazione subiti da Simmaco e dal suo seguito. In ogni caso i fautori di Lorenzo ebbero momentaneamente il sopravvento e l'antipapa, tornato a Roma, riuscì ad impadronirsi di molte chiese. Infine Simmaco riuscì a dimostrare con un memoriale le proprie ragioni a Teodorico che lo reintegrò pienamente con la conferma, appunto, del concilio del 503 d.C. .
Ancora da Anastasio Bibliotecario apprendiamo che Simmaco era entrato in polemica con l'imperatore Anastasio che aveva protetto la memoria di Acacio mostrandosi se non favorevole almeno tollerante nei confronti degli eretici.
Dalla testimonianza del Bibliotecario e dai documenti da lui tramandati si evince che probabilmente Simmaco scomunicò l'imperatore.
In questo stesso anno 503 si realizzarono a Ravenna grandi opere promosse e finanziate da Teodorico come il restauro dell'Acquedotto di Traiano.
Le fonti concordano nella sostanza riferendo un massiccio intervento di Teodorico contro i Persiani, con un esercito comandato da Patrizio, Ipazio e dal generale Ariobindo, già al servizio di Olibrio. La discordia fra questi comandanti, tuttavia, vanificò questo intervento che si concluse con una sconfitta e con la devastazione da parte dei Persiani di ampi territori dell'impero.
Si riaccendono inoltre le lotte fra le fazioni dello stadio di Costantinopoli con molte vittime fra le quali il figlio naturale dell'imperatore.

Anno 504 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli Cetego senza collega.
Cetego era figlio di Probino, console nel 489 d.C. .
Si tiene a Roma il sesto concilio convocato da Simmaco per stabilire le sanzioni contro chi, a seguito del recente scisma, ancora occupava beni della Chiesa.
In Africa il Vandalo Trasamondo aveva bloccato la nomina dei nuovi vescovi, la reazione della Chiesa Cattolica provocò nuove persecuzioni e molti prelati, fra i quali San Fulgenzio, vennero condannati all'esilio.
Teodorico combattè contro i Bulgari ed i Gepidi nelle regioni danubiane estendendo il proprio dominio su una parte della Pannonia.
Sostituendo alcuni ufficiali della sua armata, l'imperatore Anastasio riprende il controllo della guerra contro i Persiani e conclude la pace.

Anno 505 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli Sabiniano e Teodoro.
L'unno Mundone (Mundo) discendente di Attila aveva occupato una regione oltre il Danubio dalla quale partiva per frequenti scorrerie nei territori dell'impero fino all'Illirico.
L'imperatore Anastasio mandò un esercito comandato dal console Sabiniano che venne sconfitto nei pressi di Horrea Margi da Mundo e dagli Ostrogoti comandati da Pitzia.
Dopo la vittoria Mundo si assoggettò spontaneamente a Teodorico che l'aveva aiutato ma ne nacquero discordie fra Teodorico ed Anastasio.
Teodorico nominò il conte Colonneo governatore della Pannonia Sirmiense conquistata l'anno precedente e lo incaricò di emanare nuove norme, in particolare per vietare o contenere la pratica del duello molto diffusa in quelle regioni.

Anno 506 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli Ariobindo e Messala
Ariobindo, figlio di Dagalaiso console nel 461 e nipote di Ariobindo console nel 434 è il generale bizantino che aveva combattuto contro i Persiani l'anno precedente. Aveva sposato Giuliana, figlia dell'imperatore Olibrio e di Placidia.
Il re franco Clodoveo, con vari pretesti, rompe la già precaria pace con il re dei Visigoti Alarico accogliendo le sollecitazioni delle popolazioni galliche di fede cattolica che si trovano nel territorio visigoto.
A Costantinopoli Anastasio fa pressioni sul vescovo Macedonio perché accetti l'Enoticon, protegge i Manichei ed in generale adotta comportamenti sgraditi alla Chiesa Cattolica.

Anno 507 d.C.
Papa: Simmaco
Imperatore d'Oriente: Anastasio
Re d'Italia: Teodorico
Consoli Flavio Anastasio Augusto e Venanzio
Teodorico si adopera intensamente con ambasciate e lettere a mantenere la pace fra Franchi e Visigoti sforzandosi in particolare di convincere Clodoveo a cercare una soluzione delle sue dispute con Alarico in un arbitrato senza ricorrere alle armi.
Tuttavia le ambizioni di Clodoveo continuano a spingerlo verso la guerra e la conquista. Ai Franchi si alleano i Burgundi, probabilmente in virtù di un precedente trattato.
In vista della guerra Alarico chiede aiuto a Teodorico ma finisce con l'affrontare la battaglia presso Carcassonne prima dell'arrivo dei rinforzi. Viene sconfitto ed ucciso con un gran numero dei suoi e Clodoveo si appropria di ampi territori del regno visigoto.
Ad Alarico succede il figlio naturale Giselico dal momento che Amalarico, figlio di Alarico e di una nipote di Teodorico, è troppo giovane per prendere il potere.


Anno 538
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Vitige
Console: Flavio Giovanni senza collega.
Il Flavio Giovanni console in quest'anno era caro a Giustiniano e potentissimo alla sua corte, era stato Prefetto del Pretorio ed aveva ottenuto il titolo di patrizio nonostante avesse ucciso Eusebio vescovo di Cizico.
Papa Silverio era esule in Licia per sospetto di intese con Vitige. Giustiniano aprì un'inchiesta per chiarire la vicenda, Silverio fu ricondotto in Italia ma Belisario lo fece confinare a Ponza dove secondo alcune fonti fu lasciato morire di fame, secondo altre fu fatto uccidere da Antonina moglie di Belisario, probabilmente per ordine segreto di Teodora.
Continuava l'assedio di Roma e Belisario ordinò a Giovanni nipote di Vitaliano di compiere un'azione diversiva nel Piceno. Questi agì con successo sconfiggendo i Goti e conquistando Ravenna e Rimini, distogliendo Vitige dall'assedio.
Vitige si portò a Rimini per liberarla mentre Belisario inviava mille uomini comandati da Mondila per nave a Genovaa per aiutare i Milanesi. Queste truppe sconfissero i Goti a Pavia mentre i Bizantini liberavano Milano, Bergamo, Como, Novara.
Un contingente inviato da Vitige si unì a diecimila Borgognoni per assediare Milano. Non è certo se il contingente della Borgogna fosse intervenuto per ordine del re dei Franchi Teodeberto, ma Muratori ne dubita perché pare fossero in corso trattative di alleanza fra Teodeberto e Giustiniano.
Da parte sua Belisario lascià a Roma una guarnigione e mosse verso nord, conquistando rapidamente Todi e Chiusi. Intanto un rinforzo di settemila soldati bizantini sbarcava nel Piceno al comando dell'eunuco Narsete. Belisario e Narsete si incontrarono a Fermo e decisero di soccorrere Giovanni che difendeva Rimini, ma i Goti rinunciarono a quella città prima del loro arrivo.
I due generali, che non andavano d'accordo si divisero. Belisario conquistò Urbino, Narsete Imola.
Tutta l'Italia era succube della carestia e nelle città assediate non mancavano episodi di cannibalismo.

Anno 539
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Vitige
Console: Flavio Appione senza collega.
Milano capitolò ed i Goti entrati in città fecero strage della popolazione. Tutte le donne furono fatte schiave e donate ai Borgognoni, la città fu distrutta. I Goti riconquistarono tutta la regione, Mondila e Paolo che avevano comandato le difese bizantine di Milano furono condotti prigionieri a Ravenna.
Vitige tentò di provocare la discesa dei Longobardi in Italia ma questi, allora stanziati in Pannonia e nel Norico, rifiutarono per rispettare un trattato con Giustiniano.
Vitige inviò allora ambasciatori a Cosroe re di Persia per indurlo ad attaccare l'impero bizantino, questa mossa preoccupò Giustiniano che, mentre proponeva trattative di pace ai Goti, richiamava Narsete e progettava di richiamare anche Belisario per organizzare le difese contro la Persia.
Intanto Belisario incaricava Cipriano e Giustino di occupare Osimo e Fiesole per aprirgli la strada verso Ravenna e mandava Martino e Giovanni a prendere Tortona.
Violando tutti i patti, Teodeberto re dei Franchi, calò in Piemonte con una grande armata ed arrivato al Po fece strage dei Goti che risiedevano nella regione e, più avanti, di quelli stanziati presso Tortona per fronteggiare Martino e Giovanni.
Anche questi ultimi furono messi in fuga dai Franchi e giunti in Toscana informarono Belisario che scrisse a Teodeberto per ricordargli i patti con Giustiniano.
Non fu quella lettera a far tornare indietro i Franchi ma la fame e le malattie che la loro armata incontrò in un paese già devastato dalla carestia.
Sulla via del ritorno i Franchi saccheggiarono Piemonte e Liguria colpendo particolarmente la città di Genova.
Finalmente conquistate Osimo e Fiesole, Belisario marcià verso Ravenna e si impadronì dei rifornimenti diretti agli assedianti.

Anno 540
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Ildibado
Console Flavio Giustino Juniore senza collega
Il console Flavio Giustino Juniore era nipote di Giustiniano, diverso dall'omonimo che successivamente fu imperatore.
Il re di Persia Cosroe, già in guerra con Giustiniano, entrò in Mesopotamia e proseguì fino ad Antiochia, che saccheggiò ed incendiò.
Giustiniano, di fronte a questa situazione, decise di chiudere più rapidamente possibile la guerra in Italia ed inviò ambasciatori presso Vitige. Gli ambasciatori svolsero una trattativa che prevedeva di mantenere all'imperatore i territori a sud del Po lasciando quelli a nord ai Goti, ma Belisario non volle sottoscrivere.
I Goti assediati in Ravenna, tormentati dalla mancanza di viveri, proposero allora a Belisario di proclamarsi re d'Italia con il loro sostegno. Belisario, pur non intendendo mancare di lealtà a Giustiniano, accettò di avviare questa trattativa e, ottenuta la resa di Ravenna senza combattere ancora, fece rifornire gli assediati e consentì a chi lo desiderava di lasciare la città, limitandosi ad arrestare Vitige (che fu deportato a Bisanzio con la famiglia).
Seguì un periodo di pace durante il quale la situazione italiana sembrò risolta ma gli avversari di Belisario lo criticarono presso l'imperatore sostenendo che aspirasse alla tirannia. Se Giustiniano credesse o meno a queste accuse non è noto, comunque richiamò Belisario in oriente per combattere contro i Persiani.
Venuti a conoscenza dell'imminente partenza di Belisario i Goti elessero re Ildibado il quale scrisse al generale bizantino accusandolo di aver mancato alla parola data ed esortandolo ancora a prendere la corona, ma Belisario rifiutò.

Anno 541
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Erarico - Totila
Console Flavio Basilio Juniore senza collega
Quello di quest'anno fu, salvo rare eccezioni, l'ultimo consolato non rivestito dall'imperatore. Giustiniano abrogò l'istituzione con il pretesto che le cerimonie per la nomina dei consoli erano troppo costose.
Belisario portò a Costantinopoli Vitige con la moglie, alcuni notabili goti ed i figli di Ildibado, oltre ai tesori di Teodorico sequestrati a Ravenna.
Vitige visse a Costantinopoli gli ultimi anni della sua vita, quindi la vedova fu data in moglie a Germano, figlio di un fratello di Giustino I.
Belisario prese a combattere contro i Persiani, ma con scarso successo. Giustiniano inviò in Italia, per verificare la gestione dei tributi, un funzionario di nome Alessandro soprannominato forbicetta, famoso per la sua avidità che prese a vessare la popolazione ed i soldati intentando accuse di evasione fiscale spesso inventate.
Ildibado, con un'accorta politica, andava guadagnando credito nelle città dell'Italia settentrionale. Soltanto Vitalio, ufficiale imperiale al comando di , mosse contro di lui ma venne sconfitto. Ma la vita di Ildibado finì improvvisamente: egli fu ucciso durante un banchetto da un ufficiale che lo odiava per motivi personali.
Morto Ildibado, i Rugi, gente venuta in Italia con Teodorico, dichiararono re il loro capo Erarico e gli altri Goti, pur senza entusiasmo, approvarono la nomina.
Si stabilì a Ravenna il bizantino Costanziano con il titolo di generale della armi. Pochi mesi dopo i Goti giudicarono Erarico inadatto alla corona e proposero la nomina di re al giovane Totila, nipote di Ildibado, che accettò a condizione che Erarico venisse eliminato.
Erarico, che aveva avviato trattative segrete con Giustiniano, venne ucciso e sostituito da Totila.

Anno 542
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
Sollecitati da Giustiniano, Costanziano, Alessandro ed un ufficiale armeno di nome Artabaze, riunirono le forze disponibili e muovendo da Ravenna occuparono Verona con la collaborazione di un cittadino filobizantino di nome Marciano, ma poco dopo i Goti ripresero la città.
Intervenne quindi Totila che accerchiò le truppe bizantine e ne fece strage per poi passare in Toscana ed assediare Firenze, difesa da un presidio comandato da Giustino, ma quando seppe che i Bizantini stavano per contrattaccare si ritirò nel Mugello.
Le forze imperiali comandate da Giovanni nipote di Vitaliano lo attaccarono ma furono di nuovo sconfitte.
Totila proseguì verso sud, superò Roma, conquistò Benevento ed altre località della Campania e del Sannio. Durante questa spedizione fece visita a Montecassino a San Benedetto il quale lo esortò alla clemenza.
Intanto le truppe imperiali erano scontente perché non ricevevano la paga. Costanziano governava Ravenna, Giustino Firenze, Cipriano Perugia, Bessa Spoleto ed altre città.
Giustiniano inviò in Italia una flotta comandata da Massimino che aveva nominato prefetto d'Italia ma costui, pavido ed inesperto, si fermò in Epiro.
Fu allora inviato Demetrio che raccolse derrate in Sicilia per aiutare la popolazione di Napoli assediata dai Goti, ma disponendo di pochi soldati fu gravemente sconfitto. Verso la fine dell'anno Massimino giunse finalmente in Italia ma la sua flotta fu sospinta dal maltempo sulle coste campane dove i Goti fecero strage dei nuovi venuti.
In oriente Belisario riusciva, se non altro, ad arginare l'avanzata dei Persiani ma fu privato del comando da Giustiniano, tornò a Costantinopoli e si ritirò a vita privata.

Anno 543
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
I Napoletani si arresero e Totila li trattò con molta umanità arrivando a far loro dispensare il cibo gradualmente finché non si furono rimessi dai lunghi digiuni. Il presidio bizantino comandato da Conone fu libero di allontanarsi indisturbato, quindi Totila fece demolire le mura della città per prevenire nuovi problemi.
Ordinò quindi l'assedio di Tivoli e si diresse verso Roma.

Anno 544
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
Totila inviò una parte delle sue truppe ad assediare Otranto e scrisse varie lettere ai Romani per convincerli a cedergli pacificamente la città, ma il presidio bizantino comandato da Giovanni mantenne la situazione sotto controllo.
Giustiniano rimandò in Italia Belisario, riabilitato per intercessione di Teodora. Partito con pochi uomini, Belisario li accolse strada facendo e da Salona inviò ad Otranto un contingente che bastò a dissuadere i Goti dal continuare l'assedio.
Intanto Totila espugnava Tivoli e bloccava gli approvvigionamenti che giungevano a Roma lungo il Tevere. Le truppe di Belisario calarono in Italia e combatterono con alterne fortune a Osimo, Pesaro e Fano.
Il 26 marzo morì San Benedetto, fondatore del celebre ordine monastico.
Nello stesso anno il poeta romano Aratore pubblicò il suo poema epico.

Anno 545
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
Belisario mandò Giovanni a Costantinopoli per chiedere a Giustiniano rinforzi e fondi con cui pagare il soldo delle truppe. A Costantinopoli Giovanni sposò Giustina figlia di Germano.
Totila conquistò Fermo e Ascoli e passò ad assediare Spoleto e Assisi che si arresero spontaneamente non vedendo arrivare soccorsi.
Cercò quindi di convincere alla resa Cipriano governatore di Perugia, non riuscendovi corruppe una delle sue guardie che lo assassinò ma anche dopo la morte di Cipriano gli uomini del presidio bizantino continuarono a difendere Perugia e Totila abbandonò l'impresa.
Totila strinse il blocco intorno a Roma e trucidò un manipolo di Bizantini che tentava una sortita. Controllare le coste della Campania gli permetteva di bloccare anche i rifornimenti provenienti dal mare. Contemporaneamente il Goto inviava parte delle sue truppe ad assediare Piacenza.
Belisario insisteva per ottenere aiuti da Giustiniano che alla fine mandò rinforzi comandati da Giovanni e da Isacco fratello di Narsete. Il generale inviò quindi navi cariche di rifornimenti al comando degli ufficiali Valentino e Foca alla foce del Tevere per soccorrere la cittadinanza romana.
Valentino e Foca contattarono Bessa, governatore del presidio di Roma, per organizzare un attacco agli assedianti ma Bessa non partecipò. I due ufficiali vollero ugualmente tentare un'azione ma furono sopraffatti dai Goti e perirono con molti dei loro uomini.
I Goti catturarono anche le navi di rifornimento inviate da papa Vigilio che prima dell'assedio si era trasferito in Sicilia. Fra i prigionieri catturati dai Goti in questa occasione era anche un vescovo che, interrogato da Totila fu accusato di menzogna e condannato al taglio delle mani.
Papa Vigilio fu convocato a Costantinopoli da Giustiniano oppure vi fu condotto a forza come affermano alcune fonti alle quali Muratori attribuisce minor credito.

Anno 546
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
I cittadini di Piacenza, vinti dalla fame, si arresero ai Goti. I Romani tentarono di trattare con Totila mandando in ambasciata il diacono Pelagio vicario di Vigilio ma la missione non ebbe successo.
Belisario, unitosi a Durazzo con Giovanni e Isacco, passò a Otranto, da qui navigò fino al porto di Roma mentre Giovanni risaliva la penisola riconquistando Brindisi e parte dell'Italia Meridionale, ma veniva bloccato a Capua dai Goti.
Belisario tentò di forzare il blocco del Tevere ma gli giunse la falsa notizia che il suo campo (nel quale si trovava la moglie Antonina) era caduto in mano al nemico e desistette.
Grazie al tradimento di alcune guardie gli uomini di Totila riuscirono ad entrare in Roma e ad aprire le porte.
La città fu occupata dai Goti ma Totila ordinò di non nuocere alla popolazione, Bessa riuscì a fuggire con altri patrizi. Nel suo palazzo furono trovate ingenti ricchezze ricavate vendendo a caro prezzo viveri agli assediati.
Fra la popolazione fu trovata Rusticiana, figlia di Simmaco e vedova di Boezio, ridotta in miseria per le elemosine elargite. Totila vietò che le fosse fatto del male.
Totila inviò quindi proposte di pace a Giustiniano che rimise la decisione a Belisario.
Il re goto fece demolire le mura di Roma e deportò i senatori e parte della popolazione in Campania, quindi proseguì in Calabria e Lucania riprendendo i territori che Giovanni gli aveva sottratto.
Vigilio, convocato da Giustiniano, giunse a Costantinopoli per trattare dei Tre Capitoli, cioè della condanna degli scritti di Teodoro, Iba e Teodoreto.

Anno 547
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
Partito Totila, Belisario entrò in Roma, ormai quasi spopolata, e riformò come potè una muraglia di protezione con le macerie delle mura demolite.
Quando Totila lo seppe accorse con la sua armata e si svolse una durissima battaglia in cui i Goti furono sconfitti. Respinto più volte nei giorni successivi, Totila si ritirò a Tivoli, poco più tardi mosse verso Perugia nella speranza di concludere quell'assedio ma fu raggiunto dalla notizia che Giovanni aveva liberato Acerenza.
Belisario fece rotta verso Taranto per ricevere contingenti inviati da Giustiniano ma il vento contrario spinse le sue navi a Crotone Nei pressi del campo di Belisario la cavalleria bizantina fu sconfitta da quella gota e Belisario si spostò a Messina mentre Totila assediava il castello di Rossano.

Anno 548
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
Morì Teodora moglie di Giustiniano, donna deprecata per i suoi vizi e per la protezione degli eretici che pure elargì grandi elemosine e fece costruire molte chiese.
Antonina moglie di Belisario che era andata a Costantinopoli per chiedere aiuto a Teodora arrivò che l'imperatrice era già morta.
Conone, comandante del presidio greco a Roma, fu trucidato dai suoi soldati perché commerciava illecitamente le derrate.
Belisario distolse alcune truppe da Otranto per soccorrere Rossano ma di nuovo il vento deviò le navi. Allora Belisario inviò Giovanni e Valeriano nel Piceno per creare un'azione diversiva ma Totila non rinunciò all'assedio di Rossano.
Infine i Rossanesi si arresero e furono trattati con clemenza, anche i soldati greci furono lasciati andare ad eccezione del loro comandante.
Belisario tornò in oriente per combattere i Persiani concludendo una permanenza in Italia che gli aveva fruttato ricchezze ma non gloria.
I Goti conquistarono Perugia e decapitarono il vescovo Ercolano.
Una spedizione in Dalmazia comandata da Ilauso, ufficiale bizantino passato al nemico, saccheggiò alcune località nei pressi di Salona e sconfisse i Bizantini comandati da Claudiano.
Il re dei Franchi Teodeberto rifiutò la richiesta di Totila di sposare la figlia. Teodeberto mirava a conquistare l'Italia ed infatti occupò alcune zone della Liguria e del Veneto approfittando della confusione, ma non riuscì a portare avanti progetti più ambiziosi perché morì improvvisamente.

Anno 549
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
Il regno di Giustiniano era tormentato da incursioni di Gepidi, Longobardi e Slavi mentre continuavano la guerra in oriente contro i Persiani e quella contro i Goti in Italia. Totila tornò ad assediare Roma il cui presidio era questa volta comandato da Diogene.
La città era difesa validamente e l'assedio sarebbe durato a lungo se gli Isauri che facevano parte del presidio bizantino non avessero tradito ed aperto ai Goti la Porta San Paolo.
Riconquistata Roma Totila si mostrò ancora una volta clemente. Concesse ai Bizantini di scegliere se tornare a casa o passare alla sue schiere, non nocque alla popolazione e richiamò i senatori in esilio.
Inviò quindi proposte di pace a Giustiniano ma questi non volle neanche ricevere gli ambasciatori, decisione che spinse Totila a tentare la conquista della Sicilia, dopo aver espugnato Civitavecchia.
Durante il viaggio inviò truppe a Reggio Calabria e Taranto, intanto i suoi soldati nel Piceno prendevano Rimini.
Giunto in Sicilia, Totila assediò Messina con alcune truppe spingendo le altre a saccheggiare l'isola.
Giustiniano inviò in Italia Germano, ufficiale di grande prestigio che aveva al suo attivo molte vittorie contro i barbari.

Anno 550
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
A Germano si unirono Giovanni, genero di Giustiniano, e schiere di Eruli appositamente assoldate.
Germano aveva avuto due figli, Giustino (Juniore) e Giustiniano, dalla prima moglie Passara che era già morta in quest'anno. Sposò Matasunta, figlia di Amalasunta e vedova di Vitige e la portò con se in Italia sperando di valersi della sua diretta discendenza da Teodorico per convincere i Goti alla resa.
Germano reclutò molti mercenari e gli Italiani che militavano con i Goti gli fecero segretamente sapere di essere pronti a passare nelle sue file. Avrebbe forse svolto un'impresa in grande stile se non fosse stato improvvisamente richiamato da Giustiniano per difendere Salonicco dagli Slavi che l'attaccavano. In ogni caso prima di imbarcarsi si ammalò gravemente ed in pochi giorni morì.
Giustiniano inviò in Sicilia Liberio e Artabane e passò a Giustiniano figlio di Germano il comando che era stato del padre.
Liberio tentò di liberare Siracusa dall'assedio ma poiché le navi di Artabane furono disperse da una tempesta si trovò a corto di uomini e marciò verso Palermo.
I Greci catturarono Spino da Spoleto questore di Totila e lo rilasciarono a fronte della promessa di convincere il re a ritirarsi dalla Sicilia. Spino mantenne la promessa e tutti i Goti, carichi di bottino, tornarono in Italia.

Anno 551
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Totila
Per non favorire i Persiani, Giustiniano proibì l'acquisto della seta. Ne approfittarono alcuni monaci reduci da missioni in India che intrapresero lucrosi commerci di bachi da seta con quel Paese.
Giustiniano affidò il comando della guerra in Italia a Narsete ed ordinò a Giovanni che sostava a Salona di attendere l'arrivo del nuovo comandante prima di muovere verso l'Italia.
Totila, per prevenire Narsete, inviò trecento navi a razziare le coste della Grecia e bloccare le navi che dovevano portare rifornimenti all'armata bizantina.
Valeriano, comandante del presidio di Ravenna, invitò Giovanni ad aiutarlo a liberare Ancona dall'assedio e Giovanni, contravvenendo agli ordini ricevuti, lo raggiunse a Senigallia dove i Bizantini vinsero i Goti in una battaglia navale.
La notizia di questa sconfitta indusse gli assedianti ad abbandonare Ancona.
Intanto Artabane liberava la Sicilia dai pochi presidi lasciati dai Goti ma Totila, senza perdersi d'animo davanti a tante avversità, occupava la Sardegna e la Corsica.
Giustiniano inviò ambasciatori a Teodebaldo, nuovo re dei Franchi, per chiedergli la restituzione dei territori occupati da Teodeberto in Liguria e nel Veneto e per proporgli una lega contro i Goti. Teodebaldo rifiutò per rispetto degli accordi fra suo padre e Totila.
Audoino re dei Longobardi chiese aiuto a Giustiniano contro i Gepidi con i quali erano in corso contese per i territori in Pannonia. Le forze inviate dall'imperatore erano comandate da Amalafrido figlio di Amalaberga figlia di Amalafrida sorella di Teodorico e fratello di Rodelinda moglie di Audoino.
Dalla guerra che seguì fra Longobardi e Gepidi questi ultimi uscirono gravemente sconfitti tanto che il loro regno si considera da qui in avanti estinto.
A Costantinopoli papa Vigilio venne in contrasto con Giustiniano sulla questione dei Tre Capitoli e fuggì a Calcedonia.

Anno 552
Papa: Vigilio
Imperatore Giustiniano
Re Teia
Giustiniano nominò comandante della guerra in Italia Narsete dotandolo di ingenti mezzi finanziari per riorganizzare l'esercito.
Narsete era eunuco, gracile ed incolto ma dotato di vivace ingegno e di grande forza d'animo.
Il nuovo generale assunse il comando delle forze già riunite in Salona alle quali aggiunse molti nuovi arruolamenti e contingenti di Longobardi, Eruli, Unni, Persiani e Gepidi.
Narsete guidò l'esercito a Ravenna attraversando l'Adriatico, quindi raggiunse Rimini da dove proseguì verso sul seguendo l'Appennino ma evitando il passo di Pietra Pertusa (Furlo) presidiato dai Goti.
Intanto Totila da Roma si portò nei pressi di Tagina (Gualdo Tadino ma Muratori indica Gubbio) e accettò il combattimento solo dopo aver ricevuto tutti i rinforzi che attendeva. Al termine di una sanguinosa battaglia l'armata dei Goti fu sconfitta e si disperse.
Anche Totila tentò di mettersi in salvo ma morì in un luogo chiamato Capra per una ferita riportata in combattimento o durante la fuga.
Dopo la vittoria Narsete congedò i Longobardi perché si comportavano barbaramente saccheggiando e violentando le donne.
I Goti si riunirono a Pavia ed elessero re Teia che iniziò il suo regno occupandosi di riorganizzare l'esercito.
Narsete liberò Spoleto, Narni, Perugia e si portò a Roma, penetrò nella città ed espugnò rapidamente la roccaforte che i Goti avevano organizzato intorno a Castel Sant'Angelo.
Mentre Teia cercava senza successo di procurarsi l'aiuto dei Franchi e trucidava tutti gli ostaggi presi da Totila, Narsete si dedicava a liberare uno dopo l'altro i territori occupati dai Goti nelle vicinanze di Roma.

Anno 568
Papa : Giovanni III
Imperatore: Giustino II
Dopo aver sconfitto i Gepidi, Alboino ed i Longobardi muovono dalla Pannonia dove abitavano per concessione di Giustiniano ed entrano in Italia. Non si tratta di un esercito ma di una completa migrazione: insieme agli uomini atti alle armi viaggiano le famiglie, inoltre ai Longobardi si sono unite ventimila famiglie di Sassoni e vari gruppi di altre etnie deportati in precedenza dai rispettivi paesi sconfitti da Alboino.
Secondo Paolo Diacono il nome Longobardi significa "lunghe barbe" mentre altri autori lo derivano da "lunghe lance".
Nel partire Alboino aveva ceduto agli Avari la Pannonia con il patto di restituirla se i Longobardi fossero stati costretti a tornare indietro.
Alla notizia dell'invasione l'arcivescovo di Aquileia Paolino si ritira nell'isola di Grado.
Entrato nel Friuli senza incontrare resistenza, Alboino si impadronisce facilmente di Cividale ed istituisce il primo ducato longobardo in Italia che affida al nipote Gisulfo, suo scudiero, stabilendovi una parte del suo seguito.
Felice vescovo di Treviso presentandosi coraggiosamente ad Alboino ottine l'immunità per il popolo e per la chiesa della sua città.
Intanto Longino esarca di Ravenna scrive ripetutamente all'imperatore Giustino per chiedere rinforzi contro i Longobardi ma questi procedono impadronendosi senza combattere di Vicenza e Verona mentre incontrano resistenza a Padova, Montefelice e Mantova e sostano per l'inverno sperando di indurre alla resa queste città.

Anno 569
Papa : Giovanni III
Imperatore: Giustino II
Re: Alboino
Mantova, Trento, Brescia, Bergamo e Milano passano sotto il dominio longobardo ma le notizie in merito ai modi della resa sono scarse e frammentarie.
Il 3 settembre Alboino entra in Milano, il vescovo Onorato fugge a Genova per morirvi poco dopo. Alcuni autori (ma non Paolo Diacono) riferiscono che i Longobardi saccheggiarono Milano ma la notizia non è dimostrata.
I Longobardi dilagano rapidamente in Lombardia, Piemonte e Liguria. Incontrano la maggior resistenza nella città di Ticino (Pavia) e la assediano.

Anno 570
Papa : Giovanni III
Imperatore: Giustino II
Re: Alboino
Alboino tiene sotto assedio Pavia mentre i suoi conquistano Tortona, Piacenza, Parma, Reggio e Modena, avanzano quindi verso sud conquistando l'Umbria, parte della Toscana e parte delle Marche.
Le popolazioni italiane oppongono scarsa resistenza perché stremate dalla carestia e da un'epidemia di peste.
Muore Paolino I arcivescovo di Aquileia iniziatore dello scisma.

Anno 571
Papa : Giovanni III
Imperatore: Giustino II
Re: Alboino
Continua l'assedio di Pavia. I Longobardi incendiano la fortezza di Pietra Pertusa sul Metauro e fortificano Imola.
Probabilmente in quest'anno conquistano la Campania e istituiscono il Ducato di Benevento del quale viene nominato primo duca Zottone.

Anno 572
Papa : Giovanni III
Imperatore: Giustino II
Re: Alboino
Sul finire di quest'anno Pavia si arrende per fame. Secondo una tradizione il cavallo di Alboino cade mentre varca la porta della città e non si rialza finché il longobardo non ritratta il giuramento fatto in precedenza di uccidere tutti gli abitanti.
Alboino si stabilisce nel palazzo costruito da Teodorico e si mostra clemente con la popolazione. Muratori non concorda con gli autori che datano in quest'anno la morte di Alboino.

Anno 573
Papa : Giovanni III
Imperatore: Giustino II
Re: Clefi
Muore il papa Giovanni III e la Sede Pontificia rimane vacante forse a causa della minaccia longobarda alle porte di Roma.
Secondo Muratori in quest'anno muore Alboino.
Dopo la conquista di Verona Alboino aveva offerto un banchetto ai suoi ufficiali. Il re beveva nel teschio legato in oro di Cunimondo re dei Gepidi che aveva ucciso in battaglia. Ubriaco, aveva costretto la moglie Rosmunda, figlia di Cunimondo, a bere dalla stessa coppa. Da quel momento Rosmunda aveva tramato con il cognato Elmigiso (Elmichi) per vendicarsi e non riuscendo a convincere un certo Perideo ad uccidere il re lo aveva costretto con l'inganno: entrata nel suo letto al posto di una cameriera Rosmunda si era unita a Perideo per poi ricattarlo.
Durante la notte Perideo aveva ucciso Alboino e Rosmunda aveva sposato Elmigiso ma i Longobardi non avevano gradito la nuova coppia reale e avevano costretto Rosmunda e il suo nuovo marito a fuggire a Ravenna presso l'esarca Longino.
Longino si innamora di Rosmunda e la convince ad avvelenare Elmigiso ma questi prima di morire costringe anche lei a bere il veleno.
Longino manda a Costantinopoli Albsuinda figlia di Alboino ed il tesoro che i fuggiaschi avevano portato a Ravenna.
I Longobardi eleggono re Clefi del quale abbiamo poche notizie, tutte riguardanti la sua crudeltà.

Anno 574
Papa : Benedetto I
Imperatore: Giustino II
Cesare: Tiberio Costantino
Re: Clefi
Viene consacrato papa Benedetto I dopo dieci mesi di sede vacante.
A Costantinopoli Giustino II, affetto da insania mentale, nomina cesare Tiberio.
Clefi governa con durezza sfogando la propria crudeltà sulla popolazione italiana mentre i Longobardi in soli sette anni sono diventati signori della maggior parte della penisola.

Anno 575
Papa : Benedetto I
Imperatore: Giustino II
Cesare: Tiberio Costantino
Re: Clefi
Muore Clefi ucciso da un domestico per ragioni sconosciute, il trono longobardo resterà vacante per dieci anni, il governo sarà nelle mani dei duchi riuniti in una sorta di confederazione: Zaban di Pavia, Alboino di Milano, Vallari di Bergamo, Alachiso di Brescia, Ewin di Trento, Gisulfo di Cividale ed altri.
I Bizantini controllano ancora Roma, Padova, Monfelice, Cremona, Genova, Napoli, mentre i Longobardi possiedono tutta l'Italia settentrionale, la Toscana, l'Umbria e sono già penetrati in Campania e la Puglia.
Muore Sigeberto re dei Franchi e i Longobardi compiono incursioni nelle Gallie ricavando ricchi bottini.
In questi scontri cade il generale franco Amato comandante dell'esercito di Gontrano ma il suo successore Mummolo sventa un nuovo tentativo di invasione dei Longobardi sconfiggendoli duramente.
Anche i Sassoni scesi in Italia con Alboino tentano di invadere la Gallia e vengono massacrati da Mummolo, i superstiti tornano in Sassonia e si scontrano con gli Svevi che hanno occupato il loro territorio.
Intanto la Gallia è devastata dalla guerra civile fra Sigeberto e Chilperico. Sigeberto stava per annientare il rivale quando viene ucciso da due sicari inviati da Fredegonda moglie di Chilperico.
In oriente Tiberio organizza una poderosa armata e ne affida il comando a Giustiniano figlio del patrizio Germano che riporta un'importante vittoria sui Persiani di Cosroe.
San Gregorio abbandona la politica ed entra nell'ordine dei Benedettini.

Anno 576
Papa : Benedetto I
Imperatore: Giustino II
Cesare: Tiberio Costantino
I duchi longobardi Zaban, Amo e Rodano tentano l'invasione della Provenza ma vengono respinti da Mummolo e perdono molti uomini.

Anno 577
Papa : Benedetto I
Imperatore: Giustino II
Cesare: Tiberio Costantino
I Franchi penetrano nel territorio di Trento, si impadroniscono di un castello e compiono molti saccheggi. Allontanandosi vengono raggiunti da Ewin duca di Trento che li sconfigge e recupera il bottino.

Anno 578
Papa : Pelagio II
Imperatore: Tiberio II
Il 26 settembre Giustino II fa incoronare imperatore Tiberio II e muore il 5 ottobre.
Dopo l'incoronazione Tiberio offre al popolo feste e donativi. Viene acclamata anche la moglie Anastasia, con dispiacere di Sofia moglie di Giustino che aveva sperato di sposare il nuovo imperatore alla morte del marito.
Muore il papa Benedetto I e viene consacrato Pelagio II. In questo periodo l'Italia versa in gravi condizioni per l'invasione dei Longobardi e per una tremenda carestia contro la quale Giustino aveva ordinato l'invio di ingenti quantitativi di grano dall'Egitto. Date le circostanze il clero romano decide di consacrare Pelagio II senza attendere l'approvazione di Costantinopoli. Roma ed il suo circondario, mantenendosi fedeli all'impero, soffrono in modo particolare per la violenza dei Longobardi.
Da Costantinopoli Tiberio non è in grado di inviare truppe contro i Longobardi a causa della guerra contro i Persiani ma sembra abbia inviato un congruo valore in oro, forse per corrompere i Longobardi o forse per pagare i Franchi ed indurli a scacciare gli invasori dalla Penisola.

Anno 579
Papa : Pelagio II
Imperatore: Tiberio II
In Persia muore il re Cosroe ma suo figlio Ormisda continua la guerra contro Bisanzio.
Il patriarca di Aquileia Elia trasferisce la sede metropolitana nell'isola di Grado perché Aquileia è occupata dai Longobardi. La decisione, presa con un concilio dei vescovi suffraganei di Aquileia, viene approvata con un breve da Pelagio II.

Anno 580
Papa : Pelagio II
Imperatore: Tiberio II
Faroaldo duca di Spoleto saccheggia Classe, sobborgo e porto di Ravenna, e la occupa lasciandovi un presidio. Faroaldo è il primo duca di Spoleto, ducato recentemente costituito ma già esteso e potente.
Gli Avari occupano Sirmio e Tiberio, non avendo risorse per intervenire, ne ordina la resa.

Anno 581
Papa : Pelagio II
Imperatore: Tiberio II
I Longobardi assediano Napoli ma non riescono a prenderla nonostante gran parte della Campania sia già sottoposta al Ducato di Benevento.

Anno 582
Papa : Pelagio II
Imperatore: Maurizio
Muore Sant'Eutichio patriarca di Costantinopoli dopo aver predetto la morte di Tiberio che infatti avviene il 14 agosto di quest'anno.
Evagrio ed altri autori antichi concordano nel lodare le virtù di Tiberio, uomo giusto, clemente e generoso. Poco prima di morire Tiberio ha indicato come suo successore Maurizio, glorioso generale al quale ha fatto sposare la figlia Costantina. Nato in Cappadocia, Maurizio sale al trono all'età di quarantatre anni.

Anno 583
Papa : Pelagio II
Imperatore: Maurizio
Il 10 maggio di quest'anno si verifica a Costantinopoli un terribile terremoto. Gli Avari inviano ambasciatori a Maurizio a richiedere il tributo annuo precedentemente concordato, Maurizio paga ma gli Avari avanzano altre richieste che l'imperatore respinge. Gli Avari reagiscono occupando alcune città dell'Illirico e maltrattando gli ambasciatori di Costantinopoli andati a protestare.
Questa situazione ed il proseguire della guerra contro i Persiani impediscono a Maurizio di intervenire in Italia.

Anno 584
Papa : Pelagio II
Imperatore: Maurizio
Re dei LongobardiAutari
Dopo un lungo interregno sale sul trono Autari figlio di Clefi, il primo monarca longobardo ad assumere il prenome di Flavio.
Lunga digressione di Muratori a proposito dei dubbi che sussistono sull'incoronazione di Autari in quanto alcuni cronisti la collocavano nel 582.
I duchi che hanno detenuto il potere durante l'interregno hanno sempre mantenuto buoni rapporti con i Franchi ma Maurizio, non potendo intervenire in Italia, chiede di farlo a Childeberto II re dei Franchi, corroborando la richiesta con un ricco donativo in oro.
In questo anno, quindi, Childeberto guida personalmente un esercito in Italia, ma i Longobardi evitano la guerra e, con il denaro, inducono i Franchi a tornare indietro. Indignato Maurizio chiede la restituzione del suo donativo ma non ottiene risposta.
Diffidando comunque della parola dei Franchi, i Longobardi si preparano a sostenere nuovi attacchi e per questo motivo, secondo Muratori, decidono di eleggere un re che coordini le loro forze.
Intanto il papa Pelagio II continua a scrivere all'imperatore sollecitando ogni forma di soccorso per difendere Roma.

Anno 585
Papa : Pelagio II
Imperatore: Maurizio
Re dei LongobardiAutari
In Spagna il principe visigoto Ermenegildo, di religione ariana, si converte al Cattolicesimo persuaso dalla moglie Ingonda (Ingunde) figlia del re dei Franchi Sigeberto. La decisione comporta una rottura fra Ermenegildo e il padre (il re Leovigildo) che da origine ad una guerra civile.
Ermenegildo si rivolge a Bisanzio ma Leovigildo corrompe gli ufficiale dell'imperatore che abbandonano il principe. Ermenegildo viene imprigionato, rifiuta di rinnegare la sua nuova religione e viene giustiziato per ordine del padre.
Ingonda è inviata a Costantinopoli ma muore durante il viaggio. Childeberto, fratello di Ingonda, interviene di nuovo in Italia ma anche questa volta desiste senza aver combattuto.
Si riferiscono a questo periodo le imprese di Droctulf di cui parla Paolo Diacono: alemanno di origine, fu prigioniero dei Longobardi ma acquistò tanto favore presso di loro da ricevere il titolo di duca. Si ribellò, passò ai Bizantini e conquistò Brescello. Da qui organizzò una spedizione contro il presidio longobardo di Classe costringendolo alla resa. Autari assediò Brescello, Droctulf la difese a lungo ma infine si ritirò a Ravenna dove morì e fu sepolto in San Vitale.
Papa Pelagio chiama presso di se a Roma San Gregorio.

Anno 586
Papa : Pelagio II
Imperatore: Maurizio
Re LongobardiAutari
Dopo la presa di Brescello Autari conclude una tregua di tre anni con l'esarca di Ravenna Smaragdo.
Papa Pelagio II conduce trattative per risolvere la questione dei vescovi istriani scismatici.

Anno 587
Papa : Pelagio II
Imperatore: Maurizio
Re LongobardiAutari
Su sollecitazione di Pelagio II, Smaragdo intima a Elia arcivescovo scismatico di Aquileia, di sottomettersi a Roma, ma Elia si rivolge all'imperatore ottenendo un rinvio.
Muore il patriarca Elia, gli succede Severo. Smaragdo compie un'incursione a Grado facendo prigionieri Severo, Giovanni vescovo di Parenzo, Severo vescovo di Trieste e Vindemio vescovo di Ceneda. Rimarranno sequestrati a Ravenna per un anno.
Riprendono le ostilità fra Longobardi e Bizantini.

Anno 588
Papa : Pelagio II
Imperatore: Maurizio
Re LongobardiAutari
I vescovi imprigionati a Ravenna finiscono con l'accettare il Quinto Concilio ma, liberati e tornati a Grado, vengono cacciati dal popolo e dal clero. Ritrattano ma intanto molti altri vescovi abiurano lo scisma.
Smaragdo viene richiamato a Costantinopoli e gli succede Romano.
Autari chiede in moglie Clotsuinda sorella di Childeberto re dei Franchi. Il fidanzamento viene confermato ma poco dopo annullato da Childeberto che preferisce la proposta di Recaredo re dei Visigoti.
Nello stesso anno Childeberto scende in Italia contro i Longobardi ma viene sconfitto.
Autari conquista dopo sei mesi d'assedio l'Isola Comacina nel lago di Como cacciandone il presidio bizantino. Invia quindi Ewin duca di Trento a saccheggiare e devastare l'Istria.

Anno 589
Papa : Pelagio II
Imperatore: Maurizio
Re LongobardiAutari
Sfumato il fidanzamento con la principessa franca, Autari chiede in moglie Teodolinda, figlia di Garibald duca di Baviera, cattolica.
Curioso di conoscere la futura sposa, Autari accompagna gli ambasciatori presso Garibald senza farsi riconoscere e durante l'incontro sfiora la mano di Teodolinda.
Childeberto re dei Franchi non gradisce il fidanzamento fra la figlia del suo vassallo Garibald ed il re dei Longobardi ed invia un'armata in Baviera per catturare Teodolinda ma la principessa fugge con il fratello Gundoaldo in Italia e il 15 maggio sposa Autari nei pressi di Verona.
Secondo Paolo Diacono in quest'anno Autari occupa Benevento e ne fonda il ducato ma Muratori, con diversi argomenti, colloca questi eventi molti anni prima.
La città di Roma è devastata da un'alluvione senza precedenti, analogo evento a Verona dove secondo la tradizione solo un miracolo impedisce all'Adige di distruggere la basilica di San Zenone.


Anno 590
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re LongobardiAutari
Alle alluvioni segue un'epidemia di peste che provoca innumerevoli vittime in Italia e in particolare a Roma dove uccide anche il papa Pelagio II.
Viene eletto Gregorio che conduce vita monastica e tenta di eludere la nomina, ma anche Maurizio conferma l'elezione e Gregorio viene condotto a fatica in chiesa e consacrato (3 settembre).
Intanto prosegue fra Maurizio e Childeberto la ricerca di un accordo per cacciare i Longobardi dall'Italia. Childeberto, che desidera riavere da Maurizio il nipote Atanagildo rimasto a Costantinopoli dopo la morte della madre Ingonda, accetta di organizzare una nuova spedizione in Italia, ma il grande esercito franco prima di compiere azioni di rilievo viene costretto a tornare indietro da un'epidemia di dissenteria e dalla fame.
Durante la ritirata i Franchi attaccano e danneggiano seriamente molte città fra cui Piacenza e Verona.
Muratori parla di documenti da lui rinvenuti, non citati da Paolo Diacono: lettere di Maurizio e di Romano esarca di Ravenna a Childeberto per informarlo che benché l'esercito bizantino prima dell'arrivo dei Franchi abbia già occupato Modena, Altino e Mantova, l'offensiva comune è fallita a causa dell'improvvisa partenza dei Franchi. L'imperatore e l'esarca sollecitano in quelle lettere Childeberto perché mandi al più presto una nuova armata in Italia.
Dopo la partenza dell'armata nemica, Autari invia ambasciatori a Gontrano, nipote di Childeberto noto per le sue doti di mitezza e giustizia, pregandolo di intercedere per la fine delle ostilità. Gontrano accetta ma dopo pochi giorni giunge la notizia della morte di Autari.
Autari infatti muore a Pavia il 5 settembre, dopo sei anni di regno. Nonostante sia cattolica e bavarese, la vedova Teodolinda gode del pieno rispetto della nobiltà longobarda e viene invitata a scegliere un altro marito che sarà il nuovo re.
Viene scelto Agilulfo duca di Torino, il matrimonio si celebra nel mese di novembre ma lo sposo non assume subito il titolo di re.
A Costantinopoli Maurizio nomina augusto e collega il primogenito Teodosio.

Anno 591
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re LongobardiAgilulfo
Il primo atto di Agilulfo dopo l'incoronazione consiste nell'inviare a Childeberto la richiesta di liberazione dei prigionieri italiani che vengono rilasciati dietro riscatto, quindi invia Ewin duca di Trento presso Gontrano e Clotario II a chiedere che si facciano promotori della pace tra Franchi e Longobardi.
Childeberto accetta la pace anche perché essendo morto il nipote Atanagildo, non ha più motivo per sostenere Maurizio.
Agilulfo fa giustiziare l'ufficiale Minulfo che durante la guerra era passato ai Franchi. Si occupa quindi di Gaidulfo duca e Bergamo e di Ulfari di Treviso che si sono ribellati ma all'arrivo del re gli insorti si arrendono spontaneamente e vengono graziati.

Anno 592
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re LongobardiAgilulfo
Per garantire la sicurezza dei confini, Agilulfo conclude un trattato d'amicizia anche con gli Avari ma intanto l'esarca Romano convince Maurizio duca di Perugia ad accettare un presidio bizantino nella sua città, inoltre occupa varie località fra Perugia e Roma.
A queste notizie Agilulfo decide di intervenire personalmente e nel frattempo mobilita Ariulfo duca di Spoleto, più vicino a Perugia.
Intanto Arechi I duca di Benevento, successore di Zottone, sta minacciando la città di Napoli.
Il papa Gregorio, consapevole che l'arbitraria occupazione di Perugia da parte di Romano ha sollevato i Longobardi dall'impegno di rispettare la pace, cerca in ogni modo di avviare trattative con molte lettere che Muratori cita in dettaglio.

Anno 593
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re Longobardi Agilulfo
Agilulfo assedia ed espugna Perugia, il duca Maurizio viene decapitato. Il re longobardo muove quindi alla volta di Roma ma la difficoltà dell'impresa e il carisma di Gregorio lo fanno desistere.
Muore senza figli il re di Borgogna Gontrano e il suo regno passa a Childeberto.

Anno 594
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re LongobardiAgilulfo
Papa Gregorio intrattiene una fitta corrispondenza con Teodolinda alla quale nel 604 dedicherà il suoi Dialoghi e si impegna in ogni modo per favorire una pace universale fra il Longobardi, i Franchi e i Bizantini.

Anno 595
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re Longobardi: Agilulfo
Sollecitato dal papa, Agilulfo accetta di trattare la pace con i Bizantini ma l'esarca Romano (che trae guadagni personali dalla guerra) calunnia Gregorio inviando a Costantinopoli una relazione non veritiera sulla situazione.
Con grande diplomazia Gregorio respinge le accuse e si lamenta degli abusi commessi da Romano a Perugia come di quelli di Agilulfo a Roma.
Nelle sue lettere il pontefice denuncia anche le angherie alle quali i funzionari bizantini sottopongono gli abitanti della Sardegna e della Sicilia costringendoli a volte a fuggire presso i Longobardi.
Muore San Gregorio di Tours, storico delle Gallie.
Childeberto nomina Tassilone duca di Baviera.
Il patriarca di Costantinopoli Giovanni il Digiunatore tenta di attribuirsi il titolo di vescovo ecumenico o universale, il papa se ne lamenta con l'imperatore Maurizio e con la moglie Costantina. La disputa si conclude senza che l'imperatore debba intervenire perché il patriarca muore in questo stesso anno.

Anno 596
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re Longobardi: Agilulfo
Nuovo tentativo dei Longobardi di conquistare Napoli. Molti cittadini vengono fatti prigionieri e riscattati a spese del papa.
Gregorio invia S. Agostino in Inghilterra per convertire gli Anglosassoni al Cristianesimo.
Muore Childeberto II re di Austrasia e di Borgogna all'età di venticinque anni, poiché nello stesso giorno muore anche la moglie Faileuba si pensa al veleno. I due figli piccoli Teodeberto e Teoderico vengono nominate re rispettivamente ell'Austrasia e della Borgogna.
Arechi duca di Benevento conquista Crotone ma non tiene a lungo la città limitandosi ad incassare dal papa il riscatto dei prigionieri.

Anno 597
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re Longobardi: Agilulfo
Continuano le ostilità fra Longobardi e Bizantini ma mancano informazioni dettagliate sulle vicende italiane.
A Costantinopoli Maurizio si ammala e fa testamento disponendo che l'Italia e le isole vadano al figlio minore Tiberio ed il resto dell'impero al maggiore Teodosio.
Muore Romano, gli succede Callinico.

Anno 598
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re Longobardi: Agilulfo
Anche riguardo a quest'anno le notizie sono scarse. Una lettera di Gregorio I parla di uno sbarco dei Longobardi in Sardegna e in altre epistole raccomanda ai vescovi di fare scorta di viveri a Cagliari e in altre città dell'isola, evidentemente temendo possibili assedi.

Anno 599
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re Longobardi: Agilulfo
Viene finalmente conclusa la pace fra Agilulfo e Callinico esarca di Ravenna. In effetti si tratta solo di una tregua di due anni, ma Gregorio se ne compiace nel suo epistolario mentre esorta Teodolinda a promuovere la conversione di Agilulfo dall'arianesimo al cristianesimo.

Anno 600
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re Longobardi: Agilulfo
Agilulfo firma a Milano un trattato di pace con gli Avari e con gli Slavi. Il re reprime la rivolta di Zangrulfo dica di Verona. Si ribella anche Gaidulfo di Bergamo per la terza volta e viene giustiziato.
Ravenna è devastata dalla peste.
Clotario II re di Neustria viene gravemente sconfitto da Teodeberto e Teoderico, perdendo gran parte dei suoi domini.

Anno 601
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re Longobardi: Agilulfo
Con un colpo di mano Callinico cattura una figlia di Agilulfo con il marito nella loro residenza di Parma, riaprendo le ostilità. Agilulfo reagisce assediando Padova che cade dopo una lunga difesa e viene devastata.
Nel frattempo Ariulfo duca di Spoleto, forse per ordine di Agilulfo, muove in armi verso Roma e sconfigge le truppe imperiali nei pressi di Camerino. Secondo una leggenda Ariulfo ottenne questa vittoria grazie all'aiuto di San Savino Martire.

Anno 602
Papa : Gregorio I
Imperatore: Maurizio
Re Longobardi: Agilulfo
I Longobardi, insieme agli Avari e agli Slavi invadono l'Istria.
Callinico viene richiamato in Oriente e sostituito da Smaragdo.
Nella guerra contro i Persiani e gli Avari Maurizio aveva lasciato nelle mani dei nemici migliaia di soldati per non pagare il riscatto. Questa decisione gli aveva procurato l'odio di gran parte dei sudditi. Ne approfitta un ufficiale di basso rango che si pone alla guida di un'insurrezione dell'esercito per deporre Maurizio e farsi proclamare imperatore.
Maurizio fugge con la famiglia a Calcedone ma viene catturato pochi giorni dopo e costretto ad assistere all'esecuzione dei figli Teodosio, Tiberio, Pietro, Giustino e Giustiniano prima di essere egli stesso ucciso.
Tre anni dopo saranno uccise la moglie Costantina e le figlie Anastasia, Teottista e Cleopatra.
Nonostante la sua grande avarizia, Maurizio gode presso gli antichi la fama di uomo religioso, giusto e clemente.

Anno 603
Papa : Gregorio I
Imperatore: Foca
Re Longobardi: Agilulfo
Nasce Adaloaldo, figlio di Agilulfo e Teodolinda e riceve il battesimo cattolico. La cerimonia si svolge a Monza, città cara a Teodolinda come dimostra la basilica di San Giovanni Battista ed il Palazzo da lei fatti costruire. Nel tesoro della basilica si conservano le "tre corone" fra cui la celebre corona di ferro, mentre dagli affreschi del palazzo Paolo Diacono dedusse l'aspetto e l'abbigliamento dei Longobardi in questo periodo.
Per liberare la figlia ed il genero, Agilulfo assedia Cremona con l'aiuto di truppe di Avari. Il 15 agosto espugna la città e la rade al suolo per poi passare a Mantova, che conquista il 15 settembre.
Gregorio I chiede aiuto a Foca contro i Longobardi ma l'usurpatore ignora la richiesta persché Cosroe re di Persia sta muovendo contro di lui.
Smaragdo esarca di Ravenna, consapevole di non poter contare sul soccorso della madre patria chiede la pace. Agilulfo accetta a condizione che la figlia e il genero vengano rilasciati e così avviene, ma poco dopo la giovane muore di parto e la guerra riprende.


Anno 604
Papa : Sabiniano
Imperatore: Foca
Re Longobardi: Agilulfo
Il 12 marzo muore Gregorio I, gli succede Sabiniano che viene consacrato il 13 settembre.
In luglio Adaloaldo viene dichiarato collega e successore del padre Agilulfo con una solenne cerimonia a Milano.
Anno 605
Papa : Sabiniano
Imperatore: Foca
Re Longobardi: Agilulfo
La tregua fra Bizantini e Longobardi viene prorogata per un anno.
Teodeberto II re di Austrasia combatte contro una ribellione dei Sassoni.
Muore Severino patriarca scismatico di Aquileia. Viene eletto Candidiano che ripristina i rapporti con la Chiesa di Roma, pare che l'elezione sia stata condizionata dalle minacce di Smaragdo. Successivamente gli stessi vescovi elettori, sostenuti dai Longobardi, eleggono un altro patriarca, Giovanni, che si stabilisce ad Aquileia mentre la sede del rivale è a Grado e continua lo scisma.
A Costantinopoli Foca, odiato da tutti, mette a morte molti personaggi illustri sospettati di cospirazione e fa uccidere Costantina, vedova di Maurizio, e le sue figlie.

Anno 606
Papa : Sede vacante
Imperatore: Foca
Re Longobardi: Agilulfo
Muore Sabiniano e la cattedra papale rimane vacante per tutto l'anno.
Terminata la tregua i Longobardi conquistano Bagnaia e Orvieto, quindi Agilulfo manda ambasciatori a Foca per trattare una pace stabile ma dalla missione risulta soltanto una nuova tregua di un anno.

Anno 607
Papa : Bonifacio III
Imperatore: Foca
Re Longobardi: Agilulfo
Viene eletto papa Bonifacio III, ex legato di Gregorio I a Costantinopoli, il quale riesce ad ottenere da Foca un decreto attestante che il Pontefice è il capo di tutte le Chiese. Bonifacio III muore in novembre di questo stesso anno doco circa nove mesi di pontificato.
Teoderico re di Borgogna sposa Ermemberga figlia di Vitterico re dei Visigoti ma dopo un breve periodo la ripudia a causa dei cattivi uffici della nonna Brunechilde e la rimanda in Spagna trattenendo la dote.
Offeso, il padre della sposa si allea con Clotario re di Soisson e con Teodeberto re di Austrasia contro Teoderico. Subito dopo i tre alleati coinvolgono nella lega Agilulfo, tuttavia l'episodio non ha alcun seguito per motivi che non ci sono noti.

Anno 608
Papa : Bonifacio IV
Imperatore: Foca
Re Longobardi: Agilulfo
Dopo dieci mesi dalla morte di Bonifacio III viene eletto Bonifacio IV che ottiene il Pantheon da Foca e lo trasforma in chiesa cristiana.
Intanto in Oriente continua la guerra fra l'impero e i Persiani. Questi arrivano a Calcedone minacciando direttamente Costantinopoli.

Anno 609
Papa : Bonifacio IV
Imperatore: Foca
Re Longobardi: Agilulfo
A Costantinopoli Foca scampa a una congiura e reprime un'insurrezione.
Il governatore d'Egitto Eraclio ed il figlio omonimo preparano, d'accordo con molti senatori, una flotta per rovesciare Foca.
Muore il duca di Baviera Tassilone e gli succede il figlio Garibald II. Gli Slavi tentano l'invasione della Baviera ma vengono sconfitti.

Anno 610
Papa : Bonifacio IV
Imperatore: Eraclio
Re Longobardi: Agilulfo
In ottobre la flotta egiziana comandata da Eraclio il Giovane giunge a Costantinopoli carica di armati che, con l'aiuto della popolazione, sconfiggono le forze di Foca.
Poco dopo Foca viene spogliato delle vesti imperiali e decapitato, la sua testa è esposta al popolo.
Nello stesso giorno Eraclio il Giovane è proclamato imperatore e sposa Eudocia.
A Roma Bonifacio IV tiene un concilio che riconosce ai monaci il diritto di somministrare il battesimo e la confessione, diritto che era stato messo in dubbio in Inghilterra.

Anno 611
Papa : Bonifacio IV
Imperatore: Eraclio
Re Longobardi: Agilulfo
Eraclio assume la guida di uno stato disastrato al quale i Persiani non danno tregua. Nel mese di Maggio l'esercito imperiale viene duramente sconfitto dai Persiani che assediano Antiochia.
Smaragdo esarca di Ravenna viene richiamato in oriente e sostituito da Giovanni Lemigio che subito contratta con Agilulfo una tregua di un anno.
Secondo Muratori è in quest'anno che gli Avari, già padroni della Pannonia e dell'Illirico, invadono il Friuli.
La difesa coraggiosamente organizzata dal duca Gisulfo viene sopraffatta e lo stesso duca perde la vita in combattimento. Gli Avari assediano Cividale. La duchessa Romilda si invaghisce del loro capo e gli propone la resa pur di diventare sua moglie. Il capo barbaro accetta ma una volta aperte le porte fa strage della popolazione. I sopravvissuti vengono fatti prigionieri e più tardi trucidati.
Riescono a salvarsi Grimoaldo e Rodoaldo, figli di Gisulfo, che più tardi riscatteranno le sorelle fatte schiave dagli Avari e diventeranno rispettivamente re dei Longobardi e duca di Benevento.
La duchessa Romilda, dopo una sola notte trascorsa con il capo nemico di cui era innamorata, viene impalata dopo essere stata più volte violentata dai soldati.
Uno dei Longobardi deportati in Ungheria in questa occasione riuscirà dopo molti anni a fuggire e tornare in Italia e sarà antenato di Paolo Diacono.
Gli Avari dopo le razzie in Friuli tornano ai loro territori ma non si hanno notizie del comportamento di Agilulfo in questa occasione.

Anno 612
Papa : Bonifacio IV
Imperatore: Eraclio
Re Longobardi: Agilulfo
Il 3 maggio nasce Eraclio Costantino figlio di Eraclio e Eudocia, futuro imperatore Eraclio II.
Il 4 ottobre Eraclio dichiara augusta la figlia Epifania Eudocia, nata l'anno precedente.
Il 13 agosto muore l'imperatrice Eudocia.
In Gallia Teodeberto viene definitivamente sconfitto dal fratello Teoderico ed ucciso insieme ai figli. Teoderico riunifica sotto il suo scettro Borgogna e Austrasia.
L'abate irlandese Colombano che, cacciato dalla Borgogna da Teoderico e Brunechilde, ri era rifugiato presso Teodeberto, è costretto a fuggire di nuovo e si rivolge a Agilulfo e Teodolinda. Vive per qualche tempo a Milano predicando contro l'arianesimo ma desidera tornare alla vita monastica perciò si trasferisce in una località isolata presso Bobbio e vi fonda il celebre monastero.
Muore in un attentato Gundobaldo duca d'Asti, fratello di Teodolinda. Il cronista Fredegario sospetta Algilulfo e Teodolinda di essere i mandanti dell'assassinio per gelosia ma Muratori dubita di questa ipotesi considerando la religiosità della regina.
Gundobaldo lascia due figli: Gundeberto e Ariberto, quest'ultimo sarà re dei Longobardi.

Anno 613
Papa : Bonifacio IV
Imperatore: Eraclio
Re Longobardi: Agilulfo
Eraclio dichiara imperatore e fa incoronare il figlio Flavio Eraclio Costantino, nato l'anno precedente.
Teoderico muove con una grande armata contro Clotario II re di Neustria, sobillato da Brunechilde intende impadronirsi anche di qual regno ma muore improvvisamente di malattia a soli ventisei anni.
L'armata si disgrega e Clotario con le sue modeste risorse militari riesce ad occupare Austrasia e Borgogna quasi senza combattere.
Brunechilde, fautrice dell'odio familiare ed artefice di tante guerre, viene catturata, torturata e squartata.

Anno 614
Papa : Bonifacio IV
Imperatore: Eraclio
Re Longobardi: Agilulfo
Dopo aver occupato Damasco ed altre città, i Persiani conquistano Gerusalemme, fanno strage della popolazione, profanano i templi ed incendiano il Santo Sepolcro.
Molti abitanti di Gerusalemme fuggono ad Alessandria dove il patriarca Giovanni l'Elemosiniere presta loro rifugio ed aiuto.
Eraclio sposa Martina, figlia di sua sorella, destando un certo scandalo.

Anno 614
Papa : Diodato (Deusdedit)
Imperatore: Eraclio
Re Longobardi: Adaloaldo
In quest'anno (ma secondo alcuni nel successivo) muore Agilulfo.
L'autore considera Agilulfo un saggio monarca promotore della pace e lo elogia come primo dei re Longobardi ad aver abbracciato il cristianesimo.
Il trono passa a Adaloaldo (che ha solo tredici anni) sotto la reggenza di Teodolinda.
Muore anche il papa Bonifacio IV e gli succede Diodato dopo alcuni mesi di cattedra vacante.
Muore San Colombano nel monastero di Bobbio da lui fondato.

Anno 615
Papa : Diodato (Deusdedit - Adeodato)
Imperatore: Eraclio
Re Longobardi: Adaloaldo
Rivolta a Ravenna contro il governo bizantino. L'esarca Giovanni Lenigio viene ucciso, lo sostituisce Eleuterio.
I Persiani penetrano nelle province africane fino alla Libia ma non consolidano la conquista tornando a casa con molti prigionieri e ricchi bottini.
Un altro esercito persiano occupa Calcedone di fronte a Bisanzio, Eraclio manda ambasciatori al re Cosroe per trattare la pace ma il persiano ignora le proposte e fa morire gli ambasciatori.




Anno 701
Papa: Giovanni VI
Imperatore: Tiberio III
Re dei Longobardi: Ragimperto, Ariperto II
Il 7 settembre muore il papa Sergio I, gli succede Giovanni VI.
Ragimberto duca di Torino, figlio di Godeberto, muove in armi contro il re Liutperto e nei pressi di Novara si scontra con Ansprando, tutore del giovane re, e con Rotari duca di Bergamo, vince la battaglia ed occupa Pavia impadronendosi della corona mentre Liutperto ed Ansprando si salvano con la fuga.
Ragimberto muore dopo pochi mesi di regno e gli succede il figlio Ariperto II.
Tiberio III manda in esilio il futuro imperatore Filippico sospettato di cospirazione.

Anno 702
Papa: Giovanni VI
Imperatore: Tiberio III
Re dei Longobardi: Ariperto II
Il nuovo esarca Teofilatto decide di visitare Roma, la decisione provoca tumulti fra i soldati imperiali italiani ma l'intervento del papa placa la situazione.
Gisulfo II duca di Benevento occupa Sora, Arpino e Arce devastando la campagna romana, anche in questo caso l'intervento papale serve a convincere il duca a desistere da altre imprese.
Gisulfo muore probabilmente in quest'anno ma la data è controversa. Gli succede il figlio Romoaldo II.
Liutperto e Ansprando tentano di recuperare il trono con l'aiuto di alcuni duchi, ma Ariberto li sconfigge e condanna a morte Liutperto. Ansprando fugge nell'Isola Comacina ma Rotari di Bergamo organizza una nuova ribellione, Ariberto espugna Bergamo e manda Rotari in esilio a Torino per farlo uccidere pochi mesi dopo.

Anno 703
Papa: Giovanni VI
Imperatore: Tiberio III
Re dei Longobardi: Ariperto II
Ariberto tenta di catturare Ansprando che fugge in Baviera, il re si vendoica prendendo la moglie e i figli di Ansprando e facendoli mutilare, risparmando solo il giovane Liutprando al quale concede di raggiungere il padre.
A Spoleto Faroaldo II succede al padre Trasamondo.

Anno 704
Papa: Giovanni VI
Imperatore: Tiberio III
Re dei Longobardi: Ariperto II
Il deposto imperatore Giustiniano II fugge dal confino in Crimea e ripara presso i Cazari, del cui re sposa la figlia Teodora.
Poco dopo il re si accorda con Tiberio III per consegnargli la testa di Giustiniano II che riesce a fuggire e con l'aiuto di Terdellio signore della Bulgaria organizza un'armata.

Anno 705
Papa: Giovanni VII
Imperatore: Giustiniano II
Re dei Longobardi: Ariperto II
Muore Giovanni VI e gli succede Giovanni VII, greco come il predecessore.
Conquistata Costantinopoli, Giustiniano II congeda Terbellio dopo averlo lautamente ricompensato.
I precedenti imperatori Leonzio e Tiberio III vengono giustiziati nello stadio e si apre una feroce persecuzione contro i loro sostenitori veri o presunti.
Giustiniano manda a prendere la moglie Teodora che partorisce un figlio al quale è dato il nome di Tiberio.

Anno 706
Papa: Giovanni VII
Imperatore: Giustiniano II
Re dei Longobardi: Ariperto II
Giustiniano II chiede a Giovanni VII di emendare i codici del Concilio Trullano rigettati da Sergio I ma il pontefice non accetta.
Il ducato del Friuli è molestato dagli Slavi confinanti mentre il duca Fredulfo è in contrasto con il nobile Argaido, entrambi muoiono combattendo per la difesa del ducato.
A Ferdulfo succede Corvolo che dopo poco viene deposto per aver offeso il re e lascia il ducato a Pemmone.
Ratberga, moglie di Pemmone, consapevole del suo aspetto grossolano e non gradevole, esorta il marito a ripudiarla per scegliere una sposa più consona alla sua condizione ma il duca la tiene con se e i due generano tre figli: Ratchis, Ratcait e Astolfo.
Uomo di nobili principi, Pemmone alleva insieme ai suoi figli gli orfani dei concittadini caduti in guerra.

Anno 707
Papa: Giovanni VII
Imperatore: Giustiniano II
Re dei Longobardi: Ariperto II
Ariperto II restituisce alla Chiesa i beni allodiali nella regione delle Alpi Cozie in precedenza occupati dai Longobardi.
Il 17 ottobre muore Giovanni VII e la sede papale rimane vacante. Al defunto pontefice è attribuito il merito di aver restaurato e riaperto il monastero di Subiaco, abbandonato da tempo.

Anno 708
Papa: Sisinnio poi Costantino II
Imperatore: Giustiniano II
Re dei Longobardi: Ariperto II
Viene eletto papa il siriano Sisinnio che ordina il restauro delle mura di Roma ma muore dopo soli venti giorni di pontificato. Gli succede Costantino II.
Muore anche Damiano arcivescovo di Ravenna, sostituito da Felice che sarà in contrasto con la Chiesa di Roma.
Immemore dell'aiuto ricevuto, Giustiniano II attacca i Bulgari, ma sconfitto ed umiliato deve tornare rapidamente a Costantinopoli.

Anno 709
Papa: Costantino II
Imperatore: Giustiniano II
Re dei Longobardi: Ariperto II
Giustiniano II attacca Ravenna e deporta molti cittadini che vengono uccisi a Costantinopoli. L'arcivescovo Felice viene accecato e mandato in esilio.

Anno 710
Papa: Costantino II
Imperatore: Giustiniano II
Re dei Longobardi: Ariperto II
Giustiniano II invia navi a prendere Costantino I perché tenti a Costantinopoli di dirimere la controversia fra la Chiesa Romana e quella Orientale. Il potefice parte con un seguito di arcivescovi.
Gli Arabi superano lo stretto di Gibilterra e invadono la Spagna occupando numerose città

Anno 711
Papa: Costantino II
Imperatore: Filippico
Re dei Longobardi: Ariperto II
Il papa giunge a Costantinopoli dove è accolto da Tiberio figlio dell'imperatore, dal patriarca Ciro e dal popolo in festa.
Più tardi Costantino incontra Giustiniano a Nicea. Non si conoscono i particolari dell'incontro ma probabilmente i canoni del Concilio Trullano vengono rivisti ed emendati.
In Ottobre Costantino rientra a Roma dove durante la sua assenza l'esarca Giovanni Rizocopo ha fatto decapitare alcuni alti prelati per ragioni sconosciute. Più tardi l'esarca viene ucciso a Ravenna dalla popolazione insorta.
Giustiniano ordina una spedizione punitiva nel Chersoneso i cui abitanti avevano attentato alla sua vita quando era in esilio. Le truppe fanno strage della popolazione ma risparmiano i bambini. Infuriato l'imperatore ordina una seconda spedizione che viene distrutta da una tempesta. Una terza spedizione viene sconfitta dagli abitanti della Crimea che proclamano imperatore Filippico esule presso di loro.
I soldati imperiali si uniscono ai rivoltosi e Filippico guida tutti a Costantinopoli dove Giustiniano, catturato mentre tenta di fuggire, viene giustiziato.
Muore Dagoberto re dei Franchi e gli succede Childeberto III.

Anno 712
Papa: Costantino II
Imperatore: Filippico
Re dei Longobardi: Aliprando, poi Liutprando
Il nuovo imperatore Filippico si dimostra "imbevuto di errori contrari alla dottrina" (era monotelista) e riapre delicate controversie religiose.
Richiama dall'esilio in Crimea Felice, ex arcivescovo di Ravenna deposto ed accecato sotto Giustiniano II, e lo reintegra nelle sue mansioni.
Papa Costantino rifiuta di riconoscere Filippico imperatore.
Ansprando, figlio di Liutberto, ottiene aiuti dal duca di Baviera Teodeberto ed attacca Pavia per deporre Ariperto II.
La battaglia ha esiti negativi per entrambi gli avversari ma Ariberto, forse male interpretando la situazione e temendo il peggio, decide di rifugiarsi in Francia abbandonando il trono. Durante la fuga muore affogando nel Ticino.
Ansprando viene incoronato ma dopo soli tre mesi di regno la corona passa al figlio Liutprando.

Anno 713
Papa: Costantino II
Imperatore: Anastasio
Re dei Longobardi: Liutprando
Disordini a Roma fra i sostenitori del governatore Duca Cristoforo e quelli del suo rivale Pietro che aveva avuto la nomina dall'esarca di Ravenna ma viene respinto da quanti hanno in odio l'eresia di Filippico.
A Costantinopoli un senatore di nome Rufo con altri congiurati depone ed acceca Filippico, il giorno dopo viene proclamato imperatore un funzionario di corte di nome Artemio che assume il nome di Anastasio.
Fra i primi atti di Anastasio la nomina di Scolastico all'esarcato di Ravenna ed una lettera a papa Costantino nella quale si dichiara fedele al vescovo di Roma.
Soddisfatto del cambiamento il popolo romano lascia che Pietro assuma la carica di Governatore.
Liutprando emana una nuova norma ampliando il corpo delle leggi di Rotari e di Grimoaldo.

Anno 714
Papa: Costantino II
Imperatore: Anastasio
Re dei Longobardi: Liutprando
A Pavia viene scoperta e neutralizzata una congiura contro Liutprando.
Muore in Francia il Maggiordomo del regno Pipino di Heristal e gli succede il figlio Carlo Martello. Questi ha una moglie di nome Rotrude e due figli, Carlomanno e Pipino che sarà re dei Franci.

Anno 715
Papa: Gregorio II
Imperatore: Anastasio
Re dei Longobardi: Liutprando
L'8 aprile muore papa Costantino. Il 19 maggio vene ordinato papa il romano Gregorio II.
A Costantinopoli Anastasio depone il patriarca Giovanni, favorevole ai monoteliri, e nomina Germano.
Liutprando rinnega la donazione dei territori nelle Alpi Cozie alla chiesa fatta da Ariperto II riappropriandosi di quei domini ma Gregorio II si oppone energicamente ed ottiene che il provvedimento venga annullato.
Muore Dagoberto III re dei Franchi.
Inviati di Liutprando giudicano una controversia fra il vescovo di Siena e quello di Arezzo aggiudicando alla giurisdizione del secondo la parrocchia contesa.

Anno 716
Papa: Gregorio II
Imperatore: Teodosio
Re dei Longobardi: Liutprando
Gli equipaggi della flotta bizantina preparata per combattere i Saraceni si ammutinano e tornato a Costantinopoli con l'intento di proclamare imperatore un oscuro esattore fiscale di nome Teodosio.
Anastasio ripara a Nicea. Costantinopoli cade dopo sei mesi di assedio, Anastasio si arrende e, fatto monaco, viene confinato a Salonicco.
In Italia Faroaldo III duca di Spoleto conquista Classe presso Ravenna. In ottobre un'inondazione provoca gravissimi danni a Roma.

Anno 717
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
Inadatto alla sua carica ed incapace di organizzare la difesa contro i Saraceni, Teodosio saggiamente si dimette. Viene eletto il generale Leone ord iginario dell'Isauria che subito instaura buoni rapporti con la Chiesa inviando al papa un'ampia professione di fede.
Il duca di Benevento Romualdo II occupa la fortezza di Cuma.
Il papa tenta in ogni modo (ma senza successo) di indurre i Longobardi a ritirarsi infine convince Giovanni duca di Napoli ad intervenire per liberare Cuma.
I Saraceni assediano Costantinopoli attaccando dal mare con una flotta poderosa ma la difesa organizzata da Leone si dimostra molto efficace.
Muore Paoluccio Anafesto, primo doge di Venezia gli succede Marcello Tegalliano.

Anno 718
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
I Saraceni che assediano Costantinopoli ricevono consistenti rinforzi dall'Egitto ma le loro navi vengono distrutte da quelle bizantine armate con il "fuoco greco", una micidiale miscela incendiaria. Dopo aver subito altre sconfitte in scontri terrestri, il 15 agosto i Saraceni si ritirano e tolgono l'assedio. Durante la ritirata la gran parte di loro muore facendo naufragio.
Intanto in Sicilia un certo Basilio, sostenuto dal duca Sergio, credendo imminente la caduta di Costantinopoli, si è proclamato imperatore, ma passato il pericolo Leone invia una spedizione che cattura Basilio e Sergio sedando rapidamente la rivolta.
Il nobile bresciano Petronace, su esortazione di Gregorio II, fa restaurare il Monastero di Montecassino, devastato molti anni prima dai Longobardi. Vi si stabilisce una nuova congregazione di monaci che avrà in seguito grande importanza e prestigio.
Nasce Costantino, figlio di Leone Isaurico, che viene detto Copronimo per aver defecato durante il suo battesimo, incidente che viene considerato di pessimo auspicio.

Anno 719
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
L'ex imperatore Anastasio tenta di riprendere il potere con l'aiuto di truppe bulgare ma giunto a Costantinopoli trova opposizione da parte della cittadinanza, i Bulgari lo tradiscono e lo consegnano a Leone che lo fa giustiziare.
Il patriarca di Aquileia Sereno cerca di estendere i propri territori ai danni di Donato patriarca di grado. Questi se ne lamenta con il papa che ordina a Sereno di desistere.

Anno 720
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
Leone Isaurico associa al trono il figlio Costantino Copronimo ancora bambino.
Muore il re dei Franchi Chilperico II e gli succede Teodorico, il potere è tuttavia in mano di Carlo Martello che ha per unico rivale Eude duca di Aquitania, ma in quest'anno Carlo Martello e Eude si alleano contro i Saraceni che, conquistata la Spagna, minacciano la Linguadoca.

Anno 721
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
Liutprando emana undici nuove leggi. Alle donne della nobiltà longobarda viene vietato di sposare uomini di condizione sociale inferiore.
Papa Gregorio II indice a Roma un concilio che stabilisce il divieto di sposarsi per i sacerdoti.
I Saraceni conquistano Narbona e assediano Tolosa ma qui vengono sconfitti da Eude.

Anno 722
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
Liutprando emana ventiquattro nuove leggi, la prima delle quali conferma il divieto di matrimonio delle persone consacrate emanato l'anno precedente dal concilio di Roma.
Per ordine di Liutprando il corpo di S. Agostino viene traslato dalla Sardegna a Pavia per salvarlo dai Saraceni che stanno invadendo l'isola.

Anno 723
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
Elezione i Callisto patriarca di Aquileia con l'appoggio di Liutprando.
Pommone duca del Friuli respunge un nuovo tentativo di invasione da parte degli Slavi.
San Bonifacio nominato vescovo da papa Gregorio II.

Anno 724
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
In quest'anno, il tredicesimo del suo regno, Liutrpando pubblica il suo sesto libro di leggi. Fra le norme contenute in questo libro alcune abrogano vecchi rituali scaramantici risalenti al paganesimo e ancora in uso fra i Longobardi, altre bandiscono gli indovini. Si nota inoltre da queste leggi che i sudditi potevano applicare il diritto longobardo o quello romano a loro scelta nella formulazione dei contratti.
In quest'anno viene nominato duca di Spoleto Trasamono figlio di Faroaldo II che si è ribellato al padre costringendolo ad abdicare.

Anno 725
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
I Saraceni tentano di passare il Rodano ma vengono dermati da Eude duca di Aquitania.
Carlo Martello conquista parte della Baviera togliendola al duca Grimoaldo, prende con se Sonichilde, figlia di una concubina di Grimoaldo e, essendo morta la sua prima moglie Rotrude, la sposa.

Anno 726
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
Un'eruzione fa emergere una piccola isola nel Mare Egeo e l'imperatore Leone si lascia convincere la un consigliere che si tratta di un segno della collera divina contro l'adorazione delle icone. Di conseguenza Leone pubblica un editto ordinando di rimuovere tutte le immagini sacre dai luoghi di culto dell'intero territorio imperiale.
Il provvedimento provoca reazioni violente e un gruppo di ribelli greci proclama imperatore un certo Cosma, mette insieme una flotta e tenta di attaccare Costantinopoli ma le navi sono distrutte con il fuoco greco e Cosma viene giustiziato.
Muore il doge di Venezia Marcello Tegalliano al quale succede Orso Ipato.

Anno 727
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
Il papa Gregorio II respinge energicamente la teoria dell'imperatore e questi reagisce inviandogli ordini e lettere minatorie e successivamente organizzando attentati contro la persona del pontefice. I sicari sono scoperti e trucidati dal popolo ma Paolo esarca di Ravenna non desiste dal progetto di eliminare il papa ed invia milizie a Roma per deporlo, tuttavia i soldati vengon o blocccati dai presidi organizzati dal popolo romano con l'aiuto dei Longobardi.

Anno 728
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
Molte città italiane soggette a Costantinopoli si ribellano all'editto di Leone e cacciano i governanti bizantini, l'intervento pacificatore di Gregorio II contiene le conseguenze della rivolta.
L'esarca di Ravenna Paolo viene ucciso in una sommossa. Il re longobardo Liutprando coglie l'occasione per intervenire e, assediata Ravenna, se ne impossessa rapidamente. Marcia quindi verso sud togliendo ai Bizantini molti centri fra cui Narni e il castello di Sutri. Quest'ultimo appartiene al ducato romano e dopo un breve periodo viene restituito a Gregorio II.
Catturato mentre reca ordini per un nuovo attentato alla vita del papa, un messo dell'esarca Eutichio ottiene la grazia per intercessione di Gregorio II mentre Eutichio è colpito con la scomunica. Inutilmente l'esarca tenta con promesse e donativi di istigare contro il papa i duchi Longobardi.

Anno 729
Papa: Gregorio II
Imperatore: Leone Isaurico
Re dei Longobardi: Liutprando
Mentre la distruzione di statue di Cristo provoca disordini a Costantinopoli, imperatore e papa si scambiano lettere dai toni molto tesi.
In quest'anno i Bizantini, con l'aiuto dei Veneziani, riprendono Ravenna occupata dai Longobardi. La documentazione di questa vicenda, lamenta Muratori, è molto scarsa ma da Anastasio Bibliotecario si ricava che gli imperiali riconquistarono anche le altre città perdute durante l'anno precedente.
Liutprando ed Eutichio concludono un accordo per sottomettere i ducati di Spoleto e Benevento a Costantinopoli. Non è chiaro perché il re longobardo si presti ad agire contro i duchi suoi vassalli, forse perché geloso della loro autonomia o forse nella speranza di liberara un suo nipote prigioniero dei Veneziani.



Anno 1009
Papa: Sergio IV
Re d'Italia: Arduino
Re di Germania: Enrico II
Muore in quest'anno il papa Giovanni XVIII. Viene eletto Pietro detto Bocca di Porco (Muratori tende a confermare il soprannome che con il tempo divenne cognome) che prende il nome di Sergio IV.
A Venezia muore il doge Pietro Orseolo II, vincitore sui Saraceni, e gli succede il figlio Ottone Orseolo.
Il principe di Capua Pandolfo II associa al principato lo zio paterno Pandolfo II principe di Benevento, probabilmente perché non avendo prole intende garantire la continuità del dominio alla famiglia. Nel mese di maggio inizia in Puglia una rivolta contro Bisanzio. Arduino regna a Pavia, mentre altre città lombarde sono fedeli a Enrico II.

Anno 1010
Papa: Sergio IV
Re d'Italia: Arduino
Re di Germania: Enrico II
Secondo Giovanni Villani in quest'anno i Fiorentini sottomettono Fiesole, ma Muratori dubita dell'attendibilità della notizia.
In questo periodo San Romualdo opera in Toscana e nel ducato di Spoleto fondando monasteri ed ampliando l'ordine dei Camaldolesi.
Inizia in Puglia la rivolta di Melo di Bari.
In Terra Santa i Saraceni demoliscono la Basilica del Santo Sepolcro.

Anno 1011
Papa: Sergio IV
Re d'Italia: Arduino
Re di Germania: Enrico II
Con qualche incertezza, Muratori colloca in questo anno le vicende salienti della rivolta di Melo di Bari il quale, temendo di essere tradito da una parte della cittadinanza, fugge ad Ascoli, quindi a Benevento, Salerno e Capua e cerca l'aiuto dei Normanni per liberare la sua città dai Bizantini.
Guerra di Enrico II con Boleslao duca di Polonia.
Anno 1012
Papa: Benedetto VIII
Re d'Italia: Arduino
Re di Germania: Enrico II
Muore Corrado duca di Carinzia e marchese di Verona, figlio di Ottone e fratello di Brunone (papa Gregorio V). Lascia un figlio minorenne di nome Corrado, ma Enrico II assegna il ducato ad Adalberone.
Muore il papa Sergio IV e gli succede Benedetto VIII (Teofilatto dei conti del Tuscolo). Questa elezione viene osteggiata dal rivale Gregorio e Benedetto VIII deve fuggire in Germania presso Enrico II.

Anno 1013
Papa: Benedetto VIII
Re d'Italia: Arduino
Re di Germania: Enrico II
Le tensioni fra Milano, fedele a Enrico II e Pavia governata da Arduino, coinvolgono progressivamente tutte le città lombarde. Comincia a formarsi in Lombardia lo spirito di ribellione e di libertà che porterà alla nascita dei Comuni.
Conclusa la pace con Boleslao duca di Polonia, Enrico II decide di scendere per la seconda volta in Italia. Muovendosi al termine dell'autunno con la moglie cunegonda ed un frosso esercito giunge a Roma in tempo per festeggiare il Natale con Benedetto VIII che nel frattempo è ritornato nella sua sede. Durante il viaggio entra a Pavia senza incontrare opposizioni.

Anno 1014
Papa: Benedetto VIII
Re d'Italia: Arduino
Re di Germania: Enrico II
Da Pavia Enrico II passa a Ravenna dove fa eleggere arcivescovo il proprio fratello Arnaldo.
A Roma in febbraio Benedetto VIII consegna la corona imperiale a Enrico II e a Cunegonda e riceve dal nuovo imperatore la conferma dei possedimenti temporali della Chiesa.
Poco dopo l'incoronazione si verificano gravi scontri fra la popolazione romana ed i soldati di Enrico II.
Tornato Enrico in Germania, Arduino riprende le ostilità occupando Vercelli e Novara con l'aiuto dei progenitori della casa d'Este.
Con l'occasione Muratori fornisce una nota genealogica: Ugo e Alberto Azzo I erano figli di Oberto II Alberto Azzo II era figlio di Alberto Azzo I.
Fanno la loro comparsa nei documenti di quest'anno Bertoldo e Umberto, progenitori dei Savoia.

Anno 1015
Papa: Benedetto VIII
Re d'Italia: Arduino
Imperatore: Enrico II
Gravemente malato Arduino depone il potere e si ritira in un monastero dove muore poco dopo.
Muratori parla di documenti relativi ad una lite per possedimenti nel Ferrarese dai quali si ricava che il marchese Bonifacio, padre della celebre Matilde di Canossa, era in quest'epoca signore di Ferrara e Giovanni Crescenzi prefetto di Roma.

Anno 1016
Papa: Benedetto VIII
Re d'Italia: Arduino
Imperatore: Enrico II
Enrico II conferisce l'episcopato di Asti a Olderico fratello di Manfredi marchese di Susa (genero di Oberto II).
L'arcivescovo di Milano Arnolfo rifiuta di consacrare Olderico ma questi si reca a Roma ed ottiene l'investitura dal papa. Arnolfo lo scomunica, assedia Asti e la espugna. Portati a Milano, Olderico e Manfredi rendono atto di sottomissione e vengono perdonati.
I Saraceni occupano la città di Luni e vengono sconfitti e cacciati da un'armata radunata da Benedetto VIII.
Secondo Muratori avvenne in quest'anno il matrimonio fra il marchese Bonifacio e Richilde (lo proverebbe il documento di una donazione a loro da parte di Enrico II).
Enrico II convoca una dieta a Strasburgo e riceve l'atto di sottomissione di Rodolfo re di Borgogna.

Anno 1017
Papa: Benedetto VIII
Imperatore: Enrico II
Spedizione dei Pisani e dei Genovesi in Sardegna contro i Saraceni che vengono cacciati dall'isola. Ne conseguono ostilità fra Pisani e Genovesi per il possesso della Sardegna che si concludono a favore dei Pisani.
Nel mese di maggio Melo di Bari con alleati normanni combatte una prima battaglia contro i Bizantini, con esito favorevole. Melo vince anche un secondo scontro avvenuto il 22 luglio, ma la notizia è incerta perché le fonti sono discordanti.

Anno 1018
Papa: Benedetto VIII
Imperatore: Enrico II
Muore in quest'anno (o nel successivo) Arnaldo arcivescovo di Ravenna.
Muore l'arcivescovo di Milano Arnolfo II, gli succede Ariberto di Intimiano.
I Bizantini inviano in Italia contro Melo di Bari Basilio detto Bugiono che fa ricostruire in Puglia l'antica città di Eclano dandole il nome di Troia ed erige alcuni forti nella Capitanata.

Anno 1019
Papa: Benedetto VIII
Imperatore: Enrico II
Agli inizi di ottobre i Bizantini comandati da Basilio Bugiono sconfiggono definitivamente l'armata di Melo di Bari ed i suoi alleati normanni. Melo rifugia in Germania presso l'imperatore Enrico II.

Anno 1020
Papa: Benedetto VIII
Imperatore: Enrico II
Benedetto VIII visita Bamberga accolto da Enrico II. Il pontefice è preoccupato per l'espansionismo dei Bizantini che, dopo la disfatta di Melo di Bari, hanno esteso il loro dominio fino ad Ascoli, quindi è probabile che la visita abbia lo scopo di ottenere aiuti militari dall'imperatore.
Muore Melo di Bari esule in Germania.

Anno 1021
Papa: Benedetto VIII
Imperatore: Enrico II
Corrompendo Pandolfo II principe di Capua, i Bizantini catturano e giustiziano Datto parente di Melo di Bari che il papa aveva posto sotto la protezione di quel principe.
Pisani e Genovesi continuano a contendere la Sardegna ai Saraceni. Presa l'isola i Pisani la dividono in quattro giudicati: Cagliari, Gallura, Arborea e Torri, ma qui Muratori dubita delle sue fonti e ritiene i giudicati istituiti in precedenza.
Sollecitato dal papa, Enrico II scende di nuovo in Italia ed all'inizio di dicembre p documentata la sua presenza a Verona e Mantova.

Anno 1022
Papa: Benedetto VIII
Imperatore: Enrico II
Nel mese di gennaio l'imperatore marcia verso la Puglia ed invia due eserciti contro i Bizantini in direzione di Camerino e di Capua.
Atenolfo abate di Montecassino tenta la fuga, si imbarca ad Otranto alla volta di Costantinopoli ma perisce in un naufragio.
Pandolfo IV principe di Capua viene catturato e tradotto in Germania, Enrico II assedia i Bizantini a Troia, dopo aver ricevuto l'atto di sottomissione di Landolfo principe di Benevento.
Dopo tre mesi di duro assedio gli abitanti di Troia, come racconta anche Rodolfo Glabro (III,4), inviano un eremita con un seguito di bambini a chiedere pietà. L'imperatore si commuove e toglie l'assedio.
Enrico II insedia Pandolfo conte di Tiano al potere nel principato di Capua.
Durante il viaggio di ritorno in Germania l'imperatore visita Montecassino, viene guarito dai monaci da certi dolori che lo tormentavano e li ricompensa con ricchi regali.
Transitando per la Toscana Enrico II torna rapidamente in patria con l'esercito decimato da una pestilenza scoppiata durante l'assedio di Troia.

Anno 1023
Papa: Benedetto VIII
Imperatore: Enrico II
Scontro armato fra Bonifacio di Canossa ed i suoi avversari nei pressi di Reggio, viene soccorso dal fratello Corrado il quale rimane ferito.
Il doge di Venezia Ottone Orseolo viene esiliato a Grado presso il patriarca Orso suo fratello. Poppone patriarca di Aquileia, già in polemica con Orso, attacca e conquista Grado piazzandovi un presidio militare, ma i Veneziani richiamano il doge in città e riconquistano Grado.

Anno 1024
Papa: Giovanni XIX
Re di Germania: Corrado II
Muore Benedetto VIII e gli succede Giovanni XIX.
Rodolfo Glabro ed altri storici affermano che Giovanni acquistò la nomina per denaro con il sostegno della famiglia del Tuscolo.
Il 13 luglio muore anche Enrico II, santificato, lo si festeggia il 14 luglio, giorno probabile della sua sepoltura. Anche la sua consorte Cunegonda sarà santificata. Secondo le leggende rimase vergine anche dopo ul matrimonio ed una volta, accusata di adulterio, avrebbe dimostrato la propria innocenza camminando su dei ferri arroventati.
La morte di Enrico, che non lascia eredi, provoca contese per la successione. I principali pretendenti al trono sono Corrado detto Maggiore, figlio di Enrico duca di Franconia e suo cugino Corrado detto Minore, figlio di Corrado duca di Carinzia e marchese di Verona. Le loro pretese si basano sulla discendenza da Ottone I.
Viene eletto Corrado Maggiore, detto il Salico, che è incoronato l'8 settembre in Magonza.
Alla notizia della morte di Enrico II scoppia una sommossa a Pavia, gli insorti distruggono il palazzo reale.

Anno 1025
Papa: Giovanni XIX
Re di Germania: Corrado II
Alcuni nobili italiani, in odio ai regnanti tedeschi, si uniscono alla rivolta di Pavia. Fra di loro Maginfredo marchese di Susa, Alrico vescovo di Asti, Ugo e Alberto Azzo I antenati della casa d'Este.
Costoro si rivolgono a Roberto re di Francia promettendogli la corona di Italia ma Roberto declina per evitare una guerra con la Germania.
Si rivolgono quindi a Guglielmo IV duca d'Aquitania e a suo figlio Guglielmo V i quali prendono in seria considerazione la proposta ma rifiutano dopo aver constatato la mancanza di concordia e di organizzazione dei nobili italiani.
In questa situazione i nobili ribelli rinunciano ed uno di loro, Eriberto vescovo i Milano, offre la corona d'Italia a Corrado. Questi intanto intima tramite ambasciatori agli abitanti di Pavia di ricostruire il palazzo demolito.
Pandolfo IV principe di Capua prigioniero in Germania viene liberato e si organizza per riprendere il potere.
Anno 1026
Papa: Giovanni XIX
Re di Germania: Corrado II
Corrado riesce a sedare le ostilità di una parte della nobiltà: Corrado duca di Franconia, Ernesto duca di Svevia ed il suo figliastro Guelfo, Federico duca di Lorena, scende quindi in Italia attirato dalla buona disposizione di alcuni principi e del papa.
Corrado viene incoronato re di Italia probabilmente da Eriberto vescovo di Milano.
Per rivalsa contro Pavia ne devasta le campagne ma non intraprende un assedio che prevede troppo lungo e difficile.
Passato a Ravenna, Corrado deve intervenire personalmente per mettere fine agli scontri fra la popolazione ed i suoi soldati.
A Costantinopoli diviene imperatore Costantino succedendo al fratello Basilio morto l'anno precedente. Costantino decide di conquistare la Sicilia togliendola ai Saraceni, ma l'impresa fallisce a causa di una pestilenza e della morte dello stesso Costantino.
A Venezia Ottone Orseolo rifiuta di investire Domenico Gradenico eletto vescovo, viene deposto ed esiliato a Costantinopoli. Viene deposto anche il fratello Orso patriarca di Grado.
E' eletto doge Pietro Centranico il cui governo è turbato da varie sedizioni e dalle ostilità di Poppone Patriarca di Aquileia, assistito dall'imperatore Corrado.
Radunati tutti i suoi alleati e sostenitori, Pandolfo IV reduce dalla prigionia in Germania assedia Capua per riprendere il potere. Con l'aiuto dei Bizantini riesce a recuperare il principato deponendo Pandolfo conte di Tieno che era stato insediato dall'imperatore Enrico.
Muore in quest'anno Bononio, abate nella diocesi di Vercelli, santificato per le sue virtù ed i suoi miracoli.

Anno 1027
Papa: Giovanni XIX
Re di Germania: Corrado II
Rivolta di Rinieri marchese di Toscane contro Corrado. Assediato a Lucca, Rinieri è costretto ad arrendersi, sembra che Rineiri venda deposto e che il marchesato passi a Bonifacio di Canossa in questa occasione ma mancano prove certe.
Corrado giunge a Roma per la Pasqua e viene accolto con grandi onori da Giovanni XIX che lo incorona imperatore, insieme alla moglie Gisela figlia di Ermanno duca di Alemagna, alla presenza di Rodolfo III re di Borgogna e di Canuto re di Inghilterra.
Anche a Roma si verificano scontri fra la popolazione ed i soldati di Corrado, ne consegue una strage in cui periscono molti romani.
Nasce una rissa anche fra i Milanesi e i Ravennati presenti a causa di una contesa fra i rispettivi vescovi su chi avesse diritto di sedere alla destra del nuovo imperatore.
Corrado prosegue verso sud e sottomette Benevento e Capua stabilendo in quelle città presidi di Normanni contro eventuali attacchi dei Bizantini, quindi riparte verso la Germania.
Durante l'assenza di Corrado i nobili a lui avversari si sono preparati a contrastarlo, ma al rientro dell'imperatore vengono rapidamente sconfitti e subiscono la prigionia o l'esilio.
Eriberto vescovo di Milano, sfruttando un privilegio ricevuto da Corrado, sceglie un nuovo vescovo per Lodi. I Lodigiani si ribellano ed Eriberto assedia la loro città. Eriberto ha la meglio ma con questa impresa innesca una catena di rivalità fra Lodigiani e Milanesi che provocherà tragedie negli anni successivi.
> Muore ultracentenario San Romualdo fondatore dell'ordine dei Camaldolesi.
Pandolfo IV ed il figlio Pandolfo V attaccano Sergio duce di Napoli che ha accolto il deposto Pandolfo di Tieno e conquistano Napoli. E' la prima volta che un ducato longobardo riesce ad impadronirsi di questa città.

Anno 1028
Papa: Giovanni XIX
Imperatore: Corrado II
Corrado conferisce al figlio Enrico, di soli undici anni, il ducato di Baviera e lo fa incoronare re di Germania.
Eriberto vescovo di Milano interviene contro gli eretici del castello di Monforte (Asti) facendoli arrestare e mandandone molti al rogo.

Anno 1029
Papa: Giovanni XIX
Re di Germania: Corrado II
Sergio duce di Napoli cacciato da Pandolfo IV riesce a riprendere la città, probabilmente con l'aiuto dei Bizantini e certamente con quello dei Normanni.
Nomina conte Rainulfo, capo dei Normanni, e gli concede un ottimo territorio fra Capua e Napoli dove i Normanni costruiscono la città di Aversa.
Documenti attestano l'acquisto, avvenuto in questo anno, di molti territori nelle zone di Pavia, Piacenza, Parma e Cremona da parte del marchese Ugo, antenato degli Estensi. Dello stesso personaggio si conoscono ricchi donativi a chiese e luoghi sacri fra cui l'abbazia di Pomposa.
Morendo Ugo senza figli, la sua eredità passa al fratello Alberto Azzo I, quindi al nipote Alberto Azzo II.

Anno 1030
Papa: Giovanni XIX
Imperatore: Corrado II
Inizia una guerra fra Corrado e Stefano I d'Ungheria. Le truppe imperiali penetrano in territorio ungherese ma Stefano chiede ed ottiene la pace trattando con il giovane Enrico re di Germania.
Pandolfo IV commette una serie di angherie ai danni dei monaci di Montecassino e cambia atteggiamento solo quando viene a conoscenza della decisione dei monaci di chiedere aiuto all'imperatore.
Un grande incendio devasta la città di Pisa.

Anno 1031
Papa: Giovanni XIX
Imperatore: Corrado II
I Veneziani depongono dal dogato Pietro Barbolano e reintegrano Ottone Orseolo.
Muore Guglielmo di Duon, fondatore del monastero di Fruttuaria in Piemonte e riformatore di regole monastiche.


Anno 1145
Papa: Eugenio III
Re di Germania e di Italia: Corrado III
Morì il papa Lucio II che aveva indotto i nobili romani ad abrogare il senato che avevano costituito contro il divieto di Innocenzo II, ma non tutte le fonti concordano su questa notizia.
Secondo lo storico Goffredo da Viterbo, infatti, quando Lucio II con le sue guardie salì al Campidoglio per cacciarne i senatori scoppiarono disordini ed il papa, colpito da un sasso, morì poco dopo per la ferita riportata.
Durante il suo breve pontificato Lucio II aveva restaurato ed arricchito la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma.
I cardinali si riunirono in conclave e il 27 febbraio elessero Bernardo Paganelli, cistercense, che prese il nome di Eugenio III; Lucio II era morto da soli due giorni.
A causa dei disordini ancora in corso, Eugenio III non fu consacrato a Roma ma nell' Abbazia di Farfa, si trasferì quindi a Viterbo dove si trattenne otto mesi.
Intanto Arnaldo da Brescia era rientrato a Roma ed aveva ripreso a predicare la restaurazione del senato e dell'ordine equestre e l'esclusione del pontefice dal potere temporale. I seguaci di Arnaldo destituirono il prefetto di Roma e conferirono il titolo di patrizio a Giordano Pierleoni, uno dei capi della rivolta.
Dopo aver inutilmente tentato la riconciliazione, Eugenio III scomunicò Giordano Pierleoni e con un intervento delle sue milizie riuscì a ristabilire l'ordine in città. Si giunse quindi ad un accorto che comportò l'abolizione del patriziato ed il ripristino del prefetto. Il papa riconobbe il comune di Roma ma come vassallo dell'autorità pontificia.
Ristabilitosi a Roma, Eugenio III celebrò il Natale e si dedicò a riconciliare Pisa e Lucca.

Anno 1146
Papa: Eugenio III
Re di Germania e di Italia: Corrado III
Il popolo romano continuava a mostrarsi turbolento e Eugenio III si ritirò in Castel Sant'Angelo sotto la protezione dei membri della famiglia Pierleoni a lui feceli e nel mese di aprile si trasferì a Sutri, quindi a Viterbo, Siena, Pisa.
Il pontefice intervenne ancora nelle contese fra Pisa e Lucca, Piacenza, Brescia, Bologna Modena ed altre città.
I senatori romani scrissero a Corrado III professando la loro fedeltà, sollecitandolo a prendere la corona imperiale e denunciando le famiglie romane che gli erano contrarie, ma Corrado non considerò importante l'epistola e continuò a mantenere buoni rapporti con Eugenio III.
I Genovesi combatterono contro i Saraceni all'isola di Minorca, quindi assediarono la città di Almeria nel regno di Granata liberandola solo dietro pagamento di un riscatto.
Ruggero re di Sicilia attaccò Tripoli, città dei Saraceni in Africa, e conquistò l'isola di Gerba, quindi aprì le ostilità contro Manuele I Comneno imperatore di Bisanzio, inviando una potente flotta in Epiro e in Dalmazia. I Siciliani conquistarono Corfù e saccheggiarono Cefalonia, Corinto, Tebe, Atene ed altre città.
Ruggero fece catturare molti artigiani che producevano tessuti pregiati e li deportò in Sicilia per avviare nell'isola quella produzione.
Bernardo di Chiaravalle predicò una crociata contro gli Arabi che avevano conquistato Edessa ed indusse ad aderirvi Luigi VII re di Francia e Corrado III re di Germania.

Anno 1147
Papa: Eugenio III
Re di Germania e di Italia: Corrado III
Per promuovere la crociata Eugenio III incontrò Luigi VII a Digione. Luigi VII partì per la crociata portando con se Amedeo di Savoia e Guglielmo marchese del Monferrato, quest'ultimo marito di una sorella di Corrado III.
Corrado tenne una dieta in Francoforte per far dichiarare re il figlio Enrico, vi partecipò anche Enrico il Leone duca di Sassonia che fece istanza per riavere il ducato di Baviera che era stato tolto a suo padre, ma la questione fu rimandata al ritorno di Corrado III dalla Terra Santa.
Seguirono Corrado III nella crociata Enrico duca di Baviera, Ottone vescovo di Frisinga, Federico nipote di Corrado che in seguito divenne imperatore, il duca Guelfo zio paterno del duca di Sassonia.
Giunto a Costantinopoli con il suo grande esercito, Corrado fu accolto con grandi onori da Manuele Comneno, che era suo cognato il quale promise assistenza e rifornimenti ma in seguito non rispettò gli impegni.
In questo stesso anno si svolse in Spagna contro i Saraceni un'altra crociata condotta dai Francesi con il concorso di Pisani e Genovesi.
Ruggero di Sicilia continuò a combattere contro gli Arabi in Africa.
Bologna fu colpita da un gravissimo incendio come risulta dalle cronache cittadine.

Anno 1148
Papa: Eugenio III
Re di Germania e di Italia: Corrado III
Eugenio III tenne il Concilio di Reims che pubblicò molti canoni di disciplina ecclesiastica, quindi tornò in Italia.
Luigi VII e Corrado III, dopo aver subito molte perdite, tentarono senza successo di assediare prima Damasco poi Ascalona. Constatando che molti aiuti promessi da varie fonti in realtà non sarebbero arrivati, i due sovrani decisero di abbandonare la spedizione e tornare ai rispettivi paesi. Durante il viaggio di ritorno morì di malattia a Cipro Amedeo di Savoia conte di Moriena, gli successe il figlio Umberto III.
In Spagna Raimondo di Barcellona combatteva contro i Saraceni con l'aiuto di Genova.

Anno 1149
Papa: Eugenio III
Re di Germania e di Italia: Corrado III
Ruggero di Sicilia inviò soldati al papa per sedare disordini del popolo romano.
Corrado III per motivi di salute si tratteneva a Costantinopoli delegando temporaneamente il potere al nipote Federico. Probabilmente concertò un intervento in Italia con il cognato Manuele Comneno ma ne fu distolto dal duca Guelfo che, tornato in Germania, aveva ripreso la guerra contro la Baviera con l'aiuto finanziario di Ruggero re di Sicilia.
Manuele Comneno con un esercito appositamente assoldato e con la partecipazione del doge di Venezia Pietro Polano, assediò Corfù per liberarla dal presidio normanno lasciatovi da Ruggero II.
Luigi VII re di Francia, navigando verso il suo paese, fu catturato da una glotta bizantina i cui comandanti intendevano ricavare un riscatto, ma quelle navi si imbatterono in una spedizione normanna reduce da un'incursione a Bisanzio, il re francese du liberato e condotto a Potenza dove si trovava Ruggero che gli tributò molti onori prima di farlo accompagnare a casa.
Manuele riuscì a liberare Corfù ed intese attaccare la Sicilia ma quando una tempesta affondò molte delle sue navi abbandonò l'impresa.
Bizantini e Veneziani si scontrarono più tardi con i Siciliani e riportarono una vittoria.
Morì il doge Pietro Polano e fu eletto Domenico Morosini.
Morì anche Ruggero duca di Puglia, appena trentenne, figlio di Ruggero re di Sicilia, lasciando due figli naturali: Tancredi e Guglielmo.

Anno 1150
Papa: Eugenio III
Re di Germania e di Italia: Corrado III
Eugenio III giudicò opportuno allontanarsi di nuovo da Roma dove continuavano a sussistere pericolose tensioni e si recò in Terra di Lavoro, dopo aver ricevuto la visita di Pietro abate di Cluny.
In questi anni San Bernardo compose la sua opera De Consideratione che dedicò al papa.
Ruggero di Sicilia si risposò con Sibilla sorella di Odone II duca di Borgogna ma la sposa morì nello stesso anno senza aver avuto figli.
I Piacentini si allearono con i Milanesi contro Cremona e recuperarono il castello di Tabiano perduto l'anno precedente, ma i Milanesi furono sconfitti dai Cremonesi a Castelnuovo e lasciarono il loro carroccio nelle mani del nemico.
Il doge Domenico Morosini organizzò una spedizione contro i pirati in Istria e contro Pola ed altre città ribelli riducendole all'obbedienza.
In ottobre Eugenio III ordinò a Ferentino molti vescovi ed arcivescovi.

Anno 1151
Papa: Eugenio III
Re di Germania e di Italia: Corrado III
Ruggero di Sicilia si sposò per la terza volta con Beatrice di Rethel, dalla quale ebbe una figlia che fu chiamata Costanza. Associò al trono il figlio Guglielmo il quale sposò Margherita figlia di Garçia re di Navarra.
Morì bambino Enrico figlio di Corrado III aprendo la via della successione a Federico figlio di un fratello di Corrado.
Cessò con una riconciliazione la guerra fra Corrado ed il duca Guelfo.
I Piacentini in guerra con Parma presero e distrussero Fornovo.
Modena e Parma stipularono un trattato di alleanza che rimase in vigore per molto tempo.

Anno 1152
Papa: Eugenio III
Re di Germania e di Italia: Federico I
Concluso un accordo con i nobili romani, Eugenio III rientrò a Roma.
Approfittando di conflitti locali, Ruggero di Sicilia intervenne in Africa e conquistò Ippona.
I Piacentini tolsero a Parma il castello di Medesana e lo distrussero.
Corrado III, che si preparava a scendere in Italia per attaccare il regno di Sicilia, morì improvvisamente a Bamberga il 15 febbraio, secondo Ottone di Frisinga avvelenato da emissari di Ruggero di Sicilia.
Corrado lasciò il regno a Federico, poi detto Barbarossa, figlio di suo fratello Federico il Guercio e di Giuditta figlia di Enrico il Nero.
Date le sue parentele l'elezione di Federico rappresentava una riconciliazione fra le due più potenti famiglie tedesche dalla quali avrebbero in seguito avuto origine le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini.
Federico fu rincoronato il 9 marzo in Aquisgrana e subito dopo notificò la propria nomina al papa ed ai principi europei.
Compose la lite per il ducato di Baviera fra Enrico il Leone ed Enrico figlio di Leopoldo.
Roberto principe di Capua e Andrea conte di Rupecanina si rivolsero a Federico chiedendogli aiuto contro Ruggero re di Sicilia che li aveva privati dei loro stati, Federico li invitò a pazientare fino alla sua discesa in Italia per prendere la corona imperiale.
Fu concluso un accordo fra Eugenio III e Federico: il primo prometteva l'incoronazione al secondo il quale si impegnava a proteggere i beni temporali della Chiesa.
Anno 1153
Papa: Anastasio IV
Re di Germania e di Italia: Federico I

Eugenio III era riuscito a conquistare il consenso del popolo romano dopo tante controversie, aveva costruito un palazzo presso San Pietro ed uno a Segni, aveva recuperato Terracina, Sezze, Formia e la Rocca di Fumone.
Il pontefice morì a Tivoli il 7 luglio e fu sepolto nella Basilica Vaticana.
Due giorni dopo fu eletto Corrado vescovo di Sabina che prese il nome di Anastasio IV.
Nello stesso anno morì Bernardo di Chiaravalle. Bologna concluse una pace vantaggiosa con Faenza ed Imola dopo averle sconfitte.
Piacenza e Cremona sconfissero Parma a Casalecchio.
Albernardo Alamano e Maestro Omobono, cittadini di Lodi, trovandosi in Germania per affari, decisero di rivolgersi a Federico per chiedere giustizia dell'oppressione milanese sulla loro città. I due lodigiani agivano per propria iniziativa e tornati in patria furono severamente criticati per il loro operato dal consiglio cittadino timoroso delle rappresaglie milanesi.
Quando un ambasciatore di Federico si presentò a Milano per tutelare la causa di Lodi fu cacciato con ingiuria. Federico si ripromise di vendicare l'offesa alla prima occasione.
Con una sentenza Federico assegnò la Baviera a Enrico il Leone, nel 1156 avrebbe poi concesso al rivale Enrico figlio di Leopoldo la provincia d'Austria che in precedenza era parte della Baviera.
Al duca Guelfo, zio di Enrico il Leone, del ramo di Germania degli Estensi, furono assegnati la Marca di Toscana, il ducato di Spoleto, il principato di Sardegna ed i beni allodiali della contessa Matilde, ciò che fece raggiungere alla casa d'Este la sua massima potenza.



Anno 1250
Papa: Innocenzo IV
Imperatore: Federico II
Spedizione di Luigi IX in Egitto. I Saraceni gli avrebbero ceduto Gerusalemme in cambio di Damietta ma i consiglieri del re si oppongono.
Luigi IX deve rinunciare all'assedio del Cairo per un'epidemia che ha colpito l'esercito. Tornando verso Damietta viene sconfitto e fatto prigioniero dai Saraceni.
Per liberare Luigi e i molti prigionieri è necessario restituire Damietta e pagare un riscatto in denaro.
Parma isolata dai filoimperiali e a corto di viveri viene soccorsa dai Milanesi, ma gli aiuto sono intercettati dai Piacentini.
A Piacenza prevale la fazione ghibellina, il legato papale ed i nobili guelfi lasciano la città.
Oberto Pallavicino, podestà ghibellino di Cremona, attacca Parma. I Parmigiani si difendono ma vengono sconfitti anche a causa del crollo di un ponte che costa loro molte vittime. Numerosi prigionieri parmigiani sono condotti in trionfo a Cremona.
I Milanesi sottraggono alcuni castelli al comune di Lodi.
Ansedisio de' Guidotti, padestà di Padova per volere dello zio Ezzelino da Romano, governa tirannicamente ed elimina con vari pretesti molti cittadini fra i quali il ricco Guglielmo da Campo San Piero.
Il 13 dicembre muore nel castello di Fiorentino in Capitanata l'imperatore Federico II. Nel suo testamento lascia il regno di Sicilia al figlio Corrado, rappresentato dal fratello Manfredi con funzione di governatore. A Manfredi lascia il Principato di Taranto.

Anno 1251
Papa: Innocenzo IV
Impero vacante
Subito dopo la morte di Federico II, il papa Innocenzo IV si accanisce contro Corrado cercando di suscitargli contro tutti i regnanti europei.
Molte città del sud (Foggia, Andria, Barletta, Napoli, ecc.) si ribellano.
Manfredi, a diciotto anni, regna per conto del fratello Corrado, riesce a sedare diverse ribellioni, si impadronisce di Avellino ed Aversa, assedia Napoli.
Innocenzo IV da Lione si sposta a Genova e da qui scomunica Corrado e molti suoi sostenitori.
Innocenzo IV entra a Milano il 7 luglio e vi rimane circa due mesi.
Milano e Cremona combattono per il possesso di Lodi, vincono i Milanesi che nominano podesta di Lodi per dieci anni Sozzo Vistarini.
Il papa continua il suo viaggio passando da Brescia e Bologna poi si stabilisce a Perugia diffidando della situazione politica a Roma.
Ezzelino da Romano devasta e saccheggia il Mantovano.
In ottobre Corrado scende in Italia. Entra in Verona accolto con entusiasmo da Ezzelino. Tiene un convegno a Goito con i rappresentanti di Crema, Pavia, Piacenza ed altre città ghibelline.
Rinaldo figlio di Azzo VII marchese d'Este muore in Puglia (forse avvelenato) dove si trova in ostaggio presso Federico II. Lascia un figlio di nome Obizzo che viene portato a Ferrara e nominato erede dal nonno.
A Firenze già nel mese di gennaio rientrano i fuoriusciti guelfi e si conclude la pace.
Alessandrini e Milanesi sconfiggono Tortona.

Anno 1252
Papa: Innocenzo IV
Impero vacante
Corrado giunge in Puglia e manda ambasciatori al papa per chiedergli di revocare la scomunica e di confermare la sua successione al trono.
Il papa rifiuta e Corrado reagisce attaccando in forze chi nel dominio imperiale era passato alla Chiesa. Attacca i conti d'Aquino e prende loro Arpino, Sezze, Aquino, Sora e altri possedimenti. Prende anche Capua che non oppone resistenza e inizia un lungo assedio a Napoli.
Si deteriorano i rapporti fra Corrado e Manfredi.
Discordie a Milano fra popolo e nobiltà. Viene ucciso frate Pietro da Verona, predicatore in visita alla città. Ne seguono disordini e viene imprigionato il podestà Pietro Avvocato da Como, accusato di aver lasciato sfuggire il sicario del frate.
A guidare la rivolta milanese è Martino Della Torre, capo dei nobili è Paolo da Soresina.
Ezzelino da Romano incrudelisce contro i cittadini di Verona e Padova.
A Roma viene eletto senatore Brancaleone d'Andalò, ghibellino che pretende di essere nominato per tre anni ed istituisce una durissima repressione di ogni sedizione.

Anno 1253
Papa: Innocenzo IV
Impero vacante
Re Corrado continua l'assedio di Napoli che a settembre si arrende per fame.
Innocenzo IV offre la corona di Sicilia a Riccardo Conte di Cornovaglia fratello del re d'Inghilterra Enrico III. Allo stesso regno si candida Carlo d'Angiò.
Il papa è sollecitato dai Romani ma temporaggia trascorrendo l'estate in Umbria. Arriva a Roma il 6 ottobre.
Vengono siglati accordi di pace fra varie città lombarde, una nuova guerra scoppia fra Milano e Pavia.
Innocenzo scomunica Ezzelino da Romano e lo dichiara eretico.

Anno 1254
Papa: Alessandro IV
Impero vacante
Muore Enrico figlio quindicenne di Federico II e di Isabella di Inghilterra. Corre la voce che sia stato fatto avvelenare dal fratello Corrado del quale era ospite a Melfi.
Nonostante i tentativi diplomatici di Corrado di trovare una via di conciliazione con la Chiesa, il papa conferma la scomunica.
Corrado muore il 21 maggio, sulla via del ritorno in Germania. Anche in questo caso qualcuno parla di veneficio attribuendone la responsabilità a Manfredi, ma lasciando Corrado un erede diretto nel figlio Corradino ancora una volta i sospetti risultano infondati.
Per disposizione testamentaria di Corrado vengono inviati ambasciatori a Innocenzo IV a chiedere il regno di Sicilia per Corradino, ma il papa è inamovibile nell'affermare che il regno appartiene alla Chiesa e cassa il testamento di Corrado.

Anno 1378
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
Gregorio XI tentò un accordo con Firenze con la mediazione del re di Francia. Si tenne un congresso a Sarzana al quale parteciparono ambasciatori della regina Giovanna, di Firenze e Venezia, nonchè Bernabò Visconti in persona. Il papa era rappresentato dal cardinale Giovanni della Grangia.
Durante il congresso morì Gregorio XI (27 marzo 1378) e venne sepolto nella chiesa di Santa Maria Nuova. Il congresso venne sospeso il 7 aprile e i cardinali si riunirono in conclave a Roma: quattro italiani e dodici francesi.
I Francesi tentarono di eleggere un loro connazionale ma il popolo di Roma minacciò la ribellione ed anche i magistrati della città pregarono gli elettori di scegliere un italiano.
Si giunse al compromesso di eleggere Bartolomeo Prignano vescovo di Bari che essendo napoletano era suddito di Giovanna d'Angiò, cioè dei Francesi.
Intanto continuavano i disordini ed alcuni cardinali fuggirono da Roma per rientrare più tardi su garanzia dei magistrati.
Prignano venne incoronato il 18 aprile ed assunse il nome di Urbano VI, la nomina venne comunicata ufficialmente ai governanti di tutti gli stati europei.
Presto Urbano VI dimostrò di voler cambiare profondamente la condotta degli alti prelati esigendo regole di vita severe ed austere. Iniziative lodevoli, nota Muratori, ma commise l'errore di agire subito e con arroganza spingendo i cardinali a tramare per liberarsi di lui.
Con il pretesto del caldo, nel mese di luglio, i cardinali francesi si trasferirono ad Anagni. Da qui contattarono il re di Francia e la regina di Napoli ottenendo la loro approvazione. Assoldarono una compagnia di Bretoni comandata da Bernardo da Sala che durante il viaggio si scontrò con il popolo romano che cercava di bloccare il passaggio. Ne seguì una rivolta e tutti i Francesi che si trovavano a Roma vennero incarcerati.
Il 9 agosto i cardinali francesi, ai quali si erano uniti anche alcuni italiani, scomunicarono papa Urbano VI.
Il 20 settembre, trasferitisi a Fondi, elessero Roberto di Ginevra che prese il nome di Clemente VII. Dal canto suo Urbano VI scomunicò i cardinali ribelli e creò ventinove nuovi cardinali, tutti italiani. Lo scisma era aperto.
La Francia ed alcuni stati satelliti come Napoli e la Savoia riconobbero Clemente VII. Il resto dell'Italia, l'Inghilterra, la Germania, la Boemia, l'Ungheria, la Polonia ed il Portogallo sostenevano Urbano VI.
Urbano VI concluse la pace con Bernabò Visconti e con Firenze. Il 29 novembre dello stesso anno morì in Praga l'imperatore Carlo IV cui successe il figlio Venceslao; il 4 agosto morì, non compianto dai sudditi, Galeazzo Visconti signore di Pavia e di una parte di Milano lasciando il potere al figlio Gian Galeazzo.
Quest'ultimo iniziò il suo governo sottomettendo con l'inganno il marchesato del Monferrato al cognato Secondotto il quale morì pochi giorni dopo ucciso dai suoi stessi soldati.
Bernabò Visconti attaccò il Veronese accampando i diritti della moglie Regina della Scala sui domini degli scaligeri che erano in mano ai fratelli di lei Bartolomeo ed Antonio, figli illegittimi. Gli Scaligeri corruppero i mercenari del Visconti e questi l'anno seguente concluse la vicenda accettando un indennizzo in denaro.
Si formò una lega contro Venezia, ne facevano parte Genova, Francesco da Carrara signore di Padova, Ludovico re d'Ungheria ed il patriarca di Aquileia.
All'origine di questa guerra era la contesa fra Genova e Venezia per l'isola di Tenedo. L'isola era stata promessa ai Genovesi da Andronico IV Paleologo in cambio dell'aiuto ricevuto nel togliere il regno al padre ma il governatore di Tenedo si era ribellato ad Andronico ed aveva consegnato l'isola ai Veneziani.
Nel 1378 i Veneziani, comandati da Vittor Pisani, vinsero una grande battaglia navale contro i Genovesi di Luigi del Fiesco.
A Firenze si verificò la rivolta dei Ciompi.
A Genova il doge Domenico da Campofregoso fu destituito ed imprigionato dal successore Niccolò Guarco.

Anno 1379
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
Clemente si recò a Napoli presso la regina Giovanna sua sostenitrice ma il popolo, che riconosceva il pontificato di Urbano VI, creò disordini che spinsero la regina a rimandarlo a Fondi. Di qui l'antipapa si trasferì a Marsiglia quindi ad Avignone con i suoi cardinali.
Intanto i due rivali continuavano a combattersi e a procurarsi sostenitori con elargizioni di denaro. Non mancarono saccheggi ed uccisioni dall'una e dall'altra parte.
Il 29 marzo a Roma fu liberato Castel Sant'Angelo dai luogotenenti di Clemente. Urbano assoldò la Compagnia di San Giorgio comandata da Alberico da Barbiano, una truppa mercenaria che il 28 aprile si scontrò vittoriosamente a Marino con i Bretoni dell'antipapa.
Il 5 e il 6 maggio dello stesso anno nella grande battaglia navale di Pola morì l'ammiraglio genovese Luciano Doria, comunque i Veneziani furono sconfitti e il loro comandante Vittor Pisani fu messo in prigione dal consiglio.
Il 16 agosto il nuovo comandante Pietro Doria con l'aiuto dei Padovani di Francesco da Carrara conquistò la città di Chioggia ed avanzò fino a Malamocco. Il doge Andrea Contarini tentò di trattare la pace ma Pietro Doria rifiutò sdegnosamente.
Sfumata la possibilità della pace i Veneziani potenziarono la flotta. Vittor Pisani fu liberato e reintegrato nel comando. I Veneziani assediarono Chioggia per liberarla, intento mandarono nove galee comandate da Carlo Zeno a saccheggiare la riviera genovese.
Contro i Genovesi intervenne Bernabò Visconti inviando la Compagnia della Stella guidata da Astorre de' Manfredi signore di Faenza che venne sconfitto e imprigionato; si salvò corrompendo i suoi carcerieri.
Francesco da Carrara, con forze inviategli da Ludovico re di Ungheria, assediò Treviso ma gli Ungheresi si lasciarono corrompere e il Carrara abbandonò l'impresa.
Bernabò Visconti inviò Giovanni Acuto contro Verona ma il capitano di ventura fu sconfitto. Sospettando un tradimento Bernabò rifiutò di pagare e i mercenari saccheggiarono il Cremonese. Il Visconti mise una taglia sulla loro testa.


Anno 1380
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
Il 21 aprile Urbano VI emanò una bolla che condannava Giovanna d'Angiò dichiarandola eretica. Il pontefice si accordò con Ludovico d'Ungheria il quale inviò contro Giovanna la sua armata comandata dal nipote Carlo di Durazzo detto Carlo della Pace e procedette ad alienare molti beni della chiesa per finanziare la sua crociata contro l'antipapa.
Priva di eredi, Giovanna adottò Ludovico d'Angiò, fratello di Carlo V re di Francia.
Intanto i Veneziani continuavano ad assediare in Chioggia i Genovesi che il 21 giugno si arresero per fame.
Il 1 luglio i Genovesi occuparono Capodistria che fu ripresa un mese dopo da Vittor Pisani il quale però morì di malattia il 14 agosto. I Genovesi occuparono Pola, Trieste si ribellò ai Veneziani e Francesco da Carrara assediò nuovamente Treviso.
Carlo della Pace, in marcia da Verona a Napoli, fu ostacolato a Rimini dai fuoriusciti fiorentini che lo indussero a deviare sulla Toscana dove occupò Arezzo e prese a minacciare Siena e Firenze. Di fronte alla superiorità militare di Giovanni Acuto, tuttavia, Carlo scese a compromessi e, tradendo i fuoriusciti, concluse un trattato con i Fiorentini, quindi si spostò a Roma dove fu accolto con grandi onori da Urbano VI.
A Milano Violante, sorella di Gian Galeazzo Visconti, sposò il cugino Ludovico figlio di Bernabò, mentre Gian Galeazzo sposò Caterina, anche lei figlia di Bernabò. In effetti nel 1378 Gian Galeazzo avrebbe dovuto sposare Maria d'Aragona regina di Sicilia, ma l'opposizione degli Aragonesi e dei baroni siciliani aveva fatto fallire il progetto. Il Visconti aveva dunque sposato Caterina sperando così di migliorare i rapporti con lo zio Bernabò.


Anno 1381
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
Non riuscendo a difendere Treviso contro Francesco da Carrara i Veneziani preferirono cederla a Leopoldo d'Austria il quale prese possesso della città il 9 maggio.
In agosto, con la mediazione di Amedeo di Savoia, si concluse la guerra di Chioggia.
Intanto Urbano VI incoronava Carlo della Pace re di Napoli con la condizione di creare suo nipote Francesco Prignano principe di Capua una volta preso possesso del trono.
Carlo attaccò Napoli ed alcuni cittadini, fautori di Urbano VI, gli aprirono le porte. Ottone di Brunswich, marito della regina, fuggì ad Aversa mentre Giovanna veniva assediata a Castelnuovo. Ottone tentò di attaccare Carlo ma rimase gravemente ferito e fu fatto prigiorniero (25 agosto). A questo punto Giovanna si arrese a sua volta e venne imprigionata.
Arezzo si ribellò al legato di Carlo Giovanni Caracciolo il quale chiamò in suo aiuto Alberico da Barbiano. Questi intervenne saccheggiando brutalmente la città.
Bartolomeo della Scala venne ucciso il 13 luglio dai sicari del fratello Antonio.
Contro Carlo della Pace, Clemente VII dichiarò re di Napoli Ludovico d'Angiò, il figlio adottivo di Giovanna.


Anno 1382
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
Ludovico d'Angiò organizzò un grande esercito per liberare Giovanna ed entrò in Italia accompagnato da Amedeo di Savoia. Pare che Clemente intendesse cedergli quasi tutti i domini temporali della chiesa. Ludovico concluse accordi con Bernabò Visconti e con Guido da Polenta signore di Ravenna.
Intanto Carlo, non riuscendo a sottomettere Giovanna, l'aveva fatta imprigionare e strangolare.
Ludovico entrò nel Regno di Napoli passando dall'Abruzzo e molti baroni napoletani che avevano sostenuto Giovanna si unirono a lui. Urbano VI, dal canto suo, inviò Giovanni Acuto a portare rinforzi a Carlo.
Nel mese di ottobre morì Ludovico Gonzaga che aveva ucciso i fratelli Ugolino e Francesco, gli succedette il figlio Francesco genero di Bernabò.
Morì anche Ludovico re di Ungheria e di Polonia. Non avendo eredi maschi lasciò l'Ungheria alla figlia Maria e la Polonia alla figlia Edwige.
Il 5 giugno morì Andrea Contarini doge di Venezia, gli successe Michele Morosino che morì a sua volta dopo pochi mesi (15 ottobre) passando il dogato a Antonio Venier.


Anno 1383
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
Procedendo lentamente la guerra di Napoli, Urbano VI decise di intervenire personalmente. Il 9 ottobre giunse a Napoli dove Carlo lo accolse con onore ma anche con diffidenza.
Francesco Prignano detto Butillo, il nipote del papa al quale Carlo aveva promesso Capua, fu arrestato e condannato a morte per aver rapito una monaca di nobile lignaggio, poi liberato per intercessione di Urbano.
Una terribile epidemia di peste scoppiata nel Friuli dilagò rapidamente in tutta Italia. L'armata angioina subì gravi perdite, fra gli altri morì Amedeo di Savoia che ebbe per successore il figlio Amedeo VII.
Il duca Leopoldo d'Austria che era entrato in possesso di Treviso intervenne contro Francesco da Carrara che continuava a molestare la città ma non conseguì risultati.
A Genova scoppiò una rivolta a causa di una nuova tassa sulla carne. Il doge Guarco venne deposto e sostituito da Leonardo da Montaldo.


Anno 1384
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
Approfittando del colpo che la peste aveva inferto al nemico, re Carlo decise finalmente di scendere in campo, si portò a Barletta e sfidò Ludovico d'Angiò ma poi, su consiglio di Ottone di Brunswich, desistette dal combattere.
Carlo fu colpito dalla peste ma guarì e nominò conestabile del regno Alberico da Barbiano.
Il 10 ottobre morì a Bari Ludovico d'Angiò, forse di peste, lasciando la signoria sulla Provenza e le pretese sul regno di Napoli al figlio Ludovico ancora bambino. Le sue milizie si disgregarono rapidamente salvo una parte che si affidò al comando di Raimondello Orsino.
Intanto Urbano VI si era stabilito a Nocera e la sua permanenza preoccupava la corte napoletana dove si temeva che il pontefice tramasse per togliere il regno a Carlo. I rapporti fra Carlo e Urbano si guastarono rapidamente.
A Genova la peste fece molte vittime fra i quali Leonardo da Montaldo al quale successe Antoniotto Adorno.
Leopoldo d'Austria, stanco delle molestie di Francesco da Carrara, decise di vendergli Treviso insieme ad altre città.
Il 18 giugno morì Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti.


Anno 1385
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
Sospettandoli di congiurare contro di lui, Urbano VI fece torturare alcuni cardinali finché non confessarono un complotto che forse non esisteva. Accusandoli di aver sostenuto la congiura Urbano VI scomunicò Carlo e la moglie Margherita, li dichiarò decaduti dal regno e scagliò l'interdetto su Napoli.
Carlo reagì mandando Alberico da Barbiano ad assediare il papa in Nocera. Venne in soccorso del papa Raimondello Orsino che lo liberò l'8 agosto.
Urbano VI si mise in viaggio per Salerno, durante il trasferimento fece uccidere uno dei prelati prigionieri che rallentava la marcia. Si imbarcò quindi per Genova dove si trattenne un anno ospite del doge Antoniotto Adorno. Intanto Carlo prendeva Nocera ed imprigionava il Butillo.
Bernabò Visconti, per i suoi modi tirannici e per le fortissime imposte, non era amato dal popolo. Quando il nipote Gian Galeazzo che da tempo temeva di esserne sopraffatto lo attirò in un tranello e lo catturò con i figli Ludovico e Ridolfo, nessuno intervenne in suo soccorso e nel giro di pochi giorni Gian Galeazzo si impadronì di tutti i domini dello zio.
Bernabò fu incarcerato nel castello di Trezzo dove fu avvelenato alcuni mesi più tardi.
In quest'anno Urbano VI conferì il patriarcato di Aquileia a Filippo d'Alanzone già vescovo della Sabina che era una sua creatura. La nomina provocò incidenti con la popolazione di Udine che rifiutò di riconoscere il nuovo patriarca. Urbano chiese aiuto a Francesco da Carrara che, sperando in un guadagno, si gettò nella mischia. Contro di lui Venezia finanziò segretamente gli Udinesi ed il giovane Antonio della Scala, signore di Vicenza e di Verona.
Morì Galeotto Malatesta signore di Rimini, gli successero i figli Pandolfo e Carlo.
Il signore di Forlì Sinibaldo degli Oderlaffi fu destituito ed imprigionato dai nipoti Pino e Cecco che presero il potere.


Anno 1386
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
Urbano VI si tratteneva a Genova dove aveva rinchiuso i sei cardinali presunti congiurati, ne liberò uno per l'insistenza del re di Inghilterra e fece morire gli altri.
Nel mese di dicembre, non sentendosi ben accetto a Genova, Urbano passò a Lucca.
Da Napoli Carlo si imbarcò per l'Ungheria, regno sul quale accampava pretese che sperava di realizzare con l'aiuto di una parte della nobiltà locale contro la regina Maria che intanto aveva sposato Sigismondo fratello dell'imperatore Venceslao.
Carlo riuscì a farsi incoronare ma poco dopo venne assassinato dai sostenitori della regina Maria. Lasciò il regno di Napoli ai figli Ladislao e Giovanna sotto la reggenza della vedova Margherita. Morto il re, il partito filoangioino si risollevò e scatenò una serie di rivolte contro gli eredi di Carlo.
Intanto continuava la guerra fra Antonio della Sala e Francesco da Carrara. Il primo riportò una vittoria e il secondo reagì affidando il comando a Giovanni d'Azzo degli Ubaldini che riuscì a capovolgere le sorti della guerra. Tuttavia lo sconfitto Scaligero non accettò la proposta di pace del nemico, assoldò nuove truppe mercenarie ed attaccò il Trevisano.


Anno 1387
Papa: Urbano VI
Imperatore: Venceslao
A Napoli si verificarono scontri fra il partito filoangioino e le forze della regina Margherita la quale giudicò prudente trasferirsi a Gaeta.
Ottone di Brunswich tornò a Napoli, il suo partito ebbe il sopravvento e furono perseguiti quanti risultarono coinvolti nella morte di Giovanna.
Urbano VI, da Lucca, vedeva con disappunto questi eventi. Era contrario sia agli Angioini sia alla famiglia di Carlo e Margherita non riuscì ad ottenere da lui il permesso di dare cristiana sepoltura al marito. In settembre il papa si trasferì a Perugia continuando a tramare per impadronirsi di Napoli.
Dopo ripetute reciproche provocazioni, Padovani e Veronesi si scontrarono ed i primi - comandati da Giovanni Acuto e Giovanni d'Azzo - ebbero la meglio. Pur avendo subito una gravissima sconfitta, Antonio della Scala, sempre sostenuto dai Veneziani, non accettò proposte di pace.
Entrò nel conflitto anche Gian Galeazzo Visconti, schierandosi con Francesco da Carrara. I Padovani saccheggiarono Aquileia e devastarono il territorio dello Scaligero.
Il 18 ottobre le forze viscontee entrarono in Verona. Antonio consegnò il castello ad un ambasciatore dell'imperatore e fuggì a Venezia con la famiglia. Il 21 si arrese anche Vicenza consegnandosi a Caterina moglie di Gian Galeazzo che, come figlia di Regina, aveva diritti sui domini degli Scaligeri.
Antonio della Scala morì l'anno successivo per malattia o per veleno.
Francesco da Carrara conclusa la guerra, non ne ebbe alcun vantaggio in quanto, come si è detto, Vicenza si era consegnata a Caterina e il furbo Visconti fece la parte del leone.
Intanto la regina Margherita assediava Napoli difesa da Ottone il quale, deluso dall'atteggiamento degli Angioini che avevano inviato un governatore invece del giovane Ludovico, finì per cambiare partito.
Gian Galeazzo fece sposare la figlia Valentina a Ludovico conte di Valois, fratello del re di Francia, dandole in dote la città di Asti e alcuni castelli piemontesi.


Anno 1416
Papa: Sede vacante
Imperatore: Sigismondo
Continuava il Concilio di Costanza che si concentrava sulla questione dell'antipapa Benedetto, alla soluzione della quale si rimandava l'elezione di un nuovo papa.
Bologna si ribellò al controllo della Chiesa. Intervenne Braccio da Montone ma trovò un accordo con i Bolognesi e incassato un premio in denaro si allontanò.
I Bolognesi fecero rientrare in città molti nobili che avevano subito l'esilio e recuperarono altri castelli.
Braccio da Montone si diresse a Perugia con l'intenzione di entrare con la forza in città. I Perugini chiesero aiuto a Carlo Malatesta signore di Rimini il quale mosse in loro soccorso insieme ad Angelo della Pergola ed altri capitani.
Braccio lo intercettò ad Assisi il 7 luglio, lo sconfisse e lo fece prigioniero. Il Malatesta venne liberato dopo diversi mesi dietro pagamento di un riscatto.
Il 19 luglio Braccio da Montone prese possesso di Perugia: i cittadini si erano arresi e gli avevano offerto la signoria.
Il 5 agosto un esercito inviato da Braccio da Montone al comando del Tartaglia affrontò a Colfiorito Paolo Orsini che fu sconfitto e perse la vita.
Il 20 settembre morì Malatesta Malatesta, signore di Cesena e fratello di Carlo e Pandolfo.
Nello stesso periodo morì Gian Galeazzo Manfredi, signore di Faenza cui successe il figlio Guidazzo.
Filippo Maria Visconti riportò sotto il suo dominio Lodi, eliminandone il signore Giovanni da Vignate, e Como accordandosi con Lottieri Rusca che l'aveva occupata.
A Napoli il popolo insorse contro Jacopo della Marca che aveva sposato la regina Giovanna e si era impadronito del potere praticamente segregando la moglie. Jacopo dovette fuggire da Napoli e subire varie condizioni fra cui la liberazione dello Sforza che era suo prigioniero.
Muzio Attendolo Sforza venne liberato e riebbe la carica di gran connestabile. Il figlio Francesco venne invece trattenuto da Jacopo come ostaggio.
Il 1 aprile morì Ferdinando re d'Aragona, Sardegna e Sicilia al quale successe il figlio Alfonso.
Il 26 febbraio l'imperatore Sigismondo nominò duca Amedeo di Savoia.


Anno 1417
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Nel mese di luglio il Concilio di Costanza dichiarò Benedetto XIII decaduto in quanto scismatico ed eretico.
L'11 novembre il concilio elesse Ottone Colonna, cardinale diacono di San Giorgio al Velabro, che prese il nome di Martino V.
Il 13 giugno Braccio da Montone assediò Roma che, essendo il seggio papale vacante, era governata dal cardinale Iacopo Isolani mentre Castel Sant'Angelo era presidiato da una guarnigione di Giovanna II
Il 16 giugno Braccio entrò in Romna ed assunse il titolo di difensore della città, il 16 luglio iniziò l'assedio di Castel Sant'Angelo mentre alla sua milizia si univa quella del Tartaglia.
Contro il Montone e il Tartaglia, il 10 agosto giunse a Roma Muzio Attendolo Sforza, mandato da Giovanna II ma mosso anche da astio personale. Braccio rinunciò a combattere e tornò a Perugia lasciando nella zona due suoi comandanti: Piccinino e Tartaglia. Lo Sforza li sconfisse entrambi. Piccinino fu catturato e rilasciato dopo quattro mesi in uno scambio di prigionieri.
L'11 giugno il Conte di Carmagnola espugnò il castello di Trezzo sull'Adda, occupato dai Colleoni di Bergamo, che assediava da tempo.
Il Carmagnola passò quindi ad assediare Piacenza che era occupata da Filippo Arcelli il quale fuggì e si mise al servizio dei Veneziani.
I Genovesi si rivolsero a Filippo Maria Visconti chiedendo aiuto per spodestare Tommaso da Campofregoso.
I Veneziani fecero guerra a Ludovico patriarca di Aquileia che era in lega con l'imperatore Sigismondo.


Anno 1418
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Concluso il concilio, in maggio il Papa partì da Costanza alla volta dell'Italia. Dopo aver sostato a Ginevra e Torino, il 12 ottobre fu a Milano ospite di Filippo Maria Visconti, quindi a Brescia presso Pandolfo Malatesta, poi riposò a Mantova per il resto dell'anno.
I Fiorentini lo invitarono nella loro città e Braccio da Montone gli chiese di essere nominato vicario nelle città che governava. Martino accolse la prima proposta e rinviò la seconda al suo arrivo a Roma.
Morì in quell'anno Teodoro II marchese del Monferrato, cui successe il figlio Gian Iacopo.
Filippo Maria Visconti fece decapitare la moglie Beatrice di Tenda accusata di adulterio.
Accogliendo le richieste dei fuoriusciti genovesi, il Visconti fece guerra al doge Tommaso da Campofregoso.
Martino V promise di incoronare Giovanna II con la quale stipulò accordi per la difesa dello Stato Pontificio.
A Napoli il gran siniscalco Caracciolo, preferito della regina, era ostile allo Sforza e geloso dei benefici che questi riceveva, come il feudo di Benevento ed il matrimonio del figlio Francesco con la nobile Polissena Ruffo.
Le trame del Caracciolo inimicarono la regina e lo Sforza, il condottiero esasperato portò le sue milizie alle porte di Napoli per far valere le proprie ragioni con la forza.
Il Caracciolo riuscì a sollevare la popolazione contro Muzio Attendolo Sforza e le ostilità durarono fino al 9 ottobre quando fu concluso un accordo che prevedeva la restituzione dei beni confiscati al condottiero e l'allontanamento del Caracciolo da Napoli.
Intanto Braccio da Montone finanziava la propria armata con scorrerie e riscatti. Incassò grosse somme per allontanarsi, dopo avervi fatto incursioni, dal territorio di Lucca e poi da quello di Norcia.


Anno 1419
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Martino V visitò Ferrara e Forlì, quindi si stabilì a Firenze (26 febbraio).
Il 13 maggio Baldassarre Cossa (antipapa Giovanni XXIII), fuggito dalla detenzione in Germania, giunse a Firenze dove fece atto di sottomissione a Martino V, ben lieto dell'evento Martino lo reintegrò nella porpora cardinalizia ma il Cossa morì il 22 dicembre di questo stesso anno.
Giovanna regina di Napoli accolse Antonio Colonna nipote del papa e lo nominò duca di Amalfi e Castellamare e principe di Salerno.
Jacopo della Marca, marito di Giovanna, che era tenuto prigioniero per aver tentato di usurpare il trono, fu liberato per intercessione del papa e si trasferì a Taranto. Qui fu osteggiato dalla regina Maria, già moglie di Ladislao, ed andò in Francia dove più tardi entrò in monastero.
Il 28 ottobre due vescovi inviati a Napoli dal papa celebrarono l'incoronazione di Giovanna.
Giovanna si adoperò per far rientrare a Napoli Giovanni Caracciolo, suo favorito che era in esilio a Firenze per volontà dello Sforza e per riconciliarlo con quest'ultimo.
Nello stesso anno Muzio Attendolo Sforza ricevette da Martino V il titolo di Confaloniere della Chiesa.
Sollecitato dal papa lo Sforza, con l'approvazione di Giovanna, si rivolse contro Braccio da Montone ed il 20 giugno i due condottieri si affrontarono a Viterbo. Gli sconti durarono a lungo con esiti alterni. Muzio Attendolo Sforza riuscì a far passare dalla sua parte il Tartaglia, uno dei più valenti ufficiali di Braccio.
Intanto Guido Antonio da Montefeltro, inviato del papa, toglieva Assisi a Braccio ma questi mosse rapidamente in Umbria e recuperò la città. Perse invece Spoleto, conquistata da truppe spedite dallo Sforza. Braccio tese un'imboscata ad Orvieto ai danni del Tartaglia che perse molti uomini ma si salvò.
Tommaso da Campofregoso, doge di Genova, comprò la pace dal ducato di Milano pagando un'ingente somma di denaro e rinunciando alla carica di doge.
Quindi Filippo Maria Visconti incaricò il Carmagnola di attaccare Cremona che era dominata da Gabrino Fondolo, ma Pandolfo Malatesta signore di Brescia e Bergamo, nonostante l'alleanza con i Visconti, soccorse il Fondolo. Carmagnola assediò Bergamo ed il 26 luglio la conquistò.
I Veneziani continuarono a combattere in Friuli contro il Patriarca di Aquileia ed il 7 aprile conquistarono Cividale seguita poco dopo da diversi centri.



Anno 1420
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Consigliato dai Fiorentini, Martino V concesse a Braccio da Montone il vicariato di Perugia, Assisi, Jesi e Todi contro la restituzione di Orvieto, Terni, Narni e Orte.
A febbraio Braccio da Montone si recò a Firenze e si accordò con Martino V promettendo di recuperare Bologna per la Chiesa ed ottenendo il desiderato titolo di vicario.
Il 28 febbraio ambasciatori del Papa che chiedevano ai Bolognesi di affidare il governo alla Chiesa ricevettero un rifiuto e Martino V colpì la città con l'interdetto.
Il 17 maggio Braccio entrò in territorio bolognese insieme a Ludovico Migliorati e Angelo della Pergola.
Il 15 luglio Bologna si arrese alla Chiesa.
Il Caracciolo aveva convinto Giovanna ad interrompere gli aiuti finanziari alla Chiesa inimicandosi Martino V che prese a sostenere Luigi III d'Angiò pretendente al trono di Napoli.
Muzio Attendolo Sforza ed il figlio Francesco nell'estate entrarono in territorio napoletano ed ingiunsero alla regina di cedere il trono a Luigi d'Angiò.
In questa situazione Giovanna e Caracciolo inviarono ambasciatori a trattare con il Papa ed uno di loro, Antonio Caraffa detto Malizia, prese contatti anche con Alfonso d'Aragona.
Nell'anno precedente Alfonso V assediava il Castello di Bonifacio di proprietà dei Genovesi nell'intento di impadronirsi della Corsica . Nel gennaio 1420 le navi inviate dal doge Tommaso di Campofregoso riuscirono a sconfiggere gli assedianti .
Alfonso tergiversò alle proposte del Caraffa ma infine accettò di difendere Giovanna contro Luigi d'Angiò a condizione di essere adottato dalla regina e di essere nominato duca di Calabria.
Il 15 agosto una flotta armata da Luigi d'Angiò giunse a Napoli ed i Francesi assediarono la città insieme alle milizie dello Sforza, ma il 6 settembre furono attaccati e sconfitti dalla flotta aragonese.
Gabrino Fondolo, signore di Cremona, cedette la sua città ai Visconti e passò al servizio di Bologna.
L'8 ottobre il conte di Carmagnola, per conto del Visconti, si scontrò con Pandolfo Malatesta. Quisti aveva ricevuto consistenti rinforzi dal fratello Carlo ma Filippo Maria Visconti, con un'accorta manovra diplomatica, gli aveva alienato l'aiuto di Venezia; la battaglia fu vinta dal Carmagnola.
Dal canto suo Niccolò d'Este prevenne iniziative ostili del Visconti proponendo e concludendo un accordo con il quale gli cedeva Parma e conservava il dominio di Reggio Emilia.
Intanto le forze veneziane comandate da Filippo Arcelli conquistavano diverse località del Friuli e il 7 giugno entravano vittoriosamente in Udine.
Martino V lasciò Firenze ed il 30 settembre entrò in Roma.


Anno 1421
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
D'accordo con il papa Giovanna II si rivolse a Braccio da Montone contro Luigi d'Angiò. Braccio chiese come compenso i titoli di connestabile del Regno di Napoli e di principe di Capua, oltre a consistenti somme di denaro.
Il 26 giugno le truppe di Braccio si unirono a Napoli con quelle di Alfonso V.
Luigi d'Angiò si rivolse al papa che mandò il Tartaglia a portare rinforzi allo Sforza ma intanto Giovanna si pentiva di aver adottato Alfonso ed intraprendeva trattative segrete con il duca angioino.
Tartaglia venne sospettato di aver tramato un tradimento contro Braccio da Montone e venne arrestato. Sotto tortura ammise ciò di cui veniva accusato e venne giustiziato. Anche Luigi d'Angiò, che aveva voluto la morte di Tartaglia, venne danneggiato dall'evento perché i soldati del condottiero passarono al nemico.
Il 16 marzo il Carmagnola entrò in Brescia che Pandolfo Malatesta aveva infine ceduto ai Visconti.
Giunta l'estate il Carmagnola passò in Liguria ed assediò Genova. I Genovesi furono sconfitti e Battista da Campofregoso, fratello del doge, venne catturato.
Il doge fu costretto a trattare ed ottenne di poter conservare Sarzana, cedette Savona e fu obbligato a lasciare Genova dove il 2 novembre si insediò il Carmagnola in nome di Filippo Maria Visconti, riammettendo in città tutti gli esuli.
I Veneziani completarono la conquista del Friuli ma il loro comandante Filippo Arcelli cadde in combattimento.


Anno 1422
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Il papa trattò un accordo fra Luigi d'Angiò e Alfonso d'Aragona. L'angiò si stabilì a Roma dove visse a spese del Pontefice.
Giovanna e Alfonso, consapevoli che l'unica risorsa rimasta al nemico era lo Sforza, affidarono a Braccio da Montone l'incarico di trattare con il condottiero e Braccio portò a termine l'incarico con successo.
Tornato in Umbria, Braccio assediò Città di Castello che si arrese senza combattere.
Molte città italiane in quest'anno furono colpite dalla peste.


Anno 1423
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Nella fortezza di Peniscola in Spagna morì Pietro di Luna, già antipapa Benedetto XIII e i cardinali dissidenti nominarono Egidio Munoz che prese il nome di Clemente VIII, ma secondo alcune fonti questi eventi avvennero nel 1424 .
Ebbe inizio il concilio di Pavia che fu presto trasferito a Siena a causa della peste.
Crescendo il disaccordo fra Alfonso e Giovanna, l'Aragonese fece imprigionare il gran siniscalco Caracciolo, quindi tentò di arrestare la regina ma questa - barricatasi nel Castello di Capuana - chiamò in suo aiuto Muzio Attendolo Sforza.
Gli Aragonesi tentarono di fermare le milizie sforzesche prima che raggiungessero Napoli ma furono clamorosamente sconfitti nonostante la superiorità numerica.
Lo Sforza liberò Giovanna e passò ad assediare Aversa che era in mano ad una guarnigione di Alfonso.
Tuttavia l'11 giugno nuove truppe aragonesi giunte per mare occuparono Napoli e lo Sforza, non riuscendo a respingerle, portò in salvo Giovanna ad Aversa e liberò il Caracciolo con uno scambio di prigionieri.
Giovanna annullò l'adozione di Alfonso e la trasferì a Luigi d'Angiò che si affrettò a raggiungerla ad Aversa.
Napoli era in mano agli Aragonesi ma Alfonso, sapendo che i Visconti accordatisi con Giovanna si preparavano ad attaccarlo e che in Spagna i suoi nemici castigliani stavano creando difficoltà, preferì rientrare in patria affidando Napoli a suo fratello Pietro.
Durante il viaggio saccheggiò Marsiglia per rappresaglia contro Luigi d'Angiò.
Intanto Braccio da Montone, sempre teso ad ingrandire i propri domini, assediava l'Aquila. I cittadini chiesero aiuto a Giovanna che inviò in loro soccorso Muzio Attendolo Sforza.
Intanto per motivi non noti si erano raffreddati i rapporti fra il Carmagnola e Filippo Maria Visconti che avviò trattative con Sforza per averlo al suo servizio ed affidò la flotta allestita a Genova al conte Guido Terello invece che al Carmagnola, fra lo stupore generale.
A Forlì il popolo si rivoltò contro Lucrezia Oderlaffi, reggente in nome del piccolo Tebaldo, e chiamò in aiuto il Visconti che inviò Angelo della Pergola ad occupare la città.
A fianco di Lucrezia si schierarono i Fiorentini che inviarono truppe comandate da Pandolfo Malatesta.
I Fiorentini furono sconfitti e proposero senza successo un'alleanza a Tommaso Mocenigo doge di Venezia.
Questo doge morìnell'aprile dello stesso anno e gli successe Francesco Foscari.


Anno 1424
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Martino V sciolse il concilio di Siena rinviando di sette anni a Basilea.
Secondo molti fu in questo anno che morì il novantenne Pietro di Luna (Benedetto XIII) e venne eletto Clemente VIII con l'appoggio di Alfonso di Aragona che intendeva tenere in ansia Martino V con la minaccia di un antipapa.
Il 4 gennaio Muzio Attendolo Sforza si trovò sulle sponde del fiume Pescara mentre andava a soccorrere l'Aquila assediata da Braccio da Montone. Nel tentativo di aiutare un suo soldato caduto in acqua fu travolto dal fiume in piena e il suo cadavere non fu mai trovato.
Francesco, figlio di Muzio Attendolo, dopo la morte del padre accorse a controllare che non sorgessero problemi nelle terre della sua famiglia, quindi rese visita a Giovanna che gli confermò domini e incarichi del padre.
Intanto la flotta genovese, giunta in Campania per aiutare Giovanna, si impadronì di Gaeta, Procida, Castellamare, Sorrento e altre località.
L'infante Don Pietro, fratello di Alfonso V, trattò un accordo segreto con Guido Torello e il 12 aprile lasciò entrare i Genovesi a Napoli.
Dopo tredici mesi d'assedio Giovanna e Martino V mandarono a L'Aquila una nuova armata comandata da Iacopo Caldora nella quale militavano Francesco Sforza, Ludovico Colonna, Luigi San Severino, Niccolò da Tolentino.
Il 2 giugno questa armata ingaggiò battaglia con quella di Braccio da Montone.
Niccolò Piccinino, violando l'ordine di Braccio che lo aveva incaricato di impedire che la popolazione uscisse dalla città, si gettò con le sue truppe nel combattimento. Una gran folla uscì dall'Aquila per aiutare i soccorritori e le truppe di Braccio si trovarono accerchiate .
L'Aquila venne liberata e Braccio, ferito a morte, spirò poco dopo.
Ludovico Colonna portò a Roma il suo cadavere che venne sepolto in terra sconsacrata.
Perugia e le altre terre governate da Braccio da Montone tornarono rapidamente alla Chiesa, il principato di Capua alla regina Giovanna.
Intanto Filippo Maria Visconti conquistava Imola e i Fiorentini inviavano in Romagna contro le forze viscontee diecimila uomini agli ordini di Carlo e Pandolfo Malatesta.
I viscontei di Angelo della Pergola sconfissero i Malatesta a Zagonara il 27 luglio e fecero prigioniero Carlo Malatesta, quindi passarono ad assediare Forlimpopoli conquistandola il 13 agosto.
Carlo Malatesta, condotto a Milano, fu accolto con onore dal duca che in breve lo lasciò libero e gli restituì i castelli che aveva perso durante la guerra. Con questa generosità il Visconti indusse il Malatesta a passare dalla sua parte.


Anno 1425
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Oddo Fortebracci, figlio di Braccio da Montone e Niccolò Piccinino passarono al soldo di Firenze ed in gennaio dovevano raggiungere in Romagna le altre forze fiorentine ,a furono assaliti durante il viaggio.
Oddo morì in combattimento, il Piccinino fu catturato insieme al figlio Francesco, Niccolò da Tolentino e Nicola Orsini e condotto a Faenza.
Guidazzo Manfredi signore di Faenza tuttavia abbandonò l'alleanza con il Visconti e passò ai Fiorentini.
In aprile mosse contro i Visconti la flotta di Alfonso V d'Aragona, non riuscì a prendere Genova ma conquistò alcune località rivierasche insieme a Tommaso di Campofregoso ex doge genovese.
Niccolò Piccinino, liberato dal Manfredi, riprese a militare per Firenze ma non ricevendo il soldo si ritirò a Perugia e fu ingaggiato dal duca di Milano.
I Fiorentini avviarono trattative per un'alleanza con i Veneziani mentre questi ultimi erano sobillati contro Filippo Maria Visconti dal conte di Carmagnola desideroso di vendicarsi del duca che lo aveva espulso confiscandogli i beni.
Filippo Maria Visconti, sospettandolo Gabrino Fondolo di tradimento, lo fece arrestare e decapitare, quindi ingaggiò Francesco Sforza ed altri condottieri per assediare Faenza, ma senza successo.


Anno 1426
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
L'11 febbraio il Carmagnola ottenne il comando dell'armata veneziana ed il 17 marzo entrò in Brescia senza ostacoli da parte della popolazione insoddisfatta del governo visconteo. Nello stesso periodo Gianfrancesco Gonzaga, alleato di Venezia, conquistava diversi castelli in territorio bresciano.
Contro l'armata veneta accorsero Francesco Sforza e Niccolò Piccinino, mentre i Fiorentini ordinavano a Niccolò da Tolentino di portare rinforzi al Carmagnola.
Nel mese di luglio anche Amedeo duca di Savoia e Gian Giacomo marchese del Monferrato aderirono alla lega antiviscontea. Entro il mese di novembre tutti gli avamposti viscontei nel bresciano capitolarono.
Il 30 dicembre con la mediazione di Martino V fu conclusa la pace e Brescia fu definitivamente assegnata alla Repubblica Veneta.


Anno 1427
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Filippo Maria Visconti, spinto a ciò anche dall'insoddisfazione della nobiltà milanese, mostrò di non voler rispettare i patti della pace.
La guerra ricominciò e si combattè lungo il Po e il 21 maggio le forze del duca furono sconfitte dalla flotta veneziana nei pressi di Brescello e a luglio il Carmagnola assediò Cremona.
L'11 ottobre i Visconti subirono un'altra sconfitta e Carlo Malatesta fu fatto prigioniero.
Dopo queste disavventure Filippo Maria Visconti decise di cercare la pace e richiese la mediazione di Martino V e dell'imperatore Sigismondo.
Sul fronte piemontese comperò la pace cedendo Vercelli ad Amedeo di Savoia e sposando la figlia di questi Maria. Si riunì quindi un congresso a Forlì per trattare la pace con i Veneziani ed i loro alleati.
In settembre morì Pandolfo Malatesta.


Anno 1428
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Francesco Sforza fu screditato dai suoi rivali e cadde in disgrazia presso Filippo Maria Visconti che lo relegò a Mortara e solo dopo due anni riuscì a dimostrare la propria innocenza.
La pace fu conclusa il 18 aprile. Oltre Brescia Filippo Maria Visconti dovette cedere Bergamo e Cremona a Venezia.
In quest'anno i Bolognesi si sollevarono di nuovo ed espulsero il legato pontificio. Il Papa assoldò Ladislao Guinigi con i suoi settecento cavalieri ed ebbe l'appoggio della regina Giovanna che inviò Iacopo Caldora.


Anno 1429
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Clemente VIII abdicò e Martino V lo nominò vescovo di Maiorca.
Il 30 agosto si venne ad un accordo fra la Chiesa e Bologna. La città tornò sotto il governo pontificio ed il papa revocò l'interdetto e concesse privilegi alla popolazione.
Il 14 settembre morì Carlo Malatesta signore di Rimini, il 19 dicembre morì suo fratello Malatesta signore di Pesaro.
La città di Volterra si ribellò al dominio fiorentino. La rivolta venne domata da Niccolò Fortebracci, nipote di Braccio da Montone.
Quindi Niccolò attaccò il territorio di Lucca, contro il signore Paolo Guinigi che era in cattivi rapporti con Firenze.
Il 15 dicembre Firenze dichiarò ufficialmente guerra a Lucca ed ordinò al Fortebracci di conquistare la città nemica.
Nel regno di Napoli Iacopo Caldora ebbe il titolo di duca di Bari.


Anno 1430
Papa: Martino V
Imperatore: Sigismondo
Approfittando delle discordie in merito alla successione dei Malatesta, il Papa, inviando la sua milizia, riuscì a conquistare alcuni castelli del loro territorio.
I Fiorentini assediarono Lucca ma la conquista si presentò molto difficile. L'architetto Filippo Brunelleschi propose di allagare Lucca deviando il corso del Serchio ma i Lucchesi prevennero i nemici costruendo argini che respinsero le acque nel campo fiorentino.
Il Guinigi chiese aiuto a Filippo Maria Visconti, Questi non poteva intervenire senza violare l'ultimo trattato di pace con Firenze che gli proibiva di agire in Toscana ma finanziò segretamente Francesco Sforza, che aveva recuperato la sua fiducia, perché soccorresse i Lucchesi.
All'arrivo dello Sforza i Fiorentini tolsero l'assedio ma i cittadini di Lucca, sospettando il Guinigi di tradimento, si accordarono con Francesco Sforza perché lo arrestasse.
Il Guinigi fu condotto a Milano dove morì in prigione due anni dopo.
I Fiorentini però mal tollerarono che la guerra da loro iniziata avesse arrecato benefici solo al popolo lucchese ed appena partito lo Sforza ripresero l'assedio.
I Lucchesi fecero lega con i Genovesi (con il segreto consenso del duca di Milano) e la difesa fu affidata a Niccolò Piccinino.
Il 2 dicembre l'esercito fiorentino fu duramente sconfitto e Niccolò Fortebracci fuggì a Pisa.
Intanto a Bologna continuavano grandi disordini a causa delle ostilità fra la famiglia dei Canedoli e quella dei Bentivoglio.


Anno 1431
Papa: Eugenio IV
Imperatore: Sigismondo
Martino V morì nella notte fra il 19 e il 20 febbraio.
Il 3 marzo venne eletto Gabriello de' Condolmieri, veneziano, cardinale di San Clemente e già vescovo di Siena. Prese il nome di Eugenio IV e fu incoronato l'11 marzo.
Eugenio IV si mostrò presto partigiano degli Orsini che lo avevano sostenuto ed ostile ai Colonna.
Poco dopo l'elezione accusò di furto e peculato molti Colonna che erano stati funzionari di Martino V e li fece giustiziare. Prevedibilmente ne seguirono disordini e Stefano Colonna tentò, senza successo, di occupare Roma.
La regina Giovanna mandò a sostegno del Papa Iacopo Caldora che si lasciò corrompere da Antonio Colonna principe di Salerno ma seppe anche Papa Eugenio giocar di danaro, ed il Caldora tornò ad assisterlo.
Il 22 settembre Antonio Colonna concluse con Egenio IV un oneroso accordo .
Anche con i Bolognesi Eugenio IV trovò na soluzione ed i suoi legati ripresero il governo della città.
L'imperatore Sigismondo scese in Italia e fu ospite di Filippo Maria Visconti. Il 25 novembre fu incoronato in Sant'Ambrogio a Milano con la corona di ferro dall'arcivescovo Bartolomeo Capra.


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Anno 1480
Papa: Sisto IV
Imperatore: Federico III
La missione diplomatica di Lorenzo dei Medici presso Ferdinando I re di Napoli ha pieno successo, si stabilisce la pace e si sottoscrive un'alleanza. Papa Sisto IV non gradisce l'accordo al quale non ha partecipato ma non è in grado di opporsi.
Girolamo Riario, nipote del papa e signore di Imola, porta la guerra contro Costanzo Sforza signore di Pesaro il quale è appoggiato da Ferdinando I .
A Forlì muore Pino degli Oderlaffi lasciando la signoria al figlio illegittimo Sinibaldo sotto la tutela di sua moglie , ma Anton Maria e Francesco Maria Oderlaffi, nipoti di Pino, fanno guerra a Sinibaldo. Ne approfitta Girolamo Riario che entra in Forlì con l'aiuto di Federico duca di Urbino, liquida la vedova con una somma di denaro ed ottiene dal papa l'investitura, togliendo agli Oderlaffi la signoria di Forlì.
Il Papa stringe una lega con Venezia e varie signorie, ne viene nominato comandante Girolamo Riario mentre a Federico di Urbino va il titolo di gonfaloniere della Chiesa.
Nel mese di luglio i Turchi assediano Otranto e la conquistano il 31 agosto facendo strage della cittadinanza. Il papa invoca soccorsi. Alfonso di Calabria, che si trova in Toscana, accorre dopo essersi fatto proclamare signore di Siena.
I Fiorentini si riconciliano con il Papa.
Ludovico il Moro confina a Ferrara il fratello Ascanio Sforza e associa al governo il dodicenne Gian Galeazzo Maria allontanando anche la madre di questi, Bona di Savoia.
In dicembre guerra civile a Genova fra i Campofregoso e i Fieschi.


Anno 1481
Papa: Sisto IV
Imperatore: Federico III
Lega contro i Turchi: Sisto IV, Ferdinando di Napoli, Mattia Corvino re di Ungheria, Ludovico il Moro, il duca di Ferrara, i marchesi di Mantova, i Fiorentini, Genova, Siena, Lucca, Bologna.
Il 31 maggio muore Maometto II, la lega approfitta della conseguente guerra di successione per liberare Otranto.
Roberto di Sanseverino, condottiero al servizio del Ducato di Milano, viene in contrasto con Ludovico il Moro e passa a Venezia.
Al suo posto il Moro assolda Costanzo Sforza signore di Pesaro che arriva a Milano il 18 ottobre.
Installazioni veneziane nel Ferrarese provocano contrasti con gli Estensi. Il duca di Ferrara cerca alleanza a Napoli, Milano e Firenze e tutti sollecitano il Papa a tentare una mediazione ma il Pontefice non interviene.
Muoiono in quest'anno Francesco Filelfo e Bartolomeo Platina.


Anno 1482
Papa: Sisto IV
Imperatore: Federico III
Guerra fra Venezia e Ercole I d'Este duca di Ferrara, provocata dai Veneziani.
Sisto IV indotto da Girolamo Riario a sostenere Venezia.
Lega contro Milano (Genova, Rimini, Venezia ed altri) comandata da Roberto di Sanseverino.
In aiuto di Ferrara. Ferdinando re di Napoli, Ludovico il Moro, Federico Marchese di Mantova, Firenze e Giovanni Bentivoglio. Capitano generale Federico duca di Urbino.
Alfonso duca di Calabria, cognato ed alleato di Ercole d'Este, attacca lo Stato della Chiesa e conquista Trevi e Terracina. I Colonna sono con lui, gli Orsini con il Papa. Sisto IV chiede ai Veneziani Roberto Malatesta per fronteggiare l'invasione. Il Malatesta sconfigge il nemico il 31 agosto a Campomorto presso Velletri ma muore di dissenteria a Roma nel mese di settembre a soli quaranta anni. Lascia la signoria di Rimini al figlio naturale Pandolfo.
Anche Federico duca d'Urbino muore il 10 settembre e gli succede il figlio Guidobaldo.
In dicembre si conclude la pace con gli Estensi.
Alfonso duca di Calabria si unisce alla Lega contro Venezia.
Il 22 aprile muore Filiberto duca di Savoia, gli succede il fratello Carlo.
Ascanio Maria Sforza, già confinato da Ludovico il Moro, viene riammesso a Milano.


Anno 1483
Papa: Sisto IV
Imperatore: Federico III
Il 25 maggio il Papa scomunica i Veneziani e dichiara l'interdetto sui loro domini.
Venezia assolda Renato duca di Lorena, pretendente al Regno di Napoli.
Il duca di Milano e il marchese di Mantova dichiarano guerra a Venezia.
Muore Costanzo Sforza signore di Pesaro, gli succede il figlio naturale Giovanni.
Alfonso duca di Calabria e Federico marchese di Mantova combattono contro Venezia nei territori di Bergamo, Brescia e Verona.
Muore Guglielmo marchese del Monferrato, gli succede il fratello minore Bonifacio.
A Genova l'arcivescovo Paolo Fregoso imprigiona il doge Batistino Fregoso ed assume il dogato.


Anno 1484
Papa: Innocenzo VIII
Imperatore: Federico III
A Milano sventata una congiura contro Ludovico il Moro.
Muore Federico marchese di Mantova, gli succede il primogenito Giovanni Francesco II.
I Veneziani, notando dissapori fra Ludovico il Moro e Alfonso Duca di Calabria, avviano trattative segrete con Milano. Nello stesso anno la flotta veneziana conquista Gallipoli, Nardò, Monopoli ed assedia Taranto.
In un congresso tenutosi a Bagnolo il 2 agosto viene sottoscritta la pace fra Venezia e la Lega. Il trattato è favorevole ai Veneziani che acquisiscono Rovigo e il Polesine, dannoso per gli Estensi che perdono quei territori.
Disordini a Roma per ostilità fra Orsini e Colonna, viene giustiziato Ludovico Colonna.
Le milizie del Papa assediano Marino, città dei Colonna.
Il 25 agosto muore di malattia Sisto IV. Il suo pontificato è stato per molti aspetti discutibile, soprattutto per il nepotismo, ma Muratori gli riconosce il merito di aver ornato Roma con opere insigni.
Il 29 agosto viene eletto Giovan Battista Cibò cardinale di Santa Cecilia che prende il nome di Innocenzo VIII.
I Colonna e i Savelli riprendono Capranica, Marino ed altre terre che Sisto IV aveva tolto loro.
Venezia ed altre città sono colpite dalla peste.


Anno 1485
Papa: Innocenzo VIII
Imperatore: Federico III
La prima cura del nuovo Papa è il promuovere una lega contro i Turchi, ma viene presto coinvolto dai nuovi disordini nel Regno di Napoli e a Roma, fra Orsini e Colonna.
A Napoli i nobili si ribellano alle vessazioni del re e del duca di Calabria e si rivolgono a Innocenzo VIII. Il Pontefice convoca a Roma re Ferdinando che si fa rappresentare dal figlio Giovanni, cardinale, il quale muore durante la missione, forse avvelenato da Antonello Sanseverino principe di Salerno.
Nel mese di Ottobre anche la città dell'Aquila si ribella contro Ferdinando mettendosi sotto la protezione del Papa e provocando una guerra fra Innocenzo e Ferdinando, quest'ultimo si allea con Firenze e Milano mentre Genovesi e Veneziani sostengono Innocenzo VIII.
Intanto a Milano Ludovico il Moro, consigliere del duca Gian Galeazzo, trama per impossessarsi del potere.
A Venezia muore di peste il doge Giovanni Mocenigo e viene nominato Marco Barbarigo.


Anno 1486
Papa: Innocenzo VIII
Imperatore: Federico III
Il 16 febbraio Massimiliano, figlio dell'imperatore Federico III viene nominato re dei Romani.
L'11 agosto re Ferdinando con l'intervento diplomatico di Lorenzo de' Medici e di Ascanio Sforza conclude la pace con il Papa. Del resto il Pontefice era preoccupato dai continui disordini romani e Ferdinando dall'imminente intervento della Francia in favore della Chiesa.
Immediatamente Ferdinando passa a vendicarsi dei baroni ribelli, una parte ne fa giustiziare per tradimento, ad altri confisca ogni avere. Inoltre Ferdinando viola le cause che riguardano l'Aquila occupando la città con la forza.
Muore il doge di Venezia Marco Barbarigo e viene sostituito dal fratello Agostino Barbarigo.
La città di Osimo si ribella alla Chiesa ed è assediata dal cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II.


Anno 1487
Papa: Innocenzo VIII
Imperatore: Federico III
Comandava la rivolta di Osimo un certo Boccolino che ha usurpato il potere e minaccia di cedere la città ai Turchi.
Ancora una volta risolve la situazione la diplomazia di Lorenzo il Magnifico che convince Boccolino a desistere in cambio di una modesta somma e a trasferirsi a Milano dove Ludovico il Moro lo fa impiccare.
Sigismondo duca d'Austria muove guerra a Venezia e conquista Rovereto. In questa guerra perde la vita Roberto di SanSeverino comandante delle truppe veneziane.
I Fiorentini recuperano il 22 giugno la città di Sarzana che era stata occupata anni prima dai genovesi.
Peroccupato dalla vittoria di Firenze il doge di Genova Paolo Fregoso decide di mettere la città sotto la tutela del ducato di Milano.
Ferinando di Napoli continua a perseguitare i notabili con numerose condanne capitali.
Franceschetto Cibò, figlio di Innocenzo VIII, sposa Maddalena figlia di Lorenzo de' Medici e nipote di Virginio Orsini risanando i rapporti degli Orsini con la Chiesa.


Anno 1488
Papa: Innocenzo VIII
Imperatore: Federico III
Congiura a Forlì contro il signore della città Girolamo Riario che viene ucciso. I congiurati prendono la città ma non la rocca e catturano la moglie di Riario, Caterina Sforza sorella del duca di Milano.
Caterina, con il pretesto di convincere ad arrendersi quanti ancora resistono, ottiene di poter entrare nella rocca, ma qui assume il comando della resistenza e non si arrende neanche davanti alla minacciata uccisione dei figli.
Giungono in suo aiuto Giovanni Bentivoglio e Gian Galeazzo Sanseverino mandati dal duca di Milano e assediano la città costringendo i congiurati a capitolare (29 aprile). Signore di Forlì viene proclamato Ottaviano Riario, primogenito di Girolamo.
Il 31 maggio viene ucciso Galeotto Manfredi signore di Faenza, probabilmente il mandante è la moglie Francesca Bentivoglio che intende così punire gli adulteri del marito. Ne nascono disordini ed interviene Giovanni Bentivoglio, padre di Francesca, per assicurare la successione al nipote Astorre. I Fiorentini istigano la popolazione contro Giovanni Bentivoglio e lo catturano rilasciandolo poi per intercessione del duca di Milano e del re di Napoli.
A Genova Obietto del Fiesco e Batista Fregoso attaccano il governatore Paolo Fregoso. Ne consegue una crisi che si conclude con la conferma del dominio milanese. Il governo viene affidato ad Agostino Adorno in nome di Gian Galeazzo Sforza.
A Bologna viene sventata una congiura contro i Bentivoglio.


Anno 1489
Papa: Innocenzo VIII
Imperatore: Federico III
Innocenzo VIII ottiene la liberazione di Zizim, fratello del sultano turco Baiazette, e lo riceve a Roma.
Il Papa nomina cardinale il quattordicenne Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo, futuro papa Leone X.
Il Papa scomunica Ferdinando re di Napoli per mancato pagamento delle decime e lo dichiara decaduto dal regno.
Gian Galeazzo Sforza duca di Milano sposa Isabella figlia di Alfonso duca di Calabria, primogenito di Ferdinando.
Ludovico il Moro si impadronisce dei Castelli di Milano e di Trezzo e di altre fortezze sostituendo gli ufficiali del duca con altri di sua fiducia.
Il 13 marzo, a soli ventuno anni muore Carlo duca di Savoia. Lascia un unico figlio neonato, Carlo, e la reggenza va a Bianca figlia di Guglielmo marchese del Monferrato.


Anno 1490
Papa: Innocenzo VIII
Imperatore: Federico III
Il papa, che continua a tenere Zizim in una prigionia di fatto, promuove senza successo interventi militari contro i Turchi.
Nel mese di Aprile muore Mattia Corvino re di Ungheria.
Ludovico il Moro sposa Beatrice figlia di Ercole d'Este e di Leonora d'Aragona.
Gian Francesco Gonzaga marchese di Mantova sposa Isabella sorella di Beatrice.


Anno 1491
Papa: Innocenzo VIII
Imperatore: Federico III
Guerra di successione in Ungheria.
Scontri a Perugia per il tentativo degli Offi, esiliati dai Baglioni, di prendere la città. Fra i caduti Fabrizio e Ridolfo Oddi.
Alfonso d'Este, primogenito di Ercole I, sposa Anna Sforza sorella di Gian Galeazzo.


Anno 1492
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Federico III
Ferdinando il Cattolico ed Isabella di Castiglia conquistano Granada ponendo fine al dominio arabo.
Il 7 aprile muore Lerenzo de'Medici all'età di quarantaquattro anni. Lascia tre figli: Piero, Giovanni e Giuliano.
Accordo fra Innocenzo VIII e Ferdinando re di Napoli con la mediazione di Ferdinando il Cattolico.
La notte fra il 25 ed il 26 luglio muore Innocenzo VIII.
L'11 Agosto viene eletto papa Rodrigo Borgia, cardinale, vescovo di Porto e vicecancelliere della Chiesa Romana. Originario di Valenza in Spagna era figlio di Lorenzo Lenzoli e di Isabella Borgia, sorella di Callisto III. Prende il nome di Alessandro VI.
Alessandro VI ha quattro figli: Giovanni, Cesare, Gioffrè e Lucrezia, nati da Vannozza Cattanei.
Il cardinale Della Rovere, futuro papa Giulio II, acerrimo avversario del nuovo Pontefice, si ritira ad Ostia per un periodo. Tornato a Roma si accorge di essere in pericolo e si trasferisce in Francia.
In quest'anno compie la sua famosa impresa il genovese Cristoforo Colombo al servizio dei regnanti di Spagna.


Anno 1493
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
L'imperatore Federico III muore il 20 agosto dopo un regno durato oltre quarant'anni. Gli succede il figlio Massimiliano I già re dei Romani.
Isabella moglie di Gian Galeazzo Sforza e figlia di Alfonso duca di Calabria, lamenta presso il padre le ingerenze di Ludovico il Moro che non intende lasciare la reggenza del ducato di Milano nonostante Gian Galeazzo sia ormai maggiorenne.
Alfonso si rivolge a Ferdinando re di Napoli che a sua volta fa pressione su Ludovico. Questo dissimula disponibilità ma si rivolge a Carlo VIII re di Francia invitandolo a conquistare il regno di Napoli ed offrendogli aiuti militari e finanziari.
Inoltre Ludovico, tramite calunnie e con la diplomazia del fratello Ascanio cardinale in Roma, si sforza di guastare i rapporti fra Alessandro VI e Ferdinando.
Contemporaneamente il Moro avvia trattative segrete con l'imperatore Massimiliano per ottenere il titolo ducale a scapito del nipote Gian Galeazzo e combina le nozze di Massimiliano con Bianca Maria Sforza.
Da parte sua Alessandro VI fa sposare la figlia Lucrezia con Giovanni Sforza signore di Pesaro (12 giugno).
L'11 ottobre muore Leonora duchessa di Ferrara, figlia del re Ferdinando e suocera di Ludovico il Moro.
Giuffrè Borgia sposa Sancia figlia illegittima di Alfonso duca di Calabria.
Il 20 settembre Alessandro VI nomina cardinale il figlio Cesare, Ippolito d'Este e Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III. Quest'ultimo ottiene la porpora su richiesta della sorella Giulia detta Giulia la Bella.


Anno 1494
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
Il 25 gennaio muore a settanta anni Ferdinando re di Napoli, gli succede il figlio Alfonso che conclude il trattato di pace con il papa ed ottiene l'investitura.
In aprile Alfonso II viene incoronato dal cardinale Giovanni Borgia, nipote del Papa.
Alfonso II nomina il genero Goffredo Borgia principe di Tricarico e conte di Chiaramonte, Lauria e Corniola.
Riconciliato con gli Aragonesi, Alessandro VI che insieme a Ludovico il Moro aveva invitato in Italia Carlo VIII di Francia, tenta invano di dissuaderlo con il pretesto della peste.
A convincere Carlo VIII a scendere in Italia lavorano invece Ludovico il Moro e Giuliano della Rovere.
Per stornare la guerra dal suo regno, Alfonso II invia il figlio Ferdinando contro i possedimenti sforzeschi in Romagna ed il fratello Federico contro Genova a sostegno di Obietto Fieschi, ribelle nei confronti del ducato di Milano.
L'8 settembre una flotta comandata da Ludovico duca d'Orleans sconfigge i Napoletani a Rapallo. L'11 settembre Carlo VIII giunse ad Asti con la sua armata ma contrae il vaiolo.
Guarito si reca a Pavia dove si trova Gian Galeazzo Sforza gravemente malato (probabilmente avvelenato da Ludovico) il quale muore il 20 ottobre a venticinque anni, poco dopo la partenza del re di Francia.
Avendo opportunamente tramato con l'imperatore Massimiliano, Ludovico il Moro ottenne il ducato a scapito di Francesco Sforza, primogenito del defunto Gian Galeazzo.
La vedova Isabella ed i figli vengono confinati nel castello di Pavia.
Una parte dell'armata francese allontana le truppe napoletane da Cesena e conquista alcuni castelli con un'operazione sanguinaria spargendo morte e terrore fra la popolazione.
Quando i Francesi passano in Toscana, Piero de' Medici, preoccupatissimo per le sorti di Firenze, conclude un trattato con Carlo VIII cedendogli Sarzana, Sarzanello e Pietrasanta. Inoltre Carlo pretende Pisa e Livorno promettendo di riconsegnarli dopo la conquista di Napoli.
Il trattato non piace ai Fiorentini che costringono Piero a fuggire a Bologna con i fratelli Giovanni e Giuliano.
Carlo presenta ai Fiorentini richieste esose ed inaccettabili mostrandosi chiuso ad ogni compromesso. L'ambasciatore Piero Capponi straccia l'accordo preparato dai ministri del re pronunciando la famosa frase Voi suonate le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane.
L'audacia di Capponi si rivela opportuna e spinge i Francesi a più miti pretese e il 26 novembre si conclude un accordo pagando i Fiorentini una somma contenuta.
Sembra che in questo periodo Alessandro VI e Alfonso II chiedano aiuto ai Turchi ma il sultano Baiazette, considerando l forze impegnate dai Francesi, preferisce rifiutare.
Muore a Firenze a soli trentatre anni Giovanni Pico della Mirandola, "Fenice degli ingegni".
Nello stesso anno muoiono anche Angelo Poliziano e Ermolao Barbaro.


Anno 1495
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
Alessandro VI, che pure è stato il primo a chiamare Carlo VII, ora teme per le sorti dello Stato Pontificio ed avvia trattative con il re francese che il 1 gennaio di quest'anno entra in Roma.
Il re viene ospitato nel palazzo San Marco mentre il Papa ritiene prudente trasferirsi in Castel Sant'Angelo.
Viene siglato un accordo in cui il Papa si impegna ad incoronare Carlo re di Napoli, gli cede temporaneamente alcuni territori della Chiesa e gli consegna come ostaggio il figlio Cesare Borgia.
Carlo VIII chiede al Papa, che subito la concede, la nomina a cardinale del suo primo ministro Guglielmo Brissonteeto.
Carlo VIII parte da Siena alla volta di Napoli il 28 gennaio. Il 23 gennaio Alfonso II abdica in favore del figlio Ferdinando II, più amato di lui dalla nobiltà e dal popolo, per ritirarsi in un monastero di Mazara dove muore il 19 novembre.
Durante la marcia di Carlo VIII muore Zizim, fratello del sultano, che era stato consegnato al re dal Papa. A Velletri Cesare Borgia, che segue Carlo come ostaggio, fugge e torna a Roma.
A Napoli Ferdinando II libera i barono imprigionati dal padre ed usa ogni mezzo per guadagnare la fiducia dei sudditi, ma viene tradito dagli ufficiali.
Capua, l'Aquila, Gaeta ed altre città si arrendono ai Francesi senza combattere.
Anche i Napoletani offrono a Carlo di sottomettersi e Ferdinando II si ritira ad Ischia (21 febbraio) dove uccide l'ufficiale Giusto della Candona che, passato ai Francesi, tentava di impedirgli i insediarsi nel castello.
Carlo entra a Napoli con trentottomila uomini e pochi giorni dopo si arrendono anche gli ultimi focolai di resistenza.
Ferdinando d'Aragona re di Sicilia protesta presso Carlo VIII e fortifica i confini con il regno di Napoli.
Le rapide conquiste francesi spaventano i potentati europei, contro Carlo si crea una lega cui partecipano Alessandro VI, Venezia, Massimiliano I, Ferdinando ed Isabella di Spagna e Ludovico il Moro. Francesco Gonzaga signore di Mantova è nominato capitano generale delle forze della lega.
Il 10 maggio Carlo lascia Napoli per tornare in Francia, giunto a Roma scopre che Alessandro VI è fuggito a Perugia.
Carlo procede rapidamente mentre le sue truppe compiono saccheggi ed atti di crudeltà. In Piemonte Ludovico duca d'Orleans conquista Novara per Carlo togliendola agli Sforza.
L'armata francese si scontra con quella della Lega comandata da Francesco Gonzaga sul fiume Taro presso Fornovo in una breve e sanguinosa battaglia nella quale entrambe le parti subiscono gravi perdite, i Francesi comunque riescono a superare l'ostacolo e procedono verso Piacenza.
L'esercito di Ludovico il Moro e quello veneziano assediano Novara, non avendo forze sufficienti per riprendere la città Carlo VIII la restituisce agli Sforza e torna in Francia.
Una parte dell'esercito francese rimane in Italia per tentare di prendere Genova insieme ai fuoriusciti di quella città ma i Genovesi si difendono valorosamente ed i Francesi rinunciano all'impresa.
Partito Carlo, Ferdinando II comincia ad organizzarsi per recuperare il regno. Un primo scontro avviene in Calabria dove le forze di Ferdinando, condotte dal Consalvo, vengono sconfitte.
Intanto la popolazione cova la ribellione contro gli invasori francesi ed una rivolta a Napoli consente a Ferdinando di rientrare in città il 7 luglio.
Il presidio francese viene assediato in Castel Nuovo e Castel dell'Ovo. I Francesi vengono espulsi da Napoli ma gli scontri si susseguono durante quest'anno ed il successivo.


Anno 1496
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
Ferdinando II ottiene da Venezia una flotta ed un esercito comandati da Francesco Gonzaga, oltre a un forte prestito per il quale da in garanzia Brindisi, Trani, Gallipoli, Otranto ed altre terre pugliesi.
Consalvo Fernandez riesce a conquistare Cosenza, quindi si unisce a Ferdinando assediando ed espugnando Atella.
A causa dell'aria malsana dei luoghi muore il signore di Mompensieri, comandante delle truppe francesi e Francesco Gonzaga, malato, è costretto a tornare in Lombardia.
Con dispensa papale Ferdinando II sposa la zia Giovanna, figlia di Ferdinando I e sorella di Alfonso, e muore poco dopo, il 5 ottobre.
Non avendo lasciato Ferdinando alcun erede viene proclamato re lo zio Federico conte di Altamura che subito riprende Gaeta ai Francesi.
Alessandro VI fa imprigionare Virginio e Paolo Orsini per aver sostenuto i Francesi e tenta di occupare i loro castelli.
Il governatore francese di Sarzana, sembra fraintendendo un ordine di Carlo VIII, vende la città ai Genovesi e la cittadella di Pisa ai Pisani stessi provocando incidenti con Firenze.
Firenze attacca Pisa che ottiene aiuti da Venezia e Milano.
Un esercito francese si sposta ad Asti. Lo comanda il condottiero milanese Gian Jacopo Trivulzio che, dopo aver servito il regno di Napoli, è passato a Carlo VIII.
Per fronteggiare questa minaccia Ludovico il Moro convince l'imperatore Massimiliano a scendere in Italia.
Muore Carlo Giovanni Amedeo duca di Savoia a soli otto anni (16 aprile), gli succede nel ducato lo zio Ludovico che muore l'anno successivo.


Anno 1497
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
Il 24 gennaio le milizie pontificie comandate da Guidobaldo duca di Urbino e dal figlio duca di Gandia vengono sconfitte presso Soriano dalle forze degli Orsini comandate da Bartolomeo d'Alviano e da Vitellozzo Vitelli.
La sconfitta mette fine al progetto del Papa di passare le terre degli Orsini ai figli, di conseguenza Alessandro VI nomina il figlio Giovanni duca di Benevento e conte di Terracina e Pontecorvo. Gli si oppone solo il cardinal Piccolomini.
Giovanni Borgia viene ucciso il 14 giugno, il suo corpo ritrovato nel Tevere. Si pensa che il mandante dell'omicidio sia il fratello Cesare.
Lucrezia Borgia lascia la casa del marito Giovanni Sforza signore di Pesaro ed Alessandro VI scioglie il matrimonio.
Cesare Borgia, delegato dal padre, incorona a Capua Federico re di Napoli che subito si dedica a liberare il suo regno dal brigantaggio e a ripristinare l'ordine e gli affari pubblici. Tuttavia deve affrontare l'ostilità di una parte dei nobili.
Piero de'Medici tenta senza successo di rientrare in Firenze.
Il 2 gennaio a Milano muore di peste Beatrice d'Este moglie di Ludovico Sforza.
Il cardinale Giuliano della Rovere e Batistino Campofregoso, con l'appoggio francese, tentano invano di togliere Savona ai Genovesi.
Gian Giacomo Trivulzi, anche egli sostenuto dalla Francia, molesta il ducato di Milano ma viene respinto.
Muore Filippo duca di Savoia e gli succede il figlio Filiberto II.


Anno 1498
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
In Aprile muore il re di Francia Carlo VIII che non lascia eredi, gli succede il cugino Ludovico duca d'Orleans, Luigi XII, incoronato il 27 maggio, che prende anche i titoli di duca di Milano e re delle Due Sicilie.
Il nuovo re ripudia la moglie Giovanna figlia di Luigi XI per sposare Anna di Bretagna vedova di Carlo VIII che porta in dote il ducato di Bretagna. Il Papa concede la dispensa ma manovra in modo da essere ricompensato con favori per suo figlio Cesare che viene inviato in Francia a consegnare la bolla di scioglimento del matrimonio. Infatti Luigi XII nomina Cesare duca di Valenza del Delfinato e gli assegna una pensione.
Luigi XII accampa pretese sul ducato di Milano in base ai diritti della sua antenata Valentina Visconti.
I Veneziani assoldano Guidobaldo duca di Urbino, Astorre Baglioni, Bartolomeo d'Alviano, Paolo Orsini e Francesco Gonzaga e muovono in aiuto di Pisa, coinvolgendo anche i Medici e altri fuoriusciti fiorentini.
Ludovico Sforza, per evitare che Venezia conquisti il dominio di Pisa, soccorre i Fiorentini. Le forze di Firenze, comandate da Paolo Vitelli, riportano alcune modeste vittorie.
Il domenicano ferrarese Girolamo Savonarola predica a Firenze ed interviene nei pubblici affari sostenendo l'alleanza con il re di Francia.
Ha molti nemici politici fra cui i Medici e le sue parole contro i vizi del Papa e della Chiesa romana inducono Alessandro VI a vietargli la predicazione. Savonarola ignora il divieto ed è scomunicato, il Papa chiede al governo fiorentino di perseguirlo, minacciando l'interdetto.
Infine, anche a causa delle frequenti diatribe con altri predicatori a lui contrari, Savonarola viene arrestato. Contro di lui si usano la tortura, prove falsificate, un processo basato su accuse infondate con il risultato che il 23 maggio il frate è impiccato ed il suo corpo dato alle fiamme, le ceneri gettate in Arno.
Il giudizio di Muratori tiene conto delle doti dell'uomo ma gli imputa disobbedienza al Papa (a prescindere dai vizi dello stesso) ed eccessiva ingerenza nelle cose secolari.


Anno 1499
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
Milano, Venezia e Firenze, volendo porre fine alla guerra di Pisa, affidano l'arbitrato a Ercole I d'Este che decide deludendo tutti che Firenze abbia Pisa e paghi centoottantamila fiorini a Venezia, mentre le rendite pubbliche e le fortezze della città vadano ai Pisani.
I Pisani non accettano la decisione e continuano da soli la guerra, contro di loro i Fiorentini mandano Paolo Vitelli.
Il Vitelli conquista una fortezza ma non riesce ad assediare Pisa. I Fiorentini considerano il suo comportamento sospetto ed il 1 ottobre lo decapitano.
Pisa viene quindi conquistata da Vitellozzo Vitelli fratello di Paolo.
Muore Marsilio Ficino.
Luigi XII ed Alessandro VI consolidano la loro alleanza. Il 10 maggio Cesare Borgia sposa la figlia di Giovanni d'Albret re di Navarra alla quale il papa fornisce una ricca dote.
Sempre intenzionato ad impadronirsi del ducato di Milano e del regno di Napoli, Luigi XII forma una lega con Venezia contro Ludovico il Moro. Il Papa aderisce alla lega con il patto che i Francesi aiutino Cesare Borgia a conquistare Imola, Faenza, Forlì e Pesaro.
Alleatosi anche con Filiberto duca di Savoia, Luigi XII invia truppe ad Asti comandate da Gian Giacomo Trivulzio.
Ludovico affida il comando al genero Gian Galeazzo di Sanseverino.
Nel mese di agosto i Francesi conquistano Valenza, quindi Tortona, Voghera ed altre città, mentre i Veneziani attaccano da est e prendono Caravaggio.
I Francesi conquistano Alessandria grazie al tradimento del fratello di Sanseverino, Mortara e Pavia si arrendono senza combattere.
I 2 settembre Ludovico il Moro affida il castello di Milano a Bernardino da Corte e parte per la Germania con la famiglia e il tesoro, sperando di ottenere aiuti da Massimiliano I. I Milanesi si consegnano ai Francesi.
Tutto il ducato è in mano francese ad eccezione di Cremona che secondo i patti viene ceduta a Venezia. Bernardino da Corte vende ai Francesi il Castello Sforzesco.
Il 6 ottobre Luigi XII entra in Milano accolto festosamente dalla popolazione lieta di essersi liberata di Ludovico il Moro.
Il piccolo Francesco Sforza, figlio del defunto duca Gian Galeazzo, che si trova a Milano viene condotto in monastero, la madre Isabella rimandata a Napoli.
Gian Galeazzo Trivulzi riceve in premio le terre di Vigevano.
Anche Genova si consegna al re di Francia ed i Fiorentini formano una lega con lui.
Alessandro VI si impadronisce di Sermoneta e ne fa dono alla figlia Lucrezia che ha sposato Alfonso d'Aragona duca di Bisceglie ed ha già il titolo di governatrice del ducato di Spoleto.
Il Papa sollecita Luigi XII perché mantenga la sua promessa di aiutare il Valentino a conquistare la Romagna contro gli Sforza di Pesaro, i Malatesta di Rimini, i Manfredi di Faenza, i Riario di Imola e Forlì, i Varano di Camerino ed i Montefeltro di Urbino.
Il Valentino ottiene un esercito unendo le forze fornite da Luigi XII e da Alessandro VI. Dopo un mese Luigi XII torna in Francia affidando Milano a Gian Giacomo Trivulzio e Cesare Borgia assedia Imola che capitola rapidamente.
Il Valentino passa ad assediare Forlì governata da Caterina Sforza vedova di Gian Galeazzo Riario.


Anno 1500
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
Nonostante la strenua resistenza degli assediati Cesare Sforza conquista Imola e manda Caterina Sforza a Roma dove viene tenuta prigioniera in Castel Sant'Angelo. Viene liberata dopo una breve reclusione. Aveva sposato Giovanni de'Medici, padre di quel Giovanni che a sua volta generò Cosimo primo granduca di Toscana.
Il Valentino è in possesso di Imola, Cesena e Forlì ma poiché i Francesi al suo comando vengono richiamati in Lombardia, deve rimandare altre conquiste e tornare a Roma.
A Roma si celebra il Giubileo e Alessandro VI guadagna tesori con il commercio delle indulgenze.
Il duca Valentino viene nominato gonfaloniere della Chiesa.
In Lombardia si forma un partito contrario ai Francesi e favorevole al ritorno degli Sforza.
Gli Sforza assoldano ottomila Svizzeri e cinquecento Borgognoni, forze che alla fine di gennaio scendono a Como che apre loro le porte.
A Milano i Francesi si rifugiano nel Castello e Trivulzio si ritira a Mortara, in Febbraio Ludovico e Ascanio entrano in città. Pavia e Parma si schierano con gli Sforza; per evitare che facciano altrettanto i Francesi occupano Piacenza e Lodi.
Ivo d'Allegre riconquista Tortona per gli Sforza, Ludovico assedia Novara mentre Luigi XII invia rinforzi in Italia.
In aprile gli Svizzeri assoldati da Ludovico il Moro lo tradiscono e, ritirandosi a Novara, lo catturano insieme ai tre Sanseverino, provocando lo sbandamento dell'intera armata sforzesca.
Poco dopo viene catturato anche Ascanio Sforza e portato a Venezia. Quindi Ludovico ed Ascanio vengono trasferiti in Francia e lasciati in prigione.
Un vento di eccezionale potenza abbatte un camino del Vaticano provocando danni anche agli appartamenti del Papa e causando alcune vittime. Si tratta, secondo Muratori, di un monito divino per la scandalosa condotta del Papa, ma Alessandro VI non si lascia impressionare.
Dei sicari, probabilmente inviati da Cesare Borgia, aggrediscono Alfonso d'Aragona marito di Lucrezia. La vittima sopravvive ma pochi giorni dopo muore di veleno.
In ottobre il Valentino riprende la guerra in Romagna con il supporto dei Francesi comandati da Ivo d'Allegre ed occupa rapidamente Pesaro e Rimini, mentre Faenza resiste fino all'anno seguente.
I Fiorentini assoldano truppe svizzere e con il concorso dei Francesi tentano di riprendere Pisa, ma senza successo.


Anno 1501
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
Cesare Borgia attacca Faenza che ancora gli resiste con un forte esercito. La città infine capitola e il Valentino, violando le condizioni di resta, porta a Roma il giovane Astorgio Manfredi, lo fa giustiziare e ottiene dal padre l'investitura di duca di Romagna.
Quindi Cesare Borgia si volge verso Bologna il cui signore Giovanni Bentivoglio si è posto sotto la protezione del re di Francia Luigi XII. Questa circostanza e la resistenza delle popolazioni spingono il Valentino a trattare e ad accontentarsi della cessione di Castel Bolognese ed altri privilegi.
Con la sua armata valica l'Appennino e passa in Toscana. Cerca di approfittare dei contrasti interni di Firenze ma riesce ad ottenere soltanto un modesto ingaggio per le sui truppe per poi tornare a Roma anche a causa delle pressioni del re di Francia in favore dei Fiorentini.
Intanto Luigi XII, che si è guadagnato il favore del Papa con le concessioni fatte al Valentino, organizza il fidanzamento della figlia Claudia con Carlo duca di Lussemburgo, nipote dell'imperatore Massimiliano, per procurarsi alleati mentre progetta di conquistare il regno di Napoli.
Il re di Napoli Federico contava sull'aiuto di Ferdinando il Cattolico di Aragona ma questi ha già concluso un trattato segreto con Luigi XII per spartire il regno di Napoli fra Spagnoli e Francesi. A questa alleanza, che ha la motivazione ufficiale di combattere i Turchi, aderisce anche il Papa.
Il 24 luglio i Francesi conquistano Capua massacrando la popolazione con la collaborazione di Cesare Borgia.
La vicenda di Capua diffonde il panico nel regno e il re Federico si rifugia in Castelnuovo. Poco dopo Napoli si consegna ai Francesi.
Federico, al quale viene data libertà di trasferirsi dove preferisce, sceglie di andare in Francia confidando nella generosità di Luigi XII che in effetti gli concede una pensione ed il ducato d'Angiò dove il deposto monarca morirà il 9 settembre 1504.
Ferrante, primogenito di Federico, viene mandato in Spagna dove morirà nel 1550, il fratello Alfonso passato con il padre in Francia morirà a Grenoble nel 1515. Infine il terzogenito Cesare si trasferisce a Ferrara dove morirà ancora diciottenne.
Recatosi personalmente ad assediare Sermoneta per toglierla ai Colonna, Alessandro VI delega gli affari di governo alla figlia Lucrezia, appositamente stabilitasi in Vaticano.
Cesare Borgia invia Vitellozzo e Gian Paolo Baglioni contro Piombino, il locale signore Jacopo d'Appiano ripara in Francia.
Muore Agostino Barbarigo, doge di Venezia e gli succede Leonardo Loredan.


Anno 1502
Papa: Alessandro VI
Imperatore: Massimiliano I
Lucrezia Borgia, munita dal padre di ricchissima dote, sposa Alfonso d'Este figlio di Ercole I duca di Ferrara ed entra in Ferrara il 2 febbraio.
Cesare Borgia attacca a tradimento il ducato di Urbino dopo essersene finto alleato. Il duca Guidobaldo fugge a Mantova con il nipote Francesco Maria della Rovere.
Con analoga Strategia attacca Camerino e fa giustiziare Giulio da Varano signore di quella città.
Una coalizione formata da Vitellozzo Vitelli, Gian Paolo Baglioni, Fabio Orsini, Piero de' Medici e Pandolfo Petrucci, conquista Arezzo ed altri centri della Toscana a danno dei Fiorentini. Anche in questo caso i mandanti sono i Borgia, ma vengono fermati dall'intervento del re di Francia.
I potentati italiani che si sentono minacciati dal Valentino convincono Luigi XII a scendere in Italia ma la diplomazia di Alessandro VI placa lo sdegno del re che si dedica alla conquista del regno di Napoli, ora conteso con gli Spagnoli.
Anche il Valentino, con menzogne ed adulazioni, riesce a recuperare la fiducia di Luigi XII e ne approfitta subito per aspirare alla signoria di Bologna.
Bologna tuttavia appare troppo difficile da conquista ed il Valentino si limita a concludere con Giovanni Bentivoglio un accordo che gli arreca nuove risorse finanziarie.
Passa quindi a conquistare Senigallia, città di Francesco Maria della Rovere, per poi strangolare alcuni dei suoi capitani che hanno svolto l'impresa.


Anno 1503
Papa: Pio III poi Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
L'anno precedente il Valentino ha ucciso, fra gli altri comandanti, Paolo Orsini violando la pace stabilita da Alessandro VI con quella famiglia.
Avutane notizia il papa fa imprigionare il cardinale Giambattista Orsini e l'arcivescovo di Firenze Rinaldo Orsini, impadronendosi dei loro possedimenti.
Cesare Borgia progetta di attaccare Siena governata da Pandolfo Panducci ma viene richiamato dal padre per fronteggiare la rivolta di Gian Giordano Orsini duca di Bracciano.
I Borgia continuano senza scrupoli a coltivare le proprie ambizioni di dominio sull'intera Italia ma Alessandro VI si ammala improvvisamente e muore il 18 agosto.
Secondo numerose fonti Alessandro VI muore per aver ingerito per errore il veleno che aveva destinato ad Adriano cardinale di Corneto suo commensale. In effetti anche questo cardinale e Cesare Borgia che partecipavano alla cena si ammalarono ma, più giovani del Papa, superarono la crisi.
Il Valentino riunisce tutte le sue truppe a Roma ed esercita pressioni sui cardinali perché eleggano un Papa di suo gradimento. Per lo stesso motivo conclude la pace con i Colonna ed un accordo con i Francesi.
Il 22 settembre il conclave elegge Francesco Piccolomini, senese, che prende il nome di Pio III ma regna solo per poche settimane morendo il 18 ottobre per un'infezione. Nel suo breve pontificato tenta di convocare un concilio ecumenico per riformare la Chiesa.
Cesare Borgia, giunto a Roma per onorare il nuovo pontefice, si scontra con Gian Paolo Baglioni e con gli Orsini ed è costretto a rifugiarsi in Vaticano, quindi in Castel Sant'Angelo.
Il primo novembre viene eletto papa Giulio II, il cardinale Giuliano della Rovere di Savona, nipote di Sisto IV.
Il Della Rovere, da sempre avversario dei Borgia, si era trasferito in Francia durante il pontificato di Alessandro VI. Deciso a recuperare i territori della Chiesa, Giulio II intende utilizzare Cesare Borgia, lo fa uscire da Castel Sant'Angelo e gli conferma titoli e privilegi.
Intento in Romagna gli Oderlaffi ed i Malatesta recuperano i rispettivi possedimenti con l'aiuto di Venezia.
Giulio II affida una missione a Venezia al Valentino ma poiché questi si comporta in modo insubordinato lo richiama a Roma dove viene di nuovo detenuto nella Torre dei Borgia.
Intanto continua la guerra fra Francesi e Spagnoli per il regno di Napoli e falliscono le trattative per trovare una conciliazione fra Luigi XII e l'arciduca Filippo genero del re Ferdinando.
In Puglia il capitano Consalvo continua a raccogliere forze per resistere ai Francesi. Si verificano combattimenti ed il 14 maggio Consalvo riesce ad entrare in Napoli ed attaccare i presidi francesi di Castelnuovo e di Castel dell'Ovo, costringendo i Francesi a ritirarsi a Gaeta.
Luigi XII invia in Italia un nuovo esercito comandato da Francesco Gonzaga ma questi, giunto a Gaeta, si ammala ed ottiene licenza di tornare a Mantova.
A Consalvo si uniscono nuove forze guidate da Bartolomeo d'Alviano. Francesi e Spagnoli vengono a battaglia il 28 dicembre sul Garigliano, i Francesi sono sconfitti e gli Spagnoli occupano Gaeta. Nello scontro perisce, fra gli altri, Piero de' Medici.


Anno 1504
Papa: Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
Giulio II intima ai Veneziani di restituire alla Chiesa Ravenna, Faenza e Rimini, ma Venezia adduce varie ragioni per rifiutare.
Il Papa lascia libero il Valentino facendosi consegnare le fortezze di Cesena, Imola e Bertinoro. Il 28 aprile il duca si sposta a Napoli senza aver restituito la rocca di Forlì. Il papa protesta presso Ferdinando e Isabella di Spagna che fanno arrestare il Valentino. Condotto in Spagna, Cesare Borgia vi rimane prigioniero per circa tre anni. Quando fugge e passa a militare in Navarra viene ucciso in un agguato.
Giulio II adotta il nipote Francesco Maria della Rovere.
I Francesi assediati a Gaeta si arrendono e gli Spagnoli sono in pieno possesso del Regno di Napoli.
Muore la regina Isabella di Castiglia. L'arciduca Filippo figlio di Massimiliano I accampa pretese sulla Castiglia ma la questione viene temporaneamente risolta con un trattato fra Massimiliano, Filippo e Ferdinando II il Cattolico.
I Fiorentini continuano a tentare la conquista di Pisa, devastano la campagna per ridurre alla fame gli assediati ed arrivano a progettare di deviare l'Arno.
Esule a Tours, muore l'ex re di Napoli Federico. Muore anche Filiberto duca di Savoia al quale succede il fratello Carlo III.


Anno 1505
Papa: Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
Accordo fra Venezia e Giulio II il quale recupera Cesenatico ed altre terre in Romagna.
In primavera Bartolomeo d'Alviano interviene in favore dei Pisani ma viene sconfitto da Ercole Bentivoglio, comandante delle forze fiorentine, e costretto a ritirarsi a Siena. I Fiorentini insistono nell'attaccare Pisa ma i Pisani si difendono con efficacia, grazie anche ai rinforzi forniti dal Consalvo.
Il 25 gennaio muore Ercole I d'Este duca di Ferrara. Lascia tre figli: Alfonso, Ferdinando e Ippolito. Alfonso, il primogenito, viene riconosciuto nuovo duca.
Per l'Italia è un anno di pace, ma funestato dalla carestia, dalla peste e da alcuni terremoti.
Viene stipulato un accordo fra Francia e Spagna nel quale Luigi XII rinuncia, in cambio di denaro, alle sue imprese nel Napoletano. Di conseguenza nel regno di Napoli vengono liberati e riabilitati i nobili filofrancesi che si trovano in prigione.



Anno 1506
Papa: Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
Il 27 agosto Giulio II si muove personalmente da Roma a capo di un'armata per intervenire a Perugia contro la tirannia dei Baglioni. Gian Paolo Baglioni preferisce non resistere ed incontra il Papa ad Orvieto per mettersi a sua disposizione.
Il 12 settembre Giulio II prende possesso di Perugia ed aggiunte alle sue le truppe dei Baglioni muove verso Bologna.
L'arciduca Filippo, che ha assunto il titolo di re di Castiglia, si reca in Spagna per incontrare Ferdinando il Cattolico. Poco dopo questi, che nutre sospetti sulla fedeltà di Consalvo vicerè di Napoli, decide di recarsi personalmente a Napoli per verificare la situazione.
Consalvo, informato del progetto, invia al re suoi delegati per congratularsi per la decisione e Ferdinando, dissimulando i suoi sospetti, gli conferma cariche, rendite e privilegi.
Ferdinando giunge a Napoli alla fine di ottobre, poco dopo riceva la notizia della morte del genero Filippo avvenuta in Spagna il 25 settembre.
Rivolta dei Genovesi che cacciano i nobili dalla città ed assediano Monaco dove è signore Luciano Grimaldi. Luigi XII, fallito un tentativo diplomatico, si prepara ad attaccare militarmente gli insorti.
Ferdinando e Giulio d'Este cospirano contro il fratello Alfonso. Scoperti vengono condannati a morte e graziati dal duca all'ultimo momento.



Anno 1507
Papa: Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
Il Papa, rientrato a Roma da Bologna, si dedica ad organizzare una lega contro i Veneziani per costringerli a restituire i territori sottratti alla Chiesa.
I Genovesi, costretti dai Francesi a togliere l'assedio a Monaco, eleggono doge il plebeo Paolo da Novi.
Luigi XII scende personalmente in Italia ed il 28 aprile entra a Genova che gli si arrende senza combattere. Domata con molta moderazione la rivolta, Luigi passa in Lombardia, quindi sosta a Savona dove ha convenuto di incontrare Ferdinando il Cattolico.
Ferdinando viene sollecitato a tornare in Spagna per assumere personalmente il governo della Castiglia in quanto Carlo e Ferdinando, figli del defunto Filippo, erano troppo giovani e la vedova Giovanna soffriva di una malattia mentale.
Il 28 giugno Ferdinando d'Aragona e Luigi XII di Francia si incontrano a Savona e dedicano quattro giorni ad accordi e trattative.
La cortesia di Luigi XII verso il Consalvo acuisce i sospetti di FErdinando ed al rientro in Spagna la fortuna del Capitano tramonta. Consalvo morirà nel 1515 dopo aver trascorso gli ultimi anni nell'ombra, vedendosi negare dal re premi ed onori che gli erano stati promessi.



Anno 1508
Papa: Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
Deciso a scendere in Italia per soccorrere Pisa, Massimiliano I chiede a Venezia il passo per il suo esercito ma i Veneziani rifiutano temendo un'invasione. Sdegnato, l'imperatore dichiara guerra a Venezia ed attacca Rovereto ed il Cadore.
I Veneziani assoldano Niccolò Orsini, Andrea Gritti, Bartolomeo d'Alviano e Giorgio Cornaro, inoltre Luigi XII manda in loro soccorso Carlo d'Ambois governatore di Milano e Gian Giacomo Trivulzio.
Bartolomeo d'Alviano opera nel Cadore conquistando alcuni castelli. In uno di questi scontri muore il giovane Carlo Malatesta.
Il 28 marzo l'Alviano prende Gorizia, quindi passa ad espugnare Trieste, Porto Naone e Fiume.
I suoi successi inducono l'imperatore a concludere una tregua di tre anni con Venezia (30 aprile), ma Luigi XII non perdona ai Veneziani di averlo escluso dalle trattative.
Giulio II incarica il suo legato Giorgio d'Ambois cardinale di Roano di promuovere una lega antiveneziana. Il cardinale si incontra a Cambrai con Margherita di Savoia figlia di Massimiliano e con gli ambasciatori di Ferdinando il Cattolico.
Il 10 dicembre viene costituita la lega di Cambrai fra l'imperatore Massimiliano, la Francia, la Spagna e la Chiesa. Aderiscono inoltre il duca di Savoia, il duca di Ferrara e Francesco Gonzaga marchese di Mantova.
Giulio II intima a Venezia la restituzione delle terre della Chiesa pena l'interdetto e l'intervento imperiale. In questo modo solleva Massimiliano dal vincolo della tregua triennale recentemente sottoscritta.
Muore Ludovico il Moro già duca di Milano.



Anno 1509
Papa: Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
Venezia è all'apice della ricchezza e potenza ma presto i suoi guadagni prenderanno a diminuire a causa delle nuove vie mercantili aperte dalla scoperta dell'America.
Davanti alla Lega di Cambrai i Veneziani tentano una soluzione diplomatica ma vedendola fallire organizzano una grande armata.
Le forze della Lega si riuniscono nello stato di Milano ed il 15 aprile i Francesi aprono le ostilità con una scorreria oltre l'Adda comandata da Carlo d'Ambois.
Francesco Gonzaga attacca il Veronese ma è respinto da Bartolomeo d'Alviano.
Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino e nipote del Papa, saccheggia il Faentino ed assedia Ravenna.
Il 14 maggio 1509 si giunge ad una grande battaglia e fra l'esercito francese e quello veneziano ad Agnadello nel Cremonese. I Veneziani sono duramente sconfitti e Bartolomeo d'Alviano, fatto prigioniero, resterà agli arresti in Francia per più di tre anni.
L'altro comandante dei Veneziani, Niccolò Orsini conte di Pitigliano, si mette in salvo fuggendo a Caravaggio.
Crema, Cremona, Bergamo e Brescia si arrendono ai Francesi, quindi Luigi XII conquista il castello di Peschiera sul lago di Garda.
Costernati per la sconfitta i Veneziani cercano di mitigare i nemici ordinando a Verona, Vicenza, Faenza, Rimini, Cervia e Ravenna di arrendersi a Massimiliano I.
Nel mese di maggio Alfonso d'Este, aderente alla Lega di Cambrai, conquista Rovigo ed il Polesine.
Il senato di Venezia invia l'ambasciatore Antonio Giustiniano a chiedere la pace a Massimiliano I con la facoltà di cedere qualsiasi possedimento veneziano in terraferma, ma la missione non ha successo.
Anche Giulio II non si dimostra mitigato nei confronti di Venezia e conferma interdetto e censure.
Nel mese di luglio i Padovani si ribellano al nuovo governo francese e, soccorsi dai Veneziani, liberano la città.
Preoccupato dall'eccessivo successo dei Francesi, Giulio II sollecita Massimiliano I ad intervenire nel Veneto.
I nobili fuoriusciti durante la ribellione vengono catturati dai Veneziani, accusati di intelligenza con il nemico e molti di loro vengono giustiziati.
Francesco Gonzaga, vittima di un'imboscata, viene catturato ed imprigionato a Venezia.
Sul finire di agosto Massimiliano giunge a Padova dove il suo esercito, numeroso ma disordinato, si dedica al saccheggio.
Agli imperiali si uniscono forze inviate da Alfonso duca di Ferrara e comandate dal cardinale Ippolito d'Este, e quelle pontificie agli ordini di Ludovico Pico della Mirandola.
Con tante risorse Massimiliano assedia Padova ma la difesa della città è talmente valida che il 27 settembre l'imperatore si ritira a Vicenza per tornare poco dopo in Germania.



Anno 1510
Papa: Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
Muore in febbraio Niccolò Orsini conte di Pitigliano.
Giulio II, che ha ormai recuperato quanto i Veneziani avevano sottratto alla Chiesa, cambia atteggiamento anche in considerazione della difesa che Venezia costituisce contro i Turchi.
Con sdegno del re di Francia il Papa riceve gli ambasciatori Veneziani ed inizia un'opera di conciliazione fra Venezia e l'imperatore, intanto stringe un'alleanza con i Cantoni Svizzeri e solleva polemiche con Luigi XII e con Francesco Gonzaga.
I Veneziani assoldano i condottieri Lucio Malvezzi e Renzo da Ceri e tentano la presa di Verona, ma l'impresa fallisce e Massimiliano I dispone un presidio per proteggere Verona.
L'esercito imperiale attacca e saccheggia Vicenza e fa strage di centinaia di cittadini rifugiatisi nelle grotte naturali presto Custoza.
Nello stesso periodo i Francesi compiono analoghe violenze ai danni di Legnano.
I Veneziani assoldano milizie turche. Il Papa arruola quindicimila Svizzeri perché attacchino lo stato di Milano.
Il 9 agosto Giulio II scomunica Alfonso d'Este dichiarandolo decaduto dal ducato di Ferrara, quindi gli manda contro suo nipote Francesco Maria della Rovere duca di Urbino.
Mentre i Francesi sconfiggono i Turchi al servizio di Venezia, l'armata imperiale e quella pontificia si concentrano contro il ducato di Ferrara e lo stesso Giulio II prende parte alle manovre, giungendo a Bologna il 22 settembre.
Il 30 luglio i Veneziani liberano Francesco Gonzaga marchese di Mantova, che tenevano prigioniero, il 3 ottobre il Papa lo nomina Gonfaloniere della Chiesa.
Il Papa tenta più volte di istigare i Genovesi a ribellarsi al dominio francese, tenta anche azioni militari in questo senso ma gli Svizzeri lo abbandonano.
Si svolgono trattative infruttuose fra i delegati del re di Francia e quelli di Giulio II.
Il papa, uomo irascibile e determinato, è sdegnato con i Francesi che si sono avvicinati in armi a Bologna mentre lui vi soggiornava malato ed è pieno di rancore verso Alfonso d'Este per la sua alleanza con la Francia.
Giulio II è deciso a conquistare Ferrara ma le difficoltà dell'inverno imminente lo inducono ad attaccare per il momento la piazzaforte di Mirandola.
Luigi XII intanto convoca un concilio di vescovi francesi per consultarlo sulla legittimità del difendere i territori reali contro il Papa ed ottiene risposte affermative, passa quindi ad organizzare insieme a Massimiliano I un concilio generale a Lione per deporre Giulio II.



Anno 1511
Papa: Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
L'esercito pontificio, unito a molte milizie venete, continua l'assedio della Mirandola. Il Papa presenzia e dirige le operazioni.
Francesca Trivulzi, vedova del conte Ludovico Pico della Mirandola, a causa di una breccia aperta dagli assedianti e dei rigori dell'inverno decide di arrendersi.
Carlo d'Ambois, governatore francese di Milano, per recuperare il prestigio perduto con la caduta della Mirandola e con altre sconfitte tenta la presa di Modena (temporaneamente affidata all'imperatore in base ad una trattativa fra questi ed il Papa) ma non ricevendo la collaborazione della cittadinanza si ritia a Correggio dove muore il 10 marzo.
Il duca di Ferrara respinge un attacco delle forze pontificie e venete, si tenta quindi una trattativa di pace ma senza successo.
Giangiacomo Trivulzio, che è subentrato a Carlo d'Ambois nel comando dei Francesi in Italia, conquista Concordia. All'impresa partecipa il giovane Gastone di Fois duca di Nemours, nipote di Luigi XII.
Giulio II affida il governo di Bologna al cardinale Francesco Alidosio e si trasferisca a Ravenna.
Partito il Papa i Bolognesi si sollevano e il 21 maggio fanno rientrare in città i Bentivoglio mentre il cardinale Alidosio fugge a Imola.
Trivulzio provvede a mettere in fuga tutti i soldati pontifici che si trovano a Bologna, quindi si ferma perché Luigi XII, sperando di trovare un accordo con Giulio II, gli ordina di non penetrare oltre nei possedimenti della Chiesa.
Il cardinale Alidosio tenta di addossare la responsabilità al duca di Urbino il quale, sdegnato, lo uccide. Giulio II lo dichiara decaduto dal ducato ma alcuni mesi dopo, convinto dagli avversari del defunto Alidosio, lo reintegra nel titolo.
Un esercito imperiale conquista buona parte del Friuli a danno di Venezia, ma poco dopo il perugino Gian Paolo Baglioni assume il comando dell'armata veneziana e recupera quei territori oltre a Verona e Vicenza.
Giulio II rientrato a Roma si ammala gravemente ma supera la crisi e stringe alleanza con Ferdinando d'Aragon a e con Enrico XIII re di Inghilterra.
In base a questo accordo un esercito comandato da Roimondo di Cardona vicerè di Napoli si unisce in Romagna alle forze del Papa.
In questo anno i Fiorentini ottengono Montepulciano grazie ad un trattato con i Senesi.
Il 24 ottobre Giulio II scomunica i cardinali che partecipano al concilio di Pisa che dovrebbe deporlo. Questi cardinali a causa delle frequenti risse fra la popolazione pisana e la loro guardia francese, si trasferiscono a Milano.



Anno 1512
Papa: Giulio II
Imperatore: Massimiliano I
Le forze coalizzate pontificie, spagnole e venete si impadroniscono della Fortezza di Fossa Zaniola, conquista importante per attaccare Ferrara. Il 13 gennaio Alfonso d'Este riesce a riconquistare la fortezza rimanendo ferito nel combattimento.
Il 26 gennaio le forze coalizzate iniziano l'assedio di Bologna validamente difesa dai Bentivoglio e dai loro alleati, ma l'intervento di Gastone di Foix induce gli assedianti a ritirarsi a Imola.
Il 3 febbraio i Veneziani conquistano Brescia cacciando i Francesi, poco dopo Bergamo si consegna loro spontaneamente. Gastone di Foix interviene e si scontra con Gian Paolo Baglioni a Isola della Scala riportando una vittoria. Gritti organizza una valida difesa di Brescia insieme alla popolazione ma i Francesi riescono ad entrare in città il 19 febbraio con un assalto sanguinoso. Andrea Gritti ed altri ufficiali vengono fatti prigionieri.
I Francesi si abbandonano al sacco della città e dei monasteri nonostante il divieto di Gastone di Foix che riesce a stento a ripristinare la disciplina facendo impiccare molti trasgressori.
Il conte bresciano Luigi Avogadro, che aveva congiurato per consegnare Brescia ai Veneziani, viene decapitato a Bergamo ed anche questa città torna sotto i Francesi.
Intanto Giulio II opera per alienare al re di Francia l'alleanza con l'imperatore e spingere Enrico VIII e Ferdinando d'Aragona a fargli guerra.
Il 26 marzo, per ordine di Luigi XII e con l'aiuto di Alfonso d'Este, Gastone di Foix muove con la sua armata contro Bologna e lungo il percorso espugna il castello di Russi ed attacca Ravenna, difesa da Marcantonio Colonna.
L'assedio è difficile e i Francesi, a corto di vettovaglie, tentano la battaglia campale. Il combattimento è durissimo, i Francesi conseguono la vittoria catturando il legato pontiicio Giovanni de' Medici.
Fabrizio Colonna, uno dei più validi difensori, è fatto prigioniero da Alfonso d'Este.
Numerosissimi i caduti fra i quali è Gastone de Fois. Marcantonio Colonna ripara a Rimini.
Di nuovo i Francesi si dedicano al saccheggio e il capo ad interim dell'armata per ristabilire la disciplina fa impiccare trentaquattro soldati che hanno assalito un monastero femminile.
Spaventate dalla sorte di Ravenna le città di Faenza, Cervia, Imola, Cesena Rimini e Forlì si consegnano ai Francesi.
Ma questa vittoria è l'ultima dei Francesi: minacciato dall'Inghilterra, dalla Spagna e dal Papa, Luigi XII ordina a La Palisse di ritirarsi nel ducato di Milano abbandonando le città conquistate in Romagna.
Il ducato di Milano è minacciato dalle fore imperiali, aggrava la situazione il richiamo da parte di Massimiliano I di tutti i mercenari tedeschi al soldo della Francia. Circola inoltre la voce che Massimiliano Sforza, figlio del defunto Ludovico il Moro, si stia organizzando per riprendere il potere.
In effetti Luigi XII è costretto a richiamare in patria La Palisse e molte città già occupate dai Francesi si consegnano spontaneamente allo Sforza e ai Veneziani.
Durante il rientro in Francia l'armata di La Palisse si scontra con quella imperiale presso Pavia e viene sconfitta. Il cardinale Giovanni de' Medici, prigioniero dei Francesi, viene liberato.
La ritirata francese è una vera e propria fuga e molti soldati muoiono in scontri con le popolazioni dei territori che attraversano.
Intanto in Romagna Francesco Maria della Rovere, nipote del Papa, recupera alcune città che i Francesi avevano sottratto alla Chiesa, i Bentivoglio fuggono da Bologna che il 13 giugno viene di nuovo occupata dalle forze pontificie.
Deciso a riconciliarsi con il Papa, Alfonso d'Este il 23 giugno è a Roma per rendergli omaggio ed essere assolto dalla scomunicama intanto a sua insaputa l'armata pontificia occupa parte dei suoi domini. Alfonso viene trattenuto a Roma da Giulio II che intende sottrargli il ducato di Ferrara e, liberato da Fabrizio e Marcantonio Colonna, riesce dopo tre mesi a tornare a Firenze in incognito.
Giulio II tenta di restautare i Medici a Firenze con l'appoggio del vicerè spagnolo di Napoli Raimondo de Cordona, ma durante le trattative le truppe scpagnole saccheggiano e devastano Prato (30 agosto).
Il 31 agosto il gonfaloniere Soderini lascia Firenze e viene ripristinato il governo dei Medici.
Il 13 novembre Brescia viene consegnata al Cordona, seguono Peschiera, Trezzo ed altri centri.
Si svolge a Roma il negoziato di pace fra Venezia e Massimiliano. Le condizioni, dettate da Giulio II, prevedono che Verona o Vicenza restino all'imperatore oltre al pagamento di ingenti tributi a carico dei Veneziani.
I Veneziani rifiutano ed aprono trattative con il re di Francia.
Il 15 dicembre Massimiliano Sforza, reintegrato nel ducato, si insedia a Milano.



Anno 1513
Papa: Leone X
Imperatore: Massimiliano I
I tentativi di Luigi XII di concludere la pace hanno come unico risultato una tregua di un anno con lo Sforza. Il re si rivolge quindi ai Veneziani che, sentendosi traditi dalla Lega, accettano l'alleanza. Andrea Gritti, prigioniero in Francia, viene liberato.
Giulio II acquista segretamente Siena dall'imperatore per darla al nipote duca di Urbino.
Continuano le trame del Papa contro Luigi XII e Alfonso d'Este. Quest'ultimo conclude una tregua con Venezia ed organizza tutte le possibili difese.
Giulio II progetta di attaccare Ferrara ma si ammala improvvisamente e muore il 21 febbraio.
Nel giudizio di Muratori Giulio II preferì la guerra alla pace e si occupò di estendere i domini della Chiesa più che di salvare le anime. Gli riconosce comunque i meriti di non aver esagerato nel nepotismo e di aver iniziato la costruzione della Basilica di San Pietro.
Viene eletto Papa Giovanni de'Medici che prende il nome di Leone X, incoronato l'11 aprile. Letterato e liberale, assume come suoi segretari due scrittori: Pietro Bembo e Jacopo Sadaleto.
Il nuovo papa inizia il pontificato con un atteggiamento neutrale nei confronti delle potenze europee. Intanto Francesi e Veneziani si organizzano per recuperare quanto hanno perduto in Italia.
I Veneziani nominarono capitano generale Bartolomeo d'Alviano, recentemente liberato dalla prigionia in Francia.
A Milano, dopo gli iniziali entusiasmi, il duca Massimiliano ha rapidamente perso il favore della popolazione a causa dell'eccessivo gravame fiscale, quindi quando le minacce cominciano ad incombere non può contare sulla resistenza dei sudditi.
I Francesi scendono in Italia ed occupano possedimenti milanesi, altrettanto fanno i Veneziani nell'area orientale del Ducato.
Navi francesi attaccano Genova cacciandone il doge Giano Fregoso coadiuvate dalla rivolta sollevata dai fratelli Antoniotto e Girolamo Adorno.
Massimiliano Adorno ripara a Novara dove viene assediato dai Francesi. Il 6 giugno si arriva alla battaglia campale e le truppe francesi vengono sconfitte e messe in fuga dagli Svizzeri al servizio degli Sforza. La notizia di questa vittoria muta gli umori della popolazione che si ribella ai Francesi cacciandoli dal ducato.
Ottaviano Fregoso, con truppe fornite dal vicerè di Napoli Cardona, riprende Genova mettendo in fuga Antoniotto Adorno.
Renzo da Ceri, al servizio di Venezia, deve abbandonare Brescia per carenza di soldati e la città viene ripresa dagli Spagnoli.
Continuano con alterne vicende le operazioni di Spagnoli, Francesi, Veneziani ed imperiali per conquistare le città del ducato milanese, operazioni che vedono in campo famosi condottieri come Bartolomeo d'Alviano, Renzo da Ceri, Silvio Savello, Cesare Feramosca e il Cardona.
Venezia rifiuta ogni trattativa con gli Spagnoli che per rappresaglia devastano il Padovano. L'Alviano, impegnato nella difesa della città, ottiene il permesso di uscire contro gli invasori e riesce ad accerchiare i nemici, ma volendo osare troppo nonostante si trovi in minoranza numerica finisce con l'essere duramente sconfitto.
Prospero Colonna, generale del ducato di Milano, assedia Crema, ma viene respinto da Renzo da Ceri.



Anno 1514
Papa: Leone X
Imperatore: Massimiliano I
Disastroso incendio a Venezia.
Prosegue in Friuli la guerra fra imperiali e Venezia. L'Alviano e Malatesta Baglioni intervengono catturando il comandante nemico.
Intanto Luigi XII conclusa la guerra con la Spagna e l'Inghilterra, inizia preparativi per scendere in nuovo in Italia.
Con un colpo di mano improvviso Renzo da Ceri occupa Bergamo, viene assediato dagli Spagnoli ma questi presto devono allontanarsi per difendere Rovigo attaccata da Bartolomeo d'Alviano. Tuttavia Renzo da Ceri, a corto di truppe e di risorse, è costretto ad arrendersi.
Il 12 marzo Leone X riceve gli ambasciatori del re del Portogallo Emanuele I che fra i molti doni gli recano un elefante ed una pantera.
Segretamente il Papa va seminando discordia fra i potenti europei per assicurarsi il controllo della situazione.
La missione di Pietro Bembo presso i Veneziani per indurli a rompere l'alleanza con la Francia fallisce, ma svela a Luigi XII le mire del Papa.
Anche Alfonso d'Este viene deluso dalla promessa non rispettata da Leone X di rendergli la città di Reggio che era stata occupata da Giulio II. Inoltre Leone acquista da Massimiliano la città di Modena a scapito degli Estensi.
Ma il peggior difetto di Leone X, come sarà anche per il suo parente Clemente VII, è la brama di arricchire la sua casata medicea. In particolare mira a costituire con Modena, Reggio, Parma e Piacenza un principato per il fratello Giuliano.



Anno 1515
Papa: Leone X
Imperatore: Massimiliano I
Il 1 gennaio muore Luigi XII. Non avendo lasciato eredi maschi gli succede il parente più prossimo: Francesco I conte di Angoulemme, di soli ventidue anni.
Francesco I conferma le alleanze con Inghilterra e Venezia ma non riesce a concludere trattati con Massimiliano, con Ferdinando il Cattolico, con gli Svizzeri e con il Papa, anzi costoro formano leghe contro la Francia.
Leone X organizza il matrimonio del fratello Giuliano con Filiberta, figlia di Filippo duca di Savoia.
Francesco I inizia grandi preparativi per scendere in Italia e recuperare il ducato di Milano, reclutando truppe francesi e mercenari tedeschi.
Ottaviano Fregoso doge di Genova si accorda segretamente con Francesco I, ma la notizia trapela e Prospero Colonna generale delle forze milanesi muove contro di lui ma viene fermato dall'intervento di Leone X protettore del Fregoso.
Colonna e Fregoso stipulano un accordo che obbliga il secondo a non aiutare i Francesi ed il primo muove rapidamente in Piemonte per ostacolare Francesco I.
A causa di una disputa fra Bartolomeo d'Alviano e Renzo da Ceri, i Veneziani decidono di separarli mandando Renzo a presidiare Crema e l'Alviano a Vicenza, ma questi è costretto a ritirarsi per l'arrivo di un esercito spagnolo comandato dal Cardona.
In agosto le forze del Papa, quelle di Napoli e quelle del ducato di Milano si concentrano nell'Italia Settentrionale per fronteggiare i Francesi ma Francesco I non intende desistere dall'impresa.
Nonostante l'ostacolo costituito dagli Svizzeri che presidiano i passi alpini, i Francesi riescono a penetrare in Italia ed il 15 agosto attaccano improvvisamente il campo milanese nei pressi di Saluzzo facendo prigionieri Prospero Colonna ed altri illustri capitani.
Poco dopo Francesco I entra in Torino accolto con onore da Carlo III duca di Savoia.
Da Torino l'armata francese avanza conquistando Novara e Pavia, quindi si accampa a San Donato nei pressi di Milano.
Qui il 13 settembre i Francesi vengono raggiunti ed attaccati dagli Svizzeri. Segue una lunga e sanguinosa battaglia, i Francesi sono comandati dal signor de la Palisse, la Trivulzio, da altri ufficiali e dallo stesso Francesco I. Decisivo è l'intervento di Bartolomeo d'Alviano, che pure comanda forze modeste avendo lasciato il grosso della sua armata a fronteggiare gli Spagnoli. Al suo arrivo gli Svizzeri, temendo di dover affrontare l'intero esercito veneto, iniziano a ritirarsi.
Milano invia le chiavi al re di Francia ma questi desiste dall'entrare in città e si reca a Pavia dove il duca Massimiliano Sforza si è rifugiato.
Leone X conclude un trattato di alleanza con Francesco I restituendo alla Francia Parma e Piacenza ed ottenendo domini e benefici per il fratello Giuliano ed il nipote Lorenzo.
Il 5 ottobre Massimiliano Sforza capitola accettando di rinunciare al ducato e di stabilirsi in Francia dotato di una pensione.
Venezia continua a resistere agli Spagnoli e Bartolomeo d'Alviano riesce a occupare Bergamo ma mentre tenta di prendere Brescia muore di malattia (7 ottobre).
Anche Renzo da Ceri, insoddisfatto dei rapporti con Venezia, si è dimesso per passare al Papa.
I nuovi comandanti delle forze veneziane, Gabriello Emo e Domenico Contarini, conquistano la fortezza di Peschiera del Garda ed altre località, quindi con l'aiuto del Trivulzio assediano Brescia, ma devono ritirarsi davanti agli armamenti spagnoli.
L'11 dicembre Francesco I e Leone X si incontrano a Bologna per definire più precisamente la loro lega.
In quest'occasione Francesco I chiede al Papa di restituire Modena e Reggio agli Estensi, ma il Papa, pur intavolando trattative, riesce ad evitare l'impegno.
Francesco I torna in Francia affidando il Ducato di Milano a Carlo duca di Borbone.



Anno 1516
Papa: Leone X
Imperatore: Massimiliano I
Il 17 marzo muore Giuliano de' Medici, fratello di Leone X. Il defunto non aveva voluto prendere in considerazione la possibilità, ventilata dal Pontefice, di usurpare il ducato di Urbino ai danni di Francesco Maria della Rovere. Morto Giuliano, il nipote Lorenzo e sua madre Alfonsina Orsini si attivano per impossessarsi di quel dominio allestendo un processo contro il duca.
Quando i rivali passano all'azione militare, il duca si ritira a Mantova con la famiglia. Renzo da Ceri con le truppe pontificie invade il ducato e Francesco Maria viene deposto.
Il 15 gennaio muore Ferdinando il Cattolico re d'Aragona. Gli succede l'arciduca Carlo, nipote dell'imperatore Massimiliano.
Francesco re di Francia decide di approfittare per realizzare le sue mire sul regno di Napoli, ma intanto Massimiliano organizza una spedizione in soccorso di Brescia e Verona assediate dai Francesi e dai Veneziani.
Ad un primo contingente di truppe imperiali fa seguito un esercito comandato dallo stesso imperatore che scende in Italia agli inizi di marzo.
Massimiliano conquista rapidamente Peschiera ma poi commette un errore tattico perdendo tempo nell'infruttuoso assedio del castello di Asola e lasciando ai Francesi il modo di riorganizzarsi e ricevere rinforzi.
Avvicinandosi a Milano gli imperiali conquistano Lodi. Milano è difesa dal duca di Borbone. Per le difficoltà dell'assedio e per carenza di mezzi finanziari l'imperatore si ritira a Lodi, quindi a Trento dove viene abbandonato dalle truppe svizzere che non è in grado di pagare.
Carlo duca di Borbone si trasferisce in Francia dimettendosi dalla carica di governatore di Milano che passa a Odetto di Fois signore di Lautrec.
Partiti gli imperiali, il 16 maggio Andrea Gritti attacca Brescia con l'armata veneta e la conquista dopo dieci giorni cacciandone Spagnoli e Tedeschi.
All'inizio di giugno il signore di Lautrec, su pressione dei Veneziani, assedia Verona difesa da Marcantonio Colonna divenuto generale di Massimiliano.
Gli assedianti saccheggiano e devastano il territorio per ridurre alla fame i difensori ma l'avvicinarsi di truppe imperiali induce il governatore di Milano a ritirarsi.
In Luglio Marcantonio Colonna attacca Vicenza con truppe tedesche e la saccheggia per ricompensare i soldati non pagati.
In agosto il Colonna riprende la difesa di Verona di nuovo attaccata dai Francesi e resiste validamente per mesi.
In ottobre gli Imperiali riescono a infrangere i presidi franco-veneti e a rifornire gli assediati.
I Veneziani non intendono rinunciare a Verona e si fanno carico di spese esorbitanti per finanziare l'assedio.
Nell'aprile di quest'anno Leone X scampa ad un tentativo di rapimento da parte di pirati africani che razziavano la costa laziale mentre il Pontefice la visitava per diporto.



Anno 1517
Papa: Leone X
Imperatore: Massimiliano I
Si conclude il Concilio Lateranense.
A giudizio di Muratori i tanti abusi della Chiesa furono la causa dello scisma provocato da Lutero in questo periodo.
Negli ultimi mesi dell'anno precedente una serie di trattati fra le potenze europee ha posto fine alla guerra ed alla Lega di Cambrai.
In forza di questi trattati la città di Verona è tornata ai Veneziani.
Francesco Maria della Rovere, già duca di Urbino esule a Mantova, recluta truppe per recuperare il ducato. Con una piccola armata composta prevalentemente da truppe spagnole e tedesche congedate in seguito alla pace, valica il Furlo e rapidamente occupa il ducato di Urbino ad eccezione della rocca di San Leo.
Sostenuti dal Papa i Medici preparano la controffensiva reclutando altre truppe. Il duca Lorenzo viene ferito e durante la sua assenza i suoi soldati si abbandonano a saccheggi e violenze. Infine, dopo circa otto mesi di guerra, si stipula un trattato e Francesco Maria torna a Mantova senza aver recuperato il ducato.
In quest'anno il cardinale Alfonso Petrucci di Siena congiura contro Leone X. Il movente è il sostegno dato da Leone X all'espulsione da Siena di Borghese Petrucci, fratello di Alfonso e signore di fatto della città.
Il Petrucci, corrompendo il medico personale del Papa, tenta di far avvelenare Leone X ma il complotto viene scoperto e il cardinale viene giustiziato.
L'8 ottobre Francesco I di Francia rinnova la lega con Venezia.



Anno 1518
Papa: Leone X
Imperatore: Massimiliano I
Finalmente un anno di pace fra gli Stati Cristiani, ma turbato dalla minaccia turca contro la quale Leone X promuove una nuova lega.
Il sultano turco Selim, in guerra contro l'Egitto, conquista parte della Persia e Gerusalemme e rapidamente distrugge la dinastia regnante dei sultani egiziani e prende a minacciare l'occidente.
Leone X, pur impegnato nella propaganda antiturca non tralascia di organizzare il matrimonio di Lorenzo duca di Urbino con Maddalena dei duchi di Piccardia.
Nasce il figlio del re di Francia Francesco I, il futuro Francesco II.
In Germania dilaga la dottrina di Lutero che ha il sostegno di Federico duca di Sassonia. Il Papa invia il cardinale Tommaso da Vio, detto Cardinale Gaetano, a disputare con Lutero ma l'iniziativa non consegue risultati.
Il 14 novembre Alfonso d'Este, deluso dal mancato rispetto delle promesse di Leone X rispetto a Modena, Reggio e Rubiera, si reca a Parigi per protestare presso il re di Francia.



Anno 1518
Papa: Leone X
Imperatore: Carlo V
Il 12 gennaio muore Massimiliano I. Due candidati contendono a lungo il trono imperiale: Carlo V re di Spagna e Francesco I re di Francia, infine gli elettori scelgono il primo che era favorito dalla sua origine tedesca.
Con Carlo V diviene definitivo il titolo di Imperatore mentre i suoi predecessori usavano quello di Re dei Romani.
Lorenzo dei Medici duca di Urbino muore di malattia il 28 aprile seguendo di pochi giorni nella tomba la moglie Maddalena morta partorendo Caterina, futura regina di Francia. Lorenzo lascia inoltre un figlio illegittimo di nome Alessandro che sarà duca di Firenze.
L'11 giugno nasce Cosimo de' Medici, figlio di Giovannino, che arriverà al titolo di gran duca di Toscana.
Sfumati con la morte di Lorenzo i suoi progetti di ingrandire la sua famiglia, Leone X si dedica ad arricchire il potere temporale della Chiesa e quando, in novembre, il duca Alfonso d'Este si ammala gravemente, il Papa riprende le sue mire su Ferrara e si accorda con Alessandro Fregoso vescovo di Ventimiglia e con Alberto Pio signore di Carpi per insidiare il ducato estense.
L'armata così costituita si accinge a passare il Po ma Federico marchese di Mantova avverte lo zio Alfonso d'Este che prepara difese adatte a dissuadere gli attaccanti.
Federico era salito al potere da pochi mesi succedendo al padre Francesco morto nel febbraio di quest'anno, lasciando tre figli: lo stesso Federico, Ercole che diverrà cardinale e Don Ferrante che sarà duca di Molfetta e Guastalla.